Le costellazioni di gennaio 2016

Il cielo orientale di inizio anno si presenta, nelle prime ore della notte, con le costellazioni zodiacali del Cancro e, di seguito, del Leone. A occidente si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete, e quella molto più grande ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso. Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, praticamente allo zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono. La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione. Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto BetelgeuseBellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, Alnitak, Alnilam e Mintaka. Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42. Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed ilCane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione. Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla stella polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
Il cielo nel mese di gennaio (Astronomia.com) a cura di Stefano Simoni

Le costellazioni di maggio

E’ impossibile non associare il mese di maggio alla bellissima stagione primaverile, quando finalmente si ripongono i cappotti negli armadi e ci si può trattenere fuori anche nelle ore serali, senza battere i denti, ad osservare il cielo ad occhio nudo. Alte nel cielo, in direzione Sud, le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più estese dello zodiaco, dominano la volta celeste. Quest’ultima è un’ampia costellazione zodiacale le cui stelle più luminose disegnano una evidente Y. Gli oggetti celesti più importanti visibili ad occhio nudo che costituiscono tale costellazione, o che si trovano in corrispondenza di essa, sono Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo che marca la base della Y. Poi c’è l’Ammasso di Galassie della Vergine che riempie quasi totalmente la parte superiore della Y; questo ricco ammasso contiene almeno 2.500 galassie di diverso tipo, dalle spirali alle ellittiche, e si trova a circa 60 milioni di anni luce da noi. Sotto la Vergine possiamo riconoscere le costellazioni, di dimensioni decisamente minori, del Corvo e del Cratere. Le stelle più brillanti le troviamo più a Nord-Est; Arturo, nel Bootes, la costellazione del “pastore guardiano” delle due orse, e la stella Vega della Lira che dominerà i cieli estivi. Continua il periodo di visibilità ottimale per l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente allo zenit. Unico punto fisso della volta celeste – almeno in prima approssimazione – la stella polare (come trovarla?) nell’Orsa Minore ci indica la direzione del Nord. Queste due costellazioni sono strettamente legate anche nella leggenda greca che narra della trasformazione in orse della ninfa Callisto e del figlio Arcade ad opera di Giunone, gelosa delle attenzioni di Zeus verso la bella Callisto. Per proteggerle dai cacciatori, Zeus decise quindi di porle in cielo, ma facendole ruotare intorno al polo celeste per non perderle mai di vista. Tra le due Orse si snoda, sinuosa come un serpente, la lunga costellazione del Dragone. Al centro del triangolo formato da Orsa Maggiore, Leone e Bootes, possiamo riconoscere le piccole costellazioni dei Cani da Caccia e della Chioma di Berenice. Il suo mito è legato ad un personaggio storico realmente esistito. Berenice era infatti la moglie di Tolomeo III Euergete, re d’Egitto (III secolo a.C.), della dinastia dei Tolomei, la cui più nota esponente, nonché ultima discendente, fu la famosissima Cleopatra. Nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro. In tarda serata vedremo invece sorgere in successione a Sud-Est la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario. Sopra l’Ofiuco possiamo riconoscere la Corona Boreale e la costellazione di Ercole. La panoramica della volta celeste si conclude a settentrione, sotto l’Orsa Minore, con Cassiopea e Cefeo. A Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la già citata Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.
Tratto da Il cielo nel mese di maggio 2015 di Stefano Simoni (Astronomia.com)

Le costellazioni di febbraio

Il cielo del mese di febbraio è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali. Protagonista del cielo in direzione meridionale è sempre Orione, con le tre stelle allineate della cintura (da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka) ed i luminosi astri Betelgeuse (rossa) e Rigel (azzurra). Più in alto troviamo ancora le costellazioni del Toro con la rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, il grande cacciatore, nella costellazione del Cane Maggiore, brilla la notissima Sirio, la stella più luminosa del cielo.
Più in alto, a sinistra, la raffigurazione della caccia è completata dal Cane Minore, dove risplende Procione. Verso Ovest, nelle prime ore della sera, c’è ancora tempo per veder tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete.
Restando tra le costellazioni zodiacali, un po’ più impegnativo è invece il riconoscimento della piccola e debole costellazione del Cancro visibile tra i Gemelli e il Leone, che vedremo sorgere ad Est, seguito dalla Vergine.
Prendendo a riferimento la stella polare possiamo riconoscere alcune note costellazioni del cielo settentrionale. A Nord-Ovest riconosciamo Cassiopea con la sua inconfondibile forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro è facile individuare la costellazione del Perseo.
Più spostata a Nord-Est si trova l’inconfondibile Orsa Maggiore, vicino alla quale possiamo riconoscere la piccola costellazione dei Cani da Caccia. Da: Il cielo del mese di Stefano Simoni (Astronomia.com).

