La Nave Argo nasconde un carico di stelle

È l’unica fra le 48 costellazioni elencate da Tolomeo a non essere più ufficialmente riconosciuta come tale. Divisa nel 1752 dal francese Nicolas Louis de Lacaille in tre parti: la carena, la poppa e le vele. Era la più vasta costellazione del cielo e se ricomposta sommando i confini delle costellazioni in cui è stata smembrata, avrebbe un’estensione di 1800 gradi quadrati di volta celeste. La nave Argo è stata un punto di riferimento nel cielo dell’antichità. Quello che non sapevamo è che la celebre imbarcazione usata da Giasone e gli Argonauti nella ricerca del vello d’oro, nasconde un ricco tesoro nascosto nella sua stiva. A scoprirlo l’osservatorio spaziale Akari, dell’Agenzia spaziale giapponese JAXA. Si tratta di un nugolo di stelle in formazione, avvolto nella coltre di polvere che è parte del mezzo interstellare e localizzato nell’attuale Carena, la chiglia della nave Argo. Punti luminosi mostrano nuclei densi a poche decine di anni luce: gomitoli di polvere dove la gravità sta incubando nuove stelle. Invisibili nelle lunghezze d’onda dell’ottico – la luce viene fermata dalla pesante coltre di polvere del mezzo interstellare – ma evidenti nel lontano infrarosso. In questa bella immagine raccolta da Akari, e appena diffusa dall’Agenzia Spaziale Europea, le basse temperature della polvere segnalano l’emissione di radiazioni nel lontano infrarosso. L’immagine colorata artificialmente è costituita da tre bande nel lontano infrarosso: la blu che rappresenta la lunghezza d’onda di 65 micrometri, la verde che corrisponde ai 90 micrometri, la rossa che corrisponde ai 140 micrometri. L’immagine fa parte della survey completa della volta celeste recentemente completata da Akari. Si tratta della prima nel lontano infrarosso dai tempi dell’Infrared Astronomical Satellite (IRAS) lanciato da Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi nell’ormai lontano 1983. La release completa dei dati IRAS è avvenuta dieci anni dopo, nel 1993, e da allora gli astronomi non hanno potuto avvalersi di altri dati. Con Akari la comunità scientifica può avvalersi di dati finalmente aggiornati e con maggiore qualità di dettaglio, perché contempla anche lunghezze d’onda maggiori rispetto alla precedente. La survey Akari ha raccolto dati per una superficie totale superiore al 99% del cielo visibile, in 16 mesi di attività. Le immagini della volta celeste hanno una risoluzione di 1-1,5 minuti d’arco, in quattro lunghezze d’onda: 65, 90, 140 e 160 micrometri. Akari è già la seconda missione spaziale nell’astronomia infrarossa realizzata dall’Istituto di Scienze Spaziali e Astronautiche dell’Agenzia spaziale giapponese JAXA, questa volta in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea.
di Davide Coero Borga (INAF)

La costellazione della Vergine

La Vergine (in latino Virgo, Virginis abbreviazione Vir) è una costellazione dello zodiaco ed è una delle più grandi costellazioni del cielo. Può essere trovata facilmente grazie alla sua brillante stella α, Spica.
La Vergine domina i cieli da febbraio fino a luglio, e contiene al suo interno alcune stelle molto luminose. Con un’estensione di 1294 gradi quadrati di volta celeste, è la seconda costellazione più estesa del cielo, dopo l’Idra. Storicamente la costellazione è stata associata al periodo dei raccolti, come la mietitura (da cui deriva il nome della stella “Spica”, visibile dopo il tramonto verso ovest in estate) e la vendemmia (da cui deriva, ad esempio, il nome della stella “Vindemiatrix”, che 2000 anni fa, a causa della precessione degli equinozi, precedeva il sorgere del Sole nel mese di settembre). La Vergine giace in una regione lontana dalla scia luminosa della Via Lattea, pertanto è possibile osservare un gran numero di galassie; in questa direzione è stata anche scoperta nel 2005 una corrente stellare forse associata a un’antica galassia nana cannibalizzata dalla nostra.

Mappa della costellazione

La stella più nota è Spica, che rappresenta una spiga di frumento in mano alla Vergine; questa stella è facile da localizzare, perché può essere trovata facilmente seguendo la curva dell’Orsa Maggiore verso Arturo e continuando la stessa curva. Inoltre, Spica costituisce il vertice più meridionale dell’asterismo detto Triangolo di Primavera, che comprende anche Arturo e la più debole Denebola, nel Leone.
Stelle principali
α Virginis (Spica) è la stella più brillante; ha magnitudine 1,04 ed è la quindicesima stella più luminosa del cielo. Si presenta di un colore azzurro intenso, e in effetti è una stella molto luminosa in termini assoluti; dista da noi circa 270  anni luce. Si tratta di una stella doppia molto stretta.
γ Virginis (Porrima) è una stella di colore giallastro, di magnitudine 2,74; dista da noi appena 39 anni luce ed è una stella doppia: la compagna ha magnitudine 3,68.
ε Virginis (Vindemiatrix) è una stella gialla di magnitudine 2,85, distante 102 anni luce.
ζ Virginis (Heze) è una stella bianca di magnitudine 3,38, posta a una distanza di 73 anni luce.
δ Virginis (Minelauva) è una stella gigante di colore rosso vivo, di magnitudine 3,39; si trova a 202 anni luce.
β Virginis (Zavijava) è una stella gialla di magnitudine 3,59, distante appena 36 anni luce.
Fra le altre stelle spicca la 70 Virginis, che ha un sistema planetario, uno dei primi ad essere scoperti; ha un pianeta confermato, con una massa di 6,6 volte quella di Giove. Questa costellazione è molto ricca di galassie, grazie alla presenza dell’Ammasso della Vergine, il più vicino ricco ammasso di galassie, la cui osservazione è favorita anche dalla distanza della scia luminosa della Via Lattea. L’ammasso occupa un’area compresa tra 5° e 10° ad ovest di Vindemiatrix (ε Vir); si individua verso la parte settentrionale della costellazione, in direzione del confine con la Chioma di Berenice.
Tra le più prominenti dell’ammasso ci sono M49, una galassia ellittica visibile anche con un binocolo in condizioni ottimali, M58, una galassia spirale, M59 una galassia ellittica, M60 una galassia ellittica, M61 una galassia spirale, M84 una galassia ellittica, M86 una galassia ellittica, M87  un’ellittica gigante, e famosa radiosorgente, e M90 una galassia spirale, cui si associa un gran numero di altre galassie, come NGC 4365 e NGC 4526, perfettamente visibili come delle macchie chiare con un piccolo telescopio sotto cieli limpidi e bui.
In particolare, M87 (chiamata anche Virgo A) è una delle galassie più grandi conosciute e domina l’Ammasso della Vergine; potrebbe possedere fino a 15.000 ammassi globulari e dal suo nucleo parte un potente getto di materia, probabilmente generato da un buco nero supermassiccio.

