Conoscete 15 e 14 Tri?

La costellazione del Triangolo si trova proprio tra Andromeda e l’Ariete, entrambe ben riconoscibili grazie alle loro stelle più luminose. Come vedremo la costellazione è ricca di spunti e soprattutto di oggetti deep sky.
Le stelle
Stavolta inizio dalle stelle più grandi: ce ne sono due all’interno della costellazione. La più grande è 15 Tri, una gigante rossa di classe spettrale M3, con un diametro di ben 89 volte quello del nostro Sole. L’altra stella grande è 14 Tri, la cui classe, K5, fa subito scattare il paragone con la più blasonata Aldebaran: ancora una volta la stella del Toro risulta più piccola di quest’altra stella, il cui raggio è 36 volte quello del Sole.
All’interno della costellazione è presente una stella abbastanza vicina, la nana gialla δ Tri, una parente prossima del nostro Sole, data la sua classe spettrale G0, posta in cielo ad una distanza di 35 al. Si tratta di una stella doppia spettroscopica la cui componente secondaria (B) è una nana arancione.
Se mai avessimo in un lontano futuro la possibilità di recarci in vicinanza di questa stella e poi volgere lo sguardo verso il Sole, lo vedremmo (di 5a magnitudine) in un’area di cielo popolata da stelle non molto brillanti del Centauro, della Bilancia e del Lupo, con due intruse illustri (Sirio e Procione) visibili in quella zona perché come noto sono due stelle vicine al Sole.
Oggetti deep sky
In questa costellazione sono presenti molti oggetti deep sky. L’oggetto di gran lunga più noto e affascinante è M33,  appartenente dunque al catalogo Messier, poco fantasiosamente denominata Triangulum Galaxy. All’interno della galassia M33 sono presenti tantissimi oggetti NGC ed IC.
Tra questi oggetti due nebulose ad emissione (due regioni H II) , la NGC 595 e la NGC 604, particolarmente suggestiva.
Torniamo ora ad una serie di galassie, partendo dalla NGC 634, una magnifica galassia a spirale. Per poi contemplare la galassia NGC 672 con la vicina IC 1727, distanti tra loro appena 88000 anni luce e che stanno interagendo. Vediamo poi la meno appariscente galassia a spirale barrata NGC 784, seguita infine dalla sfavillante galassia a spirale barrata NGC 925.
Nomi di stelle e visibilità
Tra le poche stelle del Triangolo, due hanno ricevuto un nome, decisamente poco utilizzato in entrambi i casi ci sono Ras Al Motallath (α Tri): la testa del triangolo e Deltotum (β Tri).
Per quanto riguarda la visibilità della costellazione, all’orario solito delle 21, si ha che si trova bassa sull’orizzonte, a Nord Est, a fine agosto, per culminare quasi allo zenit nella seconda decade di dicembre, per poi trovarsi basso sull’orizzonte, a Nord Ovest, nella seconda decade di aprile dell’anno successivo.
Articolo tratto da una  serie di articoli che fa uso del Simulatore di costellazioni in 3D. L’autore è  Pierluigi Panunzi  (Astronomia.com)

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Alla scoperta della bella Andromeda

La costellazione di Andromeda si trova nell’emisfero nord e si individua con facilità, trovandosi a nordest del brillante asterismo del Quadrato di Pegaso, di cui la stella al vertice nordorientale fa parte di Andromeda; la costellazione si estende poi a nord e ad est del Quadrato, seguendo un allineamento di stelle di seconda e terza magnitudine, arrivando sin quasi a lambire la scia luminosa della Via Lattea del nord. Le sue dimensioni sono notevoli, ma nella parte occidentale si trovano solo stelle deboli, massimo di quarta grandezza. La sua individuazione è facilitata anche dalla presenza della caratteristica figura di Cassiopea, posta più a nord; in generale, si può affermare che anche lo spazio privo di stelle luminose situato fra Cassiopea e Pegaso fa parte di Andromeda Il periodo più adatto alla sua osservazione ricade fra settembre e gennaio; l’emisfero boreale è il punto di osservazione ideale, dove si presenta in parte circumpolare a partire dalle latitudini medie salendo verso nord. In quest’emisfero è una tipica costellazione autunnale.
La stella più luminosa, α Andromedae (chiamata Alpheratz o Sirrah), assieme alle stelle α, β e λ Pegasi forma un asterismo chiamato Quadrato di Pegaso. Questa stella era una volta parte della costellazione di Pegaso, con la sigla δ Pegasi, come dice anche il suo nome proprio, «l’ombelico del cavallo».
β Andromedae è chiamata Mirach. Si trova a circa 200 anni luce di distanza ed è di magnitudine 2,1.
γ Andromedae, o Almach, si trova all’estremo sud della costellazione. È una stella multipla visibile al telescopio, che mostra contrasti di colore.
δ Andromedae è una stella arancione di magnitudine 3,27, distante 101 anni luce.
Fra le altre stelle si segnala υ Andromedae, che ha un sistema planetario con tre pianeti confermati, con masse di 0,71, 2,11 e 4,64 volte quella di Giove.
La costellazione di Andromeda mostra fra i suoi confini un gran numero di stelle doppie e multiple, alcune delle quali risolvibili anche con un semplice binocolo.
μ Andromedae è un sistema multiplo molto semplice: la componente primaria, bianca e di magnitudine 3,87, ha due compagne di undicesima e tredicesima grandezza separate da 34″ e 44″ rispettivamente; per individuare le componenti deboli occorre un telescopio di piccole dimensioni.
π Andromedae è una coppia semplice e risolvibile con un binocolo: le due componenti sono di quarta e ottava magnitudine e sono separate da 35″.
γ Andromedae è un interessante sistema multiplo. Un telescopio di piccole dimensioni rivela una stella biancastra di quarta magnitudine a circa 10″ dalla primaria, una gigante arancione di seconda grandezza; strumenti più potenti mostrano che la compagna minore è a sua volta una doppia, con componenti di quinta e sesta magnitudine separate da appena 0,7″.
59 Andromedae è una coppia di stelle bianche di quinta e sesta magnitudine, risolvibile con un piccolo telescopio.
Nella costellazione è presente anche un gran numero di stelle variabili piuttosto luminose e quindi anche alla portata di piccoli strumenti.
Fra le numerosissime Mireidi spicca R Andromedae che quando è al massimo della luminosità è visibile anche ad occhio nudo; in 409 giorni scende fino alla quattordicesima magnitudine e poi risale alla quinta. W Andromedae quando è al massimo è invece di sesta grandezza, ma anch’essa scende fino alla quattordicesima e risale in 396 giorni; KU Andromedae ha un periodo molto più lungo, di poco superiore ai due anni, ma le sue oscillazioni sono più ridotte, variando fra la sesta e la decima magnitudine. Fra le variabili a eclisse la più appariscente è ζ Andromedae, sebbene le sue oscillazioni siano molto contenute e quindi difficilmente apprezzabili; si tratta di una coppia in cui le componenti sono talmente vicine da essere a contatto fisico fra loro (variabile Beta Lyrae). Anche λ Andromedae ha delle oscillazioni ridotte. Fra le semiregolari pulsanti è da notare la ST Andromedae, che oscilla fra la settima e l’undicesima grandezza in poco meno di un anno.
Nonostante le sue vaste dimensioni, la costellazione non offre un gran numero di oggetti non stellari, poiché la massima parte delle galassie osservabili qui sono estremamente remote e deboli; sono tuttavia presenti anche alcuni oggetti particolarmente brillanti e famosi.


