Mira, stella variabile e con la coda

Ad accompagnarci nei cieli autunnali e invernali c’è una stella davvero particolare: Omicron Ceti. L’astro si trova nella costellazione della Balena (in latino Cetus), che è ben visibile nei cieli serali verso sud. Omicron Ceti non è però in questi giorni facile da osservare: per individuarla ci vuole un buon binocolo o un piccolo telescopio. Ma con un po’ di pazienza, con il passare dei mesi, la sua luminosità aumenterà, fino a renderla facilmente visibile anche ad occhio nudo. Omicron ceti, ribattezzata dall’astronomo Hevelius “Mira”, parola latina che significa “meravigliosa” per il suo singolare comportamento, è infatti una stella variabile: la sua luminosità ha un intervallo di oscillazione di ben 8 magnitudini e il suo periodo è di circa 332 giorni. Distante otre quattrocento anni luce da noi, Omicron ceti è una stella simile al Sole, ma molto più evoluta. Sta infatti attraversando la fase di gigante rossa, con una bassa temperatura superficiale di appena, si fa per dire, 2000 kelvin, e che vede ritmicamente espandere e contrarre il suo raggio tra 400 e 300 volte quello del Sole. Da qui la sua periodica variazione di luminosità, che raggiungerà il suo nuovo massimo nel marzo del 2016. Mira è in realtà una stella doppia: la sua compagna, un’altra stella variabile, probabilmente una nana bianca dotata di un disco di accrescimento, è stata scoperta dal telescopio spaziale Hubble una ventina d’anni fa. Ma le sorprese di questa stella non finiscono qui: alcuni anni fa le osservazioni nell’ultravioletto dell’osservatorio spaziale Galex hanno rivelato che Mira Ceti possiede una coda che si estende per ben 13 anni luce, formata da gas stellare perso dalla stella nel suo moto.
di Marco Galliani (INAF)

La Balena e la Bilancia

La Balena (in latino Cetus, Ceti, Cet) è una costellazione del cielo australe, posta in una regione popolata da costellazioni relative all’acqua, come l’Aquario, i Pesci ed Eridano. La Balena è una costellazione di vaste dimensioni; si estende per gran parte nell’emisfero australe, ma è ben osservabile anche dall’emisfero nord. Si individua a sud dell’Ariete e dei Pesci, grazie alla presenza di due stelle di seconda magnitudine: α Ceti e β Ceti; in particolare, a sud dell’Ariete è individuabile un cerchio di stelle che costituisce la testa dell’animale, mentre il resto del corpo si trova a sudovest di questo asterismo. La costellazione giace lontano dalla scia luminosa della Via Lattea, dunque è priva di campi stellari. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale è compreso nei mesi fra settembre e gennaio; gli osservatori dell’emisfero sud sono leggermente più avvantaggiati, grazie alla declinazione australe di buona parte della costellazione. L’asteroide 4 Vesta fu scoperto in questa costellazione nel 1827. Beta Ceti, nota come Deneb Kaitos, è la stella più luminosa: ha una magnitudine di 2,04 ed è una gigante arancione; si individua con facilità, a sud dei Pesci, grazie anche al fatto che si trova ad essere l’unica stella brillante in quest’area di cielo. La sua distanza è stimata sui 96 anni luce.

Mappa della costellazione

La costellazione della Balena giace distante dal piano galattico ed è perciò priva dei ricchi campi stellari caratteristici di quelle aree di cielo; questo fatto favorisce l’osservazione del cielo profondo, dove è possibile scorgere numerose galassie. Tra queste, la più notevole è M77, una galassia spirale dai bracci molto regolari visibile con piccoli telescopi; si individua con facilità grazie all’apparente vicinanza alla stella δ Ceti. Nei suoi pressi sono osservabili diverse altre galassie più deboli. Un’altra galassia molto appariscente è NGC 247, una delle più vicine al nostro Gruppo Locale, visibile nella parte meridionale della costellazione. IC 1613 ha invece una forma irregolare; è  nota soprattutto per la quasi completa assenza di polvere interstellare al suo interno, al punto che risulta essere “trasparente” alla luce delle galassie retrostanti. Si trova al limite estremo del Gruppo Locale di galassie. NGC 246 è invece una nebulosa planetaria, molto estesa e facilmente individuabile anche con piccoli strumenti grazie alla sua luminosità; è nota anche col soprannome di “Nebulosa Teschio”, a causa della sua forma.

