Le costellazioni di gennaio 2016

Il cielo orientale di inizio anno si presenta, nelle prime ore della notte, con le costellazioni zodiacali del Cancro e, di seguito, del Leone. A occidente si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete, e quella molto più grande ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso. Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, praticamente allo zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono. La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione. Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto BetelgeuseBellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, Alnitak, Alnilam e Mintaka. Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42. Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed ilCane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione. Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla stella polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
Il cielo nel mese di gennaio (Astronomia.com) a cura di Stefano Simoni

Pubblicità

Le costellazioni del mese di marzo

Il mese di marzo vede ancora come protagoniste le costellazioni invernali. Tuttavia, rispetto al mese precedente, si noterà uno spostamento delle stesse verso sud-ovest. Da notare invece che, già dalle prime ore della notte, si affacciano ad oriente le costellazioni del Leone e della Vergine (nei pressi della quale troviamo Saturno). I fortunati abitanti di luoghi con poco inquinamento luminoso, potranno scorgere persino la debole costellazione del Cancro, che separa il Leone dai Gemelli. Proseguendo verso occidente spicca ancora la stupenda Orione, con le tre stelle della cintura a formare una linea quasi retta (da sinistra: Alnitak, Alnilam Mintaka), ed i 3 luminosissimi astri Betelgeuse (gigante rossa), Rigel (azzurra) e Bellatrix(in alto a destra). Sotto la cintura troviamo un gruppo di stelle in cui giace la Grande nebulosa di Orione (M42) osservabile anche ad occhio nudo. Una perla del cielo boreale. Nella stessa zona di cielo troviamo le costellazioni del Toro(dalla caratteristica forma a Y) con la stella rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Poco al di sotto dei Gemelli, si può facilmente riconoscere un’altra stella luminosa, Procione, del Cane Minore. Proseguiamo il nostro tour con il cielo settentrionale, dove l’Orsa Maggiore domina incontrastata. Con il suo aiuto sarà un gioco da ragazzi trovare la stella polare. A Nord-Ovest troviamo Cassiopea con la sua caratterisitica forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro troviamo la costellazione del Perseo. Da notare che anche la costellazione del Perseo può fungere da comodo riferimento per giungere alle Pleiadi, infatti basta congiungere con una linea immaginaria a forma di “arco” alcune stelle per arrivare al famosissimo ammasso aperto, come mostrato in figura (cliccare sull’immagine per ingrandire) Chiudiamo la rassegna segnalando la costellazione di Bootes (il Bifolco), sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, caratterizzata dalla particolare forma ad aquilone, con la sua brillante e rossastra Arturo. Tratto da Il cielo del mese di marzo 2015 di Salvatore Simoni (Astronomia.com)

Le costellazioni di febbraio

Il cielo del mese di febbraio è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali. Protagonista del cielo in direzione meridionale è sempre Orione, con le tre stelle allineate della cintura (da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka) ed i luminosi astri Betelgeuse (rossa) e Rigel (azzurra). Più in alto troviamo ancora le costellazioni del Toro con la rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, il grande cacciatore, nella costellazione del Cane Maggiore, brilla la notissima Sirio, la stella più luminosa del cielo.
Più in alto, a sinistra, la raffigurazione della caccia è completata dal Cane Minore, dove risplende Procione. Verso Ovest, nelle prime ore della sera, c’è ancora tempo per veder tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete.
Restando tra le costellazioni zodiacali, un po’ più impegnativo è invece il riconoscimento della piccola e debole costellazione del Cancro visibile tra i Gemelli e il Leone, che vedremo sorgere ad Est, seguito dalla Vergine.
Prendendo a riferimento la stella polare possiamo riconoscere alcune note costellazioni del cielo settentrionale. A Nord-Ovest riconosciamo Cassiopea con la sua inconfondibile forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro è facile individuare la costellazione del Perseo.
Più spostata a Nord-Est si trova l’inconfondibile Orsa Maggiore, vicino alla quale possiamo riconoscere la piccola costellazione dei Cani da Caccia. Da: Il cielo del mese di Stefano Simoni (Astronomia.com).

