Il cielo estivo fra stelle, nebulose e ammassi

Questo percorso si propone di far scoprire alcuni fra gli oggetti più caratteristici, più brillanti e conosciuti visibili nel cielo notturno dell’estate, a tutti coloro che possiedono un binocolo di dimensioni medie. Perché il percorso possa essere seguito con facilità occorre una notte limpida e buia, senza Luna, e possibilmente con l’orizzonte sgombro specialmente in direzione sud e nord-ovest. Il percorso è fattibile nei mesi compresi fra inizio giugno e fine agosto nelle ore serali, fra le ore 22:00 e le 00:00 (Wikibooks).
L’ammasso globulare di Ercole
L’Ammasso Globulare di Ercole è uno degli oggetti più importanti del cielo: si tratta infatti del terzo ammasso globulare del cielo per luminosità e addirittura il primo fra quelli presenti nel cielo boreale. Fu osservato anche dal Messier, il quale lo riportò nel suo celebre catalogo con la sigla M 13, sigla con cui spesso viene ancora identificato quest’oggetto. Si identifica facilmente lungo la linea che congiunge le stelle ζ e η Herculis.
M 13 è visibile anche ad occhio nudo, se il cielo è nitido; il suo aspetto lo rende simile ad una sorta di minuscola stellina sfuocata. Al binocolo il suo aspetto resta simile, ma con un alone molto più esteso; al centro l’oggetto appare molto più luminoso, sebbene mantenga sempre un aspetto nebulare. Le stesse caratteristiche permangono all’osservazione al telescopio.
Quest’ammasso è in realtà formato da centinaia di migliaia di stelle, tutte raggruppate entro un diametro di soli 165 anni luce, una caratteristica tipica degli ammassi globulari; la sua età è stimata sui 12-14 miliardi di anni. La sua distanza dalla Terra è di 25000 anni luce; apparendo così brillante ad una così grande distanza, la sua luminosità reale è elevatissima, oltre 300.000 volte quella del Sole.
Epsilon Lyrae
ε Lyrae è una delle stelle doppie più celebri della volta celeste: la quasi perfetta uguaglianza delle due componenti, sia in magnitudine che in colore, e la sua facilissima risoluzione ne ha fatto uno degli oggetti più osservati del cielo. Le due stelle sono visibili ad occhio nudo come un’unica stella, dato che la risoluzione senza l’ausilio di strumenti è piuttosto difficoltosa.
Un piccolo binocolo è più che sufficiente per scindere le sue componenti principali, che appaiono entrambe di colore azzurro; nello stesso campo visivo appare pure la stella Vega, la quinta stella più luminosa del cielo, che domina le notti estive dell’emisfero boreale e che facilita notevolmente l’individuazione della coppia.
Un telescopio di media potenza consente di rivelare che entrambe le componenti sono in realtà a loro volta delle doppie, anche qui simili fra loro sia in brillantezza che in colore: questa particolare caratteristica ha valso alla coppia il celebre soprannome di Doppia doppia. La distanza delle due componenti più luminose è di circa 160 anni luce da noi.
M 39
M 39 è un ammasso aperto piuttosto appariscente situato nella parte nord-orientale della costellazione del Cigno; la sua individuazione, per altro possibile anche ad occhio nudo in buone condizioni meteorologiche, è facilitata in parte della presenza della brillante stella Deneb.
Un binocolo è sufficiente per risolverlo in stelle con facilità: l’ammasso appare dominato da alcune stelle di colore azzurro di settima e ottava magnitudine; altre stelle sono osservabili più a sud-ovest, ma appaiono meno brillanti. Un telescopio permette di identificare diverse decine di stelle.
M 39 si trova ad una distanza di circa 825 anni luce dalla Terra con una età stimata fra i 230 e i 300 milioni di anni; il suo diametro è di circa 7 anni luce. Dallo studio di M 39 si deduce che tutte le stelle membri si trovano nella fase stabile della loro vita, ma che alcune delle stelle più brillanti appaiono trovarsi proprio sul punto di iniziare la loro evoluzione verso lo stadio di giganti.
M 29
M 29 è un piccolo ammasso aperto situato nel cuore della costellazione del Cigno; nonostante le sue piccole dimensioni e la sua relativamente debole luminosità, è conosciuto presso gli astrofili per la disposizione delle sue componenti più luminose, che lo rendono simile ad una miniatura della costellazione di Pegaso. Si individua con molta facilità poiché rientra, in un binocolo, quasi nello stesso campo visivo in cui si trova la stella Sadr, il cuore del Cigno.
L’osservazione al binocolo può dimostrarsi difficoltosa, non tanto per la sua individuazione, dato che l’ammasso è molto ben evidente, quanto per la sua risoluzione: le sue stelle infatti, di nona magnitudine, appaiono molto vicine fra di loro e l’oggetto ha un aspetto prettamente nebuloso. Un telescopio di piccole dimensioni è invece sufficiente per scindere chiaramente le sue sei componenti principali, più al massimo un’altra decina più deboli, oltre le quali non vi è traccia di ulteriori addensamenti stellari.
La distanza di questo ammasso è incerta. Viene calcolata tra i 4000 anni luce e i 7200 anni luce; l’incertezza è determinata dall’enorme quantità di polvere interstellare frapposta sulla linea di vista, che rende difficile il calcolo. M 29 comprende una cinquantina di stelle, ma si presenta in parte occultato dalla polvere interstellare; la sua posizione in una regione molto affollata di cielo contribuisce inoltre a renderlo ancora meno appariscente.