 La Galassia Sombrero, una delle galassie più note del cielo

Una spirale notevole, che non fa parte dell’ammasso, è la Galassia Sombrero (nota anche come M104); si trova a circa 10° a est-sud-est di Spica, nella parte meridionale della costellazione, quasi al confine con il Corvo. È una delle galassie più fotografate del cielo, nonché una delle più note e delle più osservate, specie in ambito amatoriale.
Uno degli oggetti più importanti della costellazione, sebbene non sia osservabile con strumenti amatoriali, è il quasar 3C 273. Vedi anche gli articoli “Vergine, c’era una volta il Quasar 3C273 …”.

La Volpetta e le Vele

La Volpetta (in latino Vulpecula,  Vulpeculae abbreviata in Vul) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una debole costellazione settentrionale situata al centro del Triangolo Estivo, un asterismo formato dalle stelle Deneb, Vega e Altair. La costellazione si estende nella regione in cui la Fenditura del Cigno termina a sud, incrociandosi con la Fenditura dell’Aquila; l’area di cielo in cui si trova è dunque fortemente oscurata dalla polvere interstellare, qui particolarmente densa. Nel 1967 all’interno della costellazione della Volpetta è stata scoperta, da parte di Antony Hewish e Jocelyn Bell, da Cambridge, la prima pulsar conosciuta. Mentre stavano cercando la scintillazione dei segnali radio delle quasar, Hewish e la Bell individuarono un segnale molto regolare che consisteva di impulsi di radiazione al ritmo di uno ogni qualche secondo. L’origine terrestre dei segnali fu presto esclusa, perché essi riapparivano in sincronia con il tempo siderale, e non con quello civile. L’anomalia fu infine identificata come il segnale radio emesso da una stella di neutroni in rapida rotazione. I segnali arrivavano (e ancora arrivano) al ritmo di uno ogni 1,3373 secondi (le pulsar sono estremamente precise). Il nuovo oggetto fu chiamato inizialmente CP 19191 (che stava per “Cambridge Pulsar ad ascensione retta 19h 19m”), ed è oggi noto come PSR 1919+21 (che sta per “Pulsar ad ascensione retta 19h 19m e declinazione +21°”).
Nel 1988, il satellite giapponese Ginga, osservò un’esplosione nella nova GS2000+25, sistema binario dove uno dei componenti del sistema è un probabile buco nero di massa dalle 5 alle 10 volte quella del Sole, mentre la controparte visibile è una stella di classe K. La costellazione è famosa anche per il gran numero di stelle novae osservate.

Stelle principali

La costellazione non presenta stelle più brillanti della quarta magnitudine, infatti solo una stella riporta la lettera greca di Bayer; sono presenti poi alcune stelle di quinta magnitudine che fanno da sfondo nell’osservazione ad occhio nudo.

  • Anser (α Vulpeculae), una gigante rossa (di tipo spettrale M0 III) distante 297 anni luce dal Sole, caratterizzata da una magnitudine apparente di 4,44.
  • 23 Vulpeculae è una stella arancione di magnitudine 4,50, distante 328 anni luce.

La Volpetta è attraversata dalla Via Lattea e presenta alcuni oggetti di particolare interesse; primo fra tutti la Nebulosa Manubrio (M27), che è certamente uno degli oggetti del profondo cielo più osservati. Si tratta una grande nebulosa planetaria, che può essere osservata anche con un binocolo, dove appare come un disco debolmente luminoso con un diametro di circa 6 minuti d’arco (includendo il debole alone, il suo diametro apparente cresce fino a circa la metà di quello della Luna piena). Un telescopio rivela la sua forma a due lobi, simile a quella di una clessidra. M27 fu scoperta dall’astronomo francese Charles Messier nel 1764, e fu la prima nebulosa planetaria ad essere scoperta.
Verso sud è visibile un particolare oggetto, chiamato l’Attaccapanni o Appendiabito (in inglese, Coat Hanger), o pure Ammasso di Brocchi; si tratta di un asterismo, ossia di un gruppo di stelle non fisicamente legate fra loro. È visibile facilmente anche ad occhio nudo.
Fra gli altri oggetti minori spicca NGC 6885, un ammasso aperto composto da poche stelle ma ben osservabile con un semplice binocolo. Fra gli oggetti lontani più interessanti vi è la regione di Vulpecula OB1, un’associazione OB composta da una trentina di stelle giovani e calde con associate alcune nebulose. Un secondo ammasso aperto è visibile verso nordest ed è NGC 6940; è abbastanza luminoso ed esteso, ma le sue componenti sono relativamente deboli.
Questa costellazione fu definita nel tardo XVII secolo dall’astronomo polacco Johannes Hevelius. Era originariamente conosciuta come Volpecula cum Ansere (la volpetta e l’oca; l’oca veniva spesso rappresentata tra le fauci della volpe).
Successivamente le due figure vennero considerate due costellazioni indipendenti. La costellazione dell’Oca venne poi riassorbita dalla Volpetta e l’Unione Astronomica Internazionale non la riconosce più. Il nome dell’oca rimane ad indicare la stella alfa, Anser.