L’oggetto del profondo cielo più famoso in Andromeda è M31, la Galassia di Andromeda, che è anche il più lontano oggetto visibile ad occhio nudo. È una grande galassia spirale, simile alla nostra Via Lattea ma un poco più grande, posta alla distanza di circa due milioni di anni luce. Per trovarne la posizione occorre tracciare una linea tra β e μ Andromedae, ed estenderla ancora per una distanza approssimativamente uguale; sebbene sia visibile ad occhio nudo, la galassia è molto difficile da osservare e occorrono cieli molto bui lontani da ogni fonte luminosa, e possibilmente l’utilizzo della visione distolta. È circondata da due galassie satelliti, M32 e M110, visibili anche con un binocolo in nottate buie e limpide.
Tra gli ammassi aperti interni alla nostra Galassia, è interessante il grande oggetto NGC 752, situato verso il confine col Triangolo, ben visibile con un binocolo e appena percepibile ad occhio nudo; si tratta di un ammasso molto esteso e con un elevato numero di componenti.
Fra le altre galassie invece spicca NGC 891, una galassia spirale vista perfettamente di taglio e attraversata da una banda oscura che la fa rassomigliare alla nostra Via Lattea, con cui probabilmente condivide anche la forma.

Misteri e meraviglie del cielo autunnale

Questo percorso si propone di far scoprire alcuni fra gli oggetti più caratteristici, più brillanti e conosciuti visibili nel cielo notturno dell’autunno, a tutti coloro che possiedono un binocolo di dimensioni medie, come un 8×40 o un 10×50. Perché il percorso sia seguibile con facilità occorre una notte limpida e buia, senza Luna, e possibilmente con l’orizzonte sgombro specialmente in direzione sud e nord-ovest. Il percorso è fattibile nei mesi compresi fra inizio ottobre e inizio gennaio nelle ore serali, fra le ore 22:00 e le 00:00 (fonte: Wikibooks)
M 29
M 29 è un piccolo ammasso aperto situato nel cuore della costellazione del Cigno; nonostante le sue piccole dimensioni e la sua relativamente debole luminosità, è conosciuto presso gli astrofili per la disposizione delle sue componenti più luminose, che lo rendono simile ad una miniatura della costellazione di Pegaso. Si individua con molta facilità poiché rientra, in un binocolo, quasi nello stesso campo visivo in cui si trova la stella Sadr, il cuore del Cigno. L’osservazione al binocolo può dimostrarsi difficoltosa, non tanto per la sua individuazione, dato che l’ammasso è molto ben evidente, quanto per la sua risoluzione: le sue stelle infatti, di nona magnitudine, appaiono molto vicine fra di loro e l’oggetto ha un aspetto prettamente nebuloso. Un telescopio di piccole dimensioni è invece sufficiente per scindere chiaramente le sue sei componenti principali, più al massimo un’altra decina più deboli, oltre le quali non vi è traccia di ulteriori addensamenti stellari. La distanza di questo ammasso è incerta. Viene calcolata tra i 4000 anni luce e i 7200 anni luce; l’incertezza è determinata dall’enorme quantità di polvere interstellare frapposta sulla linea di vista, che rende difficile il calcolo. M 29 comprende una cinquantina di stelle, ma si presenta in parte occultato dalla polvere interstellare; la sua posizione in una regione molto affollata di cielo contribuisce inoltre a renderlo ancora meno appariscente.
NGC 6871
La parte di cielo a sud-ovest della stella Sadr ospita uno dei tratti della Via Lattea più ricchi e intensi di tutta la volta celeste; vale la pena di provare ad osservare questo tratto di cielo anche con un semplice binocolo, per immergersi completamente in grandiosi campi stellari molto fitti, con stelle di colori a volte contrastanti e dalle diverse luminosità. Talvolta alcuni astri si trovano addensati in piccole concentrazioni, altre volte sono presenti delle macchie di aspetto nebuloso o scintillante; sullo sfondo permane il chiarore diffuso formato da miliardi di stelle invisibili la cui somma forma la scia brillante che si osserva anche ad occhio nudo.
Uno degli addensamenti più cospicui in quest’area di cielo è l’ammasso aperto NGC 6871: formato da alcune stelle di settima magnitudine e alcune altre minori, è uno degli oggetti più brillanti, sebbene i suoi confini non siano identificabili, data la dispersione delle sue componenti.
Altri ammassi compresi in quest’area di cielo riportano diverse sigle di catalogo e non sono distinguibili gli uni dagli altri se non si possiede una carta celeste molto dettagliata dell’area. Immagini ottenute all’infrarosso o con lunghe pose rivelano che tutta quest’area di cielo è completamente avvolta da un vasto complesso nebuloso, che si estende particolarmente a sud e ad ovest della stella Sadr.
M 39
M 39 è un ammasso aperto piuttosto appariscente situato nella parte nord-orientale della costellazione del Cigno; la sua individuazione, per altro possibile anche ad occhio nudo in buone condizioni meteorologiche, è facilitata in parte della presenza della brillante stella Deneb.
Un binocolo è sufficiente per risolverlo in stelle con facilità: l’ammasso appare dominato da alcune stelle di colore azzurro di settima e ottava magnitudine; altre stelle sono osservabili più a sud-ovest, ma appaiono meno brillanti. Un telescopio permette di identificare diverse decine di stelle.
M 39 si trova ad una distanza di circa 825 anni luce dalla Terra con una età stimata fra i 230 e i 300 milioni di anni; il suo diametro è di circa 7 anni luce. Dallo studio di M 39 si deduce che tutte le stelle membri si trovano nella fase stabile della loro vita, ma che alcune delle stelle più brillanti appaiono trovarsi proprio sul punto di iniziare la loro evoluzione verso lo stadio di giganti.
M 52
M 52 è un ammasso aperto di piccole dimensioni situato nella parte occidentale della costellazione di Cassiopea, al confine con Cefeo; si individua la sua posizione con facilità, lungo la linea che congiunge la prima stella della “W” di Cassiopea con Alderamin. Non è visibile ad occhio nudo.
Al binocolo si presenta come un oggetto prettamente nebuloso, dato che le sue stelle sono troppo deboli per poter essere osservate; un piccolo telescopio consente di poterlo in parte risolvere: sono osservabili alcune decine di astri molto poco luminosi e piuttosto vicini fra di loro.
La sua distanza non è nota con esattezza, a causa del forte assorbimento di luce causato da grandi masse di nubi oscure di gas e polveri interstellari; questo assorbimento è anche responsabile della bassa luminosità dell’ammasso stesso. La sua età è stimata sui 35 milioni di anni ed è pertanto un oggetto giovane; le sue stelle più brillanti, di undicesima magnitudine sono tutte di colore azzurro.
Alfa Capricorni
α Capricorni è una delle stelle doppie più facili da risolvere ad occhio nudo: le sue componenti sono infatti separate da oltre 6′; la coppia costituisce il vertice nord-occidentale della sequenza rozzamente triangolare di stelle che compone la costellazione del Capricorno.
Al binocolo le due componenti sono nettamente visibili: entrambe appaiono di un colore giallognolo o arancione e sono una di terza e l’altra di quarta magnitudine. La risoluzione ad occhio nudo può invece costituire uno dei vari “test della vista” del cielo. Da entrambi i lati della coppia si trovano, allineate, altre due stelle di colore azzurrino. Poco a sud si può osservare, sempre con un binocolo, un’altra coppia di stelle, β Capricorni le cui componenti, una gialla e l’altra azzurra, hanno colori contrastanti.