NGC 6871 e dintorni
La parte di cielo a sud-ovest della stella Sadr ospita uno dei tratti della Via Lattea più ricchi e intensi di tutta la volta celeste; vale la pena di provare ad osservare questo tratto di cielo anche con un semplice binocolo, per immergersi completamente in grandiosi campi stellari molto fitti, con stelle di colori a volte contrastanti e dalle diverse luminosità. Talvolta alcuni astri si trovano addensati in piccole concentrazioni, altre volte sono presenti delle macchie di aspetto nebuloso o scintillante; sullo sfondo permane il chiarore diffuso formato da miliardi di stelle invisibili la cui somma forma la scia brillante che si osserva anche ad occhio nudo.
Uno degli addensamenti più cospicui in quest’area di cielo è l’ammasso aperto NGC 6871: formato da alcune stelle di settima magnitudine e alcune altre minori, è uno degli oggetti più brillanti, sebbene i suoi confini non siano identificabili, data la dispersione delle sue componenti.
Altri ammassi compresi in quest’area di cielo riportano diverse sigle di catalogo e non sono distinguibili gli uni dagli altri se non si possiede una carta celeste molto dettagliata dell’area. Immagini ottenute all’infrarosso o con lunghe pose rivelano che tutta quest’area di cielo è completamente avvolta da un vasto complesso nebuloso, che si estende particolarmente a sud e ad ovest della stella Sadr.
La Nebulosa Manubrio
La Nebulosa Manubrio è di fatto la nebulosa planetaria più brillante del cielo: l’unica osservabile con facilità anche con un binocolo, si trova nella costellazione della Volpetta, a sud della “Croce del Nord” tracciata dalla figura del Cigno. È nota anche con la sua sigla di catalogo, M 27.
Al binocolo si presenta come una macchia chiara dalla forma vagamente somigliante ad un numero “8” molto compresso nei lati superiori; il campo stellare in cui si trova non è eccessivamente ricca da disturbare la sua osservazione. La sua stellina centrale è di magnitudine 13,6 e può essere utilizzata come un test della luminosità per un telescopio da 200mm di apertura sotto un cielo molto nitido e buio.
M 27 è un esempio del tipo di nebulosa che il nostro Sole produrrà quando il cuo ciclo vitale volgerà al termine, fra oltre 5 miliardi di anni: gli strati più esterni vengono rilasciati nello spazio a formare la nebulosa, mentre il nucleo collassa andando a formare una stella nana bianca. La distanza di M 27 è stimata sui 1000 anni luce.
L’Attaccapanni
L’Attaccapanni è un brillante e celebre oggetto celeste posto nella costellazione della Volpetta; classificato originariamente come un ammasso aperto, con la sigla di catalogo Cr 399, si è in seguito scoperto che soltanto alcune delle sue componenti sono in realtà vicine fra loro, mentre la gran parte di esse sono situate a varie distanze e non costituiscono un gruppo di stelle gravitazionalmente legato. Per queste ragioni, oggi si tende a considerarlo come un asterismo.
Questo gruppo di stelle deve il suo nome alla disposizione delle sue stelle, le quali sono ben evidenti anche in un piccolo binocolo: gran parte di esse sono infatti allineate in direzione est-ovest, mentre le più luminose formano una struttura a “gancio” a sud del tratto centrale; il tutto ricorda facilmente un attaccapanni. Ad occhio nudo è invece visibile come una macchia chiara leggermente allungata. Ingrandimenti troppo forti non consentono di apprezzare la struttura dell’asterismo, a causa delle sue grandi dimensioni.
L’Attaccapanni si individua sulla linea che congiunge le stelle Vega e Altair, più spostato in direzione di quest’ultima. Le sue componenti si trovano, come detto, a distanze variabili; in linea di massima, una media delle distanze di queste stelle si può stabilire in 400-450 anni luce.
Alfa Delphini
α Delphini è una coppia di stelle non legata fisicamente; è composta da due stelle azzurre di magnitudine 3,6 e 6,0. Ad occhio nudo è visibile solo la componente primaria, che costituisce la stella più luminosa della piccola ma appariscente costellazione del Delfino.
La coppia si rivela al binocolo: entrambe le stelle mostrano lo stesso colore e appaiono separate da alcuni primi d’arco. In realtà la componente primaria dista 97 anni luce, mentre la secondaria è una gigante blu posta a circa 1300 anni luce di distanza.
Una coppia reale osservabile però solo con un telescopio di media potenza è formata dalle componenti della stella γ Delphini: si tratta di due stelle una arancione e l’altra giallastra in orbita attorno ad un centro di massa comune; la distanza di questa coppia è stimata sui 101 anni luce da noi.
IC 4665
IC 4665 è un brillante ammasso aperto situato nella parte settentrionale della costellazione dell’Ofiuco; si può individuare, seppur con qualche difficoltà legate alle condizioni meteorologiche, anche ad occhio nudo. La sua posizione è invece reperibile con facilità, grazie alla presenza della stella β Ophiuchi.
Al binocolo appare completamente risolto in stelle: le sue componenti, in massima parte di colore azzurro, sono di settima e ottava grandezza, tutte separate da diversi primi d’arco, il che ne facilita la risoluzione; in aggiunta a ciò, IC 4665 non è un ammasso molto concentrato e le sue componenti sono solo poche decine. Strumenti più potenti consentono di risolvere alcune doppie apparenti presenti nell’ammasso, ma a discapito della visione di insieme, che si perde.