Quella delle Vele (in latino Vela, Velorum abbreviazione Vel) è una costellazione meridionale, una delle tre in cui è stata divisa la Nave Argo. È visibile, peraltro solo per metà, dalle regioni mediterranee medie, mentre è una costellazione caratteristica del cielo australe. La stella più luminosa delle Vele, γ Velorum, è di fatto un sistema stellare, di cui fa parte la stella di Wolf-Rayet più appariscente della volta celeste, nonché la più vicina; gran parte delle sue emissioni è costituita da radiazione ultravioletta. Quella delle Vele è una costellazione di medie dimensioni; si individua senza difficoltà, a nord di un tratto molto brillante della Via Lattea australe, grazie alla disposizione a triangolo delle stelle γ Velorum, δ Velorum e λ Velorum. La stella più brillante risulta essere la γ Velorum, nota anche come Regor, di magnitudine apparente 1,75; Le stelle più meridionali della costellazione, δ e κ Velorum, assieme alle stelle ε e ι della Carena formano un asterismo noto come Falsa Croce, poiché simile e talvolta scambiato con la costellazione della Croce del Sud. Un tratto fortemente oscurato della Via Lattea attraversa per intero la costellazione; lo sfondo si presenta, in particolare sul lato confinante con la Poppa, ricchissimo di stelle di quarta e quinta grandezza, in direzione della grande associazione Cr 173. Un binocolo è un buono strumento per apprezzare questi ricchi campi stellari, che in condizioni ottimali sono pure visibili ad occhio nudo senza difficoltà, rendendo il tratto della Via Lattea delle Vele uno dei più ricchi di stelle di fondo dell’intera volta celeste. Il periodo migliore per la sua osservazione ricade nei mesi compresi fra gennaio e maggio; si tratta, per gli osservatori dell’emisfero sud, di una delle costellazioni dominanti dei cieli estivi e autunnali, che alle latitudini medie australi si presenta pure in parte circumpolare; dall’emisfero nord la sua visibilità è molto sacrificata e a nord del 50°N è praticamente completamente invisibile. Affinché sia osservabile per intero, occorre trovarsi a latitudini inferiori ai 33°N.

Le stelle principali

  • γ Velorum (Regor), come detto, è la più brillante della costellazione, nonché una delle stelle più luminose che si conoscano in termini assoluti; è posta ad ovest, sul confine con l’adiacente costellazione della Poppa, e la lettera γ (gamma) indica che si trattava pure di una delle stelle più brillanti dell’antica costellazione della Nave Argo.
  • δ Velorum (Koo She), è una stella bianca di magnitudine apparente +1,93, posta nel bordo meridionale della costellazione.
  • λ Velorum (Suhail), è una gigante arancione di magnitudine +2,23, una delle stelle più settentrionali della costellazione; a sud-ovest di questa stella si estende un ricco campo stellare, ben visibile anche ad occhio nudo.
  • κ Velorum (nota talvolta come Markab) è una stella azzurra di magnitudine +2,47, posta lungo la linea della Via Lattea, nella parte meridionale della costellazione.
  • μ Velorum, (Al Haram) di magnitudine +2,69, è la stella brillante più orientale della costellazione, vicino al confine con il Centauro.

La nomenclatura stellare segue quella assegnata alla costellazione della Nave Argo: le stelle α e β della Nave Argo sono ora le stelle α e β della Carena. Alle Vele sono finite le stelle γ e δ, e poi κ, λ e μ, ο e infine ψ. Seguono diverse lettere latine, (b, c, etc.) anch’esse secondo l’assegnazione data alla costellazione della Nave Argo.
La costellazione delle Vele è attraversata dalla Via Lattea meridionale; sebbene in questo tratto questa sia fortemente oscurata, la costellazione abbonda di oggetti quali ammassi aperti e nebulose diffuse.
Fra i primi, davvero notevole è IC 2391, posto due gradi a nord di δ Velorum, che ha al suo centro la stella di quarta magnitudine ο Velorum. È parte di una vastissima associazione stellare che comprende, fra le altre, le brillanti stelle Procione e Denebola. Un altro ammasso aperto visibile ad occhio nudo è NGC 2547, ben risolvibile in stelle anche con piccoli strumenti. Un gruppo di stelle interessante è quello visibile in direzione di γ Velorum e catalogato con la sigla Cr 173; si tratta di una giovane associazione OB, ossia un gruppo di stelle giovani e massicce formatesi in tempi astronomicamente recenti, denominata anche Vela OB2.
Cinque gradi a nord-ovest di μ Velorum si trova l’ammasso globulare NGC 3201, poco concentrato ma molto appariscente, di magnitudine 6,8; è stato oggetto di un recente studio sulle stelle variabili di tipo RR Lyrae.
Tra le nebulose planetarie, spicca NGC 3132, soprannominata Nebulosa anello del sud in contrapposizione con la ben nota Nebulosa Anello della Lira; si trova nella parte settentrionale della costellazione, ed è una delle nebulose planetarie più luminose della volta celeste, essendo visibile anche con piccoli strumenti.
Di grande interesse è anche il resto di supernova noto come Nebulosa delle Vele; si tratta di una nebulosa originata da un’esplosione di supernova, che ha probabilmente avuto luogo circa 12.000 anni fa ed è stata sicuramente ben visibile dalla Terra (si stima che avesse potuto raggiungere la magnitudine -9, ossia sarebbe stata visibile nel cielo in pieno giorno). Questo resto contiene una pulsar, che è stata la seconda ad essere identificata anche otticamente, dopo quella nella Nebulosa del Granchio. Un complesso ben maggiore è quello noto come Nebulosa di Gum, in onore del suo scopritore; si tratta di un vastissimo sistema di deboli filamenti, che ricoprono gran parte della costellazione delle Vele, sconfina a sud in Carena e si addentra nella parte meridionale della Poppa; si tratta probabilmente di un antico resto di supernova. Fra le regioni di formazione stellare delle Vele spicca il Vela Molecular Ridge, un grande complesso nebuloso che comprende alcuni oggetti di facile osservazione, come Gum 20 e soprattutto la nebulosa a riflessione NGC 2626.