La Bilancia (in latino Libra, Librae, Lib) è una costellazione dello zodiaco; le sue dimensioni non sono ridotte, ma non contiene stelle di prima magnitudine. Si trova tra la Vergine ad ovest e lo Scorpione ad est. Come testimoniano i nomi delle sue stelle più brillanti, originariamente faceva parte della costellazione dello Scorpione, di cui rappresentava le chele. Da questa costellazione prende il nome il Punto Libra (o Punto Omega), ossia l’intersezione fra l’equatore celeste e l’eclittica in direzione sud; si tratta del punto in cui si osserva il Sole il giorno dell’equinozio d’autunno boreale ed è considerato il grado 180 dell’eclittica, opposto al Primo Punto d’Ariete. A causa della precessione degli equinozi, oggi questo punto si trova nella costellazione della Vergine.  Si tratta di una costellazione relativamente poco appariscente e le brillanti costellazioni della Vergine e dello Scorpione, fra le quali la Bilancia si trova stretta, contribuiscono ad oscurarla. Si trova interamente nell’emisfero australe, anche se la parte più settentrionale giace quasi a cavallo dell’equatore celeste. Le stelle α e β Librae rappresentavano in antichità le due chele dello Scorpione, come testimoniano i nomi arabi  (chela nord e chela sud); oggi invece rappresentano i due piatti della Bilancia. Il periodo più adatto per la sua osservazione è compreso fra i mesi di aprile e luglio, dall’emisfero boreale; gli osservatori dell’emisfero nord sono svantaggiati anche perché il periodo di massima visibilità coincide col progressivo aumento delle ore di luce nelle sere primaverili, fatto che riduce notevolmente le ore per la sua osservazione. La Bilancia si trova lontano dalla Via Lattea, ma parte delle sue polveri raggiungono le parti orientali della costellazione; gli oggetti non stellari notevoli sono davvero pochi, ma tra questi c’è il relativamente appariscente ammasso globulare NGC 5897, uno dei meno concentrati che si conoscano. Fra le galassie, le più brillanti sono una coppia di galassie ellittiche, NGC 5898 e NGC 5903, probabilmente legate a formare una sorta di lontano “Gruppo Locale”. Molte altre galassie sono individuabili solo con strumenti di grande potenza o professionali. La Bilancia contiene alcuni sistemi planetari extrasolari; in particolare ve n’è uno particolarmente studiato. quello di Gliese 581.

 

 