Cancro e Cane Maggiore

Il Cancro (in latino Cancer,Cancri, Cnc) “granchio”,  è una delle dodici costellazioni dello zodiaco. Il Cancro, nonostante sia una costellazione di dimensioni medie, è poco luminoso ed effettivamente non assomiglia a un granchio. Si trova tra i Gemelli ad ovest ed il Leone ad est; a nord confina con la Lince e a sud col Cane Minore e l’Idra. La costellazione dà il nome al Tropico del Cancro, ossia la latitudine terrestre in cui il Sole è in posizione verticale a mezzogiorno il giorno del solstizio d’estate boreale; ai tempi degli antichi Greci a quella data il Sole si trovava tra le stelle del Cancro, ma l’oscillazione della Terra sul suo asse, la precessione degli equinozi, ha spostato il punto del solstizio d’estate sul confine tra i Gemelli e il Toro. La costellazione del Cancro non contiene stelle particolarmente luminose, benché le sue dimensioni siano paragonabili a quelle dei Gemelli: la sua stella più luminosa, la beta Cancri, è di magnitudine 3,5, dunque appena apprezzabile da una grande area urbana; nonostante ciò il Cancro si individua facilmente, grazie proprio alle costellazioni adiacenti dei Gemelli e del Leone, che appaiono molto luminose. Altre stelle sono Acubens (α Cancri), rappresentante la chela meridionale, la ι Cancri, rappresentante quella settentrionale, più le due Aselli (gli “asini”, che di fatto indicano anche gli occhi del granchio): queste stelle portano i nomi Asellus Borealis (γ Cancri) e Asellus Australis (δ Cancri). Ciò che in realtà spicca notevolmente osservando la costellazione sotto un cielo buio è la grossa macchia chiara e nebbiosa situata al suo centro, che corrisponde a un ammasso aperto tra i più luminosi del cielo, noto come Presepe; quest’ammasso di fatto appare più appariscente delle stelle che compongono la costellazione stessa. Il Cancro sta tutto nell’emisfero boreale, pertanto è ben osservabile dalle regioni poste a nord dell’equatore; il periodo indicato per la sua osservazione nel cielo serale va da dicembre fino a maggio.  La costellazione contiene pochi oggetti non stellari cospicui, ma fra questi ve ne sono di particolarmente brillanti e conosciuti fin dall’antichità.

Mappa della costellazione

Il Cancro in particolare è ben noto tra gli appassionati di astronomia per ospitare il Presepe (M44), un ammasso aperto dalla forma caratteristica, che contiene anche la stella ε Cancri; dista circa 520 anni luce ed è di terza magnitudine, ben visibile aocchio nudo come una macchia di aspetto marcatamente nebuloso e granuloso. Un qualsiasi binocolo, anche di piccole dimensioni, è in grado di risolverlo completamente in alcune decine di stelle ed è pertanto uno degli oggetti non stellari più facilmente osservabili della volta celeste. Un altro ammasso aperto, M67 (vicino ad Acubens, α Cancri), è uno dei più vecchi conosciuti, con un’età che si aggira sugli oltre 10 miliardi di anni; si tratta di un ammasso esteso e debole, formato da alcune centinaia di stelle. Dista circa 2700 anni luce ed è di settima magnitudine, visibile quindi anche con un normale binocolo, anche se per la sua risoluzione occorrono strumenti più grandi. Sono presenti nel Cancro anche diverse galassie, di cui poche appaiono però alla portata di piccoli strumenti; l’unica di un certo interesse è NGC 2775, una galassia spirale gigante individuabile verso in confine con il Leone e l’Idra.

Il Cane Maggiore (in latino Canis Major, Canis Majoris, CMa) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è anche una delle 88 costellazioni moderne. Secondo il mito rappresenta uno dei due cani che seguono il cacciatore Orione (il quale ha una costellazione a lui dedicata, Orione), assieme al Cane Minore. Il Cane Maggiore contiene due stelle da primato: Sirio è la più brillante del cielo notturno, costituente il vertice meridionale del Triangolo Invernale; VY Canis Majoris è invece una delle stelle più grandi finora conosciuta, pur non essendo visibile a occhio nudo. Il Cane Maggiore è visibile nel cielo serale nei mesi compresi fra dicembre e aprile, coincidenti nell’emisfero boreale al periodo dell’inverno e della primavera; pur non essendo una costellazione molto estesa (ricopre solo 380 gradi quadrati di volta celeste), la sua individuazione in cielo è abbastanza semplice, grazie alla presenza della brillante stella Sirio, che rappresenta il naso (o la bocca) del cane. Per individuare Sirio, qualora la sua elevata luminosità non fosse sufficiente, si può sfruttare un asterismo molto noto e immediatamente riconoscibile: la Cintura di Orione.