Uccello del Paradiso e Unicorno

L’Uccello del Paradiso (in latino Apus, Apodis, abbreviato in Aps) è una debole costellazione vicina al polo sud celeste. Viene ufficialmente menzionata per la prima volta nell’Uranometria di Johann Bayer, ma si ipotizza che fosse in uso già in precedenza presso i marinai.

Mappa della costellazione

Si tratta di una piccola costellazione relativamente poco luminosa, situata sul bordo della parte più meridionale della Via Lattea del sud; le sue stelle principali risaltano soprattutto perché sono relativamente isolate e vicine fra loro rispetto alle stelle luminose vicine. La sua visibilità è limitata alle regioni dell’emisfero australe terrestre, più una ristretta fascia poco a nord dell’equatore.
L’Uccello del Paradiso è una delle dodici costellazioni create da Petrus Plancius in seguito alle osservazioni compiute da Pieter Dirkszoon Keyser e Frederick de Houtman e fece la sua prima comparsa in un globo celeste di 35 cm di diametro realizzato nel 1597 (o 1598) ad Amsterdam da Plancius e Jodocus Hondius. Plancius chiamò la costellazione Paradysvogel Apis Indica; il primo termine significa «uccello del paradiso» in olandese, ma le altre due parole, latine, significano «ape indiana»; «apis» («ape» in latino) è probabilmente una svista per «avis» o «uccello». Questa confusione sembra aver portato ad un cambio di nome per due costellazioni: «Avis Indica», trasformato in «Apus», e «Apis», l’ape, divenuta in seguito «Musca», la mosca.

Stelle principali

  • α Apodis è una gigante arancione di magnitudine 3,83, distante 411 anni luce.
  • γ Apodis è una stella subgigante arancione di magnitudine 3,86, distante 159 anni luce.
  • β Apodis è una doppia; la componente più brillante è una gigante arancione di magnitudine 4,23, distante 158 anni luce.
  • δ Apodis è una doppia larga, risolvibile con un binocolo. Ad occhio nudo appare come una stella rossastra di quarta magnitudine.

Gli oggetti non stellari scarseggiano, anche a causa delle ridotte dimensioni della costellazione; le polveri della Via Lattea non oscurano il profondo cielo, ma le galassie qui presenti sono tutte molto deboli e remote.
L’unico oggetto di rilievo, situato verso il confine settentrionale della costellazione, è NGC 6101, un ammasso globulare poco concentrato e distante quasi 50.000 anni luce.

L’Unicorno (in latino Monoceros, Monocerotis abbreviato in Mon) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una debole costellazione del cielo invernale; la sua posizione, prossima all’equatore celeste, la rende visibile dalla maggior parte di entrambi gli emisferi terrestri. Nonostante la sua debole luminosità, è una costellazione estremamente ricca di oggetti galattici come ammassi stellari e nebulose, grazie alla presenza della Via Lattea.
L’Unicorno è una costellazione quasi invisibile ad occhio nudo, per via delle poche stelle qua presenti con una magnitudine apparente inferiore a 4,0: infatti, la α Monocerotis ha una magnitudine pari a 3,93 e α Monocerotis di 3,94, mentre tutte le altre visibili ad occhio nudo sono di magnitudine 4 e 5; oltre a ciò si aggiunge la vicinanza di tre brillantissime costellazioni, Orione ad ovest, il Cane Minore a nordest e il Cane Maggiore a sud, che contribuiscono ad oscurarla ulteriormente.

Mappa della costellazione
Nonostante ciò è facile da trovare nel cielo invernale, proprio perché si trova “incastonata” fra tre delle stelle più luminose di queste costellazioni, che costituiscono l’asterismo del Triangolo d’Inverno: Betelgeuse, Sirio e Procione. La costellazione è inoltre attraversata da un tratto debole ma esteso del piano della Via Lattea ed è pertanto molto ricco di stelle di fondo e oggetti non stellari.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi fra dicembre e aprile, in cui è visibile dopo il tramonto; la sua posizione, a cavallo dell’equatore celeste, fa sì che la si possa osservare da entrambi gli emisferi della Terra, senza alcuna differenza o alcun privilegio a parità di latitudine. All’equatore può essere invece osservata allo zenit.

Stelle principali

  • β Monocerotis (nota come Cerastes, con evidente riferimento al “corno” dell’animale) è una notevole stella tripla, risolvibile con un piccolo telescopio; le tre componenti poste ai vertici di un triangolo. Le loro magnitudini apparenti sono 4,7, 5,2 e 6,1. William Herschel scoprì questo sistema nel 1781 e lo descrisse come una delle viste più belle dei cieli.
  • α Monocerotis (Lucida) è una stella arancione di magnitudine 3,94, distante 144 anni luce.
  • γ Monocerotis (Tempestris) è una stella arancione, di magnitudine 3,99, distante 644 anni luce.