Stelle nel cielo di novembre

La notte si allunga, il Sole anticipa sempre più il suo tramonto, e questo ci regala qualche ora in più di osservazione della volta stellata. È così che allo spengersi delle ultime luci del crepuscolo avremo ancora l’opportunità di ammirare brevemente, sull’orizzonte occidentale, alcuni degli astri caratteristici del cielo estivo come il Triangolo Estivo (descritto ampiamente nelle rubriche dei mesi precedenti). Lungo la fascia zodiacale nelle prime ore della sera possiamo riconoscere il Capricorno e l’Acquario, deboli costellazioni prive di stelle particolarmente brillanti. Proseguendo verso Sud, troviamo i Pesci e la minuscola costellazione dell’Ariete. Chi osserva da luoghi con l’orizzonte meridionale privo di ostacoli – in pianura o sul mare – può cimentarsi nel riconoscimento delle costellazioni che si estendono al di sotto dell’eclittica: la Balena e più a Ovest, sotto l’Acquario, il Pesce Australe, dove si può facilmente riconoscere una stella brillante, Fomalhaut. Verso Est vedremo sorgere le costellazioni zodiacali che domineranno il cielo nell’imminente inverno: vedremo così prima il Toro e successivamente i Gemelli. In tarda serata nel cielo orientale si inizieranno a vedere altre costellazioni, prossime protagoniste dei cieli invernali: il Cancro, a sinistra dei Gemelli, e nella seconda parte della notte, il Leone. Inconfondibili, a Sud-Est nelle prime ore della notte, le costellazioni di Orione e del Cane Maggiore, con la luminosissima Sirio. Sopra i Gemelli e il Toro è facilmente identificabile un’altra costellazione che vedremo ben alta in cielo per i prossimi mesi: si tratta dell’Auriga, dalla caratteristica forma a pentagono, in cui uno dei vertici è rappresentato da una delle stelle più luminose della volta celeste, Capella. In prossimità dello zenit, sulla nostra verticale, godono ancora di visibilità ottimale lecostellazioni già descritte nel “cielo di ottobre”: il grande quadrilatero di Pegaso, seguito, verso Nord Est, da Andromeda e da Perseo e, più vicine al Polo Nord Celeste, la “W” di Cassiopea e il meno appariscente Cefeo. Proseguiamo il tour e soffermiamoci sulla piccola costellazione del Triangolo, tra Andromeda e l’Ariete: in essa si trova la galassia a spirale M33, ben nota a tutti gli astrofili: è la terza componente per importanza del “gruppo locale”, la concentrazione di galassie di cui fanno parte la nostra Via Lattea e la notissimagalassia di Andromeda. A Settentrione troviamo come sempre l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, con la stella polare immobile ad indicarci il Nord (come trovare la polare?) tra le due Orse possiamo riconoscere il Dragone.
Tratto da Il cielo nel mese di novembre 2013 di Stefano Simoni (Astronomia.com)

Io sono nata sotto il segno di Ofiuco e lui è della Balena! Signori ecco uno zodiaco a 25 costellazioni

