Le costellazioni di maggio

E’ impossibile non associare il mese di maggio alla bellissima stagione primaverile, quando finalmente si ripongono i cappotti negli armadi e ci si può trattenere fuori anche nelle ore serali, senza battere i denti, ad osservare il cielo ad occhio nudo. Alte nel cielo, in direzione Sud, le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più estese dello zodiaco, dominano la volta celeste. Quest’ultima è un’ampia costellazione zodiacale le cui stelle più luminose disegnano una evidente Y. Gli oggetti celesti più importanti visibili ad occhio nudo che costituiscono tale costellazione, o che si trovano in corrispondenza di essa, sono Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo che marca la base della Y. Poi c’è l’Ammasso di Galassie della Vergine che riempie quasi totalmente la parte superiore della Y; questo ricco ammasso contiene almeno 2.500 galassie di diverso tipo, dalle spirali alle ellittiche, e si trova a circa 60 milioni di anni luce da noi. Sotto la Vergine possiamo riconoscere le costellazioni, di dimensioni decisamente minori, del Corvo e del Cratere. Le stelle più brillanti le troviamo più a Nord-Est; Arturo, nel Bootes, la costellazione del “pastore guardiano” delle due orse, e la stella Vega della Lira che dominerà i cieli estivi. Continua il periodo di visibilità ottimale per l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente allo zenit. Unico punto fisso della volta celeste – almeno in prima approssimazione – la stella polare (come trovarla?) nell’Orsa Minore ci indica la direzione del Nord. Queste due costellazioni sono strettamente legate anche nella leggenda greca che narra della trasformazione in orse della ninfa Callisto e del figlio Arcade ad opera di Giunone, gelosa delle attenzioni di Zeus verso la bella Callisto. Per proteggerle dai cacciatori, Zeus decise quindi di porle in cielo, ma facendole ruotare intorno al polo celeste per non perderle mai di vista. Tra le due Orse si snoda, sinuosa come un serpente, la lunga costellazione del Dragone. Al centro del triangolo formato da Orsa Maggiore, Leone e Bootes, possiamo riconoscere le piccole costellazioni dei Cani da Caccia e della Chioma di Berenice. Il suo mito è legato ad un personaggio storico realmente esistito. Berenice era infatti la moglie di Tolomeo III Euergete, re d’Egitto (III secolo a.C.), della dinastia dei Tolomei, la cui più nota esponente, nonché ultima discendente, fu la famosissima Cleopatra. Nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro. In tarda serata vedremo invece sorgere in successione a Sud-Est la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario. Sopra l’Ofiuco possiamo riconoscere la Corona Boreale e la costellazione di Ercole. La panoramica della volta celeste si conclude a settentrione, sotto l’Orsa Minore, con Cassiopea e Cefeo. A Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la già citata Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.
Tratto da Il cielo nel mese di maggio 2015 di Stefano Simoni (Astronomia.com)

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Le costellazioni di febbraio

Il cielo del mese di febbraio è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali. Protagonista del cielo in direzione meridionale è sempre Orione, con le tre stelle allineate della cintura (da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka) ed i luminosi astri Betelgeuse (rossa) e Rigel (azzurra). Più in alto troviamo ancora le costellazioni del Toro con la rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, il grande cacciatore, nella costellazione del Cane Maggiore, brilla la notissima Sirio, la stella più luminosa del cielo.
Più in alto, a sinistra, la raffigurazione della caccia è completata dal Cane Minore, dove risplende Procione. Verso Ovest, nelle prime ore della sera, c’è ancora tempo per veder tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete.
Restando tra le costellazioni zodiacali, un po’ più impegnativo è invece il riconoscimento della piccola e debole costellazione del Cancro visibile tra i Gemelli e il Leone, che vedremo sorgere ad Est, seguito dalla Vergine.
Prendendo a riferimento la stella polare possiamo riconoscere alcune note costellazioni del cielo settentrionale. A Nord-Ovest riconosciamo Cassiopea con la sua inconfondibile forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro è facile individuare la costellazione del Perseo.
Più spostata a Nord-Est si trova l’inconfondibile Orsa Maggiore, vicino alla quale possiamo riconoscere la piccola costellazione dei Cani da Caccia. Da: Il cielo del mese di Stefano Simoni (Astronomia.com).

Il Cane Minore e i Cani da Caccia

Il Cane Minore (in latino Canis Minor, Canis Minoris CMi) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è anche una delle 88 costellazioni moderne. Rappresenta uno dei cani che seguono Orione, il cacciatore. Benché sia una costellazione molto piccola, la presenza della brillantissima stella Procione la rende una delle più facili da individuare.

Mappa della costellazione

Il Cane Minore è una piccola costellazione dell’emisfero boreale che consiste principalmente di due stelle, Procione (α Canis Minoris) e Gomeisa (β Canis Minoris). Procione è una delle stelle più vicine al sistema solare e con la sua magnitudine apparente pari a 0,38, è l’ottava stella più luminosa del cielo notturno e costituisce il vertice nordorientale dell’asterismo del Triangolo Invernale; ciò rende la costellazione, nonostante le sue piccole dimensioni, immediatamente individuabile anche dalle aree urbane più popolate. Procione significa letteralmente “prima del cane” in Greco, perché nell’emisfero boreale sorge prima della Stella del Cane, Sirio (che fa parte del Cane Maggiore). Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra dicembre e maggio; la sua posizione praticamente equatoriale fa sì che essa sia osservabile senza particolari preferenze da tutte le aree popolate della Terra. Le stelle principali sono: Procione (α Canis Minoris) una stella bianco-azzurra di sequenza principale di magnitudine 0,38; trovandosi alla distanza di soli 11 anni luce, è la tredicesima stella più vicina al Sole; Gomeisa (β Canis Minoris) una nana bianco-azzurra di magnitudine 2,89, distante 170 anni luce e  γ Canis Minoris una gigante arancione di magnitudine 4,33, distante 398 anni luce. Essendo una costellazione molto piccola, il Cane Minore contiene pochi oggetti non stellari e quelli osservabili sono meno brillanti della magnitudine 10. Il principale oggetto è infatti NGC 2485, una galassia spirale di magnitudine 12,4.