Le due componenti in realtà appaiono vicine solo per un effetto di prospettiva: infatti la dominante dista circa 106 anni luce, mentre la secondaria ben 686 anni luce. Un telescopio potente è in grado di mostrare che entrambe le stelle sono però a loro volta delle doppie, con componenti fisicamente in orbita l’una attorno all’altra.
La Galassia di Andromeda
La Galassia di Andromeda, nota anche con la sigla M 31, è la galassia gigante più vicina a noi, nonché la più luminosa galassia non satellite della nostra; nel cielo boreale è anche la galassia più brillante in assoluto. Fa parte del Gruppo Locale di galassie in cui si trova anche la nostra Via Lattea e anche la sua morfologia è simile, trattandosi di una galassia a spirale, sebbene sia grande il doppio della nostra. Si tratta di uno degli oggetti più osservati e fotografati del cielo.
La si può individuare anche ad occhio nudo, se il cielo è discreto, come una macchia chiara allungata visibile nella parte settentrionale della costellazione di Andromeda; un semplice binocolo permette di individuare il nucleo, che appare più luminoso, mentre il disco è più tenue ed esteso e si estende in particolare in direzione nordest-sudovest. In un piccolo telescopio si rende ben evidente anche M 32, la più brillante delle sue galassie satelliti.
La Galassia di Andromeda è di fatto l’oggetto più distante visibile da occhio umano senza l’ausilio di strumenti: la sua distanza è pari a 2,36 milioni di anni luce; sembra che questa galassia sia in rotta di collisione con la nostra Via Lattea: nel raggio di qualche miliardo di anni le nostre due galassie si fonderanno e le loro stelle si mescoleranno, formando una grandissima galassia ellittica. Non è prevista alcuna conseguenza per le singole stelle da questa fusione. Fu anche il primo oggetto celeste non stellare ed essere stato fotografato, sul finire dell’Ottocento.
La Galassia del Triangolo
La Galassia del Triangolo, nota anche con la sigla M 33, è la terza galassia più grande del Gruppo Locale, dopo la Galassia di Andromeda e la nostra; è anche la seconda galassia non satellite della nostra più luminosa del cielo. Si tratta di una galassia a spirale un po’ più piccola della nostra e non è visibile ad occhio nudo, se non in casi assolutamente eccezionali.
Se il cielo è limpido un buon binocolo è sufficiente per individuarla: si presenta come un oggetto molto sfuggente, meglio apprezzabile con la visione distolta; il suo nucleo è molto piccolo e il resto del disco è sfuggente o quasi invisibile. Un telescopio consente di rivelare diverse irregolarità nella luminosità del disco, dovute alla presenza di grandi nebulose.
La galassia deve il suo nome alla sua presenza entro i confini della costellazione del Triangolo; il suo aspetto è quello di una galassia spirale coi bracci molto sviluppati e il nucleo molto piccolo. Lungo i suoi bracci la materia si addensa in maniera molto disomogenea: tratti poco intensi e luminosi sono seguiti da fortissime condensazioni di materiale interstellare e ammassi di stelle giovani, per poi ritornare rarefatti e così via diverse volte lungo la loro lunghezza. La sua distanza è di 2,59 milioni di anni luce, dunque leggermente più lontana della vicina Galassia di Andromeda, dalla quale dista solo poche centinaia di migliaia di anni luce.
L’Ammasso Doppio di Perseo
L’Ammasso Doppio di Perseo è uno degli oggetti più caratteristici del cielo boreale: si tratta di una coppia di ammassi aperti molto vicini fra loro, sia apparentemente che realmente. Possiedono anche dei nomi composti da lettere: quello ad ovest (a destra nell’immagine) è noto come h Persei, mentre l’altro (a sinistra) è χ Persei. Sono noti anche come NGC 869 e NGC 884.
La loro individuazione è facilitata in quanto si trovano a metà strada fra la “W” di Cassiopea e Mirach (α Persei). Al binocolo appaiono come due concentrazioni molto fitte di stelline simili fra loro, osservabili nello stesso campo visivo; lo sfondo appare nebuloso, poiché il binocolo non consente di poter osservare anche le componenti meno luminose dei due ammassi.
Entrambi sono ammassi giovani, dell’età compresa fra 3 e 6 milioni di anni, e distano fra loro appena 300 anni luce; il fatto che siano visibili così chiaramente anche da grande distanza è indice di una grande luminosità reale, come pure le loro dimensioni, stimate intorno ai 70 anni luce di diametro per entrambi gli oggetti.
L’Associazione di Alfa Persei
L’Associazione di Alfa Persei è un gruppo numeroso di stelle disposte attorno alla brillante stella Mirach (α Persei); si tratta di un’associazione stellare, ossia di un raggruppamento di stelle legate da un’origine e da un’età comune. Le componenti, tutte azzurre eccetto Mirach, mostrano anche un comune movimento nello spazio.
Si individua con facilità, grazie proprio alla presenza della stessa stella Mirach, un astro di seconda magnitudine che domina la costellazione di Perseo; dieci delle sue componenti sono visibili ad occhio nudo, numero che si moltiplica per dieci con un semplice binocolo 10×50. Come il precedente oggetto, anche questo si presenta circumpolare dalle latitudine italiane, restando visibile per tutto l’anno.
La sigla di catalogo per quest’oggetto è Melotte 20 (Mel 20); la distanza è stimata sui 600 anni luce da noi, ed è quindi una delle associazioni stellari più vicine.
Le Pleiadi
L’ammasso delle Pleiadi è senza dubbio uno dei più noti oggetti del cielo: conosciuto fin dalle epoche più remote, è l’ammasso aperto più brillante e appariscente della volta celeste. È costituito da una decina di stelle azzurre, di cui 6 o 7 ben visibili ad occhio nudo (da cui il nome alternativo Sette Sorelle), più diverse decine di stelle più deboli, molte delle quali osservabili anche con un piccoli strumenti.
Le stelle principali dell’ammasso hanno tutte dei nomi propri: Alcyone , Atlas , Elettra , Maia , Merope , Taigete , Pleione , Celeno e Asterope ; si tratta dei nomi mitici delle Pleiadi, le figlie di Atlante e Pleione secondo la mitologia greca.
Il binocolo è lo strumento più adatto per la sua osservazione, dato che consente di racchiudere interamente l’ammasso nell’obiettivo; strumenti più potenti infatti non consentono di avere una visuale d’insieme dell’ammasso, che risulta troppo esteso per gli oculari dei telescopi. Un classico binocolo 10×50 consente di scorgere con facilità in una notte scura fino a 50-60 componenti.
Nelle foto digitali o a lunga esposizione si mostra un sistema di nebulose che pervade l’intero ammasso: si tratta della parte illuminata di un vasto complesso di polveri interstellari, che le Pleiadi sta attualmente attraversando. La luce delle stelle dell’ammasso illumina queste polveri, che brillano per riflessione della luce.
La distanza dell’ammasso è stimata sui 440 anni luce, ed è uno degli ammassi aperti più vicini a noi; ciò spiega anche la sua grande luminosità: le sue stelle principali sono infatti osservabili anche dalle città, nonostante l’inquinamento luminoso.

