Philae dove sei?

Dal momento in cui Philae – il piccolo lander sganciato dalla sonda Rosetta sulla superficie della cometa 67/P lo scorso 12 novembre – ha toccato il suolo e si è spostato  rispetto al luogo previsto per l’atterraggio rimbalzando quattro volte e facendo perdere le sue tracce, è cominciata una ‘caccia al lander’ per immagini che non ha precedenti. Mentre lo strumento CONSERT ha contribuito a restringere la ‘pista di atterraggio’ ad un’area sul lobo più piccolo della cometa, la ricerca per immagini fatta grazie agli scatti di OSIRIS non è stata finora in grado di confermare quale sia l’effettiva posizione finale del piccolo lander. Subito dopo la discesa ed i primi rimbalzi, documentati in modo molto chiaro dalla camera a stretto campo di OSIRIS, il team di controllo pensava di aver identificato Philae sul margine di una vasta depressione che prende il nome di Hatmehit, sul lobo minore della cometa.Successivamente i dati inviati dallo stesso Philae hanno permesso di stabilire che si trovasse nella zona denominata Abydos, e sono stati usati per ricostruire la traiettoria del lander e stabilirne la posizione finale. Tra novembre e dicembre si è cercato grazie alla camera di OSIRIS di fare una serrata campagna di rilevamento immagini, sfruttando l’ora e mezza di attivazione quotidiana di Philae, ma la posizione del Sole rispetto a Rosetta ha reso infruttuoso questo tentativo di localizzazione visiva. Rispetto ai momenti subito successivi allo sgancio, Rosetta si sta anche allontanando di orbita dalla cometa e la ricerca di Philae sembra farsi sempre più difficile. Per comprendere quanto sia improbo il compito di individuare il lander sulla superficie della cometa basta pensare che, rispetto alle immagini usate per la sua ricerca (composte da un mosaico di foto, come quella che segue), Philae occupa circa tre pixel delle stesse, essendo grande nella realtà più o meno come una lavatrice. Un’impresa davvero difficoltosa, considerando che nell’area esaminata sono numerosissimi i set da tre pixel che i ricercatori si sono trovati ad esaminare. Il 14 febbraio Rosetta ha in programma un flyby ravvicinato a 6 chilometri dalla superficie della cometa, che sarà sfruttato per raccogliere ulteriori immagini ad altissima definizione delle aree sorvolate e continuare nella ricerca di Philae. Sarà una sorta di ultima chance, visto che poi la sonda si allontanerà dalla cometa e non sarà possibile effettuare un’altra campagna visiva ravvicinata di ricerca, forse fino al prossimo anno. Chi ha seguito le fasi del risveglio di Rosetta sa che tale processo non è immediato e anche per Philae sarà lo stesso, anzi, occorre tenere presente che mentre nel sito individuato per lo sbarco si prevedeva che il lander avrebbe potuto contare su un’illuminazione di 6,5 ore, rispetto alle 12,4 che dura un giorno sulla cometa per ricaricare le batterie, il periodo di illuminazione nella zona dove si presume sia andato a cacciarsi il lander è di appena 1,3 ore al giorno. Anche nel peggiore dei casi, ovvero se Philae non dovesse svegliarsi, rimangono importantissimi i dati inviati successivamente all’atterraggio, e da una pluralità di posizioni (a causa dei rimbalzi) rispetto alla sola dove era previsto si fermasse. Da maggio, la posizione del Sole rispetto alla presunta posizione del lander sarà tale da irraggiare dall’alto la zona di atterraggio, anche se l’orientamento di Philae è tale che non sarà in grado di sfruttare appieno l’illuminazione offerta. Sarà cruciale quindi – come dice Stephan Ulamec, Project manager del Lander Control Centre di Coloniail ruolo dell’illuminazione solare extra che potrà essere sfruttata man mano che la cometa si avvicinerà al Sole. Sarà probabilmente a maggio o giugno, che la radiazione della nostra stella sarà sufficiente a rendere utilizzabile il trasmettitore di Philae e ristabilire un collegamento di comunicazione con Rosetta – il lander ha bisogno di circa 17 Watt per svegliarsi. Sperando che Rosetta si trovi in una posizione adeguata rispetto al sito di atterraggio per ‘sentire’ il piccolo Philae che la chiama.
E la ricerca continua!
di Francesca Aloisio (INAF)

La Poppa e il Reticolo

La Poppa (in latino Puppis, Puppis, Pup) è una costellazione dell’emisfero australe. È la più grande e la più settentrionale delle tre costellazioni in cui è stata divisa la vecchia Nave Argo. Stretta fra le brillanti stelle Sirio e Canopo, quasi appare oscurata, ma in realtà è una delle costellazioni più ricche della volta celeste. Dalle latitudini mediterranee è visibile per intero solo nelle propaggini più meridionali. Trovare in cielo la Poppa non presenta difficoltà: la parte più settentrionale si estende infatti ad est di Sirio e del Cane Maggiore, mentre a sud di quest’ultima si trova la parte meridionale, che termina subito a nord della brillante Canopo.

Mappa della costellazione

La costellazione giace sulla Via Lattea in un tratto estremamente ricco di campi stellari; questa ricchezza è dovuta al fatto che in questa direzione il Braccio di Orione, ossia il braccio di spirale dove si trova anche il Sistema Solare, si presenta in gran parte poco oscurato da nebulosità e polveri galattiche poste a distanze relativamente brevi. Un altro fattore importante è la presenza di uno dei tratti più prossimi della Cintura di Gould, una grande fascia di stelle giovani e luminose. L’area della Poppa appare dunque pervasa da un grandissimo numero di stelle deboli, visibili ad occhio nudo in cieli tersi e, possibilmente, alle latitudini equatoriali o australi; la regione più densamente popolata è quella meridionale, sul confine con le Vele, area in cui si estende la grande associazione di stelle Cr 173. La parte più settentrionale, in particolare verso il confine con l’Idra, appare molto meno ricca di stelle, ed anzi si mostra come una delle aree più oscure del cielo, oscurità accentuata anche dalla presenza tutt’attorno di stelle fra le più luminose del cielo. La Via Lattea nella parte sudoccidentale della Poppa al contrario mostra evidenti segni di oscuramento ad opera di nubi oscure. Le sue stelle più luminose sono di magnitudine 2 e sono facilmente individuabili anche dai centri urbani; il ricco sottofondo stellare è formato principalmente da stelle di magnitudini 4 e 5. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va da dicembre ad aprile; dalle latitudini settentrionali rimane sempre molto bassa sull’orizzonte nelle notti invernali e a nord del 40ºN la parte più meridionale resta sempre invisibile. Dall’emisfero australe al contrario è una delle figure dominanti dei cieli dell’estate e la sua osservazione si prolunga fino a tutto l’autunno.