I Cani da Caccia (in latino Canes Venatici, Canum Venaticorum, abbreviato CVn) sono una piccola costellazione dell’emisfero nord; l’astronomo polacco Johannes Hevelius formò questa costellazione nel 1687 con stelle che precedentemente erano state considerate facenti parte dell’Orsa Maggiore. I Cani da Caccia sono due cani che il Boote tiene al guinzaglio e che tentano di attaccare alle zampe l’Orsa Maggiore. Il cane più meridionale è rappresentato dalle due stelle più brillanti della costellazione, Alfa e Beta dei Cani da Caccia. La costellazione si individua con facilità, trovandosi poco a sud della coda dell’Orsa Maggiore (il “timone” del Grande Carro); contiene alcune stelle di quarta magnitudine, ma per il resto è molto debole e la sua estensione è piuttosto ridotta. Nella sua direzione sono però osservabili molte galassie brillanti e ben note. Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale va però da gennaio a settembre, con un massimo nei mesi primaverili, quando raggiunge il culmine nelle ore dopo il tramonto. Le stelle principali sono: alfa  Canum Venaticorum  nota come Cor Caroli, il Cuore di Carlo, in onore del Re Carlo II d’Inghilterra; una stella bianca di magnitudine 2,89, distante 110 anni luce, β Canum Venaticorum (Asterion)  una stella gialla di magnitudine 4,24, distante 27 anni luce e  Y Canum Venaticorum, nota anche come La Superba, è una stella variabile di magnitudine media 5,42; dista 710 anni luce. La costellazione giace lontano dai campi stellari della Via Lattea, pertanto è quasi completamente priva di oggetti appartenenti alla nostra Galassia; l’unico oggetto presente è M3, un ammasso globulare mediamente concentrato fra i più luminosi, essendo il secondo per brillantezza in tutto l’emisfero boreale e il sesto di tutta la volta celeste. Quest’ammasso è già visibile con un binocolo. Gli oggetti esterni alla Via Lattea invece abbondano notevolmente: si tratta di galassie brillanti, al punto che ben quattro sono state osservate e catalogate da Charles Messier. Il più famoso di tutti è la celebre Galassia Vortice (M51).

Una galassia spirale interagente molto brillante; la vista della galassia è di faccia, pertanto sono perfettamente osservabili le sue strutture a spirale, ricche di regioni di formazione stellare. Si tratta di uno degli oggetti più fotografati del cielo. Un’altra celebre galassia è la Galassia Girasole (M63), visibile in prospettiva ma sufficientemente inclinata da poterne osservare la struttura dei bracci, i quali appaiono numerosi e molto ben avvolti. M94 possiede invece un aspetto quasi lenticolare, con un bulge molto brillante; nel suo disco sono note molte regioni di formazione stellare. M106 si trova sul confine con l’Orsa Maggiore; è una galassia di Seyfert, un particolare tipo di galassia attiva in cui si sospetta l’esistenza di un buco nero supermassiccio centrale che col tempo potrebbe fagocitare l’intera galassia. Fra le altre galassie spicca NGC 4631, che appare come un lungo fuso poiché è vista perfettamente di taglio; si individua verso il confine con la Chioma di Berenice.

Il Vuoto Gigante

Le galassie del nostro Universo non sono distribuite uniformemente: la maggior parte sono raggruppate in gruppi e ammassi (con i gruppi che contengono fino ad alcune decine di galassie, e gli ammassi fino ad alcune migliaia). Gruppi, ammassi e qualche galassia isolata a loro volta formano delle strutture ancora più grandi, chiamate superammassi. Tra questi superammassi si stendono grandi vuoti dove ci sono poche galassie. I superammassi hanno una dimensione che arriva a numerose centinaia di milioni di anni luce. Non si conoscono ammassi di superammassi, ma l’esistenza di strutture più grandi dei superammassi è oggetto di dibattito.
Il Vuoto Gigante è una grande regione di spazio caratterizzata da una bassissima densità di galassie, nella costellazione dei Cani da Caccia. È il più grande vuoto conosciuto, con un diametro stimato tra i 300 e i 400 mega parsec (tra 1 e 1,3 miliardi di anni luce) e approssimativamente distante 1,5 miliardi di anni luce dalla Terra. È stato scoperto nel 1988 come il vuoto più consistente dell’emisfero galattico nord e, probabilmente, il più consistente mai registrato. Anche le dimensioni dell’ipotetico Supervuoto di Eridano (o Grande Vuoto, corrispondente alla macchia fredda del WMAP) non sono comparabili a quelle del Vuoto Gigante, a cui pur non corrisponde nessun significativo picco negativo nella radiazione cosmica di fondo. Pur trattandosi di un vasto vuoto, esso contiene 17 gruppi di galassie, concentrati in una regione sferica di 50 megaparsec di diametro. Studi sul movimento delle galassie mostrano che non interagiscono tra di loro, il che significa che la densità dei gruppi è molto bassa e si traduce in una trascurabile interazione gravitazionale. La posizione del Vuoto nel cielo è vicina a quella del Vuoto del Bootes, che è cinque volte più vicino ma ha un quarto delle dimensioni del Vuoto Gigante.
Wikipedia

Il gigante Orione domina ancora: le costellazioni nel mese di febbraio 2014

Il cielo è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali. Protagonista del cielo in direzione meridionale è sempre Orione, con le tre stelle allineate della cintura (da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka) ed i luminosi astri Betelgeuse (rossa) e Rigel (azzurra). Più in alto troviamo ancora le costellazioni del Toro con la rossa Aldebaran, la costellazione dell’Auriga con la brillante stella Capella, i Gemelli con le stelle principali Castore e Polluce. A sinistra in basso rispetto ad Orione, il grande cacciatore, nella costellazione del Cane Maggiore, brilla la notissima Sirio, la stella più luminosa del cielo. Più in alto, a sinistra, la raffigurazione della caccia è completata dal Cane Minore, dove risplende Procione. Verso Ovest, nelle prime ore della sera, c’è ancora tempo per veder tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete. Restando tra le costellazioni zodiacali, un po’ più impegnativo è invece il riconoscimento della piccola e debole costellazione del Cancro visibile tra i Gemellie il Leone, che vedremo sorgere ad Est, seguito dalla Vergine. Prendendo a riferimento la Stella Polare, possiamo riconoscere alcune note costellazioni del cielo settentrionale. A Nord-Ovest riconosciamo Cassiopea con la sua inconfondibile forma a “W”; tra Cassiopea e il Toro è facile individuare la costellazione del Perseo. Più spostata a Nord-Est si trova l’inconfondibile Orsa Maggiore, vicino alla quale possiamo riconoscere la piccola costellazione dei Cani da Caccia.
Tutte le altre informazioni sul cielo del mese sono sul sito Astronomia,com nell’articolo di Stefano Simoni