L’Indiano e il Leone

L’Indiano  (in latino Indus, Indi abbreviato in Ind) è una piccola costellazionedel cielo meridionale; la sua introduzione risale a Johann Bayer. La costellazione è figurativamente rappresentata con le fattezze di un indiano d’America con una lancia in mano. L’Indiano è una piccola costellazione creata per raggruppare alcune stelle rimaste spaiate con la creazione di altre costellazioni adiacenti, come il Pavone. Può essere individuata grazie alla stella α Indi, di terza magnitudine e dunque osservabile anche nei cieli delle aree urbane, seppure con difficoltà; le costellazioni vicine semplificano la sua ricerca, in particolare la Gru, grazie alle sue brillanti stelle di prima e seconda magnitudine, situata ad est. La parte settentrionale dell’Indiano, con la stella α, è visibile anche alle latitudini medie boreali, mentre la parte meridionale raccoglie solo stelle di quinta grandezza e confina direttamente con l’Ottante, in cui ricade il polo sud celeste. La sua osservazione per intero è possibile solo dall’emisfero australe, più la fascia immediatamente a nord dell’equatore; i mesi ideali per scorgerla nel cielo serale sono quelli che vanno da fine agosto a dicembre, nella fascia tropicale, mentre nelle aree temperate australi si presenta in massima parte circumpolare.

Stelle principali

  • α Indi  è una gigante arancione di magnitudine 3,11, distante 101 anni luce; è la stella più brillante della costellazione.
  • β Indi è una gigante arancione di magnitudine 3,67, distante 603 anni luce.

Fra le altre stelle spicca la ε Indi è una delle più vicine al sistema solare; è situata ad appena 11,82 anni luce di distanza dal Sole. La fascia di cielo ricoperta dall’Indiano non è oscurata da polveri galattiche, così, nonostante le sue esigue dimensioni, si possono osservare alcune galassie; tuttavia la gran parte di esse sono piuttosto deboli, rendendosi necessario l’utilizzo di un telescopio amatoriale di medie dimensioni per poterle individuare. IC 5152 e NGC 7049 sono le più appariscenti, e si individuano nella parte più settentrionale della costellazione; nel loro pressi sono presenti varie altre galassie meno luminose. Nella foto l’Uranometria di Bayer; l’Indiano è visibile in alto a sinistra fra la Gru e il Pavone.

Il Leone (Leo, Leonis, Leo) è una costellazione zodiacale del cielo settentrionale; si trova infatti lungo la linea dell’eclittica, tra la debole costellazione del Cancro, a ovest, e la vastissima Vergine, a est.

Mappa della costellazione

Il Leone è una grande costellazione zodiacale dell’emisfero nord, individuabile con facilità nei mesi fra dicembre e giugno; nell’emisfero boreale, la sua presenza ad est dopo il tramonto indica il prossimo arrivo della primavera, mentre nell’emisfero australe diventa una costellazione tipica dei cieli tardo-estivi e autunnali. Le sue stelle principali formano un grande trapezio, al quale è connesso un famoso asterismo, noto come La Falce, composto da Regolo, η Leonis e Algieba, assieme alle stelle più deboliAdhafera (ζ Leonis), Ras Elased Borealis (μ Leonis) e Ras Elased Australis (ε Leonis). Anticamente la costellazione era più estesa: la parte della testa comprendeva la parte settentrionale del Cancro e della Lince, mentre la parte terminale della coda era rappresentata dalla famosa chioma di stelleche ora fa parte della costellazione della Chioma di Berenice. La stella principale è Regolo, una stella azzurra di prima grandezza, l’unica così luminosa a trovarsi ad appena 0,5° dall’eclittica; frequentemente la si può osservare in coppia con dei pianeti, in rari casi persino in congiunzione con essi, ed è frequentemente occultata dallaLuna. Assieme a Aldebaran, Antares e Fomalhaut forma il quartetto di stelle note in antichità come “le stelle regali”.