Prolungando verso sud-est la linea ideale che unisce le tre stelle della cintura si incontra Sirio; la stella è inoltre riconoscibile perché costituisce il vertice meridionale di un altro grande asterismo, noto nell’emisfero boreale col nome di Triangolo invernale, formato, oltre a Sirio, dalle brillanti stelle Procione (α Canis Minoris) e Betelgeuse, la rossa α Orionis. Il resto della costellazione si estende a sud di Sirio, seguendo parallelamente la linea della Via Lattea australe, fino agli oltre 30° di declinazione sud. La parte meridionale della costellazione contiene dei campi stellari particolarmente ricchi, ben visibili in parte anche ad occhio nudo. La sua visibilità è certamente facilitata dalle regioni dell’emisfero australe, ma la sua relativa vicinanza all’equatore celeste  a sì che questa costellazione sia ben osservabile con facilità anche dalle regioni boreali, con la sola eccezione delle aree a ridosso e a nord del circolo polare artico; in particolare la stella Sirio, trovandosi nella parte settentrionale della costellazione, è ben osservabile anche ben oltre il circolo polare. Essendo posto in una porzione di cielo vicina alla Via Lattea, il Cane Maggiore è abbastanza ricco di oggetti del profondo cielo. Sebbene non abbondino gli oggetti galattici particolarmente luminosi, entro i confini della costellazione si trovano due ammassi aperti degni di nota, facilmente osservabili anche con telescopi amatoriali: sono gli ammassi aperti M41 e NGC 2362; il primo è talmente luminoso che in condizioni favorevoli, cioè in notti limpide e senza Luna, e osservato lontano da aree afflitte da inquinamento luminoso, può essere osservato ad occhio nudo; pare infatti che fosse già noto nell’antichità diversi secoli prima dell’invenzione del telescopio. Esso è composto da circa 100 stelle, poste a più di 2000 anni luce dalla Terra. Ha una magnitudine di 4,5. NGC 2362 necessita invece di un telescopio per essere scorto; lo si rintraccia con facilità intorno alla stella Tau, che è forse parte dell’ammasso. Meno ricco di M41, è formato da circa 50 stelle a 5000 anni luce da noi. Ha una magnitudine intorno alla 4[10]. Fra gli altri ammassi aperti vi sono NGC 2384, posto a 6500 anni luce dal nostro pianeta, vagamente simile ad una farfalla, alla portata di un binocolo; NGC 2360 è invece di decima magnitudine ed è visibile con un piccolo telescopio. NGC 2354, distante 6000 anni luce e composto di stelle con magnitudine intorno alla nona, si vede facilmente con un binocolo di media grandezza. Fra le nebulose, l’unica alla portata di telescopi amatoriali è la piccola NGC 2359, nebulosa diffusa a forma di “Q”, che in fotografie ottenute dopo una lunga posa appare ben evidente. a nord, sul confine con l’Unicorno, si trova la parte meridionale della Nebulosa Gabbiano, un sistema di nubi ionizzate associate a giovani stelle blu, circondate a loro volta da piccole nebulose a riflessione; queste stelle compongono l’associazione Canis Major OB1. Nella parte meridionale della costellazione infine, al confine con la Poppa, si può osservare una regione nebulosa della Via Lattea in cui la formazione stellare ha prodotto stelle di grande massa, comprese le stelle di NGC 2362: il vasto complesso nebuloso molecolare di Sh2-310. Fra le galassie, spiccano le due galassie interagenti NGC 2207 e IC 2163, non tanto per la loro luminosità, quanto per il fatto che stanno subendo una reciproca fusione, che potrebbe portare alla nascita di una sola galassia ellittica. Le altre due galassie maggiormente degne di nota di questa costellazione sono NGC 2217 e NGC 2280, l’una spirale barrata, l’altra spirale semplice. NGC 2217 dista circa 60 milioni di anni luce e ha 10,4 come magnitudine apparente. Si trova presso la stella ζ. NGC 2280 è molo più vicina (32 milioni di anni luce), è vicina alla stella ε ed ha una magnitudine pressoché uguale alla precedente. Inoltre, nella costellazione, è presente la galassia satellite più vicina alla Via Lattea: la Galassia Nana Ellittica del Cane Maggiore, distante 42.000 anni luce dalla nostra galassia, e membro anch’essa del Gruppo Locale.