La ε Monocerotis è una stella doppia; le componenti presentano magnitudini apparenti pari a 4,5 e 6,5.
La S Monocerotis, o 15 Monocerotis, è una stella variabile blu-bianca situata al centro di NGC 2264. La sua variabilità è comunque modesta. Ha una compagna di magnitudine 8.
La V838 Monocerotis è un’altra stella variabile che ha avuto un outburst, un forte e improvviso aumento di luminosità, il 6 gennaio 2002.
L’Unicorno ricade nella Via Lattea, in un tratto non molto appariscente, ma ricchissimo di oggetti galattici. La sua parte più settentrionale, nell’emisfero boreale, contiene quelli più interessanti.
Tra gli ammassi aperti vanno segnalati innanzitutto M50 e NGC 2232, entrambi nella parte australe della costellazione. Il primo è situato vicino al confine col Cane Maggiore ed è stato notato per primo dal Messier, che lo inserì nel suo catalogo; è pienamente risolvibile in stelle anche con piccoli strumenti. Il secondo è invece un po’ più debole, ma le sue poche stelle sono già risolte anche con un buon binocolo. Un gran numero di ammassi minori si addensano specialmente nella parte settentrionale e al confine con il Cane Maggiore.

L’oggetto più notevole della costellazione è invece la celebre Nebulosa Rosetta (NGC 2237-9,46), al cui interno si trova l’ammasso aperto NGC 2244, che la illumina; è una nube molecolare gigante di idrogeno ionizzato, in cui si formano nuove stelle. Poco più a nord è visibile un altro oggetto molto conosciuto, la più debole Nebulosa Cono (NGC 2264); questa nebulosa, debole ma molto estesa, si sovrappone ad un ammasso aperto, formato da due concatenazioni di stelle congiunte in un vertice, caratteristica che gli vale in nome di Ammasso Albero di Natale. Una curiosità è invece fornita dalla nebulosa NGC 2261, la Nebulosa Variabile di Hubble, soggetta ad oscillazioni di luminosità nel corso del tempo; assieme alla Nebulosa Cono fa parte di un grande complesso nebuloso in cui è attiva la formazione stellare, il Complesso nebuloso molecolare di Monoceros OB1. Un’altra regione di formazione stellare ben nota e studiata si trova sul bordo sudoccidentale della costellazione, al confine con Orione; si tratta del Complesso nebuloso molecolare di Monoceros R2, la cui caratteristica più notevole è la presenza di un gran numero di nebulose a riflessione illuminate della stelle più calde e massicce dell’associazione. Infine, a sud, è presente un vasto complesso nebuloso centrato sulla nebulosa IC 2177, la Nebulosa Gabbiano, che sconfina nel Cane Maggiore; ad essa sono associate alcune stelle calde e massicce, che compongono l’associazione Canis Major OB1, immerse in piccole nebulose a riflessione.
Fra le nubi minori, una delle più interessanti dal punto di vista scientifico è Sh2-289, situata all’estrema periferia della Via Lattea; la sua alta latitudine galattica è un importante indicatore della presenza del warp galattico, ossia la forma arcuata e leggermente disallineata del braccio di spirale più esterno della nostra Galassia. Nella foto la Nebulosa Rosetta

Il Triangolo Australe e il Tucano

Il Triangolo Australe (in latino Triangulum Australe,  Trianguli Australis abbreviato in TrA) è una delle 88 costellazioni moderne, situata nell’emisfero australe celeste.
Si tratta di una piccola ma appariscente costellazione dell’emisfero meridionale, le cui tre stelle più brillanti, di seconda e terza magnitudine, formano un triangolo quasi equilatero; a queste si aggiungono altre due stelle di quarta grandezza, che rendono così la costellazione per certi versi simile ad un “triangolo mozzato”. Si trova sul bordo meridionale della Via Lattea, nel cui chiarore appare parzialmente immersa; non contiene tuttavia campi stellari particolarmente ricchi visibili ad occhio nudo o con piccoli strumenti. La sua individuazione è facilitata dalla presenza, a nordovest, delle brillantissima coppia di stelle formata da Alfa Centauri e Hadar. Il Triangolo Australe fu introdotto da Johann Bayer nel 1603, nel suo lavoro Uranometria, per riempire alcune aree di cielo rimaste ancora prive di costellazioni a sud dello Scorpione. La sua visibilità nel cielo notturno è limitata alle regioni dell’emisfero sud, dove si mostra per lo più circumpolare, e alle basse latitudini dell’emisfero nord, a partire dal Tropico del Cancro; grazie alla luminosità delle sue stelle principali, la costellazione è visibile anche dalle aree urbane senza difficoltà.
Stelle principali
α Trianguli Australis (Atria) è una stella gigante arancione di magnitudine 1,91; si trova sul bordo più lontano dalla Via Lattea rispetto alla costellazione e dista dal Sole 415 anni luce.
β Trianguli Australis (Betria) è una gigante gialla di magnitudine 2,83; trovandosi alla distanza di soli 40 anni luce, è una delle stelle brillanti più vicine a noi.
γ Trianguli Australis è una stella bianca di magnitudine 2,87, distante 183 anni luce.
δ Trianguli Australis è una gigante brillante gialla di magnitudine 3,86, distante 621 anni luce.
La costellazione, nonostante si trovi sul bordo della Via Lattea, non offre un gran numero di oggetti non stellari, anche a causa delle sue ridotte dimensioni; le polveri galattiche inoltre oscurano il cielo profondo, rendendo difficile anche l’osservazione delle galassie,
L’unico oggetto di facile osservazione è NGC 6025, un ammasso aperto nella Via Lattea, grande un terzo della Luna piena, facilmente riconoscibile anche al binocolo o con un piccolo telescopio, essendo la sua stella più luminosa di magnitudine 7. Si trova a 2700 anni luce dal sistema solare.