IC 4665 è un ammasso composto da stelle che attraversano la fase stabile della loro vita, detta sequenza principale; la sua distanza è stimata sui 1400 anni luce da noi. I dintorni sono poveri di campi stellari a causa della presenza di grandi banchi di polveri oscuranti.
La Nube stellare del Sagittario
La Nube Stellare del Sagittario (nota anche come M 24) è una grande concentrazione di stelle molto vicine fra loro; si individua con grande facilità ad occhio nudo sia grazie alla sua luminosità che alle sue dimensioni, che coprono quasi due gradi quadrati di volta celeste. Il suo aspetto ad occhio nudo è simile ad una nube un po’ allungata, da cui il suo nome proprio, che emerge dal chiarore diffuso della Via Lattea.
Un binocolo è un ottimo strumento per la sua osservazione: si possono individuare fino a diverse centinaia di stelle molto vicine e deboli tutte racchiuse in uno spazio più piccolo dell’area di cielo racchiusa nell’oculare; M 24 è di fatto la concentrazione più densa di stelle osservabili con questo strumento.
La Nebulosa Laguna
La Nebulosa Laguna (nota anche come M 8) è una grande regione H II situata nella costellazione del Sagittario, nel pieno della scia della Via Lattea, particolarmente brillante in questo tratto a causa della vicina presenza del centro galattico. Si tratta di una delle nebulosa più luminose del cielo ed è ben visibile anche con un piccolo binocolo come una macchia chiara leggermente allungata in senso est-ovest.
Sempre con un binocolo si possono osservare le concentrazioni di stelle azzurre presenti vicino al suo centro, disposte a formare dei piccoli ammassi e concentrazioni. Un telescopio rivela una sottile linea scura e leggermente arcuata, che divide la nebulosa in due parti: questa caratteristica è alla base del suo nome proprio, poiché questa linea ricurva viene paragonata ad un litorale che divide una laguna dal mare aperto. Poco a nord è visibile anche con un semplice binocolo la Nebulosa Trifida (M 20), un’altra nebulosa un po’ più piccola e più lontana.
All’interno della nebulosa è attiva la formazione stellare: ne è una prova la presenza di piccole macchie scure note come globuli di bok, ossia delle nubi molto intense al cui interno si forma una stella o un sistema stellare; la sua distanza è stimata sui 4100 anni luce, distanza alla quale le sue dimensioni apparenti corrispondono a delle dimensioni reali di 110×50 anni luce.
M 24 dista da noi 10000 anni luce, e si trova pertanto in un braccio molto più interno rispetto al nostro; è una delle regioni più dense di stelle della nostra Galassia e il suo diametro reale si aggira sui 600 anni luce. In questo spazio sono contenute milioni di stelle di vari colori dalle calde stelle blu alle vecchie giganti rosse.
M 7
M 7 è uno degli ammassi aperti più appariscenti del cielo; è talvolta noto anche con l’appellativo di Ammasso di Tolomeo, poiché fu citato dallo studioso Claudio Tolomeo in epoca antica nel suo Almagesto. Si può osservare senza alcuna difficoltà anche ad occhio nudo, sebbene occorra avere l’orizzonte meridionale libero da ostacoli; appare di natura nebulosa o granulare e la sua individuazione è facilitata dalle vicine stelle che formano la “coda” dello Scorpione.
Un binocolo di picole dimensioni è sufficiente per risolvero quasi completamente in una miriade di stelle; le regioni centrali mostrano la più elevata concentrazione e la risoluzione appare difficoltosa. Le aree periferiche sono dominate da stelle azzurre e biancastre. Un telescopio anche di piccole dimensioni offre una veduta splendida dell’ammasso, con le zone centrali completamente risolte in decine di componenti; ingrandimenti eccessivi fanno perdere la veduta d’insieme.
M 7 è un ammasso aperto la cui età si aggira sui 200 milioni di anni; molte delle sue stelle non si sono evolute e permangono nella situazuine di stabilità tipica della sequenza principale. La distanza è stimata sugli 800 anni luce, ed è pertanto molto più vicino rispetto agli oggetti osservabili in questa parte di cielo.
L’Ammasso Farfalla
L’Ammasso Farfalla (noto anche come M 6) è un ammasso aperto visibile nella costellazione della Scorpione, a breve distanza dal precedente; si trova proprio a sud delle stelle più occidentali del Sagittario e a nord-ovest della “coda” dello Scorpione. Deve il suo nome alla disposizione delle sue stelle, che sembrano formare due “ali” di farfalla attorno ad un asse centrale di stelle più luminose.
L’ammasso non è visibile ad occhio nudo, ma si individua con facilità in un piccolo binocolo; le sue componenti sono in parte risolte, ma permane una zona di aspetto nebuloso al suo centro. In un telescopio di piccole dimensioni M 6 si risolve completamente, senza lasciare traccia di nebulosità.
I dintorni dell’Ammasso Farfalla sono ricchi di addensamenti stellari, alcuni dei quali sono in realtà veri e propri ammassi aperti; lo sfondo è ricco di stelle deboli, ma alcune aree sono meno popolate a causa della presenza di dense nubi oscure di polveri che nascondono la luce delle stelle retrostanti. La distanza di M 6 è stimata sui 2000 anni luce.
Omega Scorpii
ω Scorpii è una bella coppia di stelle dai colori contrastanti visibile nella parte più settentrionale della costellazione dello Scorpione; la separazione delle due stelle è tale che è possibile risolverle anche ad occhio nudo sotto discrete condzioni atmosferiche. Le due componenti sono entrambe di quarta magnitudine.