Stelle principali

  • ζ Puppis (Naos) è la stella principale della costellazione; si tratta di una stella supergigante di magnitudine 2,21. Sebbene sembri anonima all’osservazione ad occhio nudo, è una delle stelle più luminose conosciute in termini assoluti, risplendendo con una luce pari a 25.000 volte quella del Sole in luce visibile e, prendendo anche in considerazione la banda ultravioletta, dove emette la maggior parte della sua energia, circa un milione di volte più della nostra stella. La sua distanza è stimata sui 1399 anni luce.
  • π Puppis (Ahadi) è una stella gigante arancione di magnitudine 2,71, distante 1094 anni luce da noi; è anch’essa una stella molto luminosa (magnitudine assoluta -4,92) e si mostra in direzione di un ammasso apertocomposto da altre stelline di quinta grandezza e alcune meno luminose, ben visibile ad occhio nudo e pienamente risolvibile con un binocolo.
  • ρ Puppis (Tureis) è una stella bianco-giallastra di magnitudine 2,83; a differenza di altre stelle luminose della costellazione, non è una stella gigante. Dista circa 63 anni luce.
  • τ Puppis (Altaleban) è una stella gigante arancione di magnitudine 2,94, distante 183 anni luce.
  • ν Puppis (Kaimana) è una stella azzurra di magnitudine 3,17, distante 423 anni luce.

Fra le altre stelle, sono da notare la ξ Puppis, di magnitudine apparente 3,34, interessante perché, con la sua magnitudine assoluta pari a -4,74 è una delle stelle più brillanti conosciute; un’altra stella molto luminosa (-6,04) è la HD 68601, che con una distanza stimata di oltre 4600 anni luce, è una delle stelle più lontane visibili ad occhio nudo. Con un semplice binocolo è visibile anche HD 61227, di sesta grandezza, che possiede una magnitudine assoluta di -9,14 e una distanza di ben 40750 anni luce. La costellazione della Poppa è attraversata dalla Via Lattea da nord-ovest a sud-est, in un tratto molto ricco di oggetti celesti, specialmente ammassi aperti, molti dei quali sono visibili anche con un semplice binocolo. Quasi a metà via fra le stelle π Puppis e ζ Puppis, si trova il più importante di questi, NGC 2451, la cui stella centrale, c Puppis, di quarta magnitudine, in realtà non facente parte dell’ammasso e avente un colore arancio intenso. Secondo alcuni studi sembra che si tratti di due ammassi distinti, che appaiono sovrapposti solo per un effetto prospettico. Un grado a sud-est si trova un altro ammasso, NGC 2477, meno luminoso, ma ugualmente appariscente. Verso nord, alcuni ammassi furono notati da Charles Messier, il quale li inserì nel suo famoso catalogo; il più importante di questi è sicuramente M47, ben visibile ad occhio nudo; nelle vicinanze si osserva pureM46, caratteristico per il fatto di presentare una piccola nebulosa planetaria a forma di anello nella parte settentrionale. Più a sud, nei pressi della stella ξ Puppis, si trova M93. Una curiosità la offre il brillante gruppetto della stella π Puppis, noto con la sigla di Cr 135, dove ben tre delle quattro stelle principali sono variabili. Sul confine con le Vele, nel pressi della stella γ Velorum, è presente una vasta associazione di stelle, nota come Cr 173, appena distinguibile dai campi stellari di fondo; essa conta alcune decine di componenti e coincide con l’associazione Vela OB2, un gruppo di stelle giovani e brillanti originatesi alcuni milioni di anni fa. NGC 2298 è invece un ammasso globulare, di media concentrazione; fra le nebulose, nessuna delle quali è visibile con binocoli o con un piccolo telescopio, la più cospicua è la NGC 2467, che appare circondata da diversi strati di stelle azzurre, molte delle quali si trovano in realtà a metà via fra noi e la nebulosa. Infine si segnala la presenza di una parte notevole del vasto complesso nebuloso noto come Nebulosa di Gum, un antico resto di supernova che ricopre parzialmente anche le costellazioni vicine.

Il Reticolo (in latino Reticulum, abbreviato in Ret) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una costellazione minore dell’emisfero sud, posta ad una declinazione di circa -60°; venne introdotta da Lacaille per ricordare l’omonimo strumento di misurazione di posizioni ed angoli tra le stelle. Il Reticolo è una piccola costellazione del profondo cielo australe; contiene alcune stelle di terza e quarta magnitudine piuttosto vicine fra loro che ne facilitano l’individuazione, la quale è comunque facilitata dal fatto che essa viene a trovarsi a metà strada sulla linea congiungente le due brillanti stelle Canopo e Achernar, rispettivamente nelle costellazioni della Carena e di Eridano.

Mappa della costellazione

In un cielo non molto limpido può essere presa come riferimento per reperire la Grande Nube di Magellano, posta pochi gradi a sudest. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra novembre e aprile, ossia in coincidenza della stagione estiva australe; dall’emisfero nord si presenta invisibile per quasi tutte le sue regioni ad eccezione di quelle poste a latitudini tropicali, mentre dall’emisfero australe si presenta circumpolare a partire dalle regioni poste a latitudini temperate.