La costellazione dell’Aquario

Come tutti sanno, l’Aquario è una costellazione zodiacale, dal momento che all’interno dei suoi confini transita il Sole durante il suo percorso annuale. Prima di procedere concedetemi un’annotazione non prettamente astronomica: il nome che utilizzo, Aquario, deriva dalla parola latina Aquarius, mentre in italiano dovrebbe scriversi Acquario: lasciamo quest’ultima grafia per simpatici oggetti di arredamento delle nostre case oppure istituzioni scientifiche, in entrambi i casi pullulanti di fauna e flora marina. Come vedremo fra breve l’Aquario in questione è davvero tutt’altro. L’Aquario è attraversato dall’eclittica (il percorso apparente del Sole attraverso costellazioni  che da questo vengono chiamate zodiacali) ed il nostro astro diurno indugia in quelle zone del cielo tra il 17 febbraio ed il 12 marzo (due date variabili di anno in anno a causa del moto perturbato della Terra intorno al Sole e per effetto della precessione): ovviamente non c’è nessuna corrispondenza tra queste date e quelle che ci propinano gli oroscopi o altre amenità del genere. Tra i miei ricordi c’è una bella canzone tratta dal musical “Hair” degli ultimi anni ’60, intitolata appunto “Aquarius” e nella quale si parla di Moon, Jupiter e Mars e di una discutibile dawning of  the age of Aquarius, sulla quale non aggiungo altro, perché decisamente fuori tema: se non altro si tratta di un allegro motivetto che magari i più giovani non conoscono nemmeno. Tornando ad una tradizione consolidata tutte le volte che parlo di costellazioni zodiacali, ricordo che più o meno nel periodo in cui si ascoltava la canzone citata, lo stato di S.Marino emetteva una serie di francobolli in tema astronomico di 12 valori, ovviamente espressi in Lire: all’Aquario è spettato il secondo valore più alto (dato che dopo di lui ci sono solo i Pesci, a cominciare da 1 lira per l’Ariete), quelle 100 lire che all’epoca non valevano certo poco.

Il Portatore di Acqua

E’ ovviamente questo il significato del termine Aquario, di cui parlavo all’inizio: non certo una vaschetta contenente pesci, ma un giovanotto addetto al trasporto di acqua, da sempre un bene preziosissimo ed indispensabile. In tutte e tre le versioni, le due antiche e quella moderna, si vede l’aquario giunto al termine del suo viaggio, nell’atto di versare il prezioso contenuto della sua anfora. Secondo Hevelius vediamo un ragazzetto a malapena coperto da una fascia di stoffa; mentre nell’Uranometria il ragazzetto è decisamente cresciuto, così com’è cresciuta la stoffa che (diciamo così) lo ricopre. Stellarium invece mostra il giovine da davanti, decisamente più coperto, curvo sotto il peso della brocca a dire il vero non proprio grande

