Orione, Cane Maggiore, Toro e Gemelli: ecco alcune delle stelle più luminose dell’intera volta celeste

Con l’arrivo dell’inverno entriamo definitivamente nel periodo di migliore osservabilità delle grandi costellazioni che caratterizzeranno i prossimi mesi. Le costellazioni autunnali, povere di stelle brillanti e non sempre facilmente identificabili dal neofita – Capricorno, Acquario, Pesci – si avviano al tramonto nel cielo di Sud – Ovest, sostituite a Sud – Est dall’inconfondibile costellazione di Orione, accompagnata dal Cane Maggiore con la fulgida Sirio, dal Toro, dai Gemelli. In queste costellazioni possiamo individuare alcune delle stelle più luminose dell’intera volta celeste; oltre alla già citata Sirio, ricordiamo la rossa Aldebaran nel Toro, Castore e Polluce nei Gemelli, Procione nel Cane Minore, Capella nell’Auriga. Orione, la più bella costellazione invernale, è caratterizzata dalle tre stelle allineate della cintura ed dai luminosi astri Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph che ne disegnano il contorno. Con piccoli strumenti (è sufficiente anche un buon binocolo) non è difficile individuare la celeberrima nebulosa M42, situata nella spada, poco al di sotto della cintura. Per alcune ore dopo il tramonto è ancora possibile osservare a Ovest alcune costellazioni che abbiamo potuto seguire per il periodo autunnale: il grande quadrilatero di Pegaso, Andromeda con l’omonima galassia, Perseo, la minuscola costellazione del Triangolo, accanto all’altrettanto piccola costellazione zodiacale dell’Ariete. Dalla parte opposta del cielo, in tarda serata si potrà assistere al sorgere del Cancro e, successivamente, del Leone.
A Nord le costellazioni circumpolari compongono un cerchio ideale intorno all’Orsa Minore, con all’estremità la stella polare: in senso antiorario incontriamo Cassiopea, Cefeo, il Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
Stefano Simoni (Astronomia.com)

Uno scrigno stellare nei Gemelli

Messier 35 o M35 in breve è l’ammasso stellare più brillante presente della costellazione dei Gemelli, ben visibile in queste lunghe sere di dicembre, tra est e sud: non è facilissimo da osservare ad occhio nudo, ma già con un piccolo binocolo rivela il gruppo di astri più brillanti che lo compongono. M35 dista da noi circa 1800 anni luce, ha un’estensione di 24 anni luce e si stima che contenga qualcosa come 200 stelle. Ma oltre M35 il cielo di dicembre ci riserverà, nuvole permettendo, lo spettacolo di un brillantissimo Venere nelle prime ore della sera e altri interessanti fenomeni, tra cui le congiunzioni della Luna con lo stesso Venere, su far della sera del 3 dicembre, con Marte la sera del 5 dicembre e con Giove, poco prima dell’alba del 22 dicembre. Se volete saperne di più, non vi resta che guardare il consueto video del cielo del mese pubblicato da MEDIA INAF.
di Marco Galliani

Un’aquila tutta da ammirare nel cielo di settembre

Per ammirarla in tutta la sua bellezza c’è bisogno di un buon telescopio, ma già con un binocolo sufficientemente potente, sotto un cielo buio e lontani dalle luci delle città, potrete individuarne il suo debole chiarore. Stiamo parlando della nebulosa Aquila, anche conosciuta come M 16, che si trova a circa 7000 anni luce da noi, in direzione della costellazione del Serpente, visibile nel cielo di settembre già dalle prime ore della notte, verso sud ovest. Le più spettacolari immagini di questa regione ricca di idrogeno ionizzato e in cui è presente un ammasso aperto di giovani stelle ce le ha regalate il telescopio spaziale Hubble. Le sue riprese, diventate ormai un’icona dell’astronomia, mostrano con un incredibile livello di dettaglio alcuni particolari della nebulosa, che sono stati ribattezzati i Pilastri della Creazione: tre strutture composte da gas e polveri addensate, le cui forme così peculiari sono  state modellate dall’azione del vento stellare delle giovani stelle giganti presenti nel vicino ammasso. All’interno dei pilastri sono stati individuati quelli che potrebbero essere  gli embrioni di nuove stelle che stanno per accendersi. Ma oltre questa nebulosa, il cielo di settembre offre molto altro da ammirare anche solo ad occhio nudo, tra cui alcune splendide congiunzioni e un’eclisse lunare di penombra (questa però molto debole e difficile da percepire). Se siete curiosi saperne di più, potete guardare il video di Media Inaf.
di Marco Galliani (INAF)