In arrivo il Leone e la Vergine: ecco le costellazioni di marzo

Il mese di marzo vede ancora come protagoniste le costellazioni invernali. Tuttavia, rispetto al mese precedente, si noterà uno spostamento delle stesse verso sud-ovest. Da notare invece che, già dalle prime ore della notte, si affacciano ad oriente le costellazioni del Leone e della Vergine (nei pressi della quale troviamo Saturno). I fortunati abitanti di luoghi con poco inquinamento luminoso, potranno scorgere persino la debole costellazione del Cancro, che separa il Leone dai Gemelli. Proseguendo verso occidente spicca ancora la stupenda Orione, con le tre stelle della cintura a formare una linea quasi retta (da sinistra: AlnitakAlnilam Mintaka), ed i 3 luminosissimi astri Betelgeuse (gigante rossa), Rigel (azzurra) e Bellatrix (in alto a destra). Sotto la cintura troviamo un gruppo di stelle in cui giace la Grande nebulosa di Orione (M42) osservabile anche ad occhio nudo. Una perla del cielo boreale. Nella stessa zona di cielo troviamo le costellazioni del Toro (dalla caratteristica forma a Y) con la stella rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Poco al di sotto dei Gemelli, si può facilmente riconoscere un’altra stella luminosa, Procione, del Cane Minore. Proseguiamo il nostro tour con il cielo settentrionale, dove l’Orsa Maggiore domina incontrastata. Con il suo aiuto sarà un gioco da ragazzi trovare la stella polare. A Nord-Ovest troviamo Cassiopea con la sua caratterisitica forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro troviamo la costellazione del Perseo. Da notare che anche la costellazione del Perseo può fungere da comodo riferimento per giungere alle Pleiadi, infatti basta congiungere con una linea immaginaria a forma di “arco” alcune stelle per arrivare al famosissimo ammasso aperto. Chiudiamo la rassegna segnalando la costellazione di Bootes (il Bifolco), sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, caratterizzata dalla particolare forma ad aquilone, con la sua brillante e rossastra Arturo.
Per tutte le altre informazioni vedi Il cielo del mese di Stefano Simoni sul sito Astronomia.com

Arrivano le stelle di gennaio

Le costellazioni zodiacali che sorgono ad oriente nelle prime ore della notte sono il Cancro e, di seguito, il Leone.
A occidente invece si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete e quella molto più estesa ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso.
Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, quasi allo Zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono.
La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione.
Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto Betelgeuse e Bellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, AlnitakAlnilam e Mintaka.
Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42.
Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed il Cane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione.
Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla Stella Polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
A cura dell’Unione Astrofili Italiani (UAI)