Stelle 

All’interno della costellazione dell’Aquario troviamo tre stelle vicine al nostro Sistema Solare: la più vicina è la stella Luyten 789-6 (EZ Aqr) posta ad una distanza di 11.4 anni luce da noi.  La seconda stella più vicina a noi è la GI 876 (IL Aqr), posta a 15.3 anni luce. La terza stella in ordine di distanza è invece Gliese 849 (HIP 109388), posta a 29 anni luce dalla Terra. L’Aquario ospita una decina di stelle di grandezza superiore a 50 volte il nostro piccolo Sole. Nel consueto diagramma realizzato da me possiamo vedere, al di là delle pure cifre, il confronto tra la grandezza e la classe spettrale di queste stelle e quella di altre stelle che abbiamo incontrato nei precedenti articoli: come sempre vediamo che stelle decisamente poco note, come le prime 4 della lista, sovrastano stelle famosissime come le  solite Rigel e Aldebaran, mentre il Sole è sempre là, poco visibile, ridotto ad un puntino. Desidero sottolineare una questione riguardante il nome della terza stella in graduatoria (k Aqr, nota anche come 63 Aqr): la lettera “k” qui indicata è proprio la lettera “k” dell’alfabeto latino, secondo quella che è la Nomenclatura di Bayer (quello dell’Uranometria) “estesa” che prevede, per l’identificazione di stelle, prima le lettere dell’alfabeto greco e poi quelle latine, poi le lettere maiuscole da A fino a Q (dato che da R in poi vengono utilizzate per le stelle variabili). E’ la prima volta che capita di parlare di questo argomento ed in particolare di conflitto tra coppie di stelle, proprio perchè la stella in questione non è la stella κ Aqr dove stavolta “κ” è la lettera greca, (nota anche come 3 Aqr), completamente differente, tanto è vero che è di classe K2 e ha ricevuto pure il nome di Situla. Potenzialmente in ogni costellazione potrebbe esserci questa omofonia tra nomi di due stelle (la grafia del simbolo è davvero poco differente, “k” invece di “κ“), ma in realtà si verifica solo con costellazioni estese e ricche di tante stelle catalogate anche nel passato. Per la cronaca esiste anche la Nomenclatura di Flamsteed, alternativa alla precedente, che prevede l’utilizzo di numeri seguita dalla sigla della costellazione. In tempi successivi e soprattutto recentemente, sono stati creati vari cataloghi stellari, di solito “tematici” (ad esempio il Gliese delle stelle vicine), che raggruppano stelle aventi determinate caratteristiche comuni: tra i più famosi è il catalogo HIP (costruito principalmente con i preziosi dati della sonda Hipparcos) contenente le stelle aventi una parallasse al di sopra di una certa soglia. Il fiorire di questa imponente e importante serie di cataloghi stellari specializzati, fa sì che una stella ha come minimo 5-6 denominazioni differenti, al quale va aggiunto l’eventuale nome proprio, proprio perché questa stella ha caratteristiche che la collocano in certi cataloghi piuttosto che in altri.Un esempio, tratto dal famosissimo database astronomico SIMBAD, riporta per la stella χ Aqr, la bellezza di 27 denominazioni differenti.

Oggetti deep sky

All’interno della costellazione dell’Aquario ci sono parecchi begli oggetti deep sky, nelle fantastiche foto realizzate dall’Hubble Space Telescope: come sempre cliccando sulla singola foto si ottiene una versione ad alta definizione ( vai sul sito Astronomia.com). Iniziamo da un globular cluster sbalorditivo, catalogato al secondo posto da Messier (M2); sempre nello stesso catalogo, troviamo un fantastico ammasso ricchissimo di stelle di colori differenti, M72. mentre nel posto successivo del catalogo di Messier (M73) troviamo un open cluster decisamente meno ricco di stelle. Tra le nebulose troviamo in questa costellazione la famosa Saturn Nebula (NGC 7009), che ha ricevuto questo nome proprio per il fatto che osservandola con strumenti non molto potenti può essere scambiata per il ben noto pianeta Chiudiamo la galleria di immagini con un’altra nebulosa planetaria molto nota, la Helix Nebula (NGC 7293) anche questa degna di essere posta come wallpaper nel nostro PC.

I nomi delle stelle dell’Aquario

Il nostro portatore d’acqua ha un certo numero di stelle con un nome proprio:

Sadalmelik (α Aqr): dall’arabo, il re fortunato

Sadalsuud (β Aqr): il più fortunato tra i fortunati

Sadachbia (γ Aqr): la stella fortunata delle cose nascoste

Skat (δ Aqr): la tibia

Albali (ε Aqr): la buona fortuna delle mangiatrici

Alsad (ζ1 e ζ2 Aqr): la fortunata

Ancha (θ Aqr): l’anca

Situla (k Aqr): la secchia

Hydor (λ Aqr): dal greco, l’acqua

Albulan I e II (μ e ν Aqr): le mangiatrici

Seat (π Aqr) la tenda del fortunato

La visibilità dell’Aquario

La costellazione dell’Aquario è molto grande, per cui considererò solo la parte centrale: alle 21 si trova bassa all’orizzonte orientale all’inizio di agosto, per culminare a Sud all’inizio di novembre, mentre si trova bassa ad Ovest nel periodo di capodanno successivo.

Questa serie di articoli di Pierluigi Panunzi pubblicati su Astronomia.com fa uso del Simulatore di costellazioni in 3D. Vai subito a visitare il sito e gli articoli già pubblicati: merita !