Vi ricordate l’articolo “Nata sotto il segno … di Ofiuco” del 24 gennaio 2012? Ecco giusto per approfondire l’argomento tutti dovrebbero leggere “Lo zodiaco che non ti aspetti” di Gianluca Ranzini pubblicato su Focus (gennaio 2013 pagina 16).
Secondo l’astrologia occidentale lo zodiaco ha soltanto 12 costellazioni. Sono le costellazioni che il Sole attraversa nel corso del suo movimento apparente nel cielo durante l’anno; apparente perchè è la Terra a muoversi orbitando intorno al Sole.
Il Sole però in dicembre attraversa anche una tredicesima costellazione, quella di Ofiuco che però non fa parte dello zodiaco.
Questa la spiegazione più plausibile: i confini precisi delle costellazioni oggi in uso sono stati definiti nel 1930, prima si procedeva, in pratica, un po’ a spanne. Quindi le stelle di Ofiuco potevano essere inglobate nell’adiacente Scorpione senza troppi problemi. Senza contare che da un punto di vista formale uno zodiaco con 12 costellazioni tutte della stessa ampiezza (30°) è più elegante di uno a 13.
Ma cos’è lo zodiaco? Domanda interessante perchè su questo punto non c’è affatto accordo. Lo zodiaco è la fascia di cielo che sta a cavallo dell’eclittica (vedi il nostro articolo Eclittica: stelle, Sole, pianeti e Luna del 13 gennaio 2013 nella categoria Sistema Solare) che è il percorso annuo apparente del Sole tra le costellazioni. Ma qanto sia ampia questa fascia non è chiaro: secondo Wikipedia italiana e lo Zingarelli, 8° a nord e a sud dell’eclittica; per la Treccani e l?enciclopedia britannica 9°; Wikipedia inglese infine si mantiene neutrale tenendo buoni entrambi i valori.
In ogni caso lo zodiaco comprende una striscia di cielo alta tra 16° e 18° che corre lungo la sfera celeste in particolare nell’emisfero nord e in parte in quello sud.
Nello zodiaco si muovono oltre al Sole, la Luna e i pianeti. Già il Sole sconfina regolarmente tutti gli anni in Ofiuco. Ma se si utilizza un programma di simulazione del cielo (per esempio Stellarium che si può scaricare gratuitamente su www.stellarium.org) si fanno scoperte veramente sorprendenti. Per esempio chi è venuto al mondo il 27 marzo 2005 è nato parzialmente sotto il segno della Balena. La nostra stella farà altre capatine nella Balena solo nel 5451 e nel 9651 e si concederà una gita in Orione nel 6381 e nell’8556.
Se si prende in considerazione la Luna lo zodiaco si dilata ulteriormente. Oltre che in Ofiuco, nella Balena e in Orione la Luna si infila occasionalmente anche nell’Auriga (3 volte nel 2005) nel Corvo (12 luglio 2103) e nel Sestante.
Non si sottraggono a gite extra zodiaco neppure i pianeti. Anzi lo zodiaco si amplia ancora. E’ Venere il pianeta più portato agli sconfinamenti: oltre che nelle costellazioni precedenti lo si può trovare nell’Aquila, nel Cane Minore, nella Coppa, nel Corvo, nello Scudo (per esempio dal 25 al 29 gennaio 2014), nel Sestante, nel Serpente, in Pegaso (il 22 e il 23 marzo 2025) e nell’Idra Femmina. Da Giove in poi i pianeti si limitano ad Ofiuco, Balena e Orione. Risultato finale: lo zodiaco passa da 12, anzi 13, a 25 costellazioni (su 88 totali). Una vera rivoluzione. Vi segnaliamo inoltre che su Focus, il cui articolo approfondisce molti più aspetti, sono riportate due Tabella una sulle Costellazioni interessante dal passaggio si Sole, Luna e pianeti e l’altra su Segni e Costellazioni.
Sempre su questo argomento vorrei proporvi la lettura di un articolo veramente molto bello apparso su Le Stelle lo scorso dicembre (pagina 10). Il titolo: “Oroscopo 2013 Rischioso parlarne” di Piero Bianucci. Ve lo segnalo anche perchè è un modo per ricordare il grande storico e filosofo della scienza Paolo Rossi che ha studiato a fondo la transizione del pensiero magico al pensiero razionale. Paolo Rossi ci ha lasciati il 14 gennaio 2012 all’età di 88 anni.
Per concludere con una nota di allegria. Da buona fiorentina riporterò quanto ha detto Margherita Hack con la sua solita ironia: “Gli oroscopi: tutte balle! L’astrologia è nata quando non si sapeva nulla delle stelle […] ma oggi fortunatamente si sa qualcosa di più e pensare ancora che possano influire sul nostro destino, amore o lavoro è assurdo. E’ tutta una gran bischerata, come si dice noi in Toscana”. (Tratto da: Perchè le stelle non ci cadono in testa? Federico Taddia intervista Margherita Hack pagina 79).
Sull’argomento vedi anche il nostro articolo Bollino rosso per gli oroscopi: non hanno alcun valore scientifico del 9 gennaio 2011. E da oggi ho creato una nuova categoria Astrologia? No grazie.
Una Stella per Amica

La settimana di Pallas

Leggiamo molto riguardo gli asteroidi ma molti astrofili non ne hanno mai visto uno realmente. Questa settimana, tempo permettendo, potremo avere una grande opportunità per osservare uno dei più grandi asteroidi noti: Pallas.
Ora che Cerere, il più grande della Fascia degli Asteroidi, è stato riclassificato come pianeta nano, Pallas è insieme a Vesta il più grande conosciuto. Tutti e tre sono stati scoperti nel XIX secolo.
William Herschel suggerì il nome “asteroide” ad indicare un corpo simile alle stelle, dal momento che nei telescopi dell’epoca apparivano piccoli e puntiformi. Oggi sappiamo che si tratta di rocce vaganti nel Sistema Solare, del tutto differenti dalle stelle.
Pallas è stato scoperto nel 1802 dal tedesco Heinrich Wilhelm Olbers, meglio noto per il suo paradosso: il buio della notte è in conflitto con l’assunzione per la quale l’universo è statico, infinito ed eterno. Proprio questo paradosso segnò l’inizio della teoria del Big Bang.
Anche se il più grande nel suo genere, Pallas misura soltanto 550 chilometri di diametro medio, circa la dimensione del Nuovo Messico, il quinto paese degli USA in ordine di dimensione.
Nei binocoli o nei piccoli telescopi appare come una stella di magnitudine ottava e l’unico modo per accorgersi della sua natura è osservarlo due notti di seguito visto che cambia posizione rispetto alle stelle fisse.
Lunedi 24 settembre, la notte dell’opposizione, Pallas si muoverà vicino alla stella di magnitudine 4 Iota Ceti, a nord della stella di magnitudine 2 Deneb Kaitos, la stella più brillante della coda della Balena.
La cartina include anche il pianeta urano e un numero di altri asteroidi (in bianco) a testimonianza della scarsa densità della fascia asteroidale. Sembrano tanti, ma se vivessimo su un asteroide servirebbe un binocolo per vedere gli altri!
space.com (Skylive)

