Le costellazioni di gennaio 2016

Il cielo orientale di inizio anno si presenta, nelle prime ore della notte, con le costellazioni zodiacali del Cancro e, di seguito, del Leone. A occidente si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete, e quella molto più grande ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso. Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, praticamente allo zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono. La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione. Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto BetelgeuseBellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, Alnitak, Alnilam e Mintaka. Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42. Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed ilCane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione. Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla stella polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
Il cielo nel mese di gennaio (Astronomia.com) a cura di Stefano Simoni

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Il Pesce Australe e Pegaso

Il Pesce Australe (in latino Piscis Austrinus, Piscis Austrini abbreviazione PaS) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è anche una delle 88 costellazioni moderne.

Mappa della costellazione

Il Pesce Australe ha delle dimensioni molto ridotte, ma nonostante ciò è identificabile con facilità, a sud del Capricorno e dell’Aquario, grazie alla brillante Fomalhaut, una stella di magnitudine 1,16; questa astra, considerata una delle quattro stelle regali dell’astrologia (assieme a Aldebaran, Regolo e Antares), possiede un sistema planetario e un disco di detriti, e inoltre, grazie alla precessione degli equinozi, si troverà nell’emisfero boreale celeste fra circa 6000 anni. La luminosità di Fomalhaut viene esaltata inoltre dal fatto che si trova in una regione di cielo priva di stelle luminose. Se si considera che anticamente la coda del Pesce Australe cadeva nell’attuale costellazione del Microscopio, creata in epoca moderna, l’asterismo riproduce abbastanza fedelmente l’idea di un pesciolino stilizzato.
Nonostante la sua declinazione attuale sia piuttosto bassa (mediamente -30°), la costellazione è ben visibile da gran parte dell’emisfero nord; il periodo migliore per la sua osservazione nei mesi serali ricade nel periodo compreso fra settembre e gennaio. La presenza della stella Fomalhaut sopra l’orizzonte meridionale dopo il tramonto indica l’avvicinarsi della stagione autunnale. Dall’emisfero australe, di contro, la costellazione appare nei cieli serali della fine dell’inverno, e il suo progressivo abbassarsi sopra l’orizzonte occidentale dopo il tramonto indica l’arrivo dell’alta stagione.
Stelle principali
Fomalhaut (α Piscis Austrini) è la diciottesima stella più brillante della volta celeste; si tratta di una stella bianca di magnitudine 1,16, leggermente meno brillante di Sirio in termini assoluti; la sua distanza di appena 25 anni luce ne fa inoltre una delle stelle più vicine al nostro Sole. Possiede un pianeta extrasolare, Fomalhaut b, ed una cintura asteroidale.
ε Piscis Austrini è una stella azzurra di magnitudine 4,18, distante 744 anni luce.
Aboras (δ Piscis Austrini) è una stella gialla di magnitudine 4,20, distante 170 anni luce.
Tra le altre stelle, Lacaille 9352 è la decima stella più vicina al Sole, nonché quella con il quarto più alto moto proprio conosciuto.
La costellazione è priva di oggetti del profondo cielo alla portata di piccoli strumenti; sono presenti qui solo delle galassie remote e poco appariscenti.

Pegaso (in latino Pegasus, Pegasi abbreviazione Peg) è una costellazione settentrionale; è una delle 88 costellazioni moderne, ed era anche una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo. Gli antichi vi vedevano raffigurato il mitico cavallo alato dello stesso nome.