Le costellazioni nel mese di maggio

E’ impossibile non associare il mese di maggio alla bellissima stagione primaverile, quando finalmente si ripongono i cappotti negli armadi e ci si può trattenere fuori anche nelle ore serali, senza battere i denti, ad osservare il cielo ad occhio nudo. Alte nel cielo, in direzione sud, le costellazioni del Leone e della Vergine, tra le più estese dello zodiaco, dominano la volta celeste.
Quest’ultima è un’ampia costellazione zodiacale le cui stelle più luminose disegnano una evidente Y. Gli oggetti celesti più importanti visibili ad occhio nudo che costituiscono tale costellazione, o che si trovano in corrispondenza di essa, sono Alpha Virginis, nota come Spica, la quindicesima stella apparentemente più luminosa del cielo che marca la base della Y. Poi c’è l’Ammasso di Galassie della Vergine che riempie quasi totalmente la parte superiore della Y; questo ricco ammasso contiene almeno 2.500 galassie di diverso tipo, dalle spirali alle ellittiche, e si trova a circa 60 milioni di anni luce da noi.
Sotto la Vergine possiamo riconoscere le costellazioni, di dimensioni decisamente minori, del Corvo e del Cratere. Le stelle più brillanti le troviamo più a Nord-Est; Arturo, nel Bootes, la costellazione del “pastore guardiano” delle due orse, e la stella Vega della Lira che dominerà i cieli estivi.
Continua il periodo di visibilità ottimale per l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente allo zenit. Unico punto fisso della volta celeste – almeno in prima approssimazione – la stella polare  nell’Orsa Minore ci indica la direzione del Nord. Queste due costellazioni sono strettamente legate anche nella leggenda greca che narra della trasformazione in orse della ninfa Callisto e del figlio Arcade ad opera di Giunone, gelosa delle attenzioni di Zeus verso la bella Callisto. Per proteggerle dai cacciatori, Zeus decise quindi di porle in cielo, ma facendole ruotare intorno al polo celeste per non perderle mai di vista.
Tra le due Orse si snoda, sinuosa come un serpente, la lunga costellazione del Dragone. Al centro del triangolo formato da Orsa Maggiore, Leone e Bootes, possiamo riconoscere le piccole costellazioni dei Cani da Caccia e della Chioma di Berenice. Il suo mito è legato ad un personaggio storico realmente esistito. Berenice era infatti la moglie di Tolomeo III Euergete, re d’Egitto (III secolo a.C.), della dinastia dei Tolomei, la cui più nota esponente, nonché ultima discendente, fu la famosissima Cleopatra.
Nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro. In tarda serata vedremo invece sorgere in successione a Sud-Est la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
Sopra l’Ofiuco possiamo riconoscere la Corona Boreale e la costellazione diErcole. La panoramica della volta celeste si conclude a settentrione, sotto l’Orsa Minore, con Cassiopea e Cefeo.
A Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la già citata Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.
Tratto da Astronomia.com

Il profondo cielo di primavera (da M 81 a NGC 3242)