Il profondo cielo della Balena

Partiamo dal sistema ARP 147. Arp 147 (nota anche come IC 298) è il nome di due galassie interagenti catalogate da Halton Arp  nel 1966 nel suo Atlas of Peculiar Galaxies.  Una delle due galassie assomiglia a un anello blu, l’altra ad un circolo rosato con un punto al centro. L’insieme, appartenente alla costellazione della Balena, è situato ad oltre 400 milioni di anni luce dal sistema solare. Le due galassie possiedono una struttura che rivela una passata collisione; in particolare, la galassia che nell’immagine nella tabella appare più a destra deve il suo colore azzurro agli intensi fenomeni di formazione stellare innescati dalle onde d’urto prodotte a seguito della collisione con l’altra galassia. La seconda galassia presenta ugualmente una forma ad anello, che tuttavia appare più regolare, con un bulge centrale ben visibile. Arp 147 è prototipo di una classe di galassie interagenti che prendono il nome di “galassie di tipo Arp 147”.
La galassia spirale M77   (NGC 1068) si individua con facilità, trovandosi ad appena 0,5° a sudest della stella delta Ceti; può essere scorta con un binocolo  potente, come un 11×80, o anche in un 10×50 se la notte è particolarmente nitida. In un telescopio fino a 200mm di apertura si mostra come un semplice dischetto chiaro senza particolari strutture caratteristiche, se si esclude che è sfumata ai bordi; con molte difficoltà si possono osservare i bracci di spirale e il loro andamento.
M77 è situata praticamente sopra l’equatore celeste; non esiste pertanto un emisfero privilegiato per la sua osservazione e dalle coppie di latitudini simili dei due emisferi l’oggetto si presenta quasi alla stessa altezza nel cielo. Mentre dall’emisfero nord è un oggetto dei cieli autunnali, dall’emisfero sud è caratteristico dei mesi primaverili. Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra ottobre e febbraio. M77 fu scoperta da Pierre Méchain nel 1780 il quale la descrisse all’epoca come una nebulosa; Méchain comunicò in seguito la sua scoperta a Charles Messier che inserì l’oggetto nel suo celebre catalogo. Sia Messier che William Herschel la descrissero come un ammasso di stelle. Oggi si sa che si tratta di una galassia.
M77 è distante circa 47 milioni di anni luce; si tratta di una galassia attiva il cui nucleo è oscurato nelle lunghezze d’onda visibili a causa della polvere interstellare. Il diametro del disco molecolare e del plasma caldo associato con la materia oscurante è stato misurato inizialmente  alle onde radio;  si tratta della galassia di Seyfert  più luminosa.  Il suo diametro è stimato essere di 170.000 anni luce
NGC 246 è una nebulosa planetaria. Nota anche col nome di Nebulosa Teschio, è una nebulosa piuttosto estesa e brillante, isolata e perciò facile da trovare; anche in un telescopio da 150mm d’apertura presenta le sue caratteristiche: il disco è irregolare e mostra le tracce di una struttura ad anello; la stella centrale è di dodicesima magnitudine e il diametro reale della nebulosa che ha creato è di circa 6 anni luce. La parte occidentale della nebulosa è notevolmente più luminosa. La distanza dal Sole è stimata sui 2100 anni-luce.
La galassia NGC 908 è invece un esempio di galassia spirale; si individua, 5,5 gradi ad est della stella υ Ceti, anche con un telescopio rifrattore da 120mm, dove si mostra come una debole ellisse allungata in senso E-W. Un buon riflettore newtoniano consente invece di identificare i suoi bracci principali, in particolare quelli che si stendono verso est. Secondo alcune fonti, non si tratterebbe di una galassia spirale classica, ma di una spirale barrata: la difficoltà nella determinazione sta anche nell’inclinazione con cui si mostra la stessa galassia, oltre che nella luminosità del suo nucleo. Dista dalla Via Lattea circa 60 milioni di anni-luce.
NGC 936 è una galassia e si  trova esattamente a metà strada fra le stelle Mira Ceti e delta Ceti; possiede una forma davvero particolare, un centro luminosissimo con una grande barra, da cui però pare quasi che non partano bracci distinti: al contrario, sembra come immersa in una nebulosità omogenea. Questa struttura è ben evidente anche in un telescopio amatoriale, dove appare come una “galassia lenticolare con la barra”. Le sue dimensioni sono paragonabili a quelle della Via Lattea, dalla quale dista 49 milioni di anni luce.