Il cielo del mese: le costellazioni

Attendiamo lo spengersi delle ultime luci del crepuscolo e volgiamo lo sguardo verso Sud. Ci troviamo nel Sagittario, costellazione che occupa la zona della volta celeste nella quale è situato il centro della nostra galassia, la Via Lattea. Se già ad occhio nudo possiamo apprezzare e intuire l’immensità del disco di stelle, oltre 100 miliardi, in cui siamo immersi, già con un binocolo il numero di astri visibili è incalcolabile, e innumerevoli sono le nebulose e gli ammassi stellari che si possono scorgere. Con un telescopio possiamo poi trovare una vera miniera di oggetti del cielo, splendidi soggetti per gli appassionati di astrofotografia. A Sud-Est troviamo invece il Capricorno e l’Acquario, costellazioni relativamente grandi ma prive di stelle brillanti e difficilmente riconoscibili senza l’ausilio di una carta del cielo. A Nord-Ovest la brillante stella Arturo contende a Vega il primato di astro più luminoso: essa fa parte del Bootes, dall’inconfondibile forma ad aquilone. Alla sua sinistra, la piccola costellazione della Corona Boreale. Nei pressi del Triangolo Estivo (immagine), formato da Vega Altair e Deneb, possiamo cimentarci nel riconoscimento delle costellazioni minori, come la Freccia (o Saetta) – tra il Cigno e l’Aquila – o il Delfino – facilmente individuabile per la sua forma a rombo – o la ancora più ostica Volpetta. In direzione Nord, la stella polare è come sempre al centro della famiglia delle costellazioni circumpolari. L’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore sono accompagnate, procedendo in senso orario, dal Dragone, da Cefeo e, con la caratteristica forma a “W”, da Cassiopea. Infine a Est vedremo sorgere il grande quadrilatero di Pegaso, seguito da Andromeda (da non perdere l’omonima galassia catalogata da Messier come M31) e Perseo, che ritroveremo protagonisti dei cieli autunnali. Ricordiamo che nel Perseo si trova il radiante dello sciame di meteore detto appunto delle Perseidi.
di Stefano Simoni (Astronomia.com)

 

Il cielo del mese: arrivano le lacrime di San Lorenzo

Con agosto torna l’affascinante appuntamento celeste delle ‘lacrime di San Lorenzo’, ovvero le meteore appartenenti allo sciame delle Perseidi. Quest’anno il massimo della loro attività è previsto nella notte tra l’11 e il 12, ma anche le notti tra il 10 e il 15 potranno essere adatte per dar loro la caccia. Nuvole permettendo, la loro osservazione sarà solo marginalmente disturbata dalla Luna, che in quei giorni apparirà solo per qualche ora dopo il tramonto. Le ore migliori per seguire il fenomeno sono quelle più tarde della notte, soffermandosi sulle regioni a nord est del cielo, in direzione della costellazione di Perseo. Le scie luminose che potremo osservare in quei giorni alzando lo sguardo al cielo sono prodotte da piccolissimi frammenti della cometa Swift-Tuttle che incrociano la nostra orbita. Entrando con grandissima velocità nell’atmosfera terrestre, queste particelle, grandi anche solo come un granello di sabbia, la ionizzano, creando le caratteristiche scie luminose. Ad aver avanzato per primo questa spiegazione è stato l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1866, proprio basandosi sull’osservazione delle Perseidi. Ma nel mese di agosto ci saranno molti altri motivi per alzare lo sguardo al cielo e perdersi nella sua bellezza: oltre alle splendide costellazioni che caratterizzano questo periodo, sono infatti previste diverse congiunzioni: la più spettacolare sarà quella tra Venere e Giove, la sera del 27, anche se per osservarla non sarà facilissimo, poiché i due corpi celesti saranno molto bassi sull’orizzonte occidentale. Siete curiosi di saperne di più su questi fenomeni? Allora non vi resta che guardare il video del cielo del mese sul sito INAF.
di Marco Galliani (INAF)

Ci siamo ecco il “caldo” cielo estivo

L’estate è iniziata ufficialmente lo scorso 21 Giugno e procede a pieno ritmo. Una bella passeggiata serale in cerca di refrigerio potrebbe essere accompagnata da uno sguardo alla volta celeste: quale migliore accoppiata? Alla metà del mese il cielo della sera è completamente buio solo dopo le ore 22:00. Verso occidente, nella prima parte della notte, calano le costellazioni primaverili, ogni giorno più basse fino a tramontare immerse nella luce del crepuscolo. Tra queste spiccano il Leone e la Vergine. Osservando verso il basso Sud troviamo le stelle che compongono lo Scorpione, molto facili da individuare: sono di seconda e terza magnitudine e fra esse spicca Antares, stella di prima magnitudine, posizionata in corrispondenza del cuore dello Scorpione.