Le costellazioni nel mese di maggio

E’ impossibile non associare il mese di maggio alla bellissima stagione primaverile, quando finalmente si ripongono i cappotti negli armadi e ci si può trattenere fuori anche nelle ore serali, senza battere i denti, ad osservare il cielo ad occhio nudo. Alte nel cielo, in direzione sud, le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più estese dello zodiaco, dominano la volta celeste.
Quest’ultima è un’ampia costellazione zodiacale le cui stelle più luminose disegnano una evidente Y. Gli oggetti celesti più importanti visibili ad occhio nudo che costituiscono tale costellazione, o che si trovano in corrispondenza di essa, sono Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo che marca la base della Y. Poi c’è l’Ammasso di Galassie della Vergine che riempie quasi totalmente la parte superiore della Y; questo ricco ammasso contiene almeno 2.500 galassie di diverso tipo, dalle spirali alle ellittiche, e si trova a circa 60 milioni di anni luce da noi.
Sotto la Vergine possiamo riconoscere le costellazioni, di dimensioni decisamente minori, del Corvo e del Cratere. Le stelle più brillanti le troviamo più a Nord-Est; Arturo, nel Bootes, la costellazione del “pastore guardiano” delle due orse, e la stella Vega della Lira che dominerà i cieli estivi.
Continua il periodo di visibilità ottimale per l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente allo zenit. Unico punto fisso della volta celeste – almeno in prima approssimazione – la stella polare  nell’Orsa Minore ci indica la direzione del Nord. Queste due costellazioni sono strettamente legate anche nella leggenda greca che narra della trasformazione in orse della ninfa Callisto e del figlio Arcade ad opera di Giunone, gelosa delle attenzioni di Zeus verso la bella Callisto. Per proteggerle dai cacciatori, Zeus decise quindi di porle in cielo, ma facendole ruotare intorno al polo celeste per non perderle mai di vista.
Tra le due Orse si snoda, sinuosa come un serpente, la lunga costellazione del Dragone. Al centro del triangolo formato da Orsa Maggiore, Leone e Bootes, possiamo riconoscere le piccole costellazioni dei Cani da Caccia e della Chioma di Berenice. Il suo mito è legato ad un personaggio storico realmente esistito. Berenice era infatti la moglie di Tolomeo III Euergete, re d’Egitto (III secolo a.C.), della dinastia dei Tolomei, la cui più nota esponente, nonché ultima discendente, fu la famosissima Cleopatra.
Nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro. In tarda serata vedremo invece sorgere in successione a Sud-Est la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
Sopra l’Ofiuco possiamo riconoscere la Corona Boreale e la costellazione diErcole. La panoramica della volta celeste si conclude a settentrione, sotto l’Orsa Minore, con Cassiopea e Cefeo.
A Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la già citata Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.
Tratto da Astronomia.com

Arrivano la Vergine ed il Leone in attesa della Panstarrs

Il mese di marzo vede ancora come protagoniste le costellazioni invernali. Tuttavia, rispetto al mese precedente, si noterà uno spostamento delle stesse verso sud-ovest. Da notare invece che, già dalle prime ore della notte, si affacciano ad oriente le costellazioni del Leone e della Vergine (nei pressi della quale troviamo Saturno). I fortunati abitanti di luoghi con poco inquinamento luminoso, potranno scorgere persino la debole costellazione del Cancro, che separa il Leone dai Gemelli.
Proseguendo verso occidente spicca ancora la stupenda Orione, con le tre stelle della cintura a formare una linea quasi retta (da sinistra: AlnitakAlnilam Mintaka), ed i 3 luminosissimi astri Betelgeuse (gigante rossa), Rigel (azzurra) e Bellatrix (in alto a destra). Sotto la cintura troviamo un gruppo di stelle in cui giace la Grande nebulosa di Orione (M42) osservabile anche ad occhio nudo. Una perla del cielo boreale.
Nella stessa zona di cielo troviamo le costellazioni del Toro (dalla caratteristica forma a Y) con la stella rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Poco al di sotto dei Gemelli, si può facilmente riconoscere un’altra stella luminosa, Procione, del Cane Minore.
Proseguiamo il nostro tour con il cielo settentrionale, dove l’Orsa Maggiore domina incontrastata. Con il suo aiuto sarà un gioco da ragazzi trovare la stella polare. A Nord-Ovest troviamo Cassiopea con la sua caratterisitica forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro troviamo la costellazione del Perseo. Da notare che anche la costellazione del Perseo può fungere da comodo riferimento per giungere alle Pleiadi, infatti basta congiungere con una linea immaginaria a forma di “arco” alcune stelle per arrivare al famosissimo ammasso aperto.
Chiudiamo la rassegna segnalando la costellazione di Bootes (il Bifolco), sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, caratterizzata dalla particolare forma ad aquilone, con la sua brillante e rossastra Arturo.
Il mese di marzo favorisce l’osservazione della tanto attesa cometa C/2011 L4 PanSTARRS!  Le ultime analisi stimano una luminosità molto ridotta rispetto a quanto si auspicava.
Non demordiamo però! Ricordiamo il famoso outburstdel 2007 della cometa 17/P Holmes oppure quello dell’anno prima della cometa McNaughts, che è divenuta visibile ad occhio nudo anche di giorno!
Dal 5 marzo la cometa tramonterà appena dopo il Sole ma le condizioni osservative saranno talmente critiche che dovrebbe essere luminosissima per farsi notare tra l’intensa luminosità.
Il 10 marzo, giorno del perielio, (cometa a 45 milioni di km. dal Sole e 165 milioni di km. dalla Terra) sarà alta una decina di gradi sull’orizzonte al momento del tramonto del Sole e brillerà al massimo delle sue potenzialità.
Che valore raggiungerà? Le ultime osservazioni fanno pensare a una magnitudinenon oltre la +3. Fosse così difficilmente risulterebbe visibile.
Nei giorni immediatamente seguenti la luminosità dovrebbe mantenersi sui valori massimi e le condizioni osservative migliorare leggermente.
Il 12 e il 13 marzo un sottilissimo falcetto lunare nelle vicinanze potrebbe aiutarci nel rintracciarla. Arrivati a metà mese – ammesso che la PanSTARRS si dimostrasse una cometa “normale” – si entra nel periodo più favorevole per l’avvistamento.
Astronomia.com

