Terre abitabili, ecco il nuovo catalogo

È passato circa un anno dall’annuncio della scoperta di Kepler-452b , il pianeta “gemello” della Terra più promettente di tutti, grazie alle sue dimensioni, distanza e tipologia della stella madre. Un team internazionale di ricercatori ha presentato un nuovo studio, con il quale ha individuato i pianeti che hanno la probabilità più alta di assomigliare alla nostra casa rocciosa tra gli oltre 4000 pianeti extrasolari scoperti fino ad ora dalla missione Kepler della NASA. La ricerca raccoglie in tutto 216 pianeti situati nella zona abitabile del proprio sistema planetario, ovvero quella regione che circonda la stella all’interno della quale la superficie del pianeta potrebbe ospitare acqua allo stato liquido. Tra questi, 20 mostrano caratteristiche tali da poter essere considerati simili alla Terra. «Quello che presentiamo è il catalogo più completo e aggiornato dei pianeti scoperti da Kepler che si trovano nella zona abitabile della propria stella», dice Stephen Kane, professore presso la San Francisco State University (SFSU) e primo autore dello studio. «Ciò significa che possiamo concentrarci su questi pianeti, eseguendo osservazioni e studi più approfonditi, per scoprire come sono fatti e se sono effettivamente abitabili». I limiti imposti dalla definizione di abitabilità sono cruciali: se il pianeta è troppo vicino alla propria stella, sperimenterà un effetto serra amplificato, come si osserva su Venere, mentre se si trova troppo lontano, l’acqua sarà presente solo sotto forma di ghiaccio, come accade su Marte. Kane e i suoi colleghi hanno classificato i pianeti selezionando prima quelli appartenenti alla zona abitabile della propria stella, sia secondo criteri rigidi che seguendo una definizione più ottimistica, e poi hanno individuato quelli di dimensioni più piccole, escludendo quindi i giganti gassosi. I 20 pianeti che hanno superato con successo la selezione più restrittiva sono quelli rocciosi che cadono all’interno della zona abitabile definita con maggior rigidità, e hanno dunque più probabilità di essere simili alla Terra. Il team guidato da Kane ha già iniziato a raccogliere dati aggiuntivi su questi pianeti, così come su quelli che ricadono nelle altre categorie. Lo studio e la catalogazione degli esopianeti scoperti da Kepler ha comportato per il team un lavoro lungo circa tre anni. «È emozionante rendersi conto dell’enorme quantità di pianeti che ci sono là fuori», commenta Michelle Hill, laureanda presso la SFSU e co-autrice della ricerca. «Fa riflettere, e rende del tutto improbabile che la Terra sia l’unico luogo dove è possibile trovare la vita». «Ci sono un sacco di candidati pianeti nell’Universo, e abbiamo a disposizione tempi limitati per osservarli con i nostri telescopi», spiega Kane. «Questo studio è un grande passo avanti verso la formulazione di una risposta alla domanda su quanto sia comune la vita nell’Universo, e quanto siano comuni pianeti come la Terra».
di Elisa Nichelli (INAF)

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