Un binocolo le rivela come molto distanziate fra loro e dai colori diversi: quella più settentrionale è infatti di colore azzurro, mentre quella più a sud ha un colore marcatamente arancione. La separazione è di ben 14 minuti d’arco.
ω Scorpii non è una coppia di stelle fisicamente legate: la stella più lontana delle due, quella settentrionale, dista circa 423 anni luce, mentre quella meridionale 265 anni luce.
Mu Scorpii
μ Scorpii è una coppia di stelle azzurre molto brillanti facenti parte della costellazione dello Scorpione; è composta da due stelle azzurre di magnitudine simile distinguibili anche ad occhio nudo senza eccessive difficoltà. Può anche costituire una sorta di test della vista: a seconda delle condizioni meteorologiche può apparire o come una stella singola, o come un oggetto di forma allungata, o una coppia di stelle.
Un binocolo consente di risolvere nettamente le due stelle; il loro colore è identico, mentre la magnitudine è leggermente diversa, essendo una di magnitudine 3,00 e l’altra di 3,56. Per poter osservare questa coppia occorre disporre di un orizzonte meridionale sgombro da ostacoli.
Le due stelle non sono una coppia reale, ma appaiono vicine solo per un effetto prospettico: infatti una dista 821 anni luce, mentre l’altra sui 517 anni luce.
NGC 6231
NGC 6231 fa parte di un vasto complesso di ammassi aperti osservabile nella parte meridionale dello Scorpione; è visibile anche ad occhio nudo come una macchia chiara di forma allungata, con a sud una coppia di stelle di quinta magnitudine. Si individua poco a sud della coppia di stelle di μ Scorpii e per poter essere osservato dall’Italia occorre un cielo con l’orizzonte meridionale completamente libero.
Un binocolo rivela per intero la sua struttura: è composto da un fitto addensamento di stelle, risolvibile con difficoltà, a cui si aggiunge un altro gruppo di stelle sparse rivolto in direzione nord-est; poco a sud si trova invece la coppia di stelle arancioni di ζ Scorpii. Un telescopio risolve completamente l’ammasso, che si mostra composto da decine di stelline molto ravvicinate.
La struttura circostante è notevolmente complessa: a nord di quest’ammasso si osservano diversi addensamenti stellari, collegati da varie catene di stelle, a formare una struttura luminosa leggermente arcuata verso oriente; questo gruppo di stelle e ammassi, fra i quali spicca NGC 6242, è ben osservabile anche con un binocolo e fa parte di una struttura a spirale fra le più interne della nostra Galassia. La distanza di questo complesso è stimata sugli oltre 6500 anni luce.

Cygnus OB2 – 12: una bellissima stella nascosta dalla “polvere”

Cygnus OB2 – 12 è una stella situata nel mezzo della Fenditura del Cigno, che separa nettamente in due la Via Lattea sullo sfondo della costellazione del Cigno. Ed è proprio su questa stellina di mag. +11,4 (5000 anni luce di distanza) che l’estinzione interstellare ha sferrato il suo colpo migliore  … tanto da indebolirne la luminosità apparente di ben 10,3 mag. In pratica i singoli grani di polvere del Dark rift assorbono la sua luce, riemettendone solo una piccola parte. Infatti se non fosse immersa nelle polveri della Dark rift, Cygnus OB2 – 12  splenderebbe nel bel mezzo della Via Lattea con una magnitudine apparente di +1,5 rendendosi appena meno luminosa della vicina Deneb.
Una volta liberata dalle cortine di polveri  che mascherano la sua reale natura Cygnus OB2 – 12 si dimostra essere una ipergigante di colore blu estremamente luminosa con una Magnitudine assoluta di – 12,2. Quella debolissima stellina rossa che con grande fatica si riesce a portare al centro del campo dei telescopi è in realtà un mostro oltre 6 milioni di volte più luminoso del Sole nonchè una delle stelle più luminose conosciute all’interno della Via Lattea inferiore solo a a quella di R136a1 stella del Dorado e della nota Pistol Star situata nel Sagittario.
Cygnus OB2 – 12 è dunque un esempio di quelle stelle “nascoste” che dissimulano la loro smisurata potenza.