Tutto l’universo in una foto

Hubble Space Telescope della NASA ha scattato una immagine della spirale barrata NGC 1073, nella Balena. La nostra Galassia, la Via Lattea, dovrebbe essere molto simile a questa quindi studiarla vuol dire imparare qualcosa riguardo il nostro ambiente. Molte spirali nell’universo hanno una barra che ne percorre il centro e l’immagine di NGC 1073 offre una chiara veduta di questa struttura. Le barre dovrebbero nascere come addensamenti gravitazionali e sono la culla di nuove stelle. Il trasporto di gas può rifornire anche i buchi neri supermassivi che giacciono al centro di quasi tutte le galassie.
Alcuni astronomi hanno suggerito che la formazione della barra possa segnalare il passaggio della galassia da una intensa attività di formazione stellare ad una fase più evoluta, dal momento che barre si trovano spesso in galassie piene di stelle rosse. Questa linea di demarcazione potrebbe anche spiegare le osservazioni effettuate nel primo universo, dove soltanto cinque galassie a spirale sono barrate mentre nel vicino universo più di due terzi presentano questa struttura.
In alto a sinistra dell’immagine, una struttura ad anello derivante da una recente formazione stellare nasconde una brillante sorgente a raggi X che non può essere vista nello spettro di Hubble. Nota come IXO 5, questa sorgente X è probabilmente un sistema binario formato da un buco nero e da una stella in mutua orbita.
Nel backgroud della galassia ci sono inoltre tanti ulteriori oggetti più lontani, che ci narrano della storia più antica dell’universo. Si notano esempi molto arrossati dalla distanza nell’angolo in alto a sinistra del frame, ad esempio.
Ancora più intrigante, tre dei punti di luce nell’immagine non sono stelle della nostra Galassia, ma quasar, incredibilmente brillanti a causa della materia che cade nel buco nero supermassivo al loro centro.
Fonte: Hubble Telescope (Skylive)