Stelle principali

  • α Leonis (Regolo) è la stella più luminosa della costellazione; si tratta di un astro di colore azzurro, di magnitudine1,36 e distante 77 anni luce. È nota fin dall’antichità, sempre con appellativi che richiamassero un qualcosa di “regale”.
  • γ Leonis (Algieba) è una stella doppia con componenti di magnitudine 2,01 (la primaria, azzurra) e 3,80 (la secondaria); la sua distanza è stimata sui 126 anni luce.
  • β Leonis (Denebola) è una stella bianca di magnitudine 2,14, distante 36 anni luce (dunque relativamente vicina); si trova nella posizione opposta a Regolo rispetto alla costellazione ed indica la coda dell’animale. Denebola costituisce uno dei vertici dell’asterismo del Triangolo di Primavera.
  • δ Leonis (Zosma) è una stella bianca di magnitudine 2,56, distante 58 anni luce.
  • ε Leonis (Ras Elased Australis)è una stella gialla di magnitudine 2,97, distante 251 anni luce.
  • θ Leonis (Coxa)è una stella bianca di magnitudine 3,33, distante 178 anni luce. Nel Leone si trova una delle stelle più vicine alla Terra: Wolf 359, distante 7,7 anni luce.

Il Leone si trova lontano dalla scia della Via Lattea e ciò consente l’osservazione del cielo profondo esterno alla nostra Galassia. In questa direzione sono osservabili infatti diversi gruppi di galassie, alcune delle quali raggruppate in ammassi, mentre altre formano delle vaghe associazioni simili al nostro Gruppo Locale; alcuni di questi gruppi sono pure relativamente vicini a noi. Le galassie più famose sono anche quelle catalogate dal Messier, e in particolare M65, M66, che formano un gruppo a sé stante assieme ad una terza galassia, NGC 3628; si tratta di un terzetto di galassie facilmente individuabili anche con un piccolo telescopio, due delle quali si mostrano quasi perfettamente di taglio. Un’altra associazione è formata da M95 e M96, che sono le più brillanti di un gruppo a cui appartengono altre galassie minori, fra le quali vi è anche M105. Un’altra galassia, isolata rispetto alle altre, è NGC 2903, una grande spirale barrata posta a nord-ovest dell’asterismo della Falce, la più brillante della costellazione. NGC 3190 è invece una spirale molto allungata e vista quasi di taglio, situata al centro di un gruppo di quattro galassie, che comprende la grande ellittica NGC 3193 e altre due galassie meno appariscenti. Anche NGC 3607 è una grande galassia ellittica, la cui luminosità è tale da poter essere scorta come una macchia chiara anche con un piccolo telescopio. Entro i confini del Leone sono note anche alcune piccole galassie nane sferoidali appartenenti al nostro Gruppo Locale, come la Galassia Leo I (visibile pochissimi primi ad ovest di Regolo) e la Galassia Leo II.