Ecco la carta d’identità di Cygnus OB2 – 12
Tipo spettral:  B5
Ascensione retta: 20h32m41s
Declinazione: +41°14’29”
Costellazione: Cigno
Raggio: 246 R solari
Massa: 110 M solari
Temperatura superficiale 18500 K
Magnitudine apparente: +11,4
Magnitudine assoluta: -12.2
Tratto da: Cygnus OB2 – 12 di Stefano Schririnzi Coelum 166/2013 pagina 34. Nell’articolo originale potrete trovare maggiori informazioni tecniche e descrittive

La Nebulosa Nord America, il Pellicano e M 39

Il Cigno viene giustamente considerata una costellazione estiva, ma è talmente alta in declinazione (e alle nostre latitudini praticamente circumpolare) che può essere osservata con profitto in un arco di tempo che va dalla primavera all’autunno inoltrato. Anzi, c’è quasi da dire che per andare alla ricerca dei due oggetti di cui parleremo questo mese (assolutamente binoculari) sia senz’altro preferibile avere a che fare con una costellazione già declinante, tale da non esporre l’osservatore a dolorosi torcicollo nel tentativo di puntare lo zenit… La Nebulosa Nord America. Il primo a osservarla fu probabilmente W. Herschel che, il 24 ottobre 1786, mentre stava controllando la sua ultima scoperta (l’ammasso aperto NGC 6996), scrisse di aver avvistato nella stessa zona “una nebulosità molto grande e diffusa, maggiormente brillante nel mezzo”; ma fu l’astronomo tedesco Max Wolf (1863-1892), che per primo la fotografò la notte del 12 dicembre 1890, ad accorgersi della incredibile somiglianza con il profilo del continente americano e a battezzarla “Nordamerika Nebel”. Lontana poco meno di 2000 anni luce ed estesa per circa tre gradi, la Nord America e la vicina Nebulosa Pellicano (IC 5070) sono parte della stessa vasta nube interstellare di idrogeno ionizzato, illuminata da una ventina di stelle immerse nel cuore della nebulosa e disegnata da bande di polvere che oscurano le regioni circostanti. La Nebulosa Pellicano (IC 5070), dall’altra parte del golfo si mostra ancora più debole
Non molto distante dalla Nord America in una zona povera di stelle di riferimento si trova M 39 un incantevole ammasso aperto. Messier lo scoprì il 24 ottobre 1764 anche se non è escluso che Aristotele lo avesse già individuato addirittura nel  325 a.C. M 39 si trova a circa 1800 anni luce dalla Terra
L’articolo completo di Salvatore Albano è pubblicato su Coelum 163 a pagina 46

Serpens Caput e Serpens Cauda

La costellazione del Serpente è facilmente visibile nei cieli estivi, facilmente individuabile quando con un minimo di pratica e di occhio si trova il bellissimo Scorpione, sopra il quale troneggiano Ofiuco e le due parti del Serpente. Anche questo articolo fa parte di una serie realizzata da Astronomia.com  in cui si fa uso del Simulatore di costellazioni in 3D. L’articolo, del 23 giugno 2012, è di Pierluigi Panunzi.
Si tratta dell’unico caso di una costellazione suddivisa in due parti distinte, separate da quella di Ofiuco: fin dall’antichità si raffigurava il gigante Ofiuco (il Serpentario), che tiene ben saldo tra le sue braccia un serpentone, la cui testa è sulla destra mentre la coda è sulla sinistra di Ofiuco stesso. All’atto della suddivisione della volta stellata in costellazioni, la comunità astronomica aveva deciso di dividere in due il Serpente, mantenendo unica la costellazione e soprattutto la nomenclatura ufficiale, proprio come se si trattasse di una costellazione non frammentata.
Si può anche trovare qualche volta una denominazione di Serpens Caput e di Serpens Cauda, rispettivamente per la testa e la coda, ma non sono riconosciute ufficialmente.
Nel Serpente sono presenti quattro stelle la cui distanza è inferiore a 60 anni luce: ricordo che questa è una distanza che ho preso come riferimento per segnalare “stelle vicine” al Sistema Solare ed è praticamente quella da cui il nostro Sole assume una magnitudine pari a 6 e perciò inizia ad essere invisibile ad occhio nudo. La più vicina a noi è la stella γ Ser, posta a 37 anni luce, mentre successivamente troviamo λ Ser a 40 al, ψ Ser a 48 al ed infine 39 Ser a 57 anni luce.
In questa costellazione troviamo una stella monster ed altre quattro un po’ più piccole, ma sempre molte volte più grandi del nostro Sole. Nel nostro consueto diagramma possiamo vedere in confronto con altre stelle più famose (ma di solito molto più piccole!) ed altri veri mostri stellari incontrati nel corso delle varie puntate: se vi ricordate quanto detto sulla stella VY CMa, capirete meglio perché nel diagramma questa stella appare rappresentata solo come un arco, visto che non c’entra minimamente nel foglio! (vedi sito Astronomia.com).
Iniziamo dalla prima stella, la più grande, τ4 Ser, una gigante rossa grande ben 236 volte la nostra nana gialla. k Ser con un diametro di 67 volte e chiudiamo con ρ Ser, di “appena” 41 volte il nostro Sole.
Il primo oggetto deep sky è un globular cluster, noto fin dai tempi di Messier, che l’ha catalogato al quinto posto, denominandolo perciò M5: cliccando sulla foto si potrà vedere un’immagine ad alta definizione dell’ammasso stellare, ricchissimo di stelle multicolori.
Il secondo oggetto è un open cluster (ammasso aperto) catalogato come M16 da Messier e altrimenti noto come Eagle Nebula, praticamente una fornace di stelle in formazione.
L’ultimo oggetto che ho scelto nel Serpente è il cosiddetto Hoag’s Object, dal nome dello scopritore: si tratta di una galassia particolare, ad anello, composta da stelle molto giovani, che circondano un nucleo di stelle molto più vecchie. Davvero affascinante.
I nomi delle stelle
In questa costellazione, tutto sommato dotata di stelle non molto brillanti, poche di queste hanno ricevuto un nome
Unukalhai (α Ser): nome arabo, il collo del serpente
Nasak Shamiya I e II (β e γ Ser): nome che significa confine settentrionale
Nasak Yamani I e II (δ ed ε Ser): nome che significa confine meridionale
Alya (θ Ser): la coda del serpente
Visibilità della costellazione
Chiudiamo la puntata imparando insieme quando e dove poter osservare questa costellazione doppia. Alle nove di sera, la testa del Serpente comincia ad affiorare sull’orizzonte orientale nella seconda decade di aprile. La culminazione a Sud per le due parti della costellazione avviene a distanza di un mesetto l’una dall’altra: la testa appare alta a meridione nella seconda metà di luglio, mentre la coda la ritroviamo nella stessa posizione subito dopo Ferragosto. A fine ottobre, la coda del Serpente appare ormai bassa sull’orizzonte occidentale a cavallo tra l’ultima decade di ottobre e l’inizio di novembre.