Deneb

Deneb

Antares significa “rivale di Marte” perché con il suo colore arancione, questa gigante rossa sembra proprio voler gareggiare con il pianeta rosso. Poco più a sinistra rispetto allo Scorpione, ma più in basso, possiamo riconoscere il Sagittario, la cui posizione ci indica la direzione del centro della Via Lattea, la nostra galassia. Ricordiamo l’Ofiuco, la “13ma” costellazione zodiacale, molto estesa ma priva di stelle particolarmente luminose. Allontanandoci dall’eclittica, alta nel cielo notiamo la stella che rivaleggia in luminosità con Vega: si tratta di Arturo, nella costellazione del Bootes. Volgendo lo sguardo a Sud-Est, e alzandolo verso lo zenit, non potremo fare a meno di notare 3 stelle particolarmente brillanti. Abbiamo trovato il cosiddetto “Triangolo Estivo“, le cui stelle che ne formano i vertici appartengono a 3 distinte costellazioni: Altair nell’Aquila, Vega nella Lira e Deneb nel Cigno. Deneb, con i suoi 1600 anni luce di distanza, è la stella più lontana osservabile ad occhio nudo. La luce che raggiunge ora i nostri occhi è partita dalla stella ben 16 secoli fa, prima del crollo dell’Impero romano! Per confronto, Altair dista solo 16 anni luce (100 volte meno di Deneb) e Vega circa 27 anni luce. Questi ultimi due astri sono quindi luminosi principalmente per effetto della loro distanza relativamente piccola. Deneb è invece una cosiddetta “supergigante azzurra”, con un diametro pari a oltre150 volte quello del Sole ed una luminosità di decine di migliaia di volte superiore. Chiudiamo la panoramica del cielo dirigendo lo sguardo verso Nord, dove come sempre troviamo le due Orse e le altre costellazioni circumpolari. Se in tarda ora, in questo mese o nei mesi successivi, volessimo individuare la stella polare con il metodo classico, potrebbe risultare ostico riconoscere il Grande Carro, sempre più basso sull’orizzonte e spesso celato tra le luci urbane. In questo caso, ora che Cassiopea è sempre più alta, possiamo usarla come riferimento. Vediamo come: Per prima cosa troviamo Cassiopea e individuiamo la stella luminosa che si trova all’estremità della “V” più stretta, si tratta della stella Beta. Sopra Cassiopea (in questo periodo dell’anno), è facile osservare il pentagono irregolare del Cefeo, dalla forma simile ad una casetta stilizzata. Il vertice del pentagono è occupato dalla stella Gamma. Uniamo ora la Beta di Cassiopea e la Gamma del Cefeo con una linea immaginaria, prolungandola di una quantità “quasi” pari alla distanza tra queste due stelle. Siamo arrivati in prossimità della Polare, senza possibilità di errore.
Il cielo del mese le costellazioni di Stefano Simoni (Astronomia.com)

Il cielo del mese: tutti gli occhi puntati su Giove

Avete voglia di ammirare con i vostri occhi Giove, il più grande pianeta del Sistema solare prima che, per un po’ di tempo, si vada a nascondere nel bagliore del Sole? In questo mese di luglio, specie nella prima parte, vi sarà ancora facile farlo, guardando già a prima sera verso ovest. Lo troverete basso sull’orizzonte, e con il passare dei giorni la sua altezza continuerà a scendere, lasciandoci sempre meno tempo per osservarlo. Chi invece non avrà proprio di questi problemi è la sonda Juno della NASA, che il quattro luglio si inserirà in un’orbita polare attorno a Giove. Dopo cinque anni di viaggio, Juno inizierà la sua esplorazione di Giove grazie al suo equipaggiamento di prim’ordine, composto da ben 10 strumenti scientifici. Il nostro Paese è protagonista con due degli strumenti a bordo: JIRAM , ovvero Jupiter InfraRed Auroral Mapper, per lo studio delle aurore e dell’atmosfera e un transponder in banda Ka per studi gravitazionali. JIRAM è stato fornito dall’Agenzia spaziale Italiana e sviluppato con il supporto scientifico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Seguiteci su Media INAF, vi terremo aggiornati anche su questa nuova e affascinante missione! E se volete conoscere le costellazioni, i pianeti e gli eventi principali che caratterizzeranno il cielo di questo mese, non vi resta che guardare, come al solito, il video su Media Inaf.
di Marco Galliani (INAF)

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