Sta arrivando il gelido cielo invernale

La notte si allunga, il Sole anticipa sempre più il suo tramonto, e questo ci regala qualche ora in più di osservazione della volta stellata. È così che allo spengersi delle ultime luci del crepuscolo avremo ancora l’opportunità di ammirare brevemente, sull’orizzonte occidentale, alcuni degli astri caratteristici del cielo estivo. Li rammentiamo ancora una volta: possiamo riconoscere il “Triangolo Estivo”, ai cui vertici troviamo le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Subito dopo il tramonto sarà possibile scorgere anche Ercole, in basso sull’orizzonte a nord ovest. Lungo la fascia zodiacale nelle prime ore della sera possiamo riconoscere il Capricorno e l’Acquario, privi di stelle particolarmente brillanti. Proseguendo verso Sud, troviamo i Pesci e la minuscola costellazione dell’Ariete.
Chi osserva da luoghi con l’orizzonte meridionale privo di ostacoli – in pianura o sul mare – può cimentarsi nel riconoscimento delle costellazioni che si estendono al di sotto dell’eclittica: la Balena e più a ovest, sotto l’Acquario, il Pesce Australe, dove si può facilmente riconoscere una stella brillante, Fomalhaut. Verso est vedremo sorgere le costellazioni zodiacali che domineranno il cielo nell’imminente inverno: prima il Toro e successivamente i Gemelli.
In tarda serata nel cielo orientale si inizieranno a vedere altre costellazioni, prossime protagoniste dei cieli invernali: il Cancro, a sinistra dei Gemelli, e nella seconda parte della notte, il Leone.
Inconfondibili, a sud-est nelle prime ore della notte, le costellazioni di Orione e del Cane Maggiore, con la luminosissima Sirio.
Sopra i Gemelli e il Toro è facilmente identificabile un’altra costellazione che vedremo ben alta in cielo per i prossimi mesi: si tratta dell’Auriga, dalla caratteristica forma a pentagono, in cui uno dei vertici è rappresentato da una delle stelle più luminose della volta celeste, Capella. In prossimità dello zenit, sulla nostra verticale, godono ancora di visibilità ottimale il grande quadrilatero di Pegaso, seguito, verso nord est, da Andromeda e da Perseo e, più vicine al Polo Nord Celeste, la “W” di Cassiopea e il meno appariscente Cefeo. Vale la pena soffermarsi anche sulla piccola costellazione del Triangolo, tra Andromeda e l’Ariete: in essa si trova la Galassia a spirale M33, ben nota a tutti gli astrofili: è la terza componente per importanza del “Gruppo Locale”, la concentrazione di galassie di cui fanno parte la nostra Via Lattea e la notissima Galassia di Andromeda. A settentrione troviamo come sempre l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, con la Stella Polare immobile ad indicarci il Nord; tra le due Orse possiamo riconoscere il Dragone.
Da Il cielo di novembre 2014 (UAI)

Le costellazioni nel cielo di maggio

E’ impossibile non associare il mese di maggio alla bellissima stagione primaverile, quando finalmente si ripongono i cappotti negli armadi e ci si può trattenere fuori anche nelle ore serali, senza battere i denti, ad osservare il cielo ad occhio nudo. Alte nel cielo, in direzione Sud, le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più estese dello zodiaco, dominano la volta celeste. Quest’ultima è un’ampia costellazione zodiacale le cui stelle più luminose disegnano una evidente Y. Gli oggetti celesti più importanti visibili ad occhio nudo che costituiscono tale costellazione, o che si trovano in corrispondenza di essa, sono Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo che marca la base della Y. Poi c’è l’Ammasso di Galassie della Vergine che riempie quasi totalmente la parte superiore della Y; questo ricco ammasso contiene almeno 2.500 galassie di diverso tipo, dalle spirali alle ellittiche, e si trova a circa 60 milioni di anni luce da noi. Sotto la Vergine possiamo riconoscere le costellazioni, di dimensioni decisamente minori, del Corvo e del Cratere. Le stelle più brillanti le troviamo più a Nord-Est; Arturo, nel Bootes, la costellazione del “pastore guardiano” delle due orse, e la stella Vega della Lira che dominerà i cieli estivi. Continua il periodo di visibilità ottimale per l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente allo zenit. Unico punto fisso della volta celeste – almeno in prima approssimazione – la stella polare (come trovarla?) nell’Orsa Minore ci indica la direzione del Nord. Queste due costellazioni sono strettamente legate anche nella leggenda greca che narra della trasformazione in orse della ninfa Callisto e del figlio Arcade ad opera di Giunone, gelosa delle attenzioni di Zeus verso la bella Callisto. Per proteggerle dai cacciatori, Zeus decise quindi di porle in cielo, ma facendole ruotare intorno al polo celeste per non perderle mai di vista. Tra le due Orse si snoda, sinuosa come un serpente, la lunga costellazione del Dragone. Al centro del triangolo formato da Orsa Maggiore, Leone e Bootes, possiamo riconoscere le piccole costellazioni dei Cani da Caccia e della Chioma di Berenice. Il suo mito è legato ad un personaggio storico realmente esistito. Berenice era infatti la moglie di Tolomeo III Euergete, re d’Egitto (III secolo a.C.), della dinastia dei Tolomei, la cui più nota esponente, nonché ultima discendente, fu la famosissima Cleopatra. Nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro. In tarda serata vedremo invece sorgere in successione a Sud-Est la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario. Sopra l’Ofiuco possiamo riconoscere la Corona Boreale e la costellazione di Ercole. La panoramica della volta celeste si conclude a settentrione, sotto l’Orsa Minore, con Cassiopea e Cefeo. A Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la già citata Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.
Tratto da Il cielo del mese di Maggio 2014 di Stefano Simoni (Astronomia.com)