Il profondo cielo estivo

Serpente (Ser)
M 5 (NGC 5904) è un ammasso globulare nella costellazione del Serpente. Dista 25.000 anni luce; la Mag. Ass. è -8,8; il diametro reale è 120 anni luce. Si tratta di un luminoso ammasso globulare rintracciabile 7°, 5 a sud – ovest di alfa Ser. Ad appena 23’ dal suo centro vi è la stella 5 Ser di mag. 5,0, la cui distanza è di 80 anni luce, pertanto essa è oltre 300 volte più vicina a noi di M 5.
M 16 (NGC 6611) è un ammasso aperto con nebulosa ad emissione nella costellazione del Serpente. Dista 8200 anni luce; la Mag. Ass. è -8,4; il diametro reale è 17 anni luce. M 16 è un giovane ammasso aperto rintracciabile a 6°, 3 a sud ovest di alfa Sct, associato alla famosa nebulosa Aquila catalogata nel Decond Index Catalogue di Johan Dreyer nel 1908 come IC 4703. La nebulosa ad emissione è eccitata a splendere dall’emissione ultravioletta delle giovani e brillanti stelle azzurre di M 16 nate al suo interno.
Ercole (Her)
M 13 (NGC 6205) è un ammasso globulare nella costellazione di Ercole. Dista 23500 anni luce; la Mag. Ass. è -8,5 il diametro reale è 110 anni luce. Si tratta del famoso ammasso di Ercole, facilmente localizzato fra eta e zeta Her.
M 92 (NGC 6341) è un ammasso globulare nella costellazione di Ercole. Dista 25000 anni luce; la Mag. Ass. è -8,0; il diametro reale è 80 anni luce. Bellissimo ammasso globulare rintracciabile fra eta e iota Her.
Volpetta (Vul)
M 27 (NGC 6853) è una nebulosa planetaria nella costellazione della Volpetta. Dista 1000 anni luce; il diametro reale è 1,7 anni luce. La stella centrale è di mag. 13,9. La velocità di espansione è 30 Km/s. Questa nebulosa è chiamata Dumbbell Nebula.
Freccia (Sge)
M 71 (NGC 6638) è un ammasso globulare nella costellazione della Freccia. Dista 13000 anni luce; la Mag. Ass. è -5,6; il diametro reale è 27 anni luce. E’ rintracciabile fra gamma e delta Sge.
Scudo (Sct)
M 11 (NGC 6705) è un ammasso aperto nella costellazione dello Scudo. Dista 5600 anni luce; la Mag. Ass. è -6,6; il diametro reale è 23 anni luce. Ammasso aperto ricco e spettacolare. M 11 si trova presso il bordo sud della grande nebulosa oscura B 111.
Lira (Lyr)
M 57 (NGC 6720) è una nebulosa planetaria nella costellazione della Lira, Dista 2000 anni luce; le dimensioni reali sono 0,75×0,6 a.l. La stella centrale è di mag. 14,8; la velocità di espansione è 30 Km/s. E’ la famosa Nebulosa ad Anello rintracciabile fra le stelle beta e gamma della Lira.
M 56 (NGC 6779) è un ammasso globulare nella costellazione della Lira. Dista 31000 anni luce; la Mag. Ass. è -7,3; il diametro reale è 65 anni luce.
Cigno (Cyg)
M 29 (NGC 6913) è un ammasso aperto nella costellazione del Cigno. Dista 4100 anni luce; la Mag. Ass. è -6,2; il diametro reale è 8 anni luce.
NGC 7000 è una nebulosa ad emissione nella costellazione del Cigno. La distanza è 2600 anni luce. E’ la famosa nebulosa “Nord America” e si trova circa 3°,5a sud est di Deneb che è una straordinaria stella supergigante azzurra di spettro A2, circa 80000 volte più luminosa del Sole e lontana circa 1800 anni luce. La nebulosa NGC 7000 è eccitata a splendere dall’emissione ultravioletta della stella HD 199579 di mag. 6,0 e spettro O6.
Ofiuco (Oph)
M 12 (NGC 6218) è un ammasso globulare nella costellazione dell’Ofiuco. Dista 18.000 anni luce; la Mag. Ass. è -7,7; il diametro reale è 75 anni luce. M 12 può venire rintracciata 5°, 7 a sud – est di lambda Oph.
M 10 (NGC 6254) è un ammasso globulare nella costellazione dell’Ofiuco. La distanza è 14500 anni luce; la Mag. Ass. è -7,5; il diametro reale è 60 a.l. E’ rintracciabile circa 13° a sud di kappa Oph, appena 1° a ovest di 30 Oph.
M 62 (NGC 6266) è un ammasso globulare nella costellazione di Ofiuco. Dista 19500 anni luce; ha una Mag. Ass. di -8,8; un diametro reale di 80 anni luce. Per rintracciarlo si può partire da Antares muovendosi 7°, 5 verso est si troverà prima l’ammasso globulare M 19, quindi 3°,8 a sud di quest’ultimo ecco appunto M 62.
M 9 (NGC 6333) è un ammasso globulare nella costellazione di Ofiuco. La distanza è 22500 anni luce; la Mag. Ass. è -7,4; il diametro reale è 60 a.l. E’ un ammasso globulare un po’ oscurato da gas e polveri interstellari in quanto visibile in una direzione non molto lontana dal centro galattico. Esso infatti è parzialmente interessato dalla nebulosa oscura B 64. Si identifica circa 3°,4 a sud est di eta Oph.