Giove nella Balena, star del mese di febbraio

Nei mesi invernali cala presto la sera, si torna a casa con il buio e capita di rivolgere solo occhiate fugaci al cielo. Eppure, il cielo di febbraio merita qualche attenzione in più e vale la pena di approfittare di una notte serena per osservarlo, a dispetto del freddo. Se guardiamo verso ovest poco dopo il calar del Sole, vedremo un punto molto luminoso che sta a sua volta percorrendo la via del tramonto: non è una stella, ma il pianeta Giove, molto brillante, che resterà visibile per poche ore prima di scendere sotto l’orizzonte. Basta osservarlo con un piccolo telescopio e questo gigante gassoso mostra le sue caratteristiche strisce scure, segni particolari che gli astronomi tengono sotto osservazione, specialmente negli ultimi tempi. Questo perché il loro aspetto può cambiare, possono addirittura nascondersi per poi cominciare a riapparire, come sta succedendo alla South Equatorial Belt (SEB), nota come una delle fasce più evidenti del pianeta. A partire dal 25 febbraio, Giove sarà osservabile in direzione della costellazione della Balena e questo ci dà l’occasione per sottolineare che anche questa interseca, seppure per un breve tratto, l’eclittica: significa che anche la Balena è una costellazione zodiacale, la quattordicesima, dopo la costellazione dell’Ofiuco, con buona pace di astrologi e seguaci dell’oroscopo che ne contano solo dodici!
Lasciato tramontare Giove possiamo aspettare l’appuntamento con un altro pianeta, Saturno che, dalla seconda metà della notte, si eleverà sempre più a sud-est, fino a raggiungere la sua massima altezza a sud poche ore prima dell’alba. Anche Saturno è estremamente suggestivo, se lo osserviamo con un cannocchiale o un piccolo telescopio potremo vederlo sfoggiare i suoi famosi anelli.
Per vedere Venere dovremo invece puntare la sveglia molto presto, dato che sarà ben visibile poche ore prima dell’alba. Se lo si osserva al telescopio, questo pianeta mostra le fasi, come la Luna: un fatto di per sè abbastanza scontato ma che se visto da un oculare fa sempre un certo effetto.
Anche chi non è maestro nel distinguere le costellazioni, in queste sere potrà facilmente riconoscere quella di Orione, che domina i cieli invernali. È sufficiente puntare lo sguardo verso sud e cercare tre stelle che appaiono praticamente allineate e abbiamo così individuato la cintura di Orione. Se a partire dal lato sinistro della cintura abbassiamo leggermente lo sguardo, potremo notare qualcosa che non è una stella, ma una piccola regione di cielo che sembra leggermente più luminosa: si tratta della famosa nebulosa di Orione. Gli strumenti amatoriali possono aiutarci a distinguerla meglio, ma ciò che vedremo non rende giustizia alla bellezza di questa nebulosa, fra le più famose del cielo. La possiamo tuttavia apprezzare grazie alle immagini che ottengono i grandi telescopi, come ad esempio quella rilasciata recentemente dall’ESO (European Southern Observatory).
Se con l’aiuto di una mappa del cielo riusciamo a individuare anche le altre stelle che formano la costellazione di Orione, vale la pena soffermarci su Betelgeuse, una stella supergigante rossa che si sta avviando alla fine del proprio percorso evolutivo e sulla cui prossima presunta esplosione sono recentemente circolate parecchie improbabili notizie. Se siamo riusciti a individuare la figura di Orione, non ci sarà difficile trovare a sud-est la stella più brillante del cielo: Sirio.
Fra i molti altri motivi che rendono particolarmente degno di nota il cielo di febbraio, c’è anche la possibilità di osservare l’ammasso delle Pleiadi e senza doverci procurare mappe stellari o faticare a orientarci con le costellazioni! Ci penserà la Luna ad indicarci dove guardare: l’11 febbraio, infatti, la Luna al primo quarto sembrerà sfiorare proprio questo famoso gruppo di stelle, fra le quali, anche con un piccolo binocolo, è possibile distinguere le sette più brillanti.
Fonte INAF