In arrivo il Leone e la Vergine: ecco le costellazioni di marzo

Il mese di marzo vede ancora come protagoniste le costellazioni invernali. Tuttavia, rispetto al mese precedente, si noterà uno spostamento delle stesse verso sud-ovest. Da notare invece che, già dalle prime ore della notte, si affacciano ad oriente le costellazioni del Leone e della Vergine (nei pressi della quale troviamo Saturno). I fortunati abitanti di luoghi con poco inquinamento luminoso, potranno scorgere persino la debole costellazione del Cancro, che separa il Leone dai Gemelli. Proseguendo verso occidente spicca ancora la stupenda Orione, con le tre stelle della cintura a formare una linea quasi retta (da sinistra: AlnitakAlnilam Mintaka), ed i 3 luminosissimi astri Betelgeuse (gigante rossa), Rigel (azzurra) e Bellatrix (in alto a destra). Sotto la cintura troviamo un gruppo di stelle in cui giace la Grande nebulosa di Orione (M42) osservabile anche ad occhio nudo. Una perla del cielo boreale. Nella stessa zona di cielo troviamo le costellazioni del Toro (dalla caratteristica forma a Y) con la stella rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Poco al di sotto dei Gemelli, si può facilmente riconoscere un’altra stella luminosa, Procione, del Cane Minore. Proseguiamo il nostro tour con il cielo settentrionale, dove l’Orsa Maggiore domina incontrastata. Con il suo aiuto sarà un gioco da ragazzi trovare la stella polare. A Nord-Ovest troviamo Cassiopea con la sua caratterisitica forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro troviamo la costellazione del Perseo. Da notare che anche la costellazione del Perseo può fungere da comodo riferimento per giungere alle Pleiadi, infatti basta congiungere con una linea immaginaria a forma di “arco” alcune stelle per arrivare al famosissimo ammasso aperto. Chiudiamo la rassegna segnalando la costellazione di Bootes (il Bifolco), sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, caratterizzata dalla particolare forma ad aquilone, con la sua brillante e rossastra Arturo.
Per tutte le altre informazioni vedi Il cielo del mese di Stefano Simoni sul sito Astronomia.com

Arrivano le stelle di gennaio

Le costellazioni zodiacali che sorgono ad oriente nelle prime ore della notte sono il Cancro e, di seguito, il Leone.
A occidente invece si avviano al tramonto la piccola costellazione dell’Ariete e quella molto più estesa ma non molto appariscente dei Pesci, che potremo individuare più facilmente prendendo a riferimento il grande quadrilatero di Pegaso.
Sopra il suo vertice più alto sull’orizzonte è ancora ben visibile Andromeda con l’omonima galassia. Proseguendo oltre Andromeda troviamo altissimo in cielo, quasi allo Zenit, il Perseo, e appena più un basso, sopra i Gemelli, l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono.
La stella più luminosa dell’Auriga è Capella, termine che in latino significa “capretta”. La mitologia vi riconosce infatti Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus. Tornando al di sotto della fascia zodiacale, a Sud-Ovest le estese costellazioni – ma prive di stelle brillanti – della Balena e dell’Eridano precedono il Grande Cacciatore, ossia la protagonista incontrastata del cielo invernale: la costellazione di Orione.
Di quest’ultima rammentiamo la nomenclatura delle stelle più brillanti: ai vertici del quadrilatero che ne disegna le spalle e le ginocchia, troviamo in alto Betelgeuse e Bellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, AlnitakAlnilam e Mintaka.
Da non perdere un’osservazione con un telescopio, ma è sufficiente anche un binocolo, per ammirare nella spada, poco sotto la cintura, la grande nebulosa M42.
Il cacciatore Orione è accompagnato in cielo dai suoi due cani, le costellazioni del Cane Maggiore, dove troviamo Sirio, la stella più brillante del cielo invernale, ed il Cane Minore, dove brilla un’altra stella facilmente identificabile: Procione.
Chiudiamo il tour della volta celeste rivolgendo lo sguardo verso Nord: attorno alla Stella Polare nell’Orsa Minore, riconosciamo in senso antiorario Cassiopea, con l’inconfondibile forma a “W”, la più evanescente Cefeo, il serpeggiante Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.
A cura dell’Unione Astrofili Italiani (UAI)