Il Tucano (in latino Tucana,  Tucanae abbreviato in Tuc) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una costellazione meridionale introdotta da Johann Bayer nel 1603, nel suo lavoro Uranometria; al suo estremo meridionale si trova la Piccola Nube di Magellano, una piccola galassia irregolare, satellite della Via Lattea.
Il Tucano è una piccola costellazione del profondo cielo australe; si individua però con facilità grazie alla presenza di una stella, la α Tucanae, che nonostante non possegga alcun nome proprio è una gigante arancione di magnitudine 2,9, dunque facile da individuare anche dai cieli di una città di medie dimensioni. Le altre componenti stellari sono però quasi tutte di quarta e quinta magnitudine, dunque difficili da osservare a meno che non si disponga di un buon cielo buio. Le sue modeste dimensioni sono compensate tuttavia dalla presenza, sul lato sudorientale della costellazione, di due degli oggetti non stellari più brillanti del cielo; qui infatti si può osservare la Piccola Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea che risulta essere la seconda galassia più brillante del cielo dopo la Grande Nube, nonché un brillante ammasso globulare noto come 47 Tucanae, il secondo più luminoso del cielo.
La declinazione fortemente australe di questa costellazione fa sì che essa non sia osservabile per intero da quasi tutto l’emisfero boreale, ad eccezione delle regioni tropicali più basse; di contro, dall’emisfero australe è quasi ovunque circumpolare e la sua visibilità è notevolmente facilitata. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra settembre e gennaio; dall’emisfero sud è dunque, assieme alla Gru, una tipica figura delle notti primaverili.
Stelle principali
La sua stella più luminosa è α Tucanae, una gigante arancione di magnitudine 2,9, posta nella parte nord-occidentale della costellazione; la sua distanza è di 199 anni luce.
γ Tucanae è una gigante gialla di magnitudine 3,99, distante 71 anni luce.
ζ Tucanae è una nana gialla di magnitudine 4,23, distante solo 28 anni luce; si tratta di una delle stelle visibili ad occhio nudo più vicine al Sole.
Una particolare stella doppia è il sistema di β Tucanae, risolvibile facilmente con piccoli strumenti; si trova nella parte meridionale della costellazione.

La costellazione del Tucano contiene alcuni oggetti del profondo cielo particolarmente brillanti e conosciuti.In particolare spicca la Piccola Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea ben visibile anche ad occhio nudo come una macchia chiara di forma approssimativamente triangolare, più brillante sul lato sudovest; si tratta di una galassia di forma irregolare paragonabile a un cilindro, ed è connessa alla compagna maggiore, la Grande Nube di Magellano, da un lungo ponte di stelle e materiale interstellare noto come Corrente Magellanica. All’interno della nube si osservano con un potente telescopio molti ricchi campi stellari, ammassi di stelle e nebulose estese, specialmente sul lato settentrionale. La sua distanza è stimata sui quasi 200.000 anni luce da noi.
A breve distanza angolare dalla nube si osserva l’ammasso globulare 47 Tucanae, il secondo globulare più brillante del cielo, che fu a lungo scambiato per una stella, come si può capire dal suo nome, sebbene le stelle della costellazione non presentino i numeri tipici della nomenclatura di Flamsteed poiché si trova ben al di sotto dell’orizzonte europeo; 47 Tucanae è secondo in luminosità solo a Omega Centauri. Nonostante l’apparente vicinanza alla Piccola Nube, si tratta di un oggetto facente parte della nostra Galassia. Ancor più vicino alla Nube, ma sempre legato alla Via Lattea, si trova un altro ammasso globulare, catalogato come NGC 362.
Fra le galassie esterne, in genere molto deboli, l’unica alla portata di piccoli strumenti è la NGC 7329, posta ad ovest; NGC 7205 si trova invece in comune con l’adiacente costellazione dell’Indiano. Nella foto NGC 346, una grande nebulosa diffusa nella parte settentrionale della galassia.

Toro e Triangolo

Il Toro (in latino Taurus, Tauri abbreviazione Tau) è una delle costellazioni dello zodiaco. È grande e prominente nel cielo invernale boreale, tra l’Ariete ad ovest e i Gemelli ad est; verso nord si trovano il Perseo e l’Auriga, a sudovest Orione e a sudest Eridano e la Balena. La costellazione contiene l’ammasso aperto delle Pleiadi, il più conosciuto e studiato, oltre che il più luminoso fra gli ammassi aperti storicamente riconosciuti come tali;  nel Toro si trova anche l’ammasso delle Iadi, che detiene il primato di ammasso aperto più vicino conosciuto.

