Un cielo sempre più grande

Le 48 costellazioni di Tolomeo non coprivano l’intero firmamento e ampie zone del cielo non erano state ancora mappate. Mancavano ancora le costellazioni dell’emisfero australe (per motivi logistici) e quelle meno luminose (per motivi tecnici). Tra il XVI e il XVIII secolo furono introdotte le nuove costellazioni dell’emisfero australe e furono anche colmate alcune lacune dell’emisfero boreale.
Una delle opere più celebri della storia dell’astronomia è certamente l’Uranometria Nova di Johann Bayer (1572-1625). Bayer fu contemporaneo di Tycho Brahe e autore appunto del primo atlante stellare completo, pubblicato nel 1603.
In sintesi Uranometria fu il primo catalogo a coprire l’intera sfera celeste; era formato da 51 mappe, una per ciascuna delle 48 costellazioni tolemaiche, più una per i cieli dell’estremo sud che erano ignoti a Tolomeo e due planisferi.
Le riproduzioni delle costellazioni australi erano ricavate dalle osservazioni dei grandi navigatori come Amerigo Vespucci, Pieter Dirkeszoon Keyser e Frederick De Houtman.
In breve tempo l’Uranometria diventò uno strumento fondamentale per chi volesse effettuare osservazioni e venne più volte ristampata già nel corso del XVII secolo. Ma quest’opera è passata alla storia dell’astronomia anche per un altro motivo. Al suo interno infatti Bayer introdusse un nuovo criterio di catalogazione per le stelle di ciascuna costellazione. Assegnò alla stella più luminosa la sigla alfa (la prima lettera dell’alfabeto greco) e poi, a seguire, la sigla beta al secondo astro più luminoso e così via. Si tratta di un criterio di classificazione ancora utilizzato ai giorni nostri.
Grande osservatore dei cieli fu anche Johannes Hevelius (1611-1687) che redasse un catalogo che conteneva la misurazione della posizione di 1500 stelle. In questo catalogo comparvero altri dieci nuovi gruppi di stelle, di cui sei sono stati riconosciuti nel 1922 dall’Unione Astronomica Internazionale (Cani da Caccia, Leone Minore, Lince, Lucertola, Sestante e Volpetta).
Noto soprattutto per il suo catalogo di quasi 10000 stelle del cielo australe fu l’astronomo francese abate Nicolas-Louis de Lacaille (1713 – 1762). Il catalogo, chiamato Coelum Australe Stelliferum, fu pubblicato postumo nel 1763 e introdusse 14 nuove costellazioni: la Bussola, il Bulino, il Compasso, la Fornace, la Macchina Pneumatica, la Mensa, il Microscopio, l’Orologio, l’Ottante, il Pittore, il Regolo, il Reticolo, lo Scultore e il Telescopio.
L’Unione Astronomica Internazionale (UAI) nel 1922 divise il cielo in 88 costellazioni ufficiali con confini precisi, di modo che ogni punto della sfera celeste appartenga ad una ed una sola costellazione.
Le 88 costellazioni si dividono, secondo un criterio storico e di importanza, in tre gruppi: le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l’eclittica, e vengono quindi percorse dal Sole nel suo moto apparente sulla volta celeste durante l’anno; le altre 36 costellazioni elencate da Tolomeo nel suo Almagesto, oggi diventate 38 con la suddivisione di una di esse (la Nave Argo) in tre costellazioni distinte; le rimanenti 38 costellazioni, definite in epoca moderna (a partire dal 1600 circa) negli spazi vuoti tra le costellazioni tolemaiche e nell’emisfero meridionale. Queste nuove costellazioni sono generalmente composte da stelle poco brillanti (quelle brillanti erano, ovviamente, già state incluse nelle costellazioni dello Zodiaco e di Tolomeo).
Una stella per amica