Stelle principali

  • α Reticuli è una stella gigante gialla di magnitudine apparente 3,33 distante 163 anni luce.
  • β Reticuli è una subgigante arancione di magnitudine apparente 3,84 distante 100 anni luce.
  • ε Reticuli è una subgigante arancione di magnitudine 4,44 distante 59 anni luce.

Il Reticolo contiene alcune galassie brillanti, prima fra tutte NGC 1313, una grande galassia spirale visiile anche con un piccolo telescopio fra i cui bracci sono state scoperte decine di grandi regioni di formazione stellare. Le altre galassie sono visibili soprattutto sul lato nordorientale, al confine con il Dorado, come NGC 1559. Nella foto NGC 1559, una galassia spirale ricca di stelle giovani.

Il Pittore e i Pesci

Il Pittore (in latino Pictor, Pictoris abbreviato in Pic) è una delle 88 costellazioni moderne. Originariamente nota come “Cavalletto del Pittore” (Equuleus Pictoris), è una costellazione minore meridionale.

Mappa della costellazione

Il Pittore è una piccola e oscura costellazione del profondo emisfero celeste australe; appare fortemente oscurato dalla brillantissima stella Canopo, la seconda stella più luminosa del cielo, ma proprio a causa della sua vicinanza è anche facilmente individuabile l’area in cui giace, immediatamente ad ovest di questa. Contiene una sola stella di magnitudine superiore alla 3,5, posta pochi gradi a nordovest di Canopo, poi solo qualche stella di quarta e di quinta grandezza. La sua parte meridionale si trova in prossimità della Grande Nube di Magellano e del polo sud dell’eclittica, così nonostante la precessione degli equinozi la sua declinazione varia poco, restando sempre nei pressi del polo sud celeste.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale è compreso fra i mesi di novembre e aprile; la sua declinazione fortemente australe non ne consente una completa osservazione neppure dalle regioni temperate boreali inferiori, mentre dalle regioni mediterranee è visibile solo in piccolissima parte. Dall’emisfero australe al contrario appare circumpolare da quasi tutte le sue regioni ad eccezione di quelle più prossime all’equatore ed è una costellazione minore dei cieli estivi meridionali.
Stelle principali
α Pictoris è una subgigante bianca di magnitudine 3,24, distante 99 anni luce.
β Pictoris è una stella bianca di sequenza principale di magnitudine 3,85, distante 63 anni luce; è circondata da un disco di polveri, probabilmente è un disco protoplanetario nel quale si stanno formando dei pianeti, e da un massiccio pianeta, che le orbita attorno a oltre 8 UA di distanza.
γ Pictoris è una gigante arancione di magnitudine 4,50, distante 174 anni luce.
Nel Pittore non sono presenti oggetti del cielo profondo luminosi, essendo presenti solo galassie deboli e remote, ad eccezione di una galassia spirale vista di taglio, PGC 18437.

I Pesci (in latino Pisces, Piscium abbreviazione Psc) sono una costellazione dello zodiaco, che si trova tra l’Acquario a sud-ovest e l’Ariete ad est.
I Pesci sono una costellazione piuttosto debole, la meno appariscente fra le costellazioni zodiacali: la stella più luminosa, η Piscium, ha una magnitudine apparente di solo 3,6. α Piscium è chiamata Alrisha, “il nodo”, che sarebbe il nodo che tiene assieme i due pesci. La costellazione si estende a sudest del Quadrato di Pegaso, il grande asterismo che domina le notti autunnali nell’emisfero nord; la parte più facilmente riconoscibile è il gruppetto di stelle disposte a cerchio a sud del Quadrato, rappresentante uno dei due pesci e composto in prevalenza da astri di quarta magnitudine. Il punto in cui l’eclittica attraversa l’equatore celeste andando verso nord, il punto vernale o equinozio di primavera, si trova a circa 8° a sud della stella ω Piscium.
Gran parte della costellazione sta nell’emisfero nord, così da essere osservabile per buona parte dell’anno (da agosto a inizio marzo) dall’emisfero boreale; nell’emisfero sud invece è leggermente meno osservabile.
Stelle principali
η Piscium (Alpherg) è una stella giallo-arancio di magnitudine 3,6, leggermente variabile, posta nella parte orientale della costellazione; la sua distanza è stimata sui 294 a.l.
γ Piscium (Simmah) è una stella gialla di magnitudine 3,70, distante 131 a.l.
α Piscium (Alrisha) è una stella bianca di magnitudine 3,82, distante 139 a.l.
ω Piscium (Vernalis) è una stella di colore perlaceo di magnitudine 4,03, distante 106 a.l.
La costellazione dei Pesci mostra una parte del cielo profondo all’esterno della Via Lattea, caratteristica che consente di poter osservare senza intralci le galassie esterne; tuttavia, sono poche le galassie luminose visibili in questa costellazione.
L’unica relativamente notevole è M74, una galassia spirale estesa ma non molto luminosa, osservata da Charles Messier, che si trova appena a nordest di η Piscium; può essere osservata con un piccolo telescopio, in cui appare come una macchia circolare chiara. Un’altra galassia alla portata di piccoli strumenti è NGC 488, nel sud della costellazione, che possiede dei bracci di spirale avvolti molto strettamente attorno al suo nucleo.
Fra le altre galassie, si segnalano NGC 3 e NGC 4, molto deboli, la cui unica particolarità è quella di essere il terzo e quarto oggetto del catalogo NGC.
Nei Pesci sono pure presenti alcuni ammassi di galassie, in particolare nella parte settentrionale e sudorientale, ma si tratta di oggetti molto remoti e composti da galassie poco appariscenti.

Perseo e il Pesce Volante

Il Pesce Volante (in latino Volans, Volantis abbreviato in Vol) è una delle 88 costellazioni moderne; si tratta di una costellazione minore dell’emisfero meridionale.