Mappa della costellazione

Quella di Pegaso è una grande e ben nota costellazione del cielo boreale; le sue tre stelle più brillanti, assieme a Sirrah (α And), formano un quadrilatero detto il Quadrato di Pegaso, un celeberrimo asterismo facilmente riconoscibile in cielo anche dalle aree urbane. A questa si aggiunge Enif, una stella da seconda magnitudine, più altre di terza e quarta grandezza, che delineano la costellazione ad est del Cigno e della Freccia. L’area di cielo occupata dalla costellazione non è particolarmente ricca di stelle di fondo, non essendo sovrapposta alla scia della Via Lattea e in particolare il Quadrato appare quasi privo di stelle di fondo.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra luglio e gennaio; dall’emisfero nord è una delle più classiche e riconoscibili figure del cielo delle notti autunnali, quando Pegaso si presenta alta nel cielo assieme a Cassiopea. Dall’emisfero sud la sua visibilità è leggermente ridotta, sebbene la sua declinazione non sia particolarmente elevata, e anzi la parte meridionale della costellazione giace a pochi gradi dall’equatore celeste.
Stelle principali
Enif (ε Pegasi) è una supergigante rossa di magnitudine 2,38, distante 672 anni luce; è la stella brillante più occidentale della costellazione.
Scheat (β Pegasi) è una gigante rossa di magnitudine 2,44, distante 199 anni luce; costituisce il vertice nordoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Markab (α Pegasi) è una gigante azzurra di magnitudine 2,49, distante 140 anni luce; costituisce il vertice sudoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Algenib (γ Pegasi) è una subgigante azzurra di magnitudine 2,83, distante 333 anni luce.
Matar (η Pegasi) è una gigante gialla di magnitudine 2,93, distante 215 anni luce.
51 Pegasi è accompagnata da un pianeta extrasolare, il primo ad essere stato scoperto.
Sirrah veniva considerata parte sia di Pegaso che di Andromeda ma l’Unione Astronomica Internazionale, fissando ufficialmente i confini delle costellazioni, ha stabilito che Sirrah appartiene ad Andromeda. Quest’ultima, insieme a Markab, Scheat e Algenib formano un asterismo noto come Quadrato di Pegaso.
La costellazione si estende in una regione di cielo non oscurata dalle polveri galattiche, pertanto sono visibili in particolare galassie, alcune delle quali sono piuttosto appariscenti.
Nella parte occidentale di Pegas0, verso il confine col Cavallino, è visibile M15, un ammasso globulare fra i più luminosi della volta celeste, osservabile anche con un binocolo.
Fra gli oggetti esterni alla Via Lattea, la galassia più luminosa è NGC 7331, una galassia spirale vista quasi di taglio e individuabile anche con un piccolo telescopio come una macchia allungata in senso nord-sud; da questa galassia si può reperire con facilità, avendo a disposizione un potente strumento, un gruppo di galassie interagenti noto come Quintetto di Stephan, oggetto di studio da parte degli astronomi allo scopo di conoscere le dinamiche dei gruppi di galassie.
NGC 7217 è invece una galassia spirale vista con un angolo che ne consente la facile individuazione dei bracci di spirale, sebbene per distinguerli dall’alone occorrano strumenti molto potenti; in un piccolo strumento si presenta come una macchia chiara di forma ovaleggiante.
Pegaso è nota anche per contenere il primo oggetto del New General Catalogue, NGC 1; si tratta di una galassia spirale poco luminosa.

Così appariva il nostro Sistema Solare

Gli scienziati dell’Università dell’Arizona hanno scoperto ciò che potrebbe avvicinarsi ad una “foto da bambino” del nostro Sistema Solare. Hanno scoperto, infatti, che la giovane stella HD 95086 è dotata di due cinture composte da polvere e che è circondata da un grande alone tipico dei giovani sistemi planetariStrutture di polvere simili sono presenti anche attorno ad un’altra stella, di poco più anziana e con una massa poco più grande di quella del nostro Sole, HR 8799, in cui l’ampio gap tra i due nastri di polvere è occupato da quattro grandi pianeti. Spesso ci si riferisce ad essa come ad una versione più giovane ed in scala del nostro Sistema Solare. Aver trovato un’altra stella simile a HR 8799 suggerisce un modello comune per come le stelle formino i pianeti e come i loro sistemi planetari si evolvano. L’età di questi sistemi copre un periodo interessante, da circa 10 a 90 milioni anni, quando i pianeti terrestri si sono formati ed i pianeti giganti hanno raggiunto la loro posizione definitiva all’interno del nostro Sistema Solare. Kate Su, a capo del team di scienziati che ha realizzato la ricerca e che lavora presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università dell’Arizona e l’Osservatorio Steward sostiene che HD95086 possa essere considerato «Uno snapshot di come sarebbe apparso il nostro sistema solare quando aveva “solo” 10 o 20 milioni di anni». Grazie ai dati forniti dai telescopi spaziali Spitzer della NASA e Herschel dell’ESA, combinati con simulazioni dettagliate, i ricercatori hanno scoperto che HD 95086 e HR 8799 sono entrambe circondate da un vasto alone discoidale formato da polvere finissima, cosa che suggerirebbe attività di collisione nelle loro cinture. Comportamento, questo, inaspettato in sistemi che stanno sperimentando l’assestamento dinamico di giganti gassosi e la possibile tarda formazione di pianeti giganti ghiacciati. La grande differenza tra le cinture calda e fredda di HD 95086 e HR 8799 e alcuni altri sistemi vicini e più vecchi, come i gemelli del disco di detriti attorno a Vega e Fomalhaut, sono un ottimo indizio, secondo il team di ricerca, che ci siano molti pianeti ancora da scoprire. HD 95086 e HR 8799 si trovano nelle costellazioni di Carina e Pegaso, rispettivamente a 295 e 129 anni luce dalla Terra. «Il sistema HD 95086 con la sua una giovane stella che ospita almeno un pianeta con una massa pari a cinque volte quella di Giove, insieme a una cintura di detriti e asteroidi simile a quella di Kuiper, è un bersaglio promettente per la caccia pianeta», aggiunge la Su. «Entrambi i sistemi sono molto simili, tranne per il fatto che  HD 95086 ha più polvere, cosa che è in linea con le teorie di formazione dei pianeti e ci porta a credere che sia il più giovane dei due. È cercando in altri sistemi come questi che possiamo scoprire come il nostra sistema solare si sia formato».
«Ci devono essere più pianeti di quelli ad oggi scoperti per aver dato origine ad un divario così grande », secondo Sarah Morrison, coautrice della ricerca e studente di dottorato presso il Dipartimento di Scienze Planetarie della UA, che si occupa di modellizzare i dati per stabilire quale sia il numero di pianeti che possono essere all’interno del sistema, quali possano essere le loro masse e dove possano trovarsi le loro orbite. «Pensiamo che il sistema sia un ottimo candidato per le campagne di imaging diretto a trovare questi pianeti». «Sapere dove possano trovarsi gli eventuali altri pianeti e quale sia la loro massa potrebbe essere di grande vantaggio per gli scienziati che sono alla ricerca delle deboli tracce di pianeti vicino a una stella luminosa». «Grazie alla conoscenza di dove la quantità di detriti sia maggiore e delle proprietà del pianeta conosciuto del sistema si può avere un’idea di quale altro tipo di pianeti possano essere lì» aggiunge la Morrison. «Sappiamo che dovremmo cercare diversi pianeti, invece di un singolo pianeta gigante». «Queste due stelle si trovano in una fase della loro evoluzione nella quale pensiamo siano avvenuti molti eventi interessanti nel nostro Sistema Solare, come la formazione della Luna »aggiunge Renu Malhotra, professore presso il Dipartimento di Scienze Planetarie dell’UA e coautrice anche lei dello studio. «I processi che vediamo essere in corso in questi altri sistemi possono essere correlati alle osservazioni fatte nel nostro Sistema Solare e fornire uno sguardo indietro alla nostra storia». «Una delle questioni che continuiamo a porci sul nostro sistema solare è perché è lo spazio tra i pianeti sia così vuoto. Sappiamo che in periodi di tempo lunghi, la gravità dei pianeti è in grado di eliminare i detriti. Sistemi come HR 8799 e HD 95086 offrono l’opportunità di osservare i processi dinamici che si sono verificati molto tempo fa nel nostro sistema solare».
di Francesco Aloisio (INAF)