Ecco gli oggetti più belli del cielo, da osservare anche con strumenti amatoriali, visibili nelle serate primaverili.
Costellazione dell’Orsa Maggiore
M 81 (NGC 3031) è una galassia spirale. (A.R. 9h 55m,6; Dec. +69°04’) mag. 6,9; distanza 9,1 milioni di anni luce; Mag. Assoluta -20,3; diametro reale 70.000 a.l. velocità di recessione 95 Km/sec.
Insieme alla vicina M 82, m 81 costituisce la famosa coppia di galassie dell’Orsa Maggiore. Giacciono in una zona piuttosto povera di stelle brillanti, cosicché occorre un po’ di attenzione per rintracciarle. M 81 è la terza galassia più brillante del cielo dopo M 31 e M 33.
M 82 (NGC 3034) è una galassia peculiare (A.R. 9h 55m,8; Dec. +69°41’) mag. 8,4; distanza 8,5 milioni di anni luce. Mag. Assoluta -19,0; diametro reale 30.000 a.l. velocità di recessione 350 Km/sec.
Famosa galassia visibile nello stesso campo di M 81. Il turbolento nucleo di questa galassia peculiare è sede di intense emissioni di onde radio e di energetici raggi X.
M 97 (NGC 3587) è una nebulosa planetaria. (A.R. 11h 14m,8; Dec. +55°01’) mag. 9,9; distanza 1300 anni luce; diametro reale 1,2 anni luce; stella centrale mag. 15,9; velocità di espansione 40 Km/sec.
Si tratta di un oggetto tra i più difficili da osservare fra quelli catalogati da Messier. Si può rintracciare partendo dalla luminosissima beta Uma: 2°, 1 a sud – est (in direzione di alfa Cvn) c’è HD 97302 una stella azzurra di mag. 6,5; quindi 19’ a nord – est di quest’ultima ecco appunto M 97. Questa planetaria si chiama “Gufo”: si tratta di una massa sferica di gas all’interno della quale è racchiuso un anello più denso. Se da M 97 ci muoviamo di 47’ all’incirca in direzione di beta Uma, dopo la stella bianca HD 97455 di mag. 7,9 incontriamo la sagoma affusolata di M 108.
M 101 (NGC 5457) è una galassia spirale. (A.R. 14h 03m,2; Dec. +54°21’); mag. 7,7; distanza 18 milioni di anni luce; Mag. Assoluta -20,8; diametro reale 140.000 anni luce; velocità di recessione 380 Km/sec.
E’ una famosa galassia chiamata “Girandola” a causa dei suoi caratteristici bracci a spirale: si trova 5°,5 ad est dell’altrettanto famosa coppia di stelle Mizar ed Alcor nell’Orsa Maggiore (vedi articolo “I primi istanti di una supernova” pubblicato il 15 dicembre 2011).
Costellazione del Leone
NGC 3521 è una galassia spirale. (A.R. 11h05m,8; Dec. -0°02’). Distanza 23 milioni di anni luce; diametro reale 64.000 anni luce; Mag. Assoluta -20,6; velocità di recessione 630 Km/sec.
Nella parte più meridionale della costellazione del Leone, 35’ a est della stella 62 Leo si può rintracciare la galassia NGC 3521 (vedi articolo “Galassia a spirale nel Leone” pubblicato il 10 agosto 2011).
Costellazione della Chioma di Berenice
Melotte 111 è un ammasso aperto. (A.R. 12h25m,0; Dec. +26°00’). Distanza 260 anni luce; diametro reale 21 anni luce; Mag. Assoluta -2,7; 80 stelle la più luminosa di mag. 4,4.
Se qualcuno pensasse che l’ammasso aperto più vicino al Sole siano il vistoso M 45 (le Pleiadi) dimenticherebbe che ve ne sono altri due più vicini, anche se meno spettacolari: Melotte 111 e le Iadi. Mentre quest’ultimo appare prospetticamente situato nei pressi della brillante stella Aldebaran (alfa Tau), che però non fa parte dell’ammasso, Melotte 111 comprende la maggior parte delle stelle formanti la costellazione della Chioma di Berenice, dalla caratteristica forma a Y rovesciata. Il fatto che le stelle di Melotte 111 non siano particolarmente luminose indica che quest’ammasso è piuttosto vecchio.
M 53 (NGC 5024) è un ammasso globulare. (A.R. 13h12m,9; Dec. +18°10’). La distanza è di 56.000 anni luce; la Mag. Assoluta è -8,6; diametro reale 200 anni luce.
M 53 è un ammasso globulare lontano e appena 1° verso sud-est vi è un altro ammasso globulare, NGC 5053, la cui osservazione è però sfuggita a Messier.
M 64 (NGC 4826) è una galassia spirale. (A.R. 12h56m,7; Dec. +21°41’). La distanza è di 13 milioni di anni luce. Il diametro reale è 35.000 anni luce. Velocità di recessione 390 Km/sec.
Tra alfa e gamma della Chioma di Berenice, più vicina alla prima, vi è la stella 35 Com meno di 1° a nord – est di quest’ultima si trova questa caratteristica galassia spirale, soprannominata “Occhio Nero” a causa della presenza di un’enorme nube di polvere scura.
Costellazione della Vergine
M 49 (NGC 4472) è una galassia ellittica. (A.R. 12h29m,8; Dec. +8°00’). La distanza è di 55 milioni di anni luce; il diametro reale è 140.000 anni luce; velocità di recessione 850 Km/sec.
Si tratta di una galassia ellittica che fa parte dell’ammasso della Vergine, situato a circa 55 milioni di anni luce. Nell’atlante di galassie peculiari ed interagenti pubblicato nel 1966 dallo statunitense Halton Arp, M 49 è catalogata come Arp 134, immediatamente ad est infatti nelle fotografie a lunga posa appaiono due deboli galassie, NGC 4465 e NGC 4467.
M 87 (NGC 4486) è una galassia ellittica. (A.R. 12h30m,8; Dec. +12°24’). La distanza è di 55 milioni di anni luce; il diametro reale è di 115.000 anni luce; la velocità di recessione è di 1200 Km/sec.