Mappa della costellazione

Il Pesce Volante è una costellazione di dimensioni molto ridotte situata nel profondo emisfero celeste australe; contiene alcune stelle di terza e quarta magnitudine che comunque rendono discretamente l’idea di un pesce volante. La sua posizione in cielo è giustificata dalla presenza della nave Argo poco più a nord, in particolare della sezione della Carena, dato che intende rappresentare un pesce che nuota nelle vicinanze dello scafo della nave. Sei stelle sono di magnitudine più luminose della magnitudine 5,0, e sono visibili senza eccessive difficoltà in un cielo relativamente buio.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nel mesi compresi fra dicembre e maggio; essendo una costellazione posta a declinazioni fortemente australi, la sua visibilità è quasi del tutto limitata alle sole regioni poste a sud dell’equatore, con la sola eccezione delle aree più meridionali dell’emisfero boreale, in piena fascia tropicale.
Stelle principali
β Volantis è una gigante arancione di magnitudine 3,77, distante 108 anni luce.
γ2 Volantis è una gigante gialla di magnitudine 3,78, distante 142 anni luce.
ζ Volantis è una gigante arancione di magnitudine 3,93, distante 134 anni luce.
δ Volantis è una gigante brillante gialla di magnitudine 3,97, distante 660 anni luce.
Gli unici oggetti non stellari della costellazione sono galassie, in massima parte molto deboli; sono visibili con strumenti amatoriale di media potenza solo una coppia di galassie verso il centro della costellazione (NGC 2434 e NGC 2442).

Perseo (in latino Perseus, Persei abbreviazione Per) è una costellazione settentrionale, rappresentante l’eroe greco che uccise il mostro Medusa; è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo ed è anche una delle 88 costellazioni moderne.

Mappa della costellazione
La costellazione contiene la famosa stella variabile Algol (β Persei) ed è anche la sede del radiante dell’annuale sciame meteorico delle Perseidi, il più conosciuto presso il grande pubblico perché ricade attorno al 10-12 agosto. Fra gli astronomi amatoriali Perseo è ben nota per contenere anche il famoso Ammasso Doppio, uno degli oggetti più osservati e fotografati del cielo.
Perseo è una costellazione di dimensioni medio-grandi, estesa fra Andromeda e il brillante pentagono dell’Auriga; è composta da 136 stelle visibili a occhio nudo, molte delle quali riunite in tre gruppi di stelle, il più notevole dei quali è quello di Mirfak (o Algenib, α Persei), verso nord e coincidente con una brillante associazione stellare. Gli altri due gruppi sono centrati uno sulla stella Algol (β Persei) e l’altro sulle due stelle ε Persei e ζ Persei.
La caratteristica più notevole di Perseo è quindi un triangolo composto dalle stelle α, β e ε Persei, il cui vertice settentrionale è formato dalla stella Mirfak. Si individua bene, nell’emisfero boreale, nei mesi fra settembre e marzo, grazie al gran numero di stelle di terza e quarta magnitudine che la compongono, in massima parte di colore blu-azzurro, e grazie alla sua posizione, molto settentrionale. Dall’emisfero australe si può osservare invece bassa sull’orizzonte e nelle regioni più meridionali diventa progressivamente invisibile.
La parte settentrionale della costellazione ospita diversi addensamenti di stelle grazie alla presenza del piano della Via Lattea, che tuttavia in questo tratto appare fortemente oscurata e dunque poco luminosa: questa infatti entra in Perseo da nordovest già in gran parte depauperata dei classici campi stellari che l’accompagnano, se si esclude il ricchissimo addensamento centrato attorno all’Ammasso Doppio; verso il centro della costellazione la sua scia luminosa è quasi impercettibile, mentre riprende ad essere più visibile sul confine con l’Auriga.
Stelle principali
Mirphak (α Persei): la stella più luminosa di questa costellazione, chiamata anche Algenib (un nome usato anche per altre stelle, per esempio γ Pegasi). Mirphak (parola araba per “gomito”) è una stella supergigante di tipo spettrale F5 Ib (colore giallo), con una magnitudine di 1,79 che si trova ad una distanza di circa 590 anni luce. La sua luminosità è pari a circa 5 000 volte quella del Sole, e il suo diametro è 62 volte tanto.
Algol (β Persei): è sicuramente la stella più famosa della costellazione. Algol (la stella del Diavolo in arabo) rappresenta l’occhio della gorgone Medusa. È il prototipo di un intero gruppo di stelle variabili, le variabili a eclisse. La sua luminosità apparente varia tra le magnitudini 2,12 e 3,39 in poco meno di tre giorni. Ha un tipo spettrale B8 V (equivamente ad un colore azzurro) e si trova ad una distanza relativamente piccola di 93 anni luce.
ζ Persei (Menkhib) è una stella supergigante blu di magnitudine 2,84; dista da noi 982 anni luce ed è la più meridionale della costellazione, al confine con il Toro.
ε Persei (Adid Australis) è una stella azzurra di magnitudine 2,90; si trova non lontano dal centro della costellazione e dista da noi 538 anni luce.
ι Persei è una stella gialla di magnitudine 4,05; è una delle stelle simili al nostro Sole più vicine.
La Via Lattea attraversa la costellazione di Perseo da NW a SE, ma appare in questo tratto meno evidente che in tutte le altre costellazioni: ad occhio nudo, quasi sembra che si interrompa a nord, per poi ricomparire nei pressi della stella Mirfak, e scomparire di nuovo, per riapparire infine solo all’interno del “pentagono” dell’Auriga. Questo “vuoto” ha principalmente due ragioni: la presenza di enormi banchi di nebulosità oscure e la stessa morfologia della nostra Galassia, che qui in questo tratto appare quasi opposta al suo centro. Ciononostante, è comunque una costellazione ricchissima di oggetti galattici.
Perseo contiene una delle associazioni stellari più brillanti della volta celeste: l’Ammasso di Alfa Persei (Mel 20); è dominata dalla gigante Mirfak ed è costituita da alcune decine di stelle di magnitudine compresa fra la 4 e la 7, molte delle quali sono ben visibili anche a occhio nudo. Un binocolo o un piccolo telescopio a corta focale si rivelano gli strumenti ideale per la sua osservazione. La sua distanza è stimata sui 600 anni luce da noi.
Tra gli ammassi aperti, spicca il famoso Ammasso Doppio, formato dai due ammassi h e χ Persei: questi due oggetti (rispettivamente NGC 869 e NGC 884) sono tra i più belli del cielo notturno per l’osservazione con binocoli e piccoli telescopi. Si trovano entrambi a una distanza maggiore di 7 000 anni luce e sono separati fra loro da alcune centinaia di anni luce. Il fatto che siano ancora così luminosi a questa distanza, tanto da avere una lettera della nomenclatura di Bayer assegnata, fa dedurre che siano due ammassi di dimensioni notevoli ed estremamente brillanti. M34 è ammasso aperto con una magnitudine apparente di 5,5; si trova a una distanza di circa 1 400 anni luce e consiste di circa 100 stelle che sono sparse su un’area più grande della Luna piena. Il suo diametro reale è di circa 14 anni luce. A breve distanza dall’Ammasso Doppio si trova un altro ammasso piuttosto appariscente, anche se poco noto; si tratta di Tr 2, al limite della visibilità a occhio nudo e risolvibile anche con un binocolo in un ricco insieme di stelle sparse. Verso il bordo nordorientale della costellazione, infine, è presente un gruppo di ammassi aperti su cui domina NGC 1528, molto brillante e facilmente risolvibile in diverse decine di stelle anche con piccoli strumenti.
Tra le nebulose planetarie, la più cospicua è M76, chiamata anche Piccola Nebulosa Dumbbell, per la sua somiglianza con la più grande Nebulosa Dumbbell. Ha un diametro apparente di 65 secondi d’arco e una luminosità apparente di 10,1.
Tra le nebulose diffuse invece la più notevole è NGC 1499, chiamata anche la Nebulosa California, scoperta nel 1884 dall’astronomo americano Edward Emerson Barnard. A causa della sua debolezza, è molto difficile da osservare visualmente, ma è un soggetto tradizionale per gli astrofotografi.