Le costellazioni di settembre

Alla metà del mese il cielo della sera è completamente buio attorno alle 21.00 e la mattina comincia ad albeggiare solo dopo le ore 6.00. Il cielo di settembre, a causa delle giornate sempre più brevi, è sostanzialmente simile a quello di agosto, con la differenza che gli astri che eravamo abituati a vedere ben alti in cielo intorno allamezzanotte, sono invece spostati verso occidente dove si accingono a tramontare. Nelle prime ore della sera sarà possibile scorgere sull’orizzonte lo Scorpione, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. Più a Nord – Ovest tramonta invece la costellazione del Bootes, caratterizzata dalla supergigante rossa Arturo, circa 500 volte più grande del nostro Sole: al suo fianco sinistro notiamo la piccola costellazione della Corona Boreale. Qualche ora più tardi sarà il turno del Triangolo Estivo (descritto dettagliatamente nelcielo di luglio) ad avviarsi verso l’orizzonte occidentale. Con l’aiuto delle mappe del cielo si potranno facilmente identificare anche le costellazioni minori, disposte tra l’Aquila e il Cigno; in particolare, sono riconoscibili la Volpetta, la Freccia e il Delfino. Tornando alla fascia zodiacale, le costellazioni visibili verso Sud in questo periodo sono meno spettacolari e di più difficile identificazione rispetto a quelle osservate nei mesi precedenti. Capricorno, Acquario e Pesci sono piuttosto estese, ma prive di stelle brillanti. Più facile da trovare la minuscola costellazione dell’Ariete, che vedremo sorgere a Est. Per riconoscere queste costellazioni possiamo sfruttare gli allineamenti delle stelle più brillanti delle costellazioni che troviamo nelle vicinanze: Acquario e Pesci ad esempio si trovano proprio sotto il grande quadrilatero di Pegaso, il cavallo alato, che dopo il tramonto domina il cielo di Sud-Est. Partendo da Pegaso, verso Nord-Est, troviamo la costellazione di Andromeda, dove anche con un semplice binocolo (ma in cieli molto oscuri la si intravede già ad occhio nudo) è possibile osservare l’omonima galassia. Andromeda è seguita da Perseo, con una forma che ricorda una “Y” rovesciata. Più in alto rispetto ad Andromeda e Perseo, spostandoci a Nord verso la stella polare(non riesci a trovarla?), troviamo Cassiopea, con la sua caratteristica forma a “W”, e la meno appariscente costellazione di Cefeo, dalla forma di una casetta stilizzata. Tra Perseo e Cassiopea c’è un altro noto oggetto del profondo cielo che merita di essere osservato: si tratta del cosiddetto Doppio Ammasso del Perseo. I due ammassi contengono complessivamente circa 400 stelle e distano da noi oltre 7.000 anni luce, separati da circa un migliaio di anni luce l’uno dall’altro. Il “Doppio Ammasso” è un oggetto molto esteso: la visione migliore la si può avere con un binocolo, che permette di ammirare entrambe le concentrazioni di stelle, che di norma non entrano nel ristretto campo inquadrato da un telescopio. Completiamo la descrizione della volta celeste con l’Orsa Maggiore, che troviamo a Nord – Ovest, accompagnata dal Dragone, una vasta costellazione che si snoda come un serpente tra le due Orse.
Per tutte le altre informazioni sul cielo del mese leggi l’articolo a cura di Stefano Simoni su Astronomia.com