E’ la componente principale dell’Ammasso della Vergine situata circa a metà fra beta Leo ed epsilon Vir. Emette notevoli quantità di onde radio e di raggi X: nel suo nucleo infatti è nascosto un buco nero. Osservando nel raggio di appena un grado da M 87 si possono rintracciare un’altra quindicina di galassie di cui la più luminosa è NGC 4438, situata 1° a nord – ovest; si tratta di una spirale – catalogata Arp 120 – deformata dall’interazione gravitazionale con la vicinissima NGC 4435.
M 104 (NGC 4594) è una galassia spirale. (A.R. 12h40m,0; Dec. -11°37’). La distanza è di 65 milioni di anni luce; il diametro reale è di 170.000 anni luce; la velocità di recessione è 960 Km/sec.
La forma di questa galassia fa comprendere quanto sia azzeccato il soprannome di “Sombrero”. Benché sia visibile nella costellazione della Vergine, essa non fa parte del ricco omonimo ammasso di galassie che è centrato 24° più a nord e si estende per un raggio di circa 6°. M 104 è situata quasi al confine con la costellazione del Corvo.
M 60 (NGC 4649) è una galassia ellittica. (A.R. 12h43m,7; Dec. +11°33’). La distanza è di 55 milioni di anni luce; la dimensione reale è 115.000 anni luce; la velocità di recessione è 1150 Km/sec.
E’ una galassia ellittica facente parte del grande ammasso della Vergine situata però in una posizione piuttosto decentrata. Vicinissima a M 60 vi è una piccola galassia interagente, si tratta della spirale NGC 4647.
Costellazione dei Cani da Caccia
M 106 (NGC 4258) è una galassia spirale. (A.R, 12h19m,0; Dec. +47°18’). La distanza è 22 milioni di anni luce; il diametro reale è 115.000 anni luce; velocità di recessione 520 Km/sec.
Galassia spirale situata tra gamma UMa e beta Cvn. Mezzo grado verso ovest vi sono una mezza dozzina di altre galassie più deboli; La più facile da osservare è NGC 4217. 12’ a nord ovest di M 106 vi è la debole NGC 4248, realmente vicinissima a M 106, disturbata anche dalla sua attrazione gravitazionale.
M 94 (NGC 4736) è una galassia spirale. (A.R. 12h50m,9; Dec. +41°07’). La distanza è 14 milioni di anni luce; il diametro reale è di 45000 anni luce; velocità di recessione è 370 Km/sec.
E’ una galassia rintracciabile 3°,2 ad est di beta CVn; è anche situata a 3° di distanza da alfa CVn.
M 63 (NGC 5055) è una galassia spirale. (A.R. 13h15m,8; Dec. +42°02’). La distanza è di 23 milioni di anni luce; il diametro reale è di 80.000 anni luce; la velocità di recessione è di 580 Km/sec.
Bella galassia spirale situata circa 7°,8 ad est di beta CVn, cioè 4°,7 ad est della vistosa galassia spirale M 94 (che però è più vicina a noi).
M 51 (NGC 5194-5) galassia spirale e galassia peculiare. (A.R. 13h29m,9; Dec. +47°12’). La distanza è 25 milioni di anni luce; il diametro reale è 80.000 anni luce.
Si tratta di una famosissima galassia chiamata Vortice. La galassia spirale e la compagna peculiare sono in evidente interazione gravitazionale. La galassia più piccola (NGC 5195)è lievemente più lontana da noi ed è sensibilmente più rossa della principale; quest’ultima ha i bracci di colore nettamente azzurro.
M 3 (NGC 5272) è un ammasso globulare. (A.R. 13h42m,2; Dec. +28°23’). La distanza è di 32500 anni luce.
Si tratta di un oggetto luminosissimo e molto evidente rintracciabile tra alfa Boo ed alfa CVn, circa 6°,7 a est di beta Com in una direzione non molto lontana dal Polo Galattico Nord.
Costellazione dell’Idra
M 68 (NGC 4590) è un ammasso globulare. (A.R. 12h39m,5; Dec. -26°45’); la distanza è di 31.500 anni luce.
Si tratta di un ammasso globulare piuttosto debole; è rintracciabile 3°,3 a sud e 1°,1 ad est di beta Crv. La metallici delle stelle di M 68 è pari ad appena lo 0,8% di quella del Sole quindi particolarmente bassa anche per le componenti di un ammasso globulare la cui età, al pari degli altri globulari, si aggira attorno ai 12-13 miliardi di anni.
M 83 (NGC 5236) è una galassia spirale (A.R. 13h37m,0; Dec. -29°52’); la distanza è di 15 milioni di anni luce; la velocità di recessione è 340 Km/sec.
Questa luminosa galassia si trova molto in basso sui nostri orizzonti, anche durante il suo passaggio al meridiano.
NGC 3242 è una nebulosa planetaria (A.R. 10h24m,8; Dec. -18°38’); la distanza è di 2500 anni luce; il diametro reale è di 0,2 anni luce; la stella centrale è di mag. 12,1; la velocità di espansione è di 25 Km/sec.
“Il fantasma di Giove” è il bizzarro soprannome di questa planetaria che in effetti può ricordare il pianeta gigante a causa della sua forma tondeggiante.
Una nebulosa planetaria è un oggetto che appare generalmente come nebuloso e simile ad un disco, quando visto a risoluzioni non molto elevate. A causa di questo aspetto, simile a quello dei pianeti, l’astronomo William Herschel coniò questo nome nel 1785. Le nebulose planetarie sono tutte invisibili ad occhio nudo e la prima, M 27 fu scoperta da Charles Messier nel 1764.
Tratto da “Quattro stagioni nel profondo cielo” Orione