I segreti di Mira nella Balena

La costellazione della Balena copre ben 1231 gradi quadrati; si tratta di una delle costellazioni più estese situata soltanto in parte sopra l’Equatore Celeste. Si trova in una regione povera di stelle e può essere rintracciata a est dell’Acquario e a sud dei Pesci. Non possiede stelle molto luminose. La costellazione giace lontano dalla scia luminosa della Via Lattea, dunque è priva di campi stellari di fondo; l’eclittica passa molto vicina all’estremità nordoccidentale della Balena, perciò alcuni pianeti e la Luna possono transitarvi brevemente. Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale è compreso nei mesi fra settembre e gennaio; gli osservatori dell’emisfero sud sono leggermente più avvantaggiati, grazie alla declinazione australe di buona parte della costellazione. L’asteroide 4 Vesta scoperto in questa costellazione nel 1827.
La stella Alfa Ceti si chiama Menkar di magnitudine 2,5. Non è la stella più luminosa della costellazione, la stella Beta infatti è di magnitudine 2,05. Dista dalla Terra 220 anni luce ed è 365 volte più brillante del nostro Sole. Il tipo spettrale è M2, quindi si tratta di un astro di colore rosso con temperatura superficiale di 3200 K.
La stella Beta Ceti si trova a sud, ai confini della costellazione. Come abbiamo detto è la stella più luminosa della costellazione. Dista 96 anni luce e lo spettro è di tipo K0, quindi di colore arancione.
Gamma è un sistema triplo. Una coppia di stelle (magnitudini 3,5 e 7,3) ha una terza compagna, una nana rossa, di magnitudine 10.
Zeta forma una larga coppia visibile ad occhio nudo con la stella Chi. Le magnitudini sono 3,7 e 4,9. Entrambe queste stelle sono a loro volta delle doppie.
La stella più famosa della costellazione è Omicron. Si tratta di una variabile irregolare: fu la prima a essere stata scoperta e la più luminosa della categoria. Nel 1596, David Fabricius (1564-1617)la segnalò come stella di 4^ grandezza. Lo stesso fece il Bayer alcuni anni dopo e le diede il nome della lettera greca Omicron. Fu nel 1638 che un altro osservatore Johannes Holwarda notò che la stella era scomparsa. Si accertò quindi la variabilità. Hevelius nel 1660 la soprannominò “stella mirabile” e da allora prese il nome di Mira. Oggi sappiamo che si tratta di una stella capricciosa che non segue regole precise. La sua luminosità varia generalmente fra la magnitudine 2 e la 10 in un periodo di 331 giorni. Siamo in presenza del prototipo di un’estesa classe di stelle variabili giganti a bassa temperatura e a lungo periodo. Mira si trova a 200 anni luce di distanza e ha un diametro di 400-500 volte quello del Sole. Possiede una compagna di magnitudine 10. Durante le fluttuazioni oltre alla magnitudine varia anche la classe spettrale da M5 a M9. E’ quindi una stella rossa che tende al giallo quando osservata al suo massimo splendore (Vedi anche articolo Occhi puntati su Omicron Ceti pubblicato il 3 ottobre 2010).
Tau Ceti è una stella singola di magnitudine 3,5. E’ molto somigliante al Sole, di classe spettrale G8, ma la sua luminosità totale è decisamente inferiore (45%). Per questa caratteristica è stata inserita negli astri da tenere costantemente sotto controllo per rilevare eventuali segnali di origine extraterrestre. Dista 11,5 anni luce.
UV Ceti fa parte di un sistema doppio denominato Luyten 726-8 che si trova a soli 9 anni luce di distanza. La massa complessiva del sistema è appena 8 millesimi di quella solare. La componente chiamata UV Ceti è una stella “a flare” cioè una stella lampeggiante, normalmente di magnitudine 12,4, ma che occasionalmente e nel giro di pochi secondi sale fino a raggiungere la soglia della visibilità a occhio nudo.
(Vedi anche articolo Nella Balena due nane bianche ballano in attesa della rinascita pubblicato il 7 aprile 2011).
NGC 157 è una galassia spirale.
NGC 246 è una nebulosa planetaria molto estesa. La stella centrale, con temperatura superficiale di 42.000 K, sfiora la magnitudine 12. Si trova a 1500 anni luce.
NGC 247 è una galassia. Fa parte con NGC 45, 55, 253, 300 e 7795 di un ammasso di galassie vicino al nostro Gruppo Locale.
M 77 (NGC 1068) è una galassia a 50 milioni di anni luce di distanza. Si tratta di una brillante galassia di Seyfert, classe di oggetti con nucleo compatto e molto attivo, parenti stretti dei quasar. Per le sue dimensioni può essere paragonata alla Via Lattea.
Una stella per amica