Arrivano le stelle di gennaio

Le costellazioni zodiacali che sorgono ad oriente nelle prime ore della notte sono il Cancro e, di seguito, il Leone.
A occidente invece si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete e quella molto più estesa ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso.
Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, quasi allo Zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono.
La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione.
Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto Betelgeuse e Bellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, AlnitakAlnilam e Mintaka.
Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42.
Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed il Cane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione.
Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla Stella Polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
A cura dell’Unione Astrofili Italiani (UAI)

Le costellazioni di settembre

Alla metà del mese il cielo della sera è completamente buio attorno alle 21.00 e la mattina comincia ad albeggiare solo dopo le ore 6.00. Il cielo di settembre, a causa delle giornate sempre più brevi, è sostanzialmente simile a quello di agosto, con la differenza che gli astri che eravamo abituati a vedere ben alti in cielo intorno alla mezzanotte, sono invece spostati verso occidente dove si accingono a tramontare. Nelle prime ore della sera sarà possibile scorgere sull’orizzonte lo Scorpione, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. Più a Nord – Ovest tramonta invece la costellazione del Bootes, caratterizzata dalla supergigante rossa Arturo, circa 500 volte più grande del nostro Sole: al suo fianco sinistro notiamo la piccola costellazione della Corona Boreale. Qualche ora più tardi sarà il turno del Triangolo Estivo (descritto dettagliatamente nel cielo di luglio) ad avviarsi verso l’orizzonte occidentale. Con l’aiuto delle mappe del cielo si potranno facilmente identificare anche le costellazioni minori, disposte tra l’Aquila e il Cigno; in particolare, sono riconoscibili la Volpetta, la Freccia e il Delfino. Tornando alla fascia zodiacale, le costellazioni visibili verso Sud in questo periodo sono meno spettacolari e di più difficile identificazione rispetto a quelle osservate nei mesi precedenti. CapricornoAcquario e Pesci sono piuttosto estese, ma prive di stelle brillanti. Più facile da trovare la minuscola costellazione dell’Ariete, che vedremo sorgere a Est. Per riconoscere queste costellazioni possiamo sfruttare gli allineamenti delle stelle più brillanti delle costellazioni che troviamo nelle vicinanze: Acquario e Pesci ad esempio si trovano proprio sotto il grande quadrilatero di Pegaso, il cavallo alato, che dopo il tramonto domina il cielo di Sud-Est. Partendo da Pegaso, verso Nord-Est, troviamo la costellazione di Andromeda, dove anche con un semplice binocolo (ma in cieli molto oscuri la si intravede già ad occhio nudo) è possibile osservare l’omonima galassia. Andromeda è seguita da Perseo, con una forma che ricorda una “Y” rovesciata. Più in alto rispetto ad Andromeda e Perseo, spostandoci a Nord verso la stella polare(non riesci a trovarla?), troviamo Cassiopea, con la sua caratteristica forma a “W”, e la meno appariscente costellazione di Cefeo, dalla forma di una casetta stilizzata. Tra Perseo e Cassiopea c’è un altro noto oggetto del profondo cielo che merita di essere osservato: si tratta del cosiddetto Doppio Ammasso del Perseo. I due ammassi contengono complessivamente circa 400 stelle e distano da noi oltre 7.000 anni luce, separati da circa un migliaio di anni luce l’uno dall’altro. Il “Doppio Ammasso” è un oggetto molto esteso: la visione migliore la si può avere con un binocolo, che permette di ammirare entrambe le concentrazioni di stelle, che di norma non entrano nel ristretto campo inquadrato da un telescopio. Completiamo la descrizione della volta celeste con l’Orsa Maggiore, che troviamo a Nord – Ovest, accompagnata dal Dragone, una vasta costellazione che si snoda come un serpente tra le due Orse.
Tratto da Il cielo nel mese di settembre 2013 di Astronomia.com a cura di Stefano Simoni