Alla scoperta della Cintura di Gould

La costellazione del Perseo è ricca di bellissimi oggetti deep sky e si trova in una zona molto ricca della Via Lattea. Mirfak (Alfa Persei) è la stella più brillante della costellazione anche se è solo di seconda grandezza. E’ una supergigante bianco gialla di luminosità pari a 5400 volte quella del Sole e un diametro di quasi 78 milioni di chilometri (quello del Sole è di appena 1,4 milioni di chilometri). Mirfak è anche il membro più brillante dell’ammasso aperto Melotte 20 (o Perseus III) costituito per lo più da giovani stelle calde e distante circa 600 anni luce. Si tratta di una struttura instabile destinata a disgregarsi in tempi astronomici brevi. Le sue componenti fanno parte della Cintura di Gould un anello parziale di stelle esteso per circa 3000 anni luce. Questa Cintura potrebbe rappresentare il braccio spirale di cui il Sole è un membro a circa 320 anni luce dal suo centro. Il nome deriva da quello di Benjamin Gould che fu il primo ad identificarla nel 1879. Fra le stelle della Cintura vi è gran parte delle stelle azzurre appartenenti alle costellazioni di Cassiopea, Perseo, Toro, Orione, Cane Maggiore (eccetto Sirio), Poppa, Carena, Vele, Croce del Sud, Centauro, Lupo e Scorpione. Le stelle principali sembrano sistemate in una sorta di S che si snoda da Mirfak sino ad un piccolo anello contenente la stella arancione Omicron Persei.
Un vero e proprio ammasso aperto è invece M 34 situato presso il confine con Andromeda scoperto da G. B Hodierna  nel 1654 e riscoperto da Messier 10 anni dopo. Le stelle di M 34 appaiono mediamente più deboli per effetto di una distanza quasi tre volte maggiore rispetto a Melotte 20.
L’ammasso aperto NGC 1245 si trova quasi a metà strada fra Mirfak e Kappa Persei. La sua distanza è di 9800 anni luce.
NGC 1193 si trova ad ovest di Kappa ed è un ammasso molto debole.
NGC 1023 è la galassia più brillante dell’intera costellazione  distante 19 milioni di anni luce e fa parte dello stesso gruppo galattico di M 94 mei Cani da Caccia, il quale è a sua volta un membro del Superammasso di galassie della Vergine.
A circa 2° ESE da M 34 c’è una difficile nebulosa planetaria; Abell 4.
L’articolo è tratto da Stelle e Profondo cielo a cura di Piero Mazza  pubblicato su Orione 01/2013 pag. 19 dove potrete trovare ulteriori informazioni tecniche per la ricerca degli oggetti sopra citati.

M 15 nasconde Pease 1

Questo mese nella sua rubrica Stelle e Profondo Cielo, pubblicata su Orione numero 246, Piero Mazza ci accompagna in una passeggiata nella costellazione di Pegaso. E parlando di Pegaso non si può non accennare ad M 15 uno dei più belli ammassi globulari del cielo settentrionale. Per trovarlo immaginate una linea che unisce Theta Pegasi (mag. 3,5) alla Epsilon (mag. 2,3); prolungando questa linea verso nord ovest di circa la metà si arriva all’ammasso. M 15 è uno dei globulari più densi della Galassia, è distante quasi 34.000 anni luce ed è situato 15000 anni luce al di sotto dell’equatore galattico. M 15 presenta inoltre una particolarità che lo rende unico fra i globulari: al suo interno si trova una nebulosa planetaria chiamata Pease 1. E’ arduo scovarla perchè si trova incastonata nella parte centrale dell’ammasso.
Alla distanza di 1,8° ENE da M 15 si trova la debole nebulosa planetaria NGC 7094. Spostandoci di circa 2° ad ovest di Lambda Pegasi si trova una bella coppia di galassie NGC 7332 e NGC 7339. Circa 10,5° a nord della coppia precedente si trova NGC 7331, ritenuta da molti una miniatura della celebre galassia di Andromeda A fianco di NGC 7331 si trovano tre deboli galassie; la più evidente è NGC 7335 le altre sono NGC 7337 e NGC 7340.
Associata a NGC 7331 sembra invece essere NGC 7320 la componente più facile del Quintetto di Stephan. Questo celebre Quintetto non è molto semplice da vedere. Per esempio le due componenti NGC 7318 A e B appaiono come un’unica chiazza estesa. Una celebre questione riguarda l’appartenenza di NGC 7320 al Quintetto poichè il suo redshift rivela una distanza di gran lunga inferiore alle altre quattro galassie. Osservazioni recenti del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di dimostrare che si tratta effettivamente di un … intruso ossia di una galassia associata solo prospetticamente alle altre.
Per tutte le informazioni tecniche rimandiamo all’articolo di Mazza che trovate sull’ultimo numero di Orione ora in edicola.

Pegaso, il mitico cavallo di Perseo

Grandissima costellazione posta interamente a nord dell’equatore celeste. Si tratta di una costellazione autunnale ma risulta ben visibile anche in dicembre. La parte più evidente della costellazione è l’asterismo detto il “Quadrato di Pegaso” formato dalle stelle alfa, beta, gamma e Alpheratz, o Sirrah, stella che storicamente era condivisa fra Andromeda e Pegaso ed aveva quindi la doppia denominazione di alfa Andromedae e delta Pegasi. Nel 1930 la divisione definitiva delle costellazioni l’ha assegnata per sempre alla bella principessa e quindi la costellazione di Pegaso manca di una stella delta. Il Quadrato ha lati quasi identici e risulta ben evidente in cielo essendo formata da stelle di magnitudine simile tutte brillanti (tra la magnitudine 2 e la 2,8).
Pegaso copre 1121 gradi quadrati ma ha un solo oggetto veramente brillante: M 15. Tuttavia è ricchissima di galassie; tra queste spicca la celebre NGC 7331 con vicino il famoso “Quintetto di Stephan”. Cominciamo da due stelle doppie Struve 2841  (magnitudine 6,4 e 7,9) e Struve 2877 (magnitudine 6,5 e 9,7).  Con l’occasione ricordiamo che il catalogo pubblicato nel 1837 da Friedrich Wilhelm Gustav Struve (STF) e le sue due appendici (STFA & STFB) è stata la prima opera sistematica sulle stelle doppie. Contiene più di quattromila coppie di stelle (spesso anche facente parti di triple e multiple) posizionate nel cielo boreale anche se alcune hanno declinazione negativa. Il contenuto può essere considerato l’antologia delle doppie e dovrebbe essere il primo riferimento per chi osserva questi oggetti e ce ne sono per tutti i gusti, da coppie prettamente binoculari a stelle sdoppiabili con telescopi amatoriali medi sotto buoni cieli.
Fra le altre stelle doppie una delle più facili è la 3 Pegasi, le cui componenti sono di sesta e settima magnitudine, bianco-giallastre, e risolvibili senza difficoltà anche a bassi ingrandimenti, grazie alla loro separazione di quasi 40″.
La 1 Pegasi è una coppia di stelle arancioni, in cui la primaria è di magnitudine 4,1, mentre la secondaria è di nona grandezza; nonostante la grande disparità di luminosità, la coppia è facilmente risolvibile grazie alla loro grande separazione.
La η Pegasi è formata anch’essa da due stelle di differenti luminosità, e anche in questo caso la loro risoluzione è facilitata dalla grande separazione angolare. In realtà ognuna delle componenti è a sua volta una doppia, irrisolvibile però con piccoli strumenti.
HD 218395 è una coppia più stretta, ma il relativamente piccolo divario di magnitudini fra le due componenti, entrambe biancastre, favorisce la loro osservazione.