Regolo, un piccolo re

Regolo (Alfa Leonis) è una stella appartenente alla costellazione del Leone. Avendo magnitudine apparente 1,40 , essa è la stella più brillante della costellazione. Dista dal sistema solare 79 anni luce. Si tratta, in realtà, di un sistema stellare formato da quattro stelle, disposte in due coppie che orbitano l’una intorno all’altra; la prima coppia è binaria spettroscopica formata da una stella di classe B di sequenza principale (la più vicina alla Terra della sua classe) e, probabilmente, una nana bianca. A circa 4200 UA si trovano una nana arancione e una debole nana rossa.
Regolo appare come una stella di colore bianco-azzurro facilmente individuabile per la sua brillantezza e per l’appartenenza a uno degli asterismi più luminosi e caratteristici, quello della Falce. È formato da cinque stelle, la cui disposizione ricorda bene la forma di una falce: Regolo, la più luminosa e la più meridionale del gruppo, assieme a η Leonis ne costituisce il “manico”; Algieba, Adhafera, Ras Elased Borealis e Ras Elased Australis, che nella costellazione rappresentano il collo e la testa del Leone, nell’asterismo rappresentano invece la lama della falce.
Fra le stelle di prima magnitudine, Regolo è quella più vicina all’eclittica. In particolare il Sole passa a meno di mezzo grado a sud di Regolo il 23 agosto. Di conseguenza Regolo è occultata dalla Luna e, più raramente, dai pianeti e dagli asteroidi. L’ultima occultazione da parte di un pianeta risale al 7 luglio 1959, quando Regolo fu occultata da Venere. La prossima cadrà il primo ottobre 2044 sempre da parte di Venere. Nei prossimi millenni Regolo sarà occultata da Venere e Mercurio, ma non dagli altri pianeti.
La primaria di Regolo, di gran lunga l’elemento dominante del sistema sia in termini di massa che di luminosità, è stata classificata come stella di classe spettrale B7V. Si tratta quindi o di una stella azzurra di sequenza principale o di una sub gigante azzurra. In ogni caso, la principale del sistema, chiamata Regolo A, è la stella di classe B più vicina al sistema solare.
Regolo A è stata osservata nel corso degli anni duemila da più team di studiosi mediante l’interferometro CHARA situato nell’Osservatorio di Monte Wilson. La brillantezza della stella e la sua vicinanza al Sole hanno permesso di determinarne i parametri fisici con una certa accuratezza. Data l’alta velocità di rotazione di Regolo A, era prevedibile che la stella fosse schiacciata ai poli e che assumesse la forma di uno sferoide oblato. La teoria predice che, come conseguenza dello schiacciamento, la gravità superficiale e la temperatura effettiva di Regolo siano inferiori all’equatore rispetto ai poli. La distanza della superficie dal centro, dove l’energia della stella viene prodotta, è infatti maggiore all’equatore rispetto ai poli. Questo fenomeno è conosciuto come oscuramento gravitazionale o effetto von Zeipel. Le osservazioni hanno confermato le previsioni teoriche.
Analizzando gli spettri di Regolo A ottenuti da vari telescopi, si è rilevato delle oscillazioni nella velocità radiale della stella, indice della presenza di una compagna.  Le oscillazioni hanno un periodo di 40,11 ± 0,02 giorni, corrispondenti al periodo orbitale della binaria. Assumendo una inclinazione orbitale simile all’inclinazione dell’asse di rotazione della stella, cioè vicina ai 90°, e assumendo per Regolo A una massa di 3,4 M, se ne ricava che la massa della compagna si aggira intorno alle 0,30 M. Un oggetto avente una simile massa quindi potrebbe essere o una nana rossa o una nana bianca. Poiché il semiasse maggiore dell’orbita è di sole 0,35 UA e poiché la differenza di luminosità fra le due componenti è di 6 magnitudini nel caso di una nana rossa e di 10 magnitudini nel caso di una nana bianca, la compagna stretta di Regolo A risulta invisibile anche ai più potenti telescopi in quanto sovrastata dalla vicina e molto più potente compagna.
Molto probabilmente la compagna stretta di Regolo A è una nana bianca piuttosto che una nana rossa e ciò per due ragioni, in primo luogo perché le stelle rallentano la loro velocità di rotazione con il tempo; poiché Regolo A non sembra essere una stella giovanissima, la sua alta velocità di rotazione costituisce un problema che può essere risolto se si pensa che la nana bianca in uno stadio precedente della sua evoluzione abbia ceduto massa alla attuale principale, aumentandone la velocità di rotazione. In secondo luogo poiché la nana bianca, essendo di giovane formazione, dovrebbe avere una temperatura superficiale maggiore di 16.000 K, c’è da aspettarsi nello spettro di Regolo A un modesto eccesso di radiazione ultravioletta, che in effetti è stato rilevato.