Il Pesce Australe e Pegaso

Il Pesce Australe (in latino Piscis Austrinus, Piscis Austrini abbreviazione PaS) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è anche una delle 88 costellazioni moderne.

Mappa della costellazione

Il Pesce Australe ha delle dimensioni molto ridotte, ma nonostante ciò è identificabile con facilità, a sud del Capricorno e dell’Aquario, grazie alla brillante Fomalhaut, una stella di magnitudine 1,16; questa astra, considerata una delle quattro stelle regali dell’astrologia (assieme a Aldebaran, Regolo e Antares), possiede un sistema planetario e un disco di detriti, e inoltre, grazie alla precessione degli equinozi, si troverà nell’emisfero boreale celeste fra circa 6000 anni. La luminosità di Fomalhaut viene esaltata inoltre dal fatto che si trova in una regione di cielo priva di stelle luminose. Se si considera che anticamente la coda del Pesce Australe cadeva nell’attuale costellazione del Microscopio, creata in epoca moderna, l’asterismo riproduce abbastanza fedelmente l’idea di un pesciolino stilizzato.
Nonostante la sua declinazione attuale sia piuttosto bassa (mediamente -30°), la costellazione è ben visibile da gran parte dell’emisfero nord; il periodo migliore per la sua osservazione nei mesi serali ricade nel periodo compreso fra settembre e gennaio. La presenza della stella Fomalhaut sopra l’orizzonte meridionale dopo il tramonto indica l’avvicinarsi della stagione autunnale. Dall’emisfero australe, di contro, la costellazione appare nei cieli serali della fine dell’inverno, e il suo progressivo abbassarsi sopra l’orizzonte occidentale dopo il tramonto indica l’arrivo dell’alta stagione.
Stelle principali
Fomalhaut (α Piscis Austrini) è la diciottesima stella più brillante della volta celeste; si tratta di una stella bianca di magnitudine 1,16, leggermente meno brillante di Sirio in termini assoluti; la sua distanza di appena 25 anni luce ne fa inoltre una delle stelle più vicine al nostro Sole. Possiede un pianeta extrasolare, Fomalhaut b, ed una cintura asteroidale.
ε Piscis Austrini è una stella azzurra di magnitudine 4,18, distante 744 anni luce.
Aboras (δ Piscis Austrini) è una stella gialla di magnitudine 4,20, distante 170 anni luce.
Tra le altre stelle, Lacaille 9352 è la decima stella più vicina al Sole, nonché quella con il quarto più alto moto proprio conosciuto.
La costellazione è priva di oggetti del profondo cielo alla portata di piccoli strumenti; sono presenti qui solo delle galassie remote e poco appariscenti.

Pegaso (in latino Pegasus, Pegasi abbreviazione Peg) è una costellazione settentrionale; è una delle 88 costellazioni moderne, ed era anche una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo. Gli antichi vi vedevano raffigurato il mitico cavallo alato dello stesso nome.

