Diciannove elementi per un’altra Terra

Cercare nuovi mondi è un po’ come andare a funghi. Trovarne non è un problema, al punto che ormai è possibile cimentarsi con successo nella rilevazione di transiti anche con un telescopio amatoriale. Ma trovarne di “commestibili”, ovvero di potenzialmente abitabili, è impresa assai più ardua. Certo, così come aiuta sapere che un buon ambiente per i porcini sono i boschi di faggi e castagni, non sarebbe male avere un’idea dell’habitat ideale per la formazione d’un pianeta piccolo e roccioso come il nostro. Gli studi esistenti, per esempio, suggeriscono che le stelle ricche di ferro sarebbero le preferite. Un’ipotesi ora contraddetta da un’indagine condotta su un campione di sette stelle del catalogo di Kepler – il cacciatore di esopianeti della NASA: secondo il nuovo lavoro, pubblicato su The Astrophysical Journal, le stelle a bassa metallicità, e in particolare le stelle con poco ferro e poco silicio, forniscono un ambiente ugualmente favorevole. Per stabilirlo, una squadra d’astronomi guidata da Simon Schuler dell’università di Tampa (Florida, USA) è andata a verificare ingredienti e dosi – ovvero, l’abbondanza relativa (rispetto all’idrogeno) degli elementi chimici – di Kepler-20, Kepler-21, Kepler-22, Kepler-37, Kepler-68, Kepler-100 e Kepler-130. Sette stelle del catalogo di Kepler, appunto, tutte (tranne una) circondate da almeno un pianeta con raggio inferiore a 1.6 volte quello della Terra, dunque con buona probabilità un pianeta roccioso. Per ricostruire il “ricettario”, Schuler e colleghi hanno analizzato lo spettro della luce delle sette stelle con uno strumento per la spettrometria echelle ad alta risoluzione, lo spettrografo HIRES montato sul telescopio della classe 10 metri Keck I, alle Hawaii. Questi i 19 ingredienti per i quali sono state calcolate le dosi: litio, carbonio, ossigeno, sodio, magnesio, alluminio, silicio, zolfo, potassio, calcio, scandio, titanio, vanadio, cromo, manganese, ferro, cobalto, nichel e zinco. Ebbene, con una certa sorpresa è emerso che, sebbene i pianeti rocciosi contengano ferro e silicio in abbondanza, non se ne incontrano di meno in stelle che di questi elementi siano carenti. Detto altrimenti, la formazione di piccoli pianeti rocciosi può avvenire attorno a stelle dalla composizione chimica assai diversa. «Questo significa che pianeti piccoli e rocciosi possono essere più comuni di quanto pensassimo», osserva una fra le coautrici dello studio, Johanna Teske, della Carnegie Institution (Washington DC, USA).
di Marco Malaspina (INAF)

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