L’ipotesi che la compagna stretta di Regolo A sia una nana bianca ha ricevuto una conferma indiretta dalle osservazioni fotometriche compiute tramite il telescopio spaziale  MOST. Poiché è plausibile che l’inclinazione orbitale della coppia sia vicina ai 90°, la compagna di Regolo A dovrebbe passare davanti alla principale e ciò dovrebbe produrre una eclissi di modeste proporzioni. Tuttavia, poiché una nana rossa ha dimensioni molto maggiori rispetto a una nana bianca, l’eclissi da parte di una nana rossa, dell’ordine di 8 millimagnitudini, dovrebbe essere rilevabile da parte del MOST. Il fatto che l’eclissi non sia stata rilevata fa pensare che la compagna sia una nana bianca.
Il Washington Double Star Catalog riporta l’esistenza di tre ulteriori compagne di Regolo A, nessuna delle quali ha esibito un moto orbitale apprezzabile dal momento della sua scoperta: a 175” si trova la componente designata come Regolo B, una stella di magnitudine 8,13 che viene riportata dal Catalogo Henry Draper con il numero HD 87884. Si tratta di una nana arancione di classe spettrale K2V, avente probabilmente una massa di 0,8 Me un raggio di poco inferiore a quello del Sole.
La componente B è accompagnata da una debole compagna di magnitudine 13,1, denominata Regolo C. Si tratta di una nana rossa di classe spettrale M4V. La sua classe fa presumere che abbia una massa di 0,2 masse solari. La distanza fra le componenti B e C è diminuita da 4” a 2,5” nel periodo compreso fra il 1867 e il 1943. Le componenti della coppia BC distano fra loro almeno 97 UA e il periodo orbitale è di almeno 800 anni.Tale coppia orbita intorno alla principale, dalla quale dista almeno 4200 UA (630 miliardi di km, 0,066 anni luce), con un periodo di almeno 130 000 anni. Da un ipotetico pianeta orbitante attorno alla coppia secondaria, nonostante la distanza sia un centinaio di volte quella che divide Plutone dal Sole, Regolo verrebbe visto con una luminosità pari a 4 volte quella della luna piena vista dalla Terra.
Esiste infine una componente D, distante visivamente 200” da Regolo A, che tuttavia non sembra essere legata fisicamente al sistema.
Un ipotetico osservatore situato su un eventuale pianeta in orbita attorno ad una delle componenti del sistema di Regolo vedrebbe il cielo molto diverso da quello osservabile sulla Terra: questo perché le distanze dal sistema solare di molte delle stelle più brillanti visibili dal nostro pianeta sono significativamente diverse di quelle che separano tali stelle da Regolo.
Anche alla distanza di 4200 UA, Regolo A apparirebbe da un pianeta orbitante intorno alle componenti B o C estremamente brillante e sarebbe 6 volte più luminoso della Luna piena vista dalla Terra. Dalla nana rossa il cielo sarebbe per buona parte del tempo piuttosto luminoso: oltre a Regolo A, infatti, anche la nana arancione apparirebbe piuttosto brillante, alla distanza 97 UA, avendo una magnitudine di circa -15,4, inferiore perfino a quella di Regolo A.
Il Sole da Regolo non sarebbe visibile a occhio nudo, visto che avrebbe una magnitudine di +6,8; si troverebbe in cielo non lontano da Sirio, che a 75 anni luce da Regolo sarebbe ben lontana dall’essere la stella più luminosa, come invece appare nel cielo terrestre. La stella più luminosa sarebbe invece Canopo (-0,64), davanti ad Algieba, che a 53 anni luce sarebbe di oltre due magnitudini più luminosa che vista dalla Terra (+0,06), poco più luminosa delle supergiganti di Orione, Rigel e Betelgeuse. Anche Alphard e Delta Leonis sarebbero più brillanti rispetto alla visione terrestre, e avrebbero una magnitudine rispettivamente di +0,95 e +1,09. Capella e Arturo invece sarebbero “solo” di magnitudine 1,3, mentre Sirio e Vega sarebbero normalissime stelle rispettivamente di magnitudine 3,2 e 2,8.
Considerando che Regolo A ha una vita relativamente breve perché piuttosto massiccio, la nana arancione e la nana rossa, Regolo B e Regolo C, sono le stelle con maggiori possibilità di avere pianeti abitabili attorno a loro.
Il nome Regulus fu dato alla stella da Copernico; esso deriva dal latino e significa “piccolo re”. L’associazione di Regolo con una figura regale è molto antica, risalente almeno al 3000 a. C. Questa associazione deriva sia dall’identificazione del Leone con il re degli animali, sia dal fatto che nell’antica Persia, Regolo, chiamata Venant, era la prima delle quattro stelle regali guardiane del cielo, che sovraintendevano alle altre stelle, le altre tre essendo Aldebaran, Fomalhaut e Antares: Regolo era la sentinella delle stelle del sud, Aldebaran di quelle dell’est, Fomalhaut di quelle del nord e Antares di quelle dell’ovest. Probabilmente questo riferimento culturale trova origine nel fatto che fra il 3000 e il 2000 a.C. queste quattro stelle marcavano i due solstizi e i due equinozi e quindi dividevano il cielo in quattro parti. Regolo, in particolare, marcava il solstizio estivo.
Tratto da Wikipedia