Mappa della costellazione

Quella di Pegaso è una grande e ben nota costellazione del cielo boreale; le sue tre stelle più brillanti, assieme a Sirrah (α And), formano un quadrilatero detto il Quadrato di Pegaso, un celeberrimo asterismo facilmente riconoscibile in cielo anche dalle aree urbane. A questa si aggiunge Enif, una stella da seconda magnitudine, più altre di terza e quarta grandezza, che delineano la costellazione ad est del Cigno e della Freccia. L’area di cielo occupata dalla costellazione non è particolarmente ricca di stelle di fondo, non essendo sovrapposta alla scia della Via Lattea e in particolare il Quadrato appare quasi privo di stelle di fondo.
Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra luglio e gennaio; dall’emisfero nord è una delle più classiche e riconoscibili figure del cielo delle notti autunnali, quando Pegaso si presenta alta nel cielo assieme a Cassiopea. Dall’emisfero sud la sua visibilità è leggermente ridotta, sebbene la sua declinazione non sia particolarmente elevata, e anzi la parte meridionale della costellazione giace a pochi gradi dall’equatore celeste.
Stelle principali
Enif (ε Pegasi) è una supergigante rossa di magnitudine 2,38, distante 672 anni luce; è la stella brillante più occidentale della costellazione.
Scheat (β Pegasi) è una gigante rossa di magnitudine 2,44, distante 199 anni luce; costituisce il vertice nordoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Markab (α Pegasi) è una gigante azzurra di magnitudine 2,49, distante 140 anni luce; costituisce il vertice sudoccidentale del Quadrato di Pegaso.
Algenib (γ Pegasi) è una subgigante azzurra di magnitudine 2,83, distante 333 anni luce.
Matar (η Pegasi) è una gigante gialla di magnitudine 2,93, distante 215 anni luce.
51 Pegasi è accompagnata da un pianeta extrasolare, il primo ad essere stato scoperto.
Sirrah veniva considerata parte sia di Pegaso che di Andromeda ma l’Unione Astronomica Internazionale, fissando ufficialmente i confini delle costellazioni, ha stabilito che Sirrah appartiene ad Andromeda. Quest’ultima, insieme a Markab, Scheat e Algenib formano un asterismo noto come Quadrato di Pegaso.
La costellazione si estende in una regione di cielo non oscurata dalle polveri galattiche, pertanto sono visibili in particolare galassie, alcune delle quali sono piuttosto appariscenti.
Nella parte occidentale di Pegas0, verso il confine col Cavallino, è visibile M15, un ammasso globulare fra i più luminosi della volta celeste, osservabile anche con un binocolo.
Fra gli oggetti esterni alla Via Lattea, la galassia più luminosa è NGC 7331, una galassia spirale vista quasi di taglio e individuabile anche con un piccolo telescopio come una macchia allungata in senso nord-sud; da questa galassia si può reperire con facilità, avendo a disposizione un potente strumento, un gruppo di galassie interagenti noto come Quintetto di Stephan, oggetto di studio da parte degli astronomi allo scopo di conoscere le dinamiche dei gruppi di galassie.
NGC 7217 è invece una galassia spirale vista con un angolo che ne consente la facile individuazione dei bracci di spirale, sebbene per distinguerli dall’alone occorrano strumenti molto potenti; in un piccolo strumento si presenta come una macchia chiara di forma ovaleggiante.
Pegaso è nota anche per contenere il primo oggetto del New General Catalogue, NGC 1; si tratta di una galassia spirale poco luminosa.

L’Orsa Minore e il Pavone

L’Orsa Minore (in latino Ursa Minor, Ursae Minoris abbreviazione UMi) è una costellazione del cielo settentrionale. È una delle 88 costellazioni moderne, ma era già tra le 48 costellazioni elencate da Tolomeo. È particolarmente nota perché al suo interno si trova il polo nord celeste, anche se la sua posizione è soggetta ad un continuo, lento spostamento a causa della precessione dell’asse di rotazione terrestre.

Mappa della costellazione

L’Orsa Minore è individuabile con facilità, sia perché le sue stelle più brillanti sono di seconda magnitudine, sia perché, una volta individuato il Grande Carro, si può raggiungere la Stella Polare, la stella più luminosa dell’Orsa Minore, utilizzando le due stelle più occidentali dell’asterismo dello stesso Grande Carro (vedi immagine). Dall’emisfero boreale è una costellazione circumpolare, ossia non tramonta mai, restando visibile in ogni periodo dell’anno; dall’emisfero australe invece è sempre invisibile, tranne che in prossimità dell’equatore (eccetto la Stella Polare).
L’Orsa Minore contiene un asterismo chiamato colloquialmente Piccolo Carro, perché le sue stelle più brillanti formano un disegno simile a quello del Gran Carro nell’Orsa Maggiore. La stella all’estremo del Piccolo Carro è la Stella Polare, che si trova in posizione quasi coincidente col polo nord celeste. Le sue stelle possono essere anche utilizzate come scala per determinare la magnitudine limite di una notte: due stelle sono infatti di seconda magnitudine, una è di terza, tre di quarta e una di quinta; quando le stelle della costellazione sono tutte visibili, il cielo può definirsi in condizioni molto buone per l’osservazione.
Stelle principali
Polaris (α Ursae Minoris, la Stella Polare) è la stella più luminosa e più nota della costellazione; si tratta di una stella gialla di magnitudine 1,97. La Polare può essere trovata seguendo una linea che parte dalle due stelle posteriori dell’Orsa Maggiore e prolungandola di circa cinque volte la distanza fra loro. La stella è inoltre una variabile Cefeide, con oscillazioni minime; dista 431 anni luce.
β Ursae Minoris (Kochab) è una stella di colore arancione, di magnitudine 2,07, che si trova in una posizione della costellazione opposta alla Stella Polare. La sua distanza è stimata sui 126 anni luce.
γ Ursae Minoris (Pherkad) è una stella bianca di magnitudine 3,00, variabile Delta Scuti distante 480 anni luce.
Non ci sono oggetti appartenenti alla Via Lattea, poiché il piano galattico passa distante dalla costellazione. Si possono dunque osservare solo galassie esterne, ma non ve n’è nessuna alla portata di piccoli strumenti. L’unico oggetto interessante è la Galassia Nana dell’Orsa Minore, una galassia nana ellittica che orbita come satellite attorno alla nostra Via Lattea.