Mappa della costellazione
Il Toro è una costellazione di dimensioni medio-grandi situata dell’emisfero celeste boreale, facile da individuare e ben nota. La sua caratteristica più conosciuta in assoluto è la presenza del brillante ammasso delle Pleiadi, il più luminoso ammasso di stelle dell’intera volta celeste;  le Pleiadi, riconoscibili con facilità anche dai meno esperti, si trovano nella parte più occidentale della costellazione e sono ben visibili anche dai cieli cittadini. Il Toro continua in direzione est-sudest verso un altro gruppo di stelle molto noto e luminoso, quello delle Iadi: queste sono sparse su un diametro di cinque gradi quadrati e sono apparentemente dominate da una stella arancione di magnitudine 0,98, chiamata Aldebaran, la più brillante della costellazione e che costituisce l’occhio del Toro.
Verso oriente si estendono poi le corna dell’animale, rappresentate dalle stelle β Tauri (El Nath) e ζ Tauri, poste sul bordo della scia luminosa della Via Lattea. β Tauri in realtà è condivisa con la vicina costellazione dell’Auriga, di cui costituisce uno dei vertici del suo luminoso pentagono.
Lo sfondo della costellazione del Toro è pervaso da un gran numero di stelline di quinta e sesta magnitudine, molte delle quali appartenenti alle Iadi e ad altre estesissime associazioni stellari; tuttavia, esplorando la regione con un binocolo si nota che scarseggiano notevolmente le stelle di magnitudine 7 e 8, specialmente sul lato nord; ciò è dovuto alla presenza di grandi banchi di polveri, facenti parte della Nube del Toro.
Nonostante sia una costellazione boreale, il Toro è ben osservabile da tutte le aree abitate della Terra, grazie alla sua declinazione non molto elevata; il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va da ottobre ad aprile. Nell’emisfero nord è una tipica figura del cielo stellato invernale; il sorgere delle Pleiadi in orari sempre più anticipati nelle prime ore della notte preannuncia l’inizio dell’autunno, mentre la discesa della costellazione ad ovest subito dopo il tramonto del Sole indica l’arrivo prossimo dell’estate.
Stelle principali
Aldebaran (α Tauri) è la stella principale; si tratta di una stella gigante arancione, rappresentante l’occhio del Toro. La sua magnitudine è 0,98, e si trova in un campo ricco di stelle visibili ad occhio nudo, un ammasso noto come Iadi. La sua distanza è stimata sui 65 anni luce.
Elnath (β Tauri) è una stella azzurra in comune con l’Auriga; costituisce uno dei corni del Toro. La stella, di magnitudine 1,65, dista 131 anni luce.
Alcyone (η Tauri) è la stella più brillante dell’ammasso delle Pleiadi; brilla di luce azzurra di magnitudine 2,85, distante 368 anni luce.
ζ Tauri (nota talvolta col nome proprio Alheka) è una stella azzurra che rappresenta il corno meridionale del Toro; ha magnitudine 2,97 e dista 417 anni luce.
Una curiosità la offre la denominazione “34 Tauri”: questa stella venne indicata per la prima volta nell’atlante di John Flamsteed alcuni gradi a ESE delle Pleiadi, lungo la linea dell’eclittica, e ricevette questa denominazione. Oggi nessun atlante astronomico riporta una stella catalogata 34 Tauri, poiché di fatto non esiste: si trattava infatti del pianeta Urano, all’epoca non ancora riconosciuto come tale e scambiato per una stella.

Il Toro è attraversato nella sua parte più orientale dalla Via Lattea; questo fa sì che nella costellazione siano presenti oggetti appartenenti alla nostra Galassia e in particolare gruppi e ammassi di stelle. Tuttavia, gli oggetti maggiori si trovano però nella regione ovest: la regione orientale infatti, e in particolare quella settentrionale, è fortemente oscurata da un grande complesso oscuro, la Nube del Toro, una densa nube molecolare in cui ha luogo la formazione stellare; alla periferia di questo complesso è stata scoperta quella che poi è divenuta la stella prototipo di una particolare classe di stelle giovanissime, la variabile T Tauri.
Il più conosciuto di questi gruppi stellari è sicuramente l’ammasso aperto delle Pleiadi, ben visibile ad occhio nudo e notissimo fin dalle epoche più antiche; si tratta dell’ammasso aperto più luminoso della volta celeste[1] e in alcune culture è persino considerato una costellazione a sé stante. Attraverso un semplice binocolo si osservano una decina di stelle luminose, tutte di colore bianco-azzurro, inframmezzate da alcune decine di stelle più deboli; con strumenti di grande diametro o nelle fotografie è ben evidente anche un esteso complesso di nebulose a riflessione che circonda interamente le sue stelle. Nei pressi della stella Aldebaran si trovano invece le Iadi, un altro ammasso aperto (il più vicino conosciuto), che con la stella forma una V nel cielo che marca la testa del Toro; Aldebaran tuttavia non ne fa fisicamente parte, trovandosi in primo piano sulla sua linea di vista. Un altro ammasso molto meno appariscente ma comunque di facile osservazione, non osservato dal Messier, è NGC 1746, visibile nella parte orientale.
Fra le nebulose spicca la Nebulosa del Granchio (M1), un resto di supernova a nordest di ζ Tauri e visibile con un telescopio; l’esplosione che lo generò fu visibile dalla Terra il 4 luglio 1054 e fu così brillante che rimase visibile in pieno giorno per molti mesi. È stata registrata dai testi storici cinesi e dagli Indiani d’America.
A causa della vicinanza del piano galattico e della presenza di polveri interstellari oscuranti, nella costellazione non sono visibili molte galassie e quelle che si osservano sono molto deboli e ben al di là della portata di strumenti amatoriali. Nella foto l’ammasso aperto delle Pleiadi, il più luminoso della volta celeste.

Il Triangolo (in latino Triangulum, Trianguli abbreviato in Tri) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una piccola costellazione dell’emisfero settentrionale, le cui tre stelle più luminose, di terza e quarta magnitudine, formano un triangolo elongato; nonostante la sua scarsa rilevanza, era una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo.

Mappa della costellazione
Il Triangolo si individua con facilità a nord dell’Ariete e poco più a sud dell’area in cui si incontrano le due costellazioni di Andromeda e Perseo; in particolare, lo si può rintracciare a metà via sulla linea che congiunge le stelle Hamal (α Arietis) e Alamach (γ Andromedae). Nonostante le ridotte dimensioni, la sua individuazione non presenta particolari difficoltà, grazie al fatto che le sue tre stelle principali sono piuttosto ravvicinate fra loro, risaltando più facilmente alla vista. La distanza dalla scia del piano galattico non consente la presenza di ricchi campi stellari di fondo, ma ciò favorisce l’osservazione delle galassie esterne.
Il periodo più propizio per la sua osservazione ricade nei mesi compresi fra ottobre e marzo, sebbene nell’emisfero boreale sia osservabile anche per più tempo, dalla fine dell’estate alla primavera inoltrata; dall’emisfero australe la sua osservazione presenta delle difficoltà maggiori, dovute anche all’aumento delle ore di luce nei mesi compresi fra ottobre e dicembre.
Stelle principali
α Trianguli (Mothallah) è una gigante bianco-azzurra di magnitudine 3,00, distante 124 anni luce.
β Trianguli (Deltotum) è una subgigante gialla di magnitudine 3,42, distante 64 anni luce.
γ Trianguli è una stella bianca di sequenza principale di magnitudine 4,03, distante 118 anni luce.