Pegaso: le compagne di NGC 7331

La galassia più brillante del Pegaso, NGC 7331, è molto alta in cielo durante le notti autunnali, arrivando a culminare a solo una decina di gradi dallo zenit. Questa celebre spirale è stata una delle prime scoperte da W Herschel oltre 200 anni fa e da allora è stata attentamente studiata dagli astronomi con strumentazioni sempre più sofisticate; oggi si ritiene che vi siano molte somiglianze tra questa galassia e Via Lattea, fatto eccezione, se vogliamo, per quella fantomatica “barra” che secondo recenti scoperti alloggerebbe all’interno del nostro sistema; volendo fare un’analogia sarebbe forse più corretto pensare a una miniaturizzazione della Nebulosa di Andromeda, impressione che di fatto si ha osservando la 7331 in un telescopio da 40 cm. Tra l’altro, essendo circa 20 volte più distante della Nebulosa di Andromeda e di dimensioni angolari pari a un ventesimo, si può considerare a tutti gli effetti come una copia di M 31. Le eventuali differenze appaiono solo spettroscopicamente, nel senso che la galassia di Pegaso possiede un numero molto maggiore di giovani stelle blu.
Com’è stato notato dagli osservatori del passato, spesso avviene che le grandi spirali siano accompagnate da un piccolo corteggio di galassiette minori, non necessariamente satelliti; anzi, nel caso della 7331, come vedremo, la grande discrepanza nella velocità di recessione, e quindi ella distanza, tra questa e i suoi evanescenti vicini è già di per sé sufficiente a dirimere la questione.
Secondo quanto riportato da osservatori dell’Ottocento e successivamente confluito nel catalogo NGC del Dreyer, sarebbero 8 le galassie vicine a NGC 7331; tuttavia non si dimentichi che nei lavori di pattugliamento celesti venivano impiegati strumenti enormi e poco maneggevoli (basti pensare al celebre Leviathan di Birr Castle impiegato dal Terzo Conte di Ross) i quali se da un lato erano in grado di rivelare un numero sempre crescente di nuovi oggetti, ne rendevano spesso difficile un controllo successivo, specialmente dopo i lunghi periodi di maltempo caratteristici di certi Paesi come la Gran Bretagna o l’Irlanda. Come se non bastasse, un ruolo non invidiabile veniva svolto anche da una certa instabilità delle complicate impalcature che servivano a reggere e muovere gli strumenti (si racconta che Carolina Herschel viveva costantemente nella paura che il fratello cadesse malamente da 5 metri d’altezza!). A questo di deve poi aggiungere l’imperfezione ottica dei grandi obbiettivi del passato che potevano talvolta mostrare come nebulosa una semplice stella doppia, magari stretta, o un fortuito piccolo raggruppamento di stelline al limite della visibilità. Questo, sia ben chiaro, capita ancora oggi quando il seeing della notte non è favorevole, vanificando così anche un’ottica superba. Ma se andiamo a sommare tutta la serie dei fattori negativi brevemente esposti, ci rendiamo conto che anche alcuni valenti astronomi potevano essere facil­mente ingannati o commettere errori nel riportare la posizione precisa di un oggetto quando gli appunti venivano presi in condizioni precarie.
Noi astrofili visualisti ci troviamo oggi in condizioni incomparabilmente superiori a quella dei nostri gloriosi antenati: disponiamo di ottiche ben lavorate, montature stabili che si spostano con un dito e senza l’ausilio di maldestri aiutanti, abbiamo a disposizione capi di vestiario che ci mantengono caldi rendendo agevoli le osservazioni anche durante il freddo pungente dell’inverno, abbiamo carte stellari precise su cui confrontare direttamente ciò che osserviamo; ma soprattutto, in caso di necessità, abbiamo la possibilità di caricare il telescopio in auto e percorrere centinaia di chilometri per mettersi al riparo da condizioni meteo avverse.
Riteniamo pertanto interessante andare a curiosare direttamente su alcune sviste del passato e registrare così le nostre personali impressioni.
Cominciamo subito con l’osservare che alcune di queste galassie situate nei pressi di NGC 7331 non solo sono reali, ma sono facilmente alla portata di un telescopio da 40 cm. La più brillante di queste, NGC 7335, è addirittura osservabile in un 25 cm a un centinaio di ingrandimenti. È una piccola galassia abbastanza compatta, orientata da NNW a SSW con dimensioni 60″×30″; ha una velocità di recessione di 6300 km/sec, in che significa una distanza di superiore a 270 milioni di anni luce; è quindi decisamente più lontana della 7331 che, com’è già intuibile dalle sue dimen­sioni, dista solo una cinquantina di milioni di anni luce.