Il Pavone (in latino Pavo, Pavonis;  abbreviato in Pav) è una costellazione dell’emisfero sud; è stata introdotta da Johann Bayer ed è oggi una delle 88 costellazioni moderne.
Il Pavone è una costellazione di dimensioni relativamente contenute; contiene al suo interno una sequenza di stelle di terza e quarta magnitudine che la rendono piuttosto semplice da individuare, poco ad sudest della scia luminosa della Via Lattea del sud. La stella più luminosa, la α Pavonis, si trova una quindicina di gradi a sud della parte più orientale del Sagittario e ha una magnitudine pari a 1,94, potendo così essere utilizzata come riferimento anche dalle aree urbane per rintracciare il resto della costellazione, che si estende a sudovest di questa stella.
La declinazione australe del Pavone non consente la sua osservazione dalla gran parte delle regioni dell’emisfero boreale: la stella α, che è la più settentrionale della costellazione, si trova a una declinazione di -56°, restando pertanto invisibile a nord delle coste africane del Mediterraneo; dall’emisfero australe, al contrario, è circumpolare in quasi tutta la fascia temperata, mentre in quella tropicale è visibile per la gran parte delle notti dell’anno. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale coincide con quello della bassa stagione australe, nei mesi compresi fra maggio e ottobre.
Stelle Principali
α Pavonis, spesso nota col nome Peacock, è la stella più luminosa della costellazione; ha magnitudine 1,94 e dista 183 anni luce.
β Pavonis è una stella bianca di magnitudine 3,42, distante 137 anni luce.
δ Pavonis, è una delle stelle visibili ad occhio nudo più vicine al Sole; dista 20 anni luce ed ha magnitudine pari a 3,55.
η Pavonis è una gigante arancione di magnitudine 3,61, distante 371 anni luce.
La costellazione contiene alcuni oggetti molto brillanti, facili da individuare anche con un binocolo se le condizioni atmosferiche lo consentono.
NGC 6752 è il quarto ammasso globulare più luminoso del cielo; in una notte limpida è appena visibile anche ad occhio nudo, mentre è facilmente individuabile con un binocolo o con un piccolo telescopio. Ha dimensioni apparenti paragonabili a metà della Luna piena e si trova a 14000 anni luce dal sistema solare. La sua classe di concentrazione è VI, dunque a metà via fra quelli più concentrati e quelli meno densi.
La costellazione contiene alcuni oggetti molto brillanti, facili da individuare anche con un binocolo se le condizioni atmosferiche lo consentono.
NGC 6752 è il quarto ammasso globulare più luminoso del cielo; in una notte limpida è appena visibile anche ad occhio nudo, mentre è facilmente individuabile con un binocolo o con un piccolo telescopio. Ha dimensioni apparenti paragonabili a metà della Luna piena e si trova a 14000 anni luce dal sistema solare. La sua classe di concentrazione è VI, dunque a metà via fra quelli più concentrati e quelli meno densi.


Fra le numerose galassie, spicca NGC 6744, una spirale barrata ben visibile anche con piccoli telescopi, in cui si mostra come una macchia chiara, mentre a forti ingrandimenti è possibile individuarne la barra; è una delle galassie più facili da osservare nell’emisfero meridionale. Altre galassie si trovano nella parte settentrionale della costellazione, come NGC 6684, o sul lato meridionale e orientale, come NGC 6876, la quale è anche al centro di un gruppo contenente una decina di galassie meno luminose ben visibili con un potente telescopio. Nella foto l’ammasso globulare NGC 6752, uno dei più brillanti del cielo.

Ottante e Orsa Maggiore

L’Ottante (in latino Octans, Octantis abbreviato in Oct) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una costellazione meridionale poco appariscente, introdotta da Nicolas Louis de Lacaille e nota più che altro per essere la sede del polo sud celeste.
L’Ottante contiene solo una stella di terza magnitudine, la ν Octantis, mentre le restanti sono di quarta e quinta grandezza; questo, unito al fatto che nelle regioni vicine non sono presenti altre stelle luminose, rende la sua individuazione piuttosto difficoltosa. Sotto cieli bui è possibile riconoscere il triangolo scaleno allungato formato dalle stelle β, γ e ν.
La stella σ Octantis è la più vicina al polo sud celeste, ma è così debole da essere in pratica inutile come stella polare per l’emisfero australe della Terra; infatti questa stella ha una magnitudine apparente di circa 5,5. Si preferisce solitamente ricorrere ad Acrux e Gacrux, due stelle particolarmente luminose della Croce del Sud che fungono da puntatori per il polo sud, dato che il loro prolungamento porta a σ Octantis.
La sua visibilità è limitata alle regioni dell’emisfero australe: sebbene sia infatti in parte osservabile anche dalle regioni boreali più vicine all’equatore, affinché si possa avere una visione d’insieme della costellazione occorre trovarsi almeno nella fascia tropicale media dell’emisfero sud, in modo che la costellazione sia completamente circumpolare e quindi osservabile per intero.

Stelle principali 
ν Octantis è una gigante arancione di magnitudine 3,73, distante 69 anni luce; è la più settentrionale, nonché la più luminosa fra le stelle della costellazione visibili ad occhio nudo.
β Octantis è una stella bianca di sequenza principale di magnitudine 4,13, distante 140 anni luce.
δ Octantis è una gigante arancione di magnitudine 4,31, distante 279 anni luce.
La σ Octantis è la stella visibile ad occhio nudo più prossima al polo sud celeste; si tratta di una gigante gialla di magnitudine 5,45.
La costellazione dell’Ottante non contiene oggetti luminosi; le galassie qui visibili sono molto remote e difficilmente osservabili.
L’oggetto catalogato come NGC 6438 è un esempio di galassie interagenti, mentre la galassia più luminosa è NGC 7098, una galassia spirale barrata con i bracci molto deboli. Nella foto l’Uranometria di Bayer; l’Ottante ancora non era stato creato e lo spazio da essa occupato era diviso fra le costellazioni adiacenti.