M 14 (NGC 6402) è un ammasso globulare nella costellazione di Ofiuco. La distanza è 33500 anni luce; la Mag. Ass. è -9,3; il diametro reale 110 anni luce. E’ rintracciabile 7°,8 a sud di beta Oph.
Sagittario (Sgr)
M 23 (NGC 6494) è un ammasso aperto nella costellazione del Sagittario. Dista 2150 anni luce; la Mag. Ass. è -4,7; il diametro reale è 17 anni luce.
M 20 (NGC 6514) è una nebulosa ad emissione con ammasso aperto nella costellazione del Sagittario. Si trova a 5200 anni luce. E’ la famosa Nebulosa Trifida. Al suo interno vi è un giovanissimo ammasso aperto (ugualmente catalogato NGC 6514).
M 8 (NGC 6523) è una nebulosa ad emissione con ammasso aperto nella costellazione del Sagittario. Si trova a 5200 anni luce. E’ una nebulosa ad emissione chiamata Laguna contenente il giovanissimo ammasso aperto NGC 6530.
M 24 è una nube stellare nella costellazione del Sagittario. In essa si vede proiettato un ammasso aperto ma si tratta del piccolo e debole NGC 6603.
M 17 (NGC 6618) è una nebulosa ad emissione con ammasso aperto nella costellazione del Sagittario. La distanza è 5000 anni luce. E’ una vistosa nebulosa chiamata Omega. Al suo interno vi è un giovanissimo ammasso aperto NGC 6618.
M 25 (IC 4725) è un ammasso aperto nella costellazione del Sagittario. Dista 1900 anni luce; la Mag. Ass. è -5,7; il diametro reale è 18 anni luce.
M 22 (NGC 6656) è un ammasso globulare nella costellazione del Sagittario. Dista 10000 anni luce; la Mag. Ass. è -8,5; il diametro reale è 70 a.l.
Tratto da: Quattro stagioni nel Profondo cielo” Orione pag. 25-47

Quel triangolo è un Capricorno

Il Capricorno è una costellazione dello zodiaco e si trova nell’emisfero australe, fra il Sagittario ad ovest e l’Acquario a nord e ad est.
Questa costellazione è la più piccola fra quelle dello zodiaco nonché una delle più deboli dopo i Pesci e il Cancro; tuttavia, le sue stelle più brillanti si dispongono a formare un triangolo facile da riconoscere, ad est del Sagittario, i cui vertici sono Algedi (Alfa Capricorni) a nordovest, Deneb Algedi (Delta Capricorni) a nordest e Omega Capricorni a sud. Il Capricorno possiede inoltre un buon numero di stelle di quarta grandezza concatenate e relativamente vicine fra loro, che ne facilitano l’individuazione anche in cieli non troppo bui.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va dalla metà dell’estate fino alla metà dell’autunno, dall’emisfero boreale.
Delta Capricorni (Deneb Algedi) è la stella primaria; si tratta di un astro bianco di magnitudine 2,85, relativamente vicino a noi (dista 39 anni luce). Costituisce l’estremità nordorientale della costellazione.
Beta Capricorni (Dabih) è una stella bianca di magnitudine 3,05, distante 344 anni luce; è una stella multipla e si trova nella parte occidentale.
Alfa Capricorni (Algedi) è una celebre stella doppia: le due componenti primarie sono entrambe gialle e rispettivamente di magnitudini 4,30 e 3,58.
La costellazione ospita poche stelle doppie brillanti, ma quelle che ci sono risultano essere particolarmente facili da risolvere. Algedi è una delle stelle multiple più conosciute ed osservate del cielo; le due componenti primarie appaiono risolte anche con piccoli strumenti, grazie alla loro separazione di oltre 6′, mentre al telescopio si scopre che entrambe le componenti sono a loro volta doppie. In realtà le due componenti primarie non sono una coppia fisicamente legata.
Dabih (la stella Beta) è un sistema multiplo, di cui due delle componenti sono risolvibili anche con un binocolo: la primaria è di magnitudine 3,08, mentre la secondaria è di sesta grandezza, situata ad una distanza angolare di circa 3,5′.
La costellazione annovera un discreto numero di stelle variabili alcune delle quali ben visibili anche ad occhio nudo.
La più brillante è la Delta Capricorni, la più luminosa della costellazione; si tratta di una variabile a eclisse che in poco più di 24 ore oscilla fra le magnitudine 2,8 e la 3,0, un’escursione al limite della percezione ad occhio nudo.
Fra le numerose Mireidi spicca RR Capricorni che quando è al massimo è visibile anche con un binocolo, essendo di settima grandezza; quando è al minimo scende alla quindicesima e diventa invisibile anche con grossi strumenti.
La costellazione offre pochi oggetti del profondo cielo di facile osservazione: in parte ciò è dovuto all’assenza della Via Lattea in parte perché le galassie in quest’area di cielo sono tutte più o meno remote e poco luminose, fuori dalla portata di strumenti amatoriali.
Un ammasso globulare non è sfuggito tuttavia all’attenzione di Messier, il quale lo catalogò con la sigla M 30; si individua nella parte sud-orientale della costellazione.
Le galassie visibili in questa parte di cielo sono in massima parte remote.
Nella costellazione è nota una stella, HD 202206 che possiede un sistema planetario composto da un pianeta, catalogato però con la lettera c, poiché HD 202206 b è in realtà una nana bruna; questo pianeta ha una massa oltre due volte superiore a quella del pianeta Giove e un diametro però paragonabile ad esso.
Elaborato da Wikipedia

I miti della Freccia e i misteri di WZ Sagittae

La Freccia (Sagitta) era una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è oggi una delle 88 costellazioni moderne. È composta da stelle piuttosto deboli.