Al secondo posto troviamo NGC 7340 che appare come un piccolo fiocchetto pressoché circolare, diffuso, con diametro di una 30-ina di secondi. La distanza è del tutto analoga, vale a dire attorno ai 280 milioni di anni luce.
Anche NGC 7337 è perfettamente alla portata di un 30 o 40 centimetri, ma è di aspetto più diffuso e presenta una luminanza superficiale molto bassa; impiegando la visione distolta, sì da sfruttare meglio la sensibilità dell’occhio, la possiamo scorgere senza problemi tra 2 stelline di 13-esima distanti 2.5′ e orientate all’incirca da est a ovest. La distanza di questa galassia è di circa 300 milioni di anni luce.
Una vera e propria sfida è invece NGC 7336, galassietta di 16-esima! Non fatevi tuttavia impres­sionare da questo valore in apparenza sconcertante, perché non è tanto la magnitudo integrata a rendere visibile una galassia, quanto quella specifica, ossia per unità di area. Nella fattispecie abbiamo a che fare con una galassietta molto piccola, del diametro di 20 o 30 secondi al massimo che fa scendere la magnitudo specifica sotto la 14-esima. Tradotto vuol dire che se il cielo è molto limpido è possibile scorgerla, in visione distolta, con un oculare a corta focale. NGC 7336 è comunque distante quasi 400 milioni di anni luce!
Spostiamoci ora verso il lato occidentale della 7331. Come abbiamo accennato, uno degli inganni in cui di sovente incorrono i visualisti e quello di scambiare per un piccolo oggetto nebuloso una coppia di stelle molto ravvicinata; questo è dovuto più che altro al ridotto potere risolutivo dell’occhio in condizioni di luce molto critica. Un esempio che oggi ci può fare sorridere è quello di M40, costituito da una coppia di stelle bianche di 9a grandezza separate da oltre 50″ e segnalate per la prima volta da Hevelius nel 1660 nel suo Prodromus Astronomiae; è vero che un moderno 20×80 è in grado di mostrarla perfettamente, ma è anche vero che alcuni dei piccoli cannocchiali di quell’epoca erano di pessima fattura (non per niente si narra che l’astronomo di Danzica, dotato di una vista acutissima, preferisse di gran lunga l’osservazione a occhio nudo a quella telescopica!); è quindi assai probabile che lo stesso Hevelius sia stato indotto nell’errore; né potrebbe essere altrimenti perché fu proprio il suo reportage di una presunta nuovanebula supra tergum [Ursae Maioris] a indurre il Messier a effettuare una ricerca più approfondita nella zona.
Lord Rosse deve essersi trovato in una situazione analoga quando riferì la scoperta di una nuova galassietta 2.5′ a ovest del nucleo di NGC 7331 e che è stata successivamente denominata NGC 7326 ed è costituita semplicemente da 2 stelline di 15-esima facilmente risolvibile in un telescopio da 30 cm.
Più difficile da capire, sempre però alla luce di noi moderni, è NGC 7325 che è invece costituito da una coppia larga costituita da 2 stelle di magnitudo 14 e 15 separate da 16″ in direzione NNW-SSE.
NGC 7327 fu invece scoperta dall’astronomo tedesco Ernst W. Tempel con un rifrattore da 28 cm. Sebbene Tempel abbia fornito una posizione molto vaga di quest’oggetto nei suoi appunti, Dreyer riuscì tuttavia a fornirne l’esatta posizione, probabilmente grazie a uno scambio di corrispondenza tra i due. L’astronomo Harold Corwin dell’università del Texas e famoso per i suoi lavori di fotometria stellare aveva ipotizzato che tracce di presunta nebulosità associata con la 7331 fosse la causa dell’apparente diffusione della luce alcune stelle vicine alla galassia e pertanto scambiate per oggetti nebulari. Questo si è tuttavia dimostrato infondato e non è da escludere che la svista del Tempel fosse semplicemente da ricercare nel pessimo seeing incontrato durante alcune notti; NGC 7327 è infatti una stellina di 13-esima alla portata di un telescopio da 20 cm.
Un discorso analogo vale per NGC 7333, situata quasi a ridosso verso est della 7331 e scoperta da Herman Schultz a Upsala nel 1875. Grazie alla sua posizione molto accurata gli astronomi a Birr Castle riuscirono facilmente a chiarire l’equivoco, negando la presenza di una nuova galassia. Questo però, ancora una volta, ci fa mettere in dubbio la qualità ottica di quell’immenso strumento, perché sulle lastre del Palomar appare effettivamente una stella doppia molto stretta, sicuramente individuata dallo Schultz che, pur osservando con uno strumento molto più modesto di quello di Lord Rosse, l’aveva probabilmente scambiata per un piccolo fiocchetto nebuloso.
Tratto da Il Galassiere