Le costellazioni nel cielo di aprile

Osservando il cielo di aprile possiamo assistere alla transizione dal cielo invernale a quello estivo. Nelle prime ore dopo il tramonto possiamo ancora ammirare le costellazioni che hanno dominato il cielo nei mesi precedenti: Orione, il Toro, i Gemelli, l’Auriga.
Nel contempo, nel cielo orientale, si cominciano a scorgere gli astri che saranno protagonisti della stagione estiva. Al tramontare a Sud-Ovest di Sirio – nella costellazione del Cane Maggiore – che per tutto l’inverno è stata la stella più brillante della volta celeste, corrisponde il sorgere a Nord-Est di Vega – nella costellazione della Lira – la stella più luminosa del cielo estivo, insieme ad Arturo del Bootes.
La Lira è una piccola costellazione composta principalmente da Vega e da 4 stelle vicine ad essa, disposte a parallelogramma.
A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore, vedremo la costellazione del Bootes, caratterizzata dalla particolare forma ad aquilone con al vertice, molto luminosa, la già citata stella Arturo.
A sinistra del Bootes si può riconoscere una piccola costellazione a forma di semicerchio, la Corona Boreale.
Tra la Corona Boreale e la Lira si trova la debole ma estesa costellazione di Ercole. Per individuarla possiamo prendere a riferimento il quadrilatero di stelle che ne rappresenta il corpo, mentre le altre stelle che si dipartono sopra e sotto di esso raffigurano gli arti del famoso eroe mitologico. Ercole è una costellazione molto nota agli astrofili, in quanto in essa si trova M13, un ricchissimo ammasso stellare (contiene oltre 300.000 stelle!) facilmente individuabile con piccoli strumenti, alla portata quindi anche dei neofiti.
Tornando alle costellazioni zodiacali, mentre nella prima parte della notte tramontano Toro e Gemelli, nel cielo meridionale vedremo in successione la debole costellazione del Cancro, il Leone – molto estesa, dal profilo inconfondibile, nella quale è facile individuare la luminosa stella Regolo – e infine la Vergine, anch’essa molto estesa, ma priva di stelle brillanti, fatta eccezione per Spica.
Chi avrà la pazienza di attendere la notte inoltrata potrà scorgere a Sud-Est anche la Bilancia e, successivamente, lo Scorpione.
Le costellazioni circumpolari, quelle cioè che si trovano nei pressi del Polo Nord Celeste, caratterizzano costantemente il cielo settentrionale. L’Orsa Maggiore si trova in un periodo di ottima visibilità, trovandosi alla massima altezza sull’orizzonte (“culminazione”). Ricordiamo il riferimento per trovare la Stella Polare: tracciando una linea, prolungamento del segmento che unisce due stelle dell’Orsa MaggioreMerak e Dubhe (vedi mappa del cielo a Nord), troveremo la stella che indica approssimativamente il Nord. Sull’orizzonte settentrionale possiamo ancora individuare Cassiopea, con la sua inconfondibile forma a “W”, e la costellazione di Cefeo.

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