Le meraviglie del cielo primaverile (marzo, aprile e maggio)

Sono tramontati gli astri brillanti che hanno caratterizzato la stagione invernale. Sirio, Betelgeuse, Rigel e Procione non sono più visibili ma al loro posto cominciano ad apparire Arturo (alfa Bootis) e la splendida Spica (alfa Virginis), mentre a sud del Grande Carro si vede la costellazione del Leone. Per trovare facilmente le altre costellazioni primaverili si può inoltre fare riferimento al Triangolo di primavera formato da Debebola (Leone), Spica (Vergine) e Arturo (Bootes). Sull’asterismo che prende appunto il nome di Triangolo di primavera puoi leggere l’articolo “Il Triangolo di Primavera: Arturo, Denebola e Spica” del 5 aprile 2011.
Le costellazioni visibili in primavera sono dodici: Bilancia o Libra, Bootes, Cani da Caccia, Chioma di Berenice, Corona Boreale, Corvo, Cratere o Coppa, Idra, Leone, Leone Minore, Sestante e Vergine.
La primavera è anche un periodo favorevole all’osservazione degli oggetti di profondo cielo perché dirigendo lo sguardo nella zona definita dalle costellazioni della Chioma di Berenice, dei Cani da Caccia, del Leone e della Vergine si vede un’area non oscurata dalle polveri e dal gas della Galassia: è la finestra galattica che contiene oggetti distanti decine di milioni di anni luce che si rendono visibili con strumenti amatoriali come vaghe macchie di luce.
Arturo nella costellazione del Bootes è la stella chiave per orientarsi nel cielo di primavera (se vuoi saper qualcosa di più su questa stella leggi “La luce di Arturo per Chicago“ del 27 settembre 2010). Trovarla è abbastanza facile. Basta seguire la curva ideale indicata dal timone del Grande Carro. Del resto non si può sbagliare, perché nessuna stella, a parte Sirio, che ormai scompare nelle foschie dell’orizzonte sud-occidentale, brilla come Arturo. Per di più il suo colore arancione è inconfondibile. Seguendo sempre la stessa curva dopo aver incontrato Arturo, ecco Spica, una stella bianco azzurra (Vergine). A questo punto bisogna trovare dei riferimenti per individuare le altre costellazioni primaverili: il Leone, con Regolo, a ovest di Arturo; il Corvo a sud della Vergine; la Corona Boreale a est di Bootes; la Bilancia nella Fascia Zodiacale a est di Spica.
La Bilancia culmina a mezzanotte ai primi di maggio e si trova appena sotto l’equatore celeste tra lo Scorpione e la Vergine. La Bilancia è una delle costellazioni zodiacali meno cospicue. Fino al Medioevo costituiva le chele dello Scorpione e la stella ora definita sigma Librae era classificata come gamma Scorpii.
La stella alfa è Zuben El Genubi di mag. 2,75 e si trova a 65 anni luce. Zuben El Genubi ha un compagno di mag. 5,16.
L’astro più luminoso della Bilancia è beta Librae, Zuben El Schemali di mag. 2,61. Si trova a 140 anni luce di distanza.
48 Librae è una stella peculiare di mag. 4,85. Si trova a 650 anni luce di distanza. La avvolge una serie di anelli e gusci di materia turbolenta ora in espansione, ora in contrazione. Questi gusci manifestano periodicamente una maggiore attività. Gran parte del materiale che circonda la stella è concentrato in un anello posto sul suo piano equatoriale. Il guscio ha un diametro doppio rispetto a quello della stella, la quale ruota su se stessa con velocità insolitamente alta: all’equatore raggiunge i 400 chilometri al secondo. Ciò probabilmente rende instabile la stella e produce perdita di materia che va poi a formare i gusci di gas circostanti.
Fra gli oggetti di profondo cielo segnalo NGC 5897, un ammasso globulare piuttosto atipico individuabile 1°42’da iota Librae in direzione sud – est. Risulta poco compatto e relativamente povero di stelle.
Per quanto riguarda la costellazione della Bilancia potete leggere l’articolo “La Bilancia dei Babilonesi” pubblicato sul nostro sito il 21 ottobre 2010.
La stella alfa del Corvo è Alchita e non è la stella più brillante della costellazione, ben altre quattro stelle del Corvo la superano. Di mag. 4,18 e si trova a 60 anni luce di distanza.
La stella beta è Kraz (mag. 2,8 e tipo spettrale G5). Si trova a circa 110 anni luce di distanza. Delta Corvi, chiamata Algorab, è di magnitudine 3, si trova a 125 anni luce, ed è una binaria.
L’oggetto più singolare e interessante della costellazione sono due galassie interagenti NGC 4038/39. Sono conosciute come “Le Antenne”.
Sull’argomento potete leggere “Due galassie interagenti nel Corvo” pubblicato il 15 settembre 2010.
La costellazione della Coppa (o Cratere) culmina a mezzanotte verso la metà di marzo. Comprende circa 400 gradi quadrati fra il Corvo da una parte e il Sestante e l’Idra dall’altra.
La stella alfa si chiama Alkes. Ha mag. 4,2 e si trova a 160 anni luce. Probabilmente è andata calando dall’epoca del Bayer, il quale attribuendole la lettera alfa la vide come la più brillante della costellazione, primato che invece oggi spetta a delta Crateris. La costellazione della Coppa comprende anche un gruppo di galassie (NGC 3511, 3513, 3672, 3887, 3962) di difficile avvistamento. Sulla costellazione del Cratere (o Coppa) si può leggere “Le galassie nella Coppa … o nel Cratere” pubblicato il 16 agosto 2010.
La stella alfa della costellazione del Bootes è Arturo. La sua magnitudine è di -0,06 (spettro K, temperatura superficiale di 4200° Kelvin ). La sua distanza è di 37 anni luce e le sue dimensioni superano notevolmente quelle del Sole. Si tratta di una stella gigante avviata verso le fasi conclusive della sua evoluzione. Ha un moto proprio molto elevato.
La stella beta è Nekkar. Si tratta di una stella gialla di mag. 3,48; si trova a 140 anni luce dalla Terra.
Izar (epsilon Bootis) è un bellissimo sistema doppio con componenti di mag. 2,5 e 4,9. La primaria è di colore giallo oro e la compagna blu. Scoperta da Struve nel 1829, fu da lui battezzata “Pulcherrima” cioè “la più bella”.
NGC 5466 è un ammasso globulare distante 47 mila anni luce.
La stella alfa della costellazione dei Cani da Caccia si chiama Cor Caroli “Cuore di Carlo”. Per ricordare Carlo II re d’Inghilterra dal 1660 al 1685, che ebbe il merito di fondare l’Osservatorio di Greenwich. Il suo primo direttore fu John Flamsteed che ebbe l’incarico di redigere una carta celeste. Alfa è una stella doppia fisica con componenti di mag. 2,89 e 5,60. I colori delle stelle sono blu – bianco e verdastro. E’ anche il prototipo di una classe di stelle peculiari aventi un fortissimo campo magnetico.
La stella beta è Asterion, una stella di tipo spettrale G0 e mag. 4,3. Si trova a 30 anni luce di distanza.
Gamma Canum Venaticorum è una variabile semiregolare di intensissimo colore rosso. Questo le valse l’appellativo di Superba datole da Padre Secchi. E’ una stella al carbonio con temperatura superficiale molto bassa: circa 2600° K. La distanza è stimata intorno a 400 anni luce.
E adesso i più interessanti oggetti di profondo cielo: M 3 è un ammasso globulare tra i più belli visibili alle nostre latitudini. Si trova a circa 30.000 anni luce.
M 51 è la famosa “Galassia Vortice”. La galassia con cui M 51 si mostra collegata da un ponte di stelle è NGC 5195. Questa galassia è in realtà una spirale fortemente traumatizzata dall’azione gravitazionale di M 51. Siamo di fronte agli effetti di una collisione avvenuta alcuni milioni di anni fa. Infine sono da segnalare M 63 e M 94.
Sui Cani da Caccia è possibile leggere “I Cani da Caccia che inseguono l’Orsa Maggiore” del 10 ottobre 2010.
Alfa Virginis è la bianco – azzurra Spica. E’ una stella di prima magnitudine del tipo “a elio”. Se Spica fosse al centro del Sistema Solare splenderebbe e riscalderebbe 2300 volte più del Sole. Ovviamente in queste condizioni la Terra sarebbe una fornace, gli oceani si trasformerebbero in vapore, ci sarebbero laghi di rocce e metalli fusi. Solo su un pianeta lontano come Plutone potrebbero esserci le condizioni ambientali adatte alla vita. Spica si trova a 275 anni luce da noi ed è una doppia molto stretta. L’80 per cento della luce che riceviamo da Spica si deve all’astro principale.
Porrima, gamma Virginis, è una delle più belle binarie visuali. La sua magnitudine complessiva è 2,7.