M 15 nasconde Pease 1

Questo mese nella sua rubrica Stelle e Profondo Cielo, pubblicata su Orione numero 246, Piero Mazza ci accompagna in una passeggiata nella costellazione di Pegaso. E parlando di Pegaso non si può non accennare ad M 15 uno dei più belli ammassi globulari del cielo settentrionale. Per trovarlo immaginate una linea che unisce Theta Pegasi (mag. 3,5) alla Epsilon (mag. 2,3); prolungando questa linea verso nord ovest di circa la metà si arriva all’ammasso. M 15 è uno dei globulari più densi della Galassia, è distante quasi 34.000 anni luce ed è situato 15000 anni luce al di sotto dell’equatore galattico. M 15 presenta inoltre una particolarità che lo rende unico fra i globulari: al suo interno si trova una nebulosa planetaria chiamata Pease 1. E’ arduo scovarla perchè si trova incastonata nella parte centrale dell’ammasso.
Alla distanza di 1,8° ENE da M 15 si trova la debole nebulosa planetaria NGC 7094. Spostandoci di circa 2° ad ovest di Lambda Pegasi si trova una bella coppia di galassie NGC 7332 e NGC 7339. Circa 10,5° a nord della coppia precedente si trova NGC 7331, ritenuta da molti una miniatura della celebre galassia di Andromeda A fianco di NGC 7331 si trovano tre deboli galassie; la più evidente è NGC 7335 le altre sono NGC 7337 e NGC 7340.
Associata a NGC 7331 sembra invece essere NGC 7320 la componente più facile del Quintetto di Stephan. Questo celebre Quintetto non è molto semplice da vedere. Per esempio le due componenti NGC 7318 A e B appaiono come un’unica chiazza estesa. Una celebre questione riguarda l’appartenenza di NGC 7320 al Quintetto poichè il suo redshift rivela una distanza di gran lunga inferiore alle altre quattro galassie. Osservazioni recenti del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di dimostrare che si tratta effettivamente di un … intruso ossia di una galassia associata solo prospetticamente alle altre.
Per tutte le informazioni tecniche rimandiamo all’articolo di Mazza che trovate sull’ultimo numero di Orione ora in edicola.