Stelle famose

Enif (ε Pegasi) è una supergigante rossa di magnitudine 2,38, distante 672 anni luce; è la stella brillante più occidentale della costellazione.
Scheat (β Pegasi) è una gigante rossa di magnitudine 2,44, distante 199 anni luce; costituisce il vertice nordoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Markab (α Pegasi) è una gigante azzurra di magnitudine 2,49, distante 140 anni luce; costituisce il vertice sudoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Algenib (γ Pegasi) è una subgigante azzurra di magnitudine 2,83, distante 333 anni luce.
Matar (η Pegasi) è una gigante gialla di magnitudine 2,93, distante 215 anni luce.
51 Pegasi è accompagnata da un pianeta extrasolare, il primo ad essere stato scoperto.
Sirrah come abbiamo detto appartiene ad Andromeda. Quest’ultima, insieme a Markab, Scheat e Algenib formano il famoso Quadrato.
Molte delle stelle variabili della costellazione sono alla portata di piccoli strumenti amatoriali. Fra le Mireidi le più luminose in fase di massima sono la R Pegasi e la S Pegasi, che possiedono entrambe lo stesso tipo di oscillazione, essendo al massimo di magnitudine 6,9 e al minimo di tredicesima grandezza; in entrambi i casi il periodo è superiore a un anno. Fra le semiregolari la più notevole è la β Pegasi, che oscilla fra le magnitudini 2,3 e 2,8 e le sue variazioni sono apprezzabili nel corso del tempo anche ad occhio nudo, prendendo come riferimento la luminosità delle stelle vicine di simile magnitudine. La 57 Pegasi ha una compagna di colore rosso catalogata come TW Pegasi, un’altra semiregolare che oscilla fra la settima e la nona grandezza nell’arco di oltre due anni. Una variabile a eclisse di lungo periodo osservabile senza strumenti è la IM Pegasi, anche se le sue oscillazioni sono dell’ordine di pochi decimi di magnitudine.
Un discorso a parte merita IK Pegasi.
Pegaso è nota anche per contenere il primo oggetto del New General Catalogue, NGC 1; si tratta di una galassia spirale poco luminosa.
Messier 15 (NGC 7078) un è ammasso globulare, al limite della visibilità ad’occhio nudo; è uno degli ammassi più densi della Via Lattea. L’ammasso è stato scoperto da Giovanni Domenico Maraldi nel 1746. Nel 1760 Charles Messier lo inserì nel suo catalogo descrivendolo, come la maggior parte degli oggetti da lui catalogati, una “nebulosa senza stelle”. L’ammasso venne risolto in stelle da William Herschel nel 1783. Nel 1927, delle foto prese dall’Osservatorio di Monte Wilson permisero di scoprire al suo interno una nebulosa planetaria, ora denominata Pease 1. Per localizzare M15 basta prolungare l’asse Baham (θ Pegasi) – Enif (ε Pegasi) di 4° verso NE. La magnitudine dell’ammasso, pari a 6,2, permette di localizzarlo anche con un semplice binocolo, con cui appare di aspetto nebuloso; un telescopio di 200 mm di diametro permette di risolvere la periferia dell’ammasso in stelle, ma non il nucleo. Con strumenti da 350 mm o più, è possibile vedere la nebulosa planetaria Pease 1, se si prende una fotografia a lunga posa. Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra luglio e dicembre. NGC 7331 è una galassia accessibile anche ad un binocolo medio. In riprese molto profonde si notano le braccia a spirale e diverse galassie compagne di cui la più brillante è NGC 7335. NGC 7331 è famosa anche perché è solitamente presa come punto di partenza per rintracciare il non facile “Quintetto di Stephan”. Il Galassiere ha scritto un interessante articolo su questo gruppo di galassie che qui riportiamo: “
La galassia più brillante del Pegaso, NGC 7331, è molto alta in cielo durante le notti autunnali, arrivando a culminare a solo una decina di gradi dallo zenit. Questa celebre spirale è stata una delle prime scoperte da W Herschel oltre 200 anni fa e da allora è stata attentamente studiata dagli astronomi con strumentazioni sempre più sofisticate; volendo fare un’analogia sarebbe corretto pensare a una miniaturizzazione della Nebulosa di Andromeda, impressione che di fatto si ha osservando la 7331 in un telescopio da 40 cm. Tra l’altro, essendo circa 20 volte più distante della Nebulosa di Andromeda e di dimensioni angolari pari a un ventesimo, si può considerare a tutti gli effetti come una copia di M 31. Le eventuali differenze appaiono solo spettroscopicamente, nel senso che la galassia di Pegaso possiede un numero molto maggiore di giovani stelle blu. Com’è stato notato dagli osservatori del passato, spesso avviene che le grandi spirali siano accompagnate da un piccolo corteggio di galassie minori, non necessariamente satelliti; anzi, nel caso della 7331, come vedremo, la grande discrepanza nella velocità di recessione, e quindi della distanza, tra questa e i suoi evanescenti vicini è già di per sé sufficiente a dirimere la questione. Cominciamo subito con l’osservare che alcune di queste galassie situate nei pressi di NGC 7331 non solo sono reali, ma sono facilmente alla portata di un telescopio da 40 cm. La più brillante di queste, NGC 7335, è addirittura osservabile in un 25 cm a un centinaio di ingrandimenti. È una piccola galassia abbastanza compatta; ha una velocità di recessione di 6300 km/sec, il che significa una distanza superiore a 270 milioni di anni luce; è quindi decisamente più lontana della 7331 che, com’è già intuibile dalle sue dimensioni, dista solo una cinquantina di milioni di anni luce. Al secondo posto troviamo NGC 7340 che appare come un piccolo fiocchetto. La distanza è del tutto analoga, vale a dire attorno ai 280 milioni di anni luce. Anche NGC 7337 è perfettamente alla portata di un 30 o 40 centimetri, ma è di aspetto più diffuso e presenta una luminanza superficiale molto bassa. La distanza di questa galassia è di circa 300 milioni di anni luce. Una vera e propria sfida è invece NGC 7336, piccola galassia, distante quasi 400 milioni di anni luce! Spostiamoci ora verso il lato occidentale della 7331. Uno degli inganni in cui di sovente incorrono i visualisti è quello di scambiare per un piccolo oggetto nebuloso una coppia di stelle molto ravvicinata; questo è dovuto più che altro al ridotto potere risolutivo dell’occhio in condizioni di luce molto critica. Un esempio che oggi ci può fare sorridere è quello di M40, costituito da una coppia di stelle bianche di 9a grandezza separate da oltre 50″ e segnalate per la prima volta da Hevelius nel 1660 nel suo Prodromus Astronomiae;  è  vero che un moderno 20×80 è in grado di mostrarla perfettamente, ma è anche vero che alcuni dei piccoli cannocchiali di quell’epoca erano di pessima fattura (non per niente si narra che l’astronomo di Danzica, dotato di una vista acutissima, preferisse di gran lunga l’osservazione a occhio nudo a quella telescopica!); è quindi assai probabile che lo stesso Hevelius sia stato indotto nell’errore; né potrebbe essere altrimenti perché fu proprio il suo reportage di una presunta nuova nebula supra tergum [Ursae Maioris] a indurre il Messier a effettuare una ricerca più approfondita nella zona. Lord Rosse deve essersi trovato in una situazione analoga quando riferì la scoperta di una nuova piccola galassia  2.5′ a ovest del nucleo di NGC 7331 e che è stata successivamente denominata NGC 7326 ed è costituita semplicemente da 2 stelline di 15-esima magnitudine facilmente risolvibile in un telescopio da 30 cm. Più difficile da capire, sempre però alla luce di noi moderni,  è NGC 7325 che è invece costituito da una coppia larga costituita da 2 stelle di magnitudo 14 e 15 separate da 16″ in direzione NNW-SSE. NGC 7327 fu invece scoperta dall’astronomo tedesco Ernst W. Tempel con un rifrattore da 28 cm. Sebbene Tempel abbia fornito una posizione molto vaga di quest’oggetto nei suoi appunti, Dreyer riuscì tuttavia a fornirne l’esatta posizione, probabilmente grazie a uno scambio di corrispondenza tra i due. L’astronomo Harold Corwin dell’università del Texas e famoso per i suoi lavori di fotometria stellare aveva ipotizzato che tracce di presunta nebulosità associata con la 7331 fosse la causa dell’apparente diffusione della luce alcune stelle vicine alla galassia e pertanto scambiate per oggetti nebulari. Questo si è tuttavia dimostrato infondato e non è da escludere che la svista del Tempel fosse semplicemente da ricercare nel pessimo seeing incontrato durante alcune notti; NGC 7327 è infatti una stellina di 13-esima alla portata di un telescopio da 20 cm.  Un discorso analogo vale per NGC 7333, situata quasi a ridosso verso est della 7331 e scoperta da Herman Schultz a Upsala nel 1875. Grazie alla sua posizione molto accurata gli astronomi a Birr Castle riuscirono facilmente a chiarire l’equivoco, negando la presenza di una nuova galassia. Questo però, ancora una volta, ci fa mettere in dubbio la qualità ottica di quell’immenso strumento, perché sulle lastre del Palomar appare effettivamente una stella doppia molto stretta, sicuramente individuata dallo Schultz che, pur osservando con uno strumento molto più modesto di quello di Lord Rosse, l’aveva probabilmente scambiata per un piccolo fiocchetto nebuloso”.
Tratto da: Il Galassiere  “Le compagne di NGC 7331”