Un enorme buco nero

Posto nella costellazione del Cancro, a circa 3,5 miliardi di anni luce di distanza, un oggetto noto come OJ287 è parte di un sistema binario di buchi neri e produce una grande quantità di luce, un fatto usualmente associato con la formazione di una nuova galassia. I quasar consistono principalmente di un buco nero massiccio circondato da un grande disco di accrescimento che gli ruota intorno e che è alimentato dalla ingente quantità di materia che cade nel buco nero al suo centro.
Anche se sono compattati in oggetti di piccole dimensioni, durante il processo di alimentazione i quasar rilasciano abbastanza energia da illuminare l’intera galassia. OJ287 ha prodotto un outburst quasi periodico nello spettro ottico a distanza del primo, avvenuto nel 1891. Il buco nero supermassiccio che si trova al centro è indicato come uno dei più grandi mai osservati, con una massa di ben 18 miliardi di masse solari, più di sei volte il valore del record precedente. Il buco nero ha un piccolo gemello in orbita nelle vicinanze. Osservando l’orbita di quest’ultimo, gli astronomi possono testare la teoria della Relatività Generale attraverso il più grande campo gravitazionale mai visto finora. Per nostra fortuna il buco nero si trova a 3,5 miliardi di chilometri di distanza, nel cuore del quasar OJ287. Il buco nero più piccolo, che pesa circa 100 milioni di masse solari, orbita intorno al più grande in un percorso che dura 12 anni. Si avvicina abbastanza da passare nel disco di accrescimento per due volte ad ogni orbita, causando un paio di outburst che rendono il quasar più brillante, per un breve periodo. La relatività generale predice che l’orbita del buco nero più piccolo ruoti con il buco nero, quindi il punto di maggior vicinanza si sposta nello spazio ad ogni orbita. Questo effetto è stato già visto nell’orbita di Mercurio intorno al Sole, su scala molto più piccola. Nel caso di OJ287, il campo gravitazionale del buco nero maggiore causa una precessione di circa 39° ad ogni orbita: la precessione cambia il dove ed il quando il piccolo buco nero colpisce il disco di accrescimento del fratello maggiore. Circa una dozzina di outburst sono stati finora osservati e gli astronomi hanno analizzato i dati per misurare la precessione. Questo ha portato ad una stima di ben 18 miliardi di masse solari per questo mostro cosmico. Non ci sono limiti alla dimensione di un buco nero. L’outburst più recente è datato 13 settembre 2007, come predetto dalla Relatività Generale. ‘In assenza di decadimento dell’orbita, il prossimo si verifica a distanza di 20 anni’. I due buchi neri si fonderanno tra 10 mila anni circa.
Fonte: Skylive