Il cielo in ottobre: Pegaso, Andromeda, Perseo e Auriga

Il cielo ad ottobre vede in prima serata alcune costellazioni davvero degne di nota, ma è un po’ penalizzato dalla parte bassa del cielo in meridiano e soprattutto da due cieli poco visibili: quello estivo con il famoso Triangolo ormai è quasi un ricordo, sebbene Deneb sia ancora ben alta in cielo, mentre quello di autunno inverno sta ancora sorgendo in tutto il suo splendore.
Un cielo di transizione quindi, che vede come costellazioni principali quelle di Pegaso e Andromeda al meridiano, alte, e Perseo con l’Auriga. Come detto, nella parte di sud est il cielo più basso offre una carrellata di costellazioni molto deboli che nelle città lasciano intravedere a malapena qualche stella.
Il lato nord, invece, presenta sempre le solite costellazioni circumpolari.
ORIZZONTE NORD – ore 23.00
Ma andiamo per gradi, partendo come sempre dal lato nord del cielo.
Il cielo dell’orizzonte nord di prima serata vede l’Orsa Maggiore nel suo punto più basso nel giro intorno alla Polare, contrariamente a Cassiopea che invece si appresta a raggiungere la cima più alta, allo zenit. Le due costellazioni, infatti, sono sempre rintracciabili ai lati opposti rispetto alla Polare, in un inseguimento senza fine.
L’Orsa Maggiore è riconoscibile per la forma a mestolo delle sette stelle principali, mentre cassiopea in questo periodo ha una inconfondibile forma a M, o quasi. Prolungando di tre volte il segmento che unisce Dubhe e Merak è possibile giungere dritti dritti alla Polare, posta ad una altezza pari alla latitudine del luogo di osservazione. Continuando con il nostro segmento si arriva, invece, alla stella Errai, o gamma Cephei, ad indicare il tetto della casetta che caratterizza la forma della costellazione del Cefeo.
Sul versante di nord ovest sta scendendo la debole ed estesa costellazione del Drago, mentre proprio sotto cassiopea sta salendo il triangolo di stelle della debole Giraffa. Vicino alla Polare è possibile scorgere due stelle, una rossa ed una bianca. Si tratta dei cosiddetti Guardiani della Polare, Kochab, la rossa, e  Pherkad, la bianca, ambedue dell’Orsa Minore. Sono le due stelle più brillanti che effettuano il giro curcumpolare più vicino alla Polare, e proprio per questo sembrano effettuare una ronda intorno all’astro del Nord. Proprio per questo sono dette Guardiani della Polare.
Proprio sotto queste due stelle è rintracciabile Thuban, la stella più importante del Drago nonché passata e futura stelle del Nord. Con il passare delle ore, le costellazioni circumpolari continuano il loro viaggio intorno alla Polare in senso antiorario, salendo verso nord-est e scendendo verso nord-ovest senza mai tramontare.
Ore 02.00
In piena notte, l’Orsa Maggiore si mette sulla coda durante la risalita verso nord-est, mentre Cassiopea, raggiunto l’apice dell’orbita, inizia la discesa verso nord-ovest preceduta dal Cefeo. Le costellazioni sono sempre le stesse, ma cambiano la posizione, quindi ora la zona più bassa del cielo è occupata dal debole Drago mentre la Giraffa occupa lo zenit in condivisione con Cassiopea.
Al centro, come sempre, la Polare.
Ore 05.00
Prima dell’alba ci si presenta un cielo di fine inverno-inizio primavera, con L’Orsa Maggiore e cassiopea quasi alla stessa altezza dall’orizzonte ed alla stessa distanza dalla Polare, mentre la zona più alta del cielo è occupata dalla Giraffa e dalla Lince posta sopra l’Orsa Maggiore, e la zona più bassa è occupata sempre dal Drago. Proprio sotto il Cefeo sta tramontando Deneb nel Cigno..
LE STELLE DI PRIMA SERATA – Ore 23.00
Il passaggio in meridiano di prima serata è occupato quasi esclusivamente, nella zona alta del cielo, dal grande quadrato di Pegaso-
Occasione ancora valida per l’osservazione, anche al binocolo, dell’ammasso globulare M 15, nella costellazione di Pegaso, mentre poco più ad Est una coppia di galassie sarà sicuramente una grande attrazione: M 31, la famosa Galassia di Andromeda, e M 33, la Galassia del Triangolo nell’omonima costellazione.
Il resto del cielo vede costellazioni molto deboli e vaste, come quella zodiacale dei Pesci preceduta da Acquario e Capricorno.. La zona di cielo è illuminata quasi esclusivamente da due stelle brillanti: la prima è Fomalhaut, ne Pesce Australe , mentre la seconda è Diphda, nella Balena.
Nel frattempo, verso Ovest stiamo perdendo alcune delle costellazioni che ci hanno accompagnato per tutto il periodo estivo. Ercole è ridotto al lumicino nell’orizzonte basso di nord ovest, mentre il Triangolo Estivo vede Vega nella Lira e Altair nell’Aquila ancora presenti ma molto basse, al contrario di Deneb nel Cigno che si presenta ancora ad una altezza buona, tanto che come abbiamo visto tramonterà poco prima dell’alba.
Il cielo dell’orizzonte est invece riserva le sorprese stagionali, una anteprima di ciò che apparirà nei mesi a venire. Il Perseo è molto alto all’orizzonte, ottima occasione per non mancare l’appuntamento con il Doppio Ammasso, uno dei gioielli più belli di tutto il cielo. Più in basso, scampoli di autunno vengono dati dalle Pleiadi nella costellazione del Toro e dalle brillanti stelle Aldebaran, nel Toro, dall’accentuato colore arancione, e Capella nell’Auriga, tra le stelle più brillanti di tutto il cielo. Ancora è presto per guardare più in basso, ma basta aspettare un po’ per veder sorgere lo spettacolo invernale. Alle due di notte il Perseo ha raggiunto la massima altezza.
La vera novità, tuttavia, è data dalla presenza in cielo, a mezza altezza, della costellazione di Orione, vera guida per tutte le altre costellazioni del cielo di autunno inverno. Una serie numerosa di stelle brillanti per la costellazione di Orione, nella quale spiccano la rossa Betelgeuse e la azzurra Rigel, molto riconoscibili. Al loro centro, una serie di tre stelle in verticale a rappresentare la cintura del cacciatore Orione. Queste stelle  forniscono la chiave di lettura di tutto il cielo del periodo. Prolungando verso l’alto il loro segmento, infatti, arriviamo prima ad Aldebaran e poi alle Pleiadi, mentre prolungandolo verso il basso giungiamo a Sirio nel Cane Maggiore, la stella più brillante del cielo. La sua costellazione a quest’ora è ancora nascosta dietro l’orizzonte. E’ ancora molto bassa Sirio, e data la sua enorme brillantezza la vedrete scintillare in un arcobaleno di colori.
L’unione di Rigel con Betelgeuse, invece, ci porta dritti alla costellazione dei Gemelli, con Castore e Polluce,  stelle più brillanti. Tra i Gemelli e Sirio sarà evidentissima un’altra stella molto brillante, Procione, nella costellazione del  Cane Minore. In piena notte l’orizzonte sud è solo in attesa del cielo invernale, dal momento che oltre alle costellazioni transitate in prima serata, talmente grandi da ingombrare ancora l’orizzonte, si aggiunge il grande fiume dell’Eridano, che a parte la stella Cursa posta proprio al fianco di Rigel non fa altro che arricchire il cielo di zone apparentemente buie.
PRIMA DELL’ALBA
Giusto uno sguardo prima dell’alba, per veder riapparire verso est le costellazioni primaverili di Cancro e Leone.  L’elevata inclinazione dell’eclittica offre margini per una osservazione di qualche oggetto di profondo cielo, ma è effettivamente troppo presto per osservare questi oggetti, quindi rimanderemo il tutto al periodo giusto.
a cura di Stefano Capretti (Skylive)

Quante galassie vedete?

Questa immagine di Hubble potrebbe far pensare che la galassia rappresentata, nota come UZC J224030.2+032131, possegga cinque nuclei, ma in realtà il nucleo è soltanto quello più debole al centro, racchiuso tra quattro punti luminosi che invece sono l’immagine di un quasar distante, posto dietro la galassia raffigurata.
L’immagine mostra un famoso miraggio noto come Croce di Einstein, ed è una conferma visuale della teoria della relatività generale. E’ uno dei migliori esempi del fenomeno di lente gravitazionale, la deviazione della luce predetta da Einstein ad inizio del secolo scorso. In questo caso, la potenza gravitazionale della galassia amplifica la luce proveniente dal quasar retrostante, producendo quattro immagini distinte dell’oggetto.
Il quasar si trova a 11 miliardi di anni luce nella costellazione di Pegaso, mentre la galassia posta in mezzo è dieci volte più vicina. Sono allineati benissimo, solo 0,05 arco secondi di distacco.
Skylive

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