NGC 7320 – 7319 – 7318B – 7318 – 7317 formano il più celebre gruppo di galassie del firmamento: il “Quintetto di Stephan”. Si tratta di un gruppo di galassie molto studiato. Per buona parte del secolo scorso è stato un cavalo di battaglia per i sostenitori dell’origine non cosmologica del redshift delle galassie. Quattro galassie del gruppo infatti mostrano redshift molto simili, mentre la più brillante NGC 7320 haun redshift molto inferiore il che la porterebbe a circa 1/8 della distanza delle altre. Ma le galassie appaiono molto simili ed interagenti il che renderebbe inspiegabile la differenza di redshift. Nuovi è più sofisticati strumenti sembrano oggi aver risolto il problema in favore di una semplice e fortunata coincidenza.  NGC 7320 è più vicina ed è allineata solo geometricamente con il resto del gruppo e casualmente è anche più piccola, il che la rende simile in dimensioni alle altre soltanto per prospettiva. La teoria è anche supportata dal fatto che l’altro gruppo compatto famoso  del cielo (il Sestetto di Seyfert nel Serpente) ha galassie tutte con lo stesso redshift. Per un astrofilo il Quintetto è un oggetto molto difficile.
Il Quintetto di Stephan è composto da galassie di magnitudine apparente 12.6 a 13.9, pertanto si trovano al di fuori della portata di un binocolo o di un telescopio di piccole dimensioni. La loro individuazione diretta è difficoltosa, pertanto è conveniente partire rintracciando un’altra galassia ben più luminosa e visibile anche con un piccolo strumento, NGC 7331: questa si individua circa 4,5° a NNW della brillante stella η Pegasi, nota anche come Matar, una gigante rossa di seconda grandezza. Una volta individuata questa galassia, è sufficiente spostarsi di meno di un grado in direzione sudovest. Un telescopio da 200mm di apertura e un buon ingrandimento consentono di individuare le componenti del Quintetto, sebbene si tratti di oggetti piuttosto sfuggenti.
La declinazione di questo gruppo è settentrionale: infatti si trova a circa 34°N, risultando ben osservabile in particolare dall’emisfero boreale terrestre; il periodo ideale per la sua visibilità nel cielo serale è quello compreso fra i mesi di luglio e gennaio.
In Pegaso è presente il primo sistema planetario extrasolare conosciuto, quello di 51 Pegasi; la stella, una nana gialla simile al Sole, possiede infatti un gigante gassoso molto vicino alla sua stella madre, con una massa pari a circa la metà di quella di Giove. La stella HR 8799 è nota per avere tre pianeti confermati con una massa molto superiore a quella di Giove, orbitanti a distanze comprese fra le 24 e le 68 UA, più una cintura asteroidale a circa 75 UA. WASP-10, HAT-P-8 e HD 209458 possiedono un pianeta transiente, l’ultimo dei quali (HD 209458 b) è noto come “Osiris” ed è talmente vicino alla sua stella che parte del suo gas, in particolare idrogeno, viene disperso nello spazio formando una lunga chioma.

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