L’oggetto celeste più celebre all’interno della costellazione del Triangolo è M33, nota appunto come Galassia del Triangolo; si tratta di una delle galassie più vicine alla Via Lattea, essendo membro del Gruppo Locale di galassie. Può essere osservata sotto un cielo buio anche con un binocolo senza difficoltà, e se la notte è particolarmente limpida e l’atmosfera più rarefatta (come in montagna), persino ad occhio nudo, tramite la visione distolta; tuttavia è sufficiente il minimo accenno di inquinamento luminoso perché non sia più osservabile neppure con un binocolo. Si tratta di una galassia spirale i cui bracci sono composti da vari addensamenti e regioni meno dense, con grandi regioni H II. La sua distanza è stimata sui 2,59 milioni di anni luce e viene a trovarsi molto più vicina alla Galassia di Andromeda (M31) piuttosto che alla Via Lattea. Fra le altre galassie, le più brillanti sono NGC 672 e NGC 925, entrambe delle galassie spirali barrate visibili anche con piccoli strumenti amatoriali. Nella foto la Galassia del Triangolo (M33), appartenente al Gruppo Locale.

Mensa e Telescopio

La Mensa (Mensa, Mensae abbreviata in Men) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una costellazione meridionale, introdotta da Nicolas Louis de Lacaille con il nome Mons Mensae con riferimento alla Table Mountain (Montagna Tavola) in Sudafrica, dove Lacaille fece alcune importanti osservazioni del cielo meridionale.
Questa costellazione copre una sezione a forma di chiave che si estende da 4h a 7,5h di ascensione retta, e da -71° a -85,5° di declinazione. È la seconda costellazione più meridionale (la prima è l’Ottante), ed è totalmente inosservabile da quasi tutto l’emisfero nord terrestre. Questa è, tra le 88 costellazioni moderne, la meno luminosa, poiché la sua stella più luminosa, α Mensae, è solo di quinta magnitudine; l’α Mensae, la più luminosa, è appena visibile ad occhio nudo da Terra, data la sua magnitudine di 5,09. Entro i suoi confini si trova una parte della Grande Nube di Magellano (il resto è nel Dorado).

Mappa della costellazione
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi della primavera e dell’estate australi; la parte più settentrionale è osservabile senza grandi difficoltà anche dalle latitudini boreali più inferiori, mentre la parte a ridosso del polo sud celeste è osservabile solo a partire da pochissimi gradi a nord dell’equatore.
Stelle principali
α Mensae è una nana gialla di magnitudine 5,08 distante appena 33 anni luce; è una delle stelle simili al Sole più vicine.
γ Mensae è una gigante arancione di magnitudine 5,18 distante 101 anni luce.
β Mensae è una gigante gialla di magnitudine 5,30 distante 642 anni luce.
La parte più meridionale della Grande Nube di Magellano sconfina nella Mensa dalla costellazione del Dorado, posta più a nord; alcuni ammassi aperti e nebulose sono dunque presenti, ma si tratta di oggetti piuttosto deboli, spesso fuori dalla portata di piccoli strumenti. Nella Mensa si trova PKS 0637-752, un quasar che è stato il primo oggetto fotografato dal Telescopio a raggi X Chandra. Mostra grandi getti di gas sia nel visibile che nei raggi X. Nella parte meridionale della costellazione è presente l’ammasso globulare NGC 1841, molto debole e dall’aspetto allungato.
Il Telescopio (in latino Telescopium, Telescopii  abbreviato in Tel) è una costellazione meridionale minore, identificata e così chiamata da Nicolas Louis de Lacaille, astronomo francese del XVIII secolo, noto studioso del cielo meridionale.
Il Telescopio è una piccola costellazione che si estende a sud del Sagittario e della Corona Australe, sul bordo orientale della Via Lattea in prossimità del suo bulge centrale. Le sue stelle sono poco luminose, al punto che la sua stella principale, la α Telescopii, è di magnitudine 3,5; oltre a questa sono presenti solo alcuni astri di quarta e qualche altro di quinta. Le sue stelle principali sono raccolte nella parte nordoccidentale, e la presenza di altre stelle più luminose, come la α Pavonis, contribuisce a rendere ancora più oscuro questo angolo di cielo.
Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale coincide coi mesi estivi dell’emisfero boreale; tuttavia, la declinazione fortemente australe del Telescopio fa sì che esso sia visibile per intero dall’emisfero nord solo a partire dalla fascia temperata più meridionale, a ridosso del tropico; dall’emisfero australe invece la costellazione si presenta circumpolare in gran parte della sua fascia temperata ed è pertanto osservabile per la gran parte dell’anno.
Stelle principali
α Telescopii è una stella azzurra di magnitudine 3,49, distante 249 anni luce.
ζ Telescopii è una gigante arancione di magnitudine 4,10, distante 127 anni luce.
ε Telescopii è una gigante gialla di magnitudine 4,52, distante 409 anni luce.
La costellazione ospita pochi oggetti non stellari di rilievo, i quali sono comunque difficili da osservare.
Fra gli oggetti interni alla nostra Galassia vi è un ammasso globulare, catalogato come NGC 6584; si tratta di un oggetto relativamente poco concentrato per questa classe di ammassi ed è visibile con un piccolo telescopio in una notte buia. Fra le galassie, sono presenti due ellittiche disposte vicine fra loro, NGC 6861 e NGC 6868, visibili con un potente telescopio amatoriale.

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