Van Gogh e le Nubi di Magellano

No, non è il dettaglio di un Van Gogh. No, non è nemmeno una copia mirabilmente contraffatta di un quadro impressionista. No, non è una rielaborazione a Photoshop. Il nuovo affascinante scatto del satellite europeo Planck è reale.

Le Nubi di Magellano nell'obiettivo del satellite ESA Planck (crediti: ESA e Planck Collaboration), a confronto con uno dei più celebri autoritratti di Van Gogh.

Protagoniste le due Nubi di Magellano: la Grande Nube che si trova a circa 160mila anni luce dal nostro pianeta (la grande macchia scura al centro della fotografia) e la Piccola Nube, poco più distante a 200mila anni luce da noi, (l’oggetto dalle forme vagamente triangolari e che si trova in basso a sinistra). Classificate come galassie nane hanno rispettivamente una massa pari a dieci e sette miliardi di volte quella del nostro Sole. Tanto per farsi un’idea: la Via Lattea e la vicina Andromeda vantano masse di centinaia di miliardi di masse solari ciascuna. Le Nubi di Magellano non sono visibili dalle nostre latitudini e sono state introdotte nell’astronomia europea solo al termine del XV secolo, ma sono da sempre note alle civiltà dell’emisfero Sud, così come agli astronomi mediorientali. Le pennellate di giallo e azzurro, in tipico stile impressionista, sono invece il risultato della somma delle emissioni circostanti, compresa la radiazione cosmica di fondo, che Planck ha rilevato nelle sue frequenze sensibili. Galassie vicine e lontane, materiale interstellare, c’è di tutto. Per accedere ai segnali più antichi contenuti nell’immagine, gli astronomi devono rimuovere buona parte delle informazioni raccolte nel file “grezzo” che si mostra ai nostri occhi in questo affascinante risultato. Balza agli occhi un filamento che si estende nella costellazione del Camaleonte. Un grumo di polvere molto più vicino a noi rispetto alle Nubi di Magellano, ad appena 300 anni luce da qui. Confrontando la struttura del campo magnetico e la distribuzione di polveri interstellari nella Via Lattea, gli scienziati possono ricavare i dati circa la distribuzione relativa delle nubi interstellari. Nel caso della nube filamentosa ritratta in questa immagine, possiamo notare che la struttura è perfettamente allineata con la direzione del campo magnetico della Galassia, cosa che non avviene di frequente: le nubi tendono a disporsi perpendicolarmente rispetto al campo magnetico interstellare. L’emissione della polvere viene calcolata combinando le osservazioni Planck alle frequenze di 353, 545 e 857 GigaHertz. La direzione del campo magnetico viene ricavata dai dati di polarizzazione a 353 Gigahertz. FOTO: le Nubi di Magellano nell’obiettivo del satellite ESA Planck (crediti: ESA e Planck Collaboration), a confronto con uno dei più celebri autoritratti di Van Gogh.
di Davide Coero Borga (INAF)

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