L’Orsa Maggiore (in latino Ursa Major, Ursae Majoris abbreviazione UMa) è una costellazione tipica dei cieli boreali; le sue sette stelle più luminose, raggruppate nel famoso asterismo del Grande Carro, sono visibili per tutto l’anno nell’emisfero nord, e non tramontano mai a nord del 41°N (la latitudine di Napoli, Madrid e New York).
Il riferimento all’asterismo come un orso (le quattro stelle orientali) inseguito da tre cacciatori (le tre di coda) è probabilmente il più antico mito a cui l’umanità faccia ancora riferimento. In altre parti del mondo vengono usati nomi diversi, in Nord America è il Grande mestolo, nel Regno Unito è l’Aratro, Septem triones, cioè i sette buoi, è invece il termine con cui gli antichi Romani definivano le sette stelle dell’Orsa Maggiore, descrivendone il loro lento movimento attorno alla stella polare. Da qui l’origine del termine settentrione, cioè nord.

Le stelle del Grande Carro sono chiamate, in ordine da ovest ad est, Dubhe, Merak, Phecda, Megrez, Alioth, Mizar e Alkaid (o Benetnasch), e sono state assegnate loro le lettere greche da α ad η (vedi nomenclatura di Bayer), nello stesso ordine. Mizar ha una stella compagna chiamata Alcor, appena visibile ad occhio nudo, che è un tradizionale test della vista. Entrambe le stelle sono in realtà doppie, e sono state, rispettivamente, la prima binaria visuale e la prima binaria spettroscopica scoperte.
La Stella Polare può essere trovata disegnando una linea tra Dubhe e Merak, all’estremo del Gran Carro, e prolungandola di cinque volte. Altre stelle come Arturo (α Boötis) e Spica (α Virginis) possono essere trovate prolungando invece il lato lungo.
Nel 1869, Richard. A. Proctor notò che, eccetto per Dubhe e Alkaid, le stelle del Gran Carro hanno tutte lo stesso moto proprio, che le porta verso un punto comune del Sagittario. Questo gruppo, noto ora come Associazione dell’Orsa Maggiore (Cr 285), del quale sono stati identificati alcuni altri membri, formava in passato un ammasso aperto.

Da allora le stelle dell’ammasso si sono disperse in una regione di circa 30 per 18 anni luce, posta a circa 75 anni luce di distanza, che è quindi il più vicino oggetto simile ad un ammasso. Altre 100 stelle circa, inclusa Sirio, formano una “corrente” che ha lo stesso moto proprio, ma la loro relazione con l’ex-ammasso non è chiara. Il nostro Sistema Solare si trova sul bordo esterno di questa corrente, ma non ne fa parte, avendo un’età 40 volte superiore.
Oltre al Grande Carro, dalla cultura araba viene un altro asterismo: il salto della gazzella, una serie di tre paia di selle:

  • ν e ξ Ursae Majoris (Alula Borealis e Australis), il “primo salto”;
  • λ e μ Ursae Majoris (Tania Borealis e Australis), il “secondo salto”;
  • ι e κ Ursae Majoris (Talitha Borealis e Australis), il “terzo salto”.

Queste stelle si trovano lungo il bordo sudovest della costellazione, le zampe dell’orso

Stelle principali

    • Alioth (ε Ursae Majoris) è la stella principale della costellazione; di magnitudine 1,76 e dal colore bianco, è una delle stelle del Gruppo stellare dell’Orsa Maggiore.
    • Dubhe (α Ursae Majoris) è una stella gialla di magnitudine 1,81; si trova a 124 anni luce da noi, ossia circa 50 anni luce oltre il Gruppo stellare dell’Orsa Maggiore. Con Merak forma un asterismo noto come I Puntatori, in quanto utilizzato per trovare la Stella Polare.
    • Alkaid (η Ursae Majoris) è una stella azzurra di magnitudine 1,85, posta a 101 anni luce di distanza da noi, dunque circa 25 anni luce oltre il Gruppo; nonostante la sua vicinanza ad esso, si muove in direzione opposta, indicando che si tratta solo di una stella di passaggio.
    • Mizar (ζ Ursae Majoris) è una stella bianca di magnitudine 2,23; fa coppia con Alcor, in realtà solo apparentemente, essendo quest’ultima leggermente più lontana. Mizar è tuttavia essa stessa una stella multipla, con quattro componenti legate gravitazionalmente.
    • Merak (β Ursae Majoris) è una stella bianco-azzurra di magnitudine 2,34; è il secondo membro dell’asterismo dei Puntatori.
    • Phecda (γ Ursae Majoris) è una stella bianco-azzurra di magnitudine 2,41; nei suoi pressi si individua la galassia M109.

Tra le altre stelle, si segnala 47 Ursae Majoris, nota per avere un sistema planetario con tre pianeti confermati, 2,54 e 0,76 volte la massa di Giove.
Lalande 21185 è la quarta stella più vicina alla Terra (escluso il Sole). Megrez (δ Ursae Majoris) è la stella meno luminosa dell’asterismo del Grande Carro; ha magnitudine 3,32 ed è una stella di colore bianco. La costellazione dell’Orsa Maggiore giace lontano d alla Via Lattea e dai suoi ricchi campi stellari, dunque entro i suoi confini non sono visibili ammassi stellari.
Nei pressi della stella Merak si trova una nebulosa planetaria, M97, nota come Nebulosa Civetta a causa delle due macchie scure sul suo disco, che somigliano agli occhi sgranati di una civetta.
Innumerevoli sono invece le galassie osservabili entro i suoi confini; tra la più importanti, spicca la coppia formata da M81 (una delle più brillanti del cielo) e M82, appartenenti al gruppo di galassie dell’Orsa Maggiore, uno dei gruppo più vicini al nostro Gruppo Locale. Seguendo un facile asterismo che parte dalla stella Mizar, si raggiunge la galassia M101, anch’essa molto appariscente e vicina. Accanto alla stella Phecda, si individua la galassia spirale barrata M109; a breve distanza dalla stella Merak si osserva invece M108.
Tra le altre galassie, è notevole specialmente NGC 3184, una galassia spirale dai bracci molto luminosi e con due grandi regioni HII al suo interno.
Sono presenti infine anche due galassie nane satelliti della nostra Galassia: Ursa Major I e Ursa Major II

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