Questa è la storia del Granchio che sfidò Eracle

Il Cancro copre 506 gradi quadrati ed è la più piccola della fascia zodiacale. Risulta facile da rintracciare in quanto si trova fra le stelle Regolo (alfa del Leone) e Polluce (beta dei Gemelli). Al suo interno si trova uno degli ammassi aperti più interessanti di tutto il cielo. Un tempo, il Sole raggiungeva la posizione più alta in cielo proprio in questa costellazione infatti il 21 giugno “solstizio d’estate” il Sole a mezzogiorno è perpendicolare nel cielo alla latitudine di 23,5°. Tale latitudine viene chiamata Tropico del Cancro. Per effetto della precessione degli equinozi in questa data il Sole non si proietta più nel Cancro ma si è spostato nei Gemelli il nome è però stato conservato.
Il Cancro appartiene alle costellazioni che erano già note nell’antichità. Dal punto di vista mitologico è legato alle avventure dell’eroe greco Eracle. Quando Erale lottò contro l’Idra – un mostro simile ad un serpente dalle molte teste – si trovò in una situazione difficile. Per ogni testa della bestia che veniva tagliata ne nascevano due nuove, che subito lo aggredivano. Per metterlo ancora più in difficoltà, dalle paludi comparve un granchio gigante, che lo attanagliò con forza al piede. Eracle non perse tempo con l’alleato dell’Idra e lo schiacciò. Si dice che Era, moglie di Zeus, abbia voluto sfruttare questo combattimento per eliminare Eracle, da lei odiato in quanto figlio illegittimo del marito. Anche se il granchio (o Cancro) ebbe un ruolo marguinale nella storia di Eracle, Era per ringraziarlo della sua eroica impresa lo pose come costellazione tra le stelle del cielo. Lì si trova in compagnia dell’Idra e di altri mostri vinti da Eracle.
I nomi delle due stelle gamma e delta Cancri che affiancano l’ammasso aperto M44 risalgono ad antichi miti. I loro nomi latini sono Asellus Borealis e Asellus Australis.
La stella alfa della costellazione del Cancro si chiama Acubens. Dista 174 anni luce ed ha magnitudine apparente 4,26 e assoluta 0,63 (46 volte il Sole), massa e diametro 2,1 e 3,3 volte quelli del Sole. La sua classe spettrale è A5, la temperatura superficiale 7900 K.
Asellus Borealis è distante 158 anni luce, ha magnitudine apparente 4,66 e assoluta 1,23 (26 unità solari). La classe spettrale è A1IV, la temperatura di 9500 K. Il diametro vale 1,9 volte quello del Sole, la massa è di 2,3 masse solari.
Asellus Australis è distante 136 anni luce, ha magnitudine apparente 3,94 e assoluta 0,84 (38 unità solari). La classe spettrale è K0III, la temperatura di 4700 K, la massa e il raggio valgono rispettivamente 1,8 e 12 volte quelli del Sole.
Tegmine, la stella zeta, è un sistema multiplo. Nota come doppia, scoperta da Tobias Mayer nel 1756, fu considerata tale fino al 1781 quando William Heschel scoprì la terza componente. Il sistema è distante 83 anni luce e ha magnitudine totale 4,67. La coppia stretta forma un sistema con un periodo orbitale di 59,7 anni. I colori sono gialli per entrambe, le magnitudini sono 5,44 e 6,01, la separazione reale media è di 22,5 U.A. poco più della distanza di Urano dal Sole. Gli spettri sono F8V e G5V, le temperature 6300 e 5400 K, le masse e i diametri entrambi rispettivamente 1,2 e 0,9 volte quelli solari. La terza componente, che appare bianca, di magnitudine 6,20 orbita attorno alla coppia stretta in un periodo di 1150 anni. La separazione reale media è di 203 U.A. I suoi parametri sono simili a quelli della stella più debole della coppia stretta. Le magnitudini assolute delle tre stelle sono rispettivamente 3,4-3,97 e 4,16. Ma il sistema è in realtà quadruplo perché l’ultima stella ha un compagno invisibile evidenziato astro metricamente che le orbita attorno in 17,64 anni. La separazione fra le due stelle vale 6,5 U.A. e il corpo invisibile è probabilmente una nana bianca.
L’oggetto più interessante della costellazione è l’ammasso aperto M44 (NGC2632), chiamato anche Presepe o Alveare. E’ uno degli ammassi stellari a noi più vicini (500 anni luce circa).
Un altro ammasso aperto è M67 (NGC2682) e si trova a ovest della stella alfa.
Altre informazioni su M 44 nell’articolo Da Messier 41 a Messier 50 del 25 maggio 2011

Voci precedenti più vecchie