Ma il grande richiamo della costellazione della Vergine è il suo ammasso di galassie (Ammasso della Vergine). Fra le galassie elenchiamo M 49, M 58, M 59, M 60, e M 61.
M 84 e M 86 formano una bella coppia di galassie ellittiche. La coppia presenta una interessante anomalia: si avvicina a noi a 450 chilometri al secondo, mentre tutto il resto dell’Ammasso galattico della Vergine si allontana più o meno uniformemente. Sono dunque due galassie in fuga per qualche inesplicabile motivo.
M 87 è una galassia ellittica. Al suo interno si ipotizza la presenza di un buco nero. Nella zona centrale stanno avvenendo degli sconvolgimenti giganteschi che producono un potente getto di materia verso l’esterno ed è anche una potente emittente di raggi X. Ora registrata come 3C 274 nel catalogo di Cambridge la sorgente radio di M 87 è al quinto posto assoluto per intensità in tutto il cielo.
M 104 è la bellissima galassia “Sombrero”.
3C 273 è un oggetto molto interessante: si tratta di un quasar di magnitudine 12,8, visibile come una stella, distante da noi 3 miliardi di anni luce. Ma cosa è un quasar? L’idea di massima è che i quasar siano galassie giovani ancora molto compatte dove avvengono fenomeni di estrema violenza.
(vedi articolo “Vergine, c’era una volta il Quasar 3C 273 …” del 20 settembre 2010).
Il campo seminato a galassie che si estende per buona parte della costellazione della Vergine non rispetta ovviamente i geometrici confini convenzionali di questo raggruppamento celeste, ma continua salendo in alto nella Chioma di Berenice, modesta costellazione formata da una trentina di stelle, ufficialmente riconosciuta soltanto nel XVI secolo da Tycho Brahe. Spesso si parla dell’ammasso della Vergine e della Chioma come se fosse una cosa sola. In realtà c’è una sovrapposizione prospettica: l’Ammasso della Vergine che in parte sconfina nella Chioma di Berenice è in realtà notevolmente più vicino e si proietta sullo sfondo del più remoto Ammasso della Chioma, ricco di oltre mille galassie ma tutte molto più fioche e dalle minori dimensioni apparenti.
La stella alfa della costellazione della Chioma di Berenice è Diadema, un sistema doppio di mag. totale 4,2, spettro F5, poco più luminosa del Sole e distante 47 anni luce da noi.
Beta è l’astro più brillante anche se di pochi decimi di magnitudine rispetto ad alfa. E’ una stella doppia.
La maggior parte delle stelle di questa costellazione sono raggruppate nell’ammasso stellare Melotte 111 composto da circa 80 stelle. E’ posto a circa 300 anni luce di distanza.
E ora veniamo alle galassie. Le più luminose appartengono alla propaggine nord dell’Ammasso della Vergine e quasi tutte portano le sigle di Messier. Le più deboli compongono l’Ammasso della Chioma propriamente detto ed hanno la sigla NGC.
M 64 è una galassia a spirale molto famosa per la presenza di una nube oscura intorno al nucleo, che la fa assomigliare ad un occhio. Viene pertanto chiamata Black Eye (Occhio nero). Sembra che sia più vicina a noi dell’Ammasso della Vergine: un solitario universo isola a 25 milioni di anni luce.
E poi ancora M 98, M 99, M 85, M 88, M 100. NGC 4889 ci porta infine nel vero e proprio ammasso della Chioma di Berenice, quasi dieci volte più lontano di quello a cui appartengono le galassie finora descritte.
Leggi l’articolo “Quante galassie fra le lunghe trecce di Berenice” pubblicato il 16 settembre 2010.
La Corona Boreale è un piccolo semicerchio di stelle alto nel cielo della tarda primavera, fra Bootes ed Hercules. La stella alfa Coronae borealis è Gemma.E’la stella più brillante della costellazione (mag. 2,3) distante 75 anni luce. Gemma è una variabile spettroscopica a eclisse.
R Coronae Borealis è una delle stelle variabili più interessanti di tutto il cielo, fluttua tra le mag. 5,7 e 14,8 in maniera del tutto irregolare. La discesa verso il minimo è molto rapida mentre la risalita può durare anche qualche mese. Si pensa che la diminuzione sia dovuta alla formazione nella sua atmosfera di nubi di polveri di carbonio che ne offuscano la luminosità. E’ facile immaginare quale scomodo clima avrebbe la Terra se il Sole si comportasse come questa stella !
T Coronae Borealis è una nova ricorrente che se ne sta tranquilla intorno alla 10^ magnitudine per poi illuminarsi improvvisamente e balzare alla magnitudine 2. Questi lampi sono avvenuti nel 1866 e nel 1946. Probabilmente T CrB è formata da due stelle molto vicine che si scambiano periodicamente della materia. Si tratterebbe di un sistema formato da una stella blu in orbita intorno ad una gigante rossa: la stella blu strappa materia alla rossa in quanto si muove praticamente a contatto con la zona esterna della gigante.
Nei confini di questa costellazione non ci sono oggetti brillanti. Esiste però un ammasso di galassie contenente circa 400 membri situato ad oltre 1 miliardo di anni luce di distanza. La velocità di allontanamento raggiunge i 21 mila chilometri al secondo. Naturalmente i componenti sono troppo deboli per essere osservati con strumenti ordinari.
Su questa costellazione si può leggere l’articolo “La nova ricorrente della Corona Boreale” pubblicato il 19 settembre 2010
La costellazione del Sestante venne ideata da Hevelius per immortalare lo strumento che aveva usato per rilevare la posizione delle stelle. Si trova a sud del Leone in una regione del cielo priva di stelle brillanti.
Alfa Sextantis è una stella bianca di mag. 4,5 e tipo spettrale A0; si trova a 287 anni luce di distanza.
In questa costellazione si trovano molte deboli galassie. Una delle meno deboli è NGC 3115 una galassia lenticolare chiamata “Galassia Fuso”. Si trova a 25 milioni di anni luce.
(leggi: “Sestante: un buco nero da 2 miliardi di masse solari” pubblicato l’8 novembre 2010).
Ancora galassie a perdita d’occhio nella costellazione del Leone, accanto alla Chioma di Berenice.
Regolo è la stella alfa Leonis. E’ una stella doppia con componenti di mag. 1,36 e 7,7. I colori sono bianco – blu e giallo. Il sistema si trova a 85 anni luce da noi e la principale brilla come 134 Soli e ha una temperatura superficiale di 14.000° K.
A 20’ da Regolo verso nord c’è la galassia Leo I che fa parte del Gruppo Locale. Ancora più debole è Leo II, un grado e mezzo da delta Leonis.
Denebola, la stella beta, è di mag. 2,1 e tipo spettrale A2; si trova a 43 anni luce di distanza
Gamma – Algieba è un sistema binario molto bello. Le componenti hanno mag. 2,2 e 3,5.
Delta Leonis (Zozma) ha mag. 2,55 e si trova a 80 anni luce. Appartiene probabilmente alla “corrente stellare” che comprende anche Sirio, alfa Ophiuchi e beta Aurigae.
Fra gli oggetti di profondo cielo segnaliamo M 65 e M 66 due galassie spirali fisicamente associate che si trovano a circa 30 milioni di anni luce da noi.
Altre galassie sono M 95, M 96 e M 105.
(“Ruggiti celesti” pubblicato il 4 agosto 2010)
La costellazione del Leone Minore è priva della stella alfa e solo beta porta le lettere di Bayer, le altre hanno i soli numeri di Flamsteed. Fu introdotta da Hevelius nel 1660.
Beta è un sistema binario molto stretto con componenti di mag. 4,6 e 6,3.
R Leonis Minoris è una variabile di tipo Mira, quindi di colore rosso, le variazioni oscillano tra le mag. 6,3 e 13,2 in un periodo di 372 giorni.
Anche in questa costellazione compaiono numerose deboli galassie. La spirale NGC 3344 è la più notevole.
(vedi articolo Hanny’s Voorwep nel Leone Minore” pubblicato il 21 settembre 2010).
La costellazione dell’Idra è la più grande ed estesa costellazione del cielo. La stella alfa è Alphard.Il nome significa “la solitaria”. Si tratta di un astro giallo arancio di mag. 1,98. Si trova a circa 100 anni luce da noi.
Fra gli oggetti di profondo cielo si segnalano: l’ammasso aperto M 48, la nebulosa planetaria NGC 3242, l’ammasso globulare M 68 e la galassia spirale M 83.
NGC 5694 è un ammasso globulare che si trova insolitamente lontano. Potrebbe quindi superare l’attrazione gravitazionale della Galassia e allontanarsi per sempre in solitudine. (Quel mostro dell’Idra, la più grande costellazione del cielo” pubblicato il 16 agosto 2011).
Una Stella per Amica