Questa costellazione è una di quelle in cui Johann Bayer sbagliò l’ordine, in questo caso degradando la stella più brillante addirittura allo status di γ, gamma.
Anche se la Freccia non contiene alcuna stella brillante, molte culture l’hanno riconosciuta come una freccia, tra cui i Persiani, gli Ebrei, i Greci e i Romani. Perciò esistono diversi miti riguardo ad essa. I due più importanti fanno riferimento alle vicine costellazioni di Ercole e dell’Aquila.
Secondo il primo, il Titano Prometeo rubò il fuoco agli Dei e lo portò ai mortali, facendo arrabbiare Zeus così tanto che lo incatenò ad una roccia nel Caucaso, dove un’aquila (rappresentata nell’omonima costellazione) gli mangiava il fegato. Poiché Prometeo era immortale, il suo fegato ricresceva ogni giorno, e l’aquila tornava ogni giorno per mangiarlo di nuovo… Ercole lo salvò dalla sua punizione infinita durante la sua Undicesima fatica uccidendo l’uccello con una freccia e liberandolo.
Un’altra storia racconta di come Eracle uccise gli uccelli del lago Stinfalo che terrorizzavano l’Arcadia. Gli uccelli stessi erano identificati con le costellazioni Aquila, Cigno e Lira, La Freccia è stata inoltre interpretata da alcuni come la freccia di Cupido, o come una freccia scoccata dal Sagittario contro lo Scorpione
La costellazione deve il suo nome alla disposizione di quattro stelle poste circa 10° a nord di Altair, che ricorda la figura di una freccia. Giace sulla Via Lattea in un tratto in parte molto oscurato dalle propaggini settentrionali della Fenditura dell’Aquila; le sue stelle sono individuabili con molta facilità, nella parte meridionale dell’area di cielo delimitata dal Triangolo Estivo, sebbene non siano particolarmente luminose, al punto che solo una quindicina sono visibili ad occhio nudo. La parte meridionale della costellazione contiene invece un ricco campo stellare.
Essendo posta poco a nord dell’equatore celeste, questa costellazione può essere vista da tutta la Terra, tranne che dalle parti più meridionali della, il continente antartico; i mesi più adatti sono quelli dell’estate boreale, fra giugno e settembre, anche se specie nell’emisfero nord è ben osservabile anche per più tempo, in particolare per tutto l’autunno.
Alfa Sagittae è conosciuta anche come Sham, è una stella gigante gialla con un tipo spettrale G1 II. Ha una magnitudine apparente di 4,37 e si trova ad una distanza di 610 anni luce. Essa e Beta Sge (anch’essa di magnitudine 4,37) formano le piume dell’asta della freccia.
Gamma Sagittae è una gigante rossa (tipo spettrale M0 III, 3,47m) rappresenta l’asta, assieme alle stelle δ e ε Sge. Si trova ad una distanza di 170 anni luce.
S Sagittae è una variabile Cefeide che oscilla fra la quinta e la sesta magnitudine in circa 8,4 giorni. Le sue oscillazioni possono essere notate anche ad occhio nudo, disponendo di un buon cielo.
U Sagittae è una variabile ad eclisse del tipo Algol. La principale viene totalmente eclissata dalla secondaria.
V Sagittae è una variabile irregolare soggetta a frequenti cataclismi (si trova a circa 9000 anni luce). Il modello che spiega le variazioni luminose prevede due stelle molto vicine con la principale che risucchia materia dalla minore. L’accumulo e la caduta di gas attraverso il Lobo di Roche produrrebbe i guizzi di luce.
WZ Sagittae è una variabile le cui oscillazioni luminose sono dovute a perturbazioni gravitazionali in un sistema binario stretto formato da una nana bianca piccola e massiccia e una nana rossa un po’ maggiore come dimensioni ma con una massa trascurabile. La nana rossa orbita intorno alla principale nel brevissimo periodo di 81 minuti e perdendo materia eccita la fotosfera della nana bianca. Così in media ogni 33 anni WZ Sagittae che normalmente è di magnitudine 15 balza alla 7. La distanza è intorno ai 300 anni luce.
FG Sagittae è un’inconsueta variabile che è aumentata di luminosità fino al 1967 mentre ora è in declino. Si trova a 8150 anni luce avvolta in un guscio di gas in espansione. Il diametro del guscio è intorno a 75 mila UA, cioè più di un anno luce.
La Freccia ricade nella Via Lattea e contiene al suo interno un ricco campo stellare, mentre nella parte più occidentale quest’ultima è oscurata dalla Fenditura dell’Aquila un grande complesso di nebulose oscure appartenenti al nostro braccio di spirale che oscurano in senso longitudinale la scia della nostra Galassia. Gli oggetti non stellari scarseggiano, anche a causa delle ridotte dimensioni della costellazione, e quelli che ci sono si trovano in massima parte al di fuori della portata di piccoli strumenti.
L’oggetto più brillante è M 71 il quale è un ammasso globulare molto sparso, che è stato a lungo scambiato per un denso ammasso aperto. Si trova ad una distanza di circa 13.000 anni luce ed è stato scoperto dall’astronomo francese Philippe Loys de Chéseaux nell’anno 1745 o 1746.
HD 231701 è una stella gialla di sequenza principale che possiede un sistema planetario; possiede un pianeta, probabilmente un gigante gassoso con una massa simile a quella di Giove che orbita a 0,55 UA dalla sua stella madre.
Elaborato da Wikipedia

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