Una culla per le stelle

Le dimensioni non sono tutto, almeno in astronomia. Questa galassia nana è davvero piccola rispetto ad altre galassie, ma compensa nel contenuto quello che le manca nelle misure. Situata a 10 milioni di anni luce,nella costellazione dei Cani da Caccia, la galassia NGC 4214 è un concentrato di tutto ciò che gli astronomi cercano di studiare: dalle regioni dove nascono le stelle, fino ai cluster di vecchie giganti rosse, in punto di morte. A dominare l’immagine, scattata dalla nuova camera WF3 del telescopio spaziale Hubble NASA/ESA, è una nube gigante e splendente: è la culla delle stelle. Al centro, si vede un alone a forma di cuore, dove il gas è stato spazzato via dal vento proveniente dalle stelle massicce e giovani che vi abitano. Alcune di queste raggiungono temperature dai 10.000 ai 50.000 °C. A causa della mancanza di gas, in questa regione a forma di cuore non nascono più nuove stelle. Secondo gli scienziati, la relativa vicinanza di NGC 4214, insieme alla grande varietà di fasi evolutive in cui si trovano le sue stelle, rendono questa galassia un laboratorio ideale per studiare la formazione e l’evoluzione delle stelle.
di Daniela Cipolloni

I Cani da Caccia che inseguono l’Orsa Maggiore

L’astronomo polacco Johannes Hevelius formò questa costellazione nel 1687 con stelle che precedentemente erano state considerate facenti parte dell’Orsa Maggiore. Culmina al meridiano intorno alle ore 22 del 7 maggio. Copre 465 gradi quadrati ed è costituita da poche stelle di debole luminosità ed è posta sotto il timone dell’Orsa Maggiore. Gli unici astri di un certo splendore sono Alfa e Beta i due cani che inseguono l’Orsa Maggiore intorno al Polo Celeste. Dall’emisfero boreale si presenta circumpolare fino alle latitudini temperate medie; il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale va però da gennaio a settembre, con un massimo nei mesi primaverili, quando raggiunge il culmine nelle ore dopo il tramonto. Dall’emisfero sud è ben visibile solo alle latitudini tropicali e, in parte, da quelle temperate più basse; la sua osservazione è però limitata ai soli mesi autunnali australi (da marzo a giugno).
La stella Alfa CVn è nota come Cor Caroli, il Cuore di Carlo, in onore del Re Carlo II d‘Inghilterra (vedi articolo Cor Caroli: in onore del re d‘Inghilterra! pubblicato il 26 settembre 2010); si tratta di una stella bianca di magnitudine 2,89, distante 110 anni luce. Si tratta di una stella doppia molto semplice da risolvere: è formata da una stella di magnitudine 2,9 e una di quinta, separate da quasi 20″; la primaria è biancastra, mentre la compagna è di un colore giallo-verdastro
Beta CVn (Asterion) è una stella gialla di magnitudine 4,24, distante 27 anni luce.
2 CVn è una stella doppia con componenti di magnitudine 5,8 e 8,1.
Y CVn è una variabile semiregolare di un intenso colore rosso, nota anche come La Superba; la magnitudine media è 5,42; dista 710 anni luce. E’ anche una stella al corbonio con temperatura superficiale molto bassa: circa 2600 K.
Fra le numerose Mireidi la più cospicua è la R CVn che in circa 11 mesi oscilla fra le magnitudine 6,5 e 12,9; quando è al massimo è al limite estremo della visibilità ad occhio nudo in una notte particolarmente limpida e buia.
T Cvn è anch’essa Mireide e oscilla fra la settima e la dodicesima grandezza in un periodo di circa 7 mesi.
RS Cvn è una variabile a eclisse prototipo di una particolare classe di questo tipo di variabili che mostrano ampie oscillazioni in luminosità.
La costellazione giace lontano dai campi stellari della Via Lattea, pertanto è quasi completamente priva di oggetti appartenenti alla nostra Galassia; l’unico oggetto presente è Messier 3, un ammasso globulare mediamente concentrato fra i più luminosi, essendo il secondo per brillantezza in tutto l’emisfero boreale e il sesto di tutta la volta celeste. Quest’ammasso è già visibile con un binocolo.
Gli oggetti esterni alla Via Lattea invece abbondano notevolmente: si tratta di galassie brillanti, al punto che ben quattro sono state osservate e catalogate da Charles Messier. Il più famoso di tutti è la celebre Galassia Vortice (Messier 51), una galassia spirale interagente molto brillante; la vista della galassia è di faccia, pertanto sono perfettamente osservabili le sue strutture a spirale, ricche di regioni di formazione stellare.
Un’altra celebre galassia è la Galassia Girasole (Messier 63), visibile in prospettiva ma sufficientemente inclinata da poterne osservare la struttura dei bracci, i quali appaiono numerosi e molto ben avvolti.
Messier 94 possiede invece un aspetto quasi lenticolare, con un bulge molto brillante; nel suo disco sono note molte regioni di formazione stellare.
Messier 106 si trova sul confine con l’Orsa Maggiore; è una galassia di Seyfert un particolare tipo di galassia attiva in cui si sospetta l’esistenza di un buco nero supermassiccio centrale che col tempo potrebbe fagocitare l’intera galassia.

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