New Horizons è pronto per la Fascia di Kuiper

Lo scorso 14 luglio, dopo 3462 giorni di volo, la sonda della NASA New Horizons (vedi Media INAF) è arrivata nell’orbita di Plutone per compiere una delle missioni più emozionanti della storia dei voli spaziali: osservare il pianeta nano da vicino. Dopo 50 anni, quindi, possiamo dire ufficialmente di aver esplorato tutto il Sistema solare, ma la missione della sonda (lanciata il 19 gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral) non è finita. La NASA ha infatti selezionato il possibile nuovo target di New Horizons, vale a dire un oggetto della Fascia di Kuiper (KBO) noto come 2014 MU69 che orbita a un miliardo di miglia da Plutone e dal suo sistema di lune ghiacciate. La missione deve ancora ricevere l’ok definitivo, che arriverà dopo aver valutato diversi dettagli di routine (tra cui i costi). «Mentre la sonda New Horizon si sta allontanando da Plutone dirigendosi nella fascia di Kuiper, siamo alla ricerca della prossima destinazione per questo intrepido esploratore», ha detto John Grunsfeld, astronauta e capo del Science Mission Directorate della NASA presso la sede dell’agenzia a Washington. «Ci aspettiamo che questa missione sia molto meno costosa rispetto alla prima, garantendo comunque risultati scientifici nuovi ed emozionanti». La proposta di prolungamento di missione dovrà essere consegnata entro il 2016 e verrà valutata anche in base alle disponibilità economiche della NASA. In ogni caso, conoscere già da adesso il target è importante perché il team ha bisogno di direzionare la sonda quest’anno per permettere di estendere la missione in maniera efficiente e con il minor dispendio di combustibile. Per questo New Horizons effettuerà una serie di 4 manovre verso la fine di ottobre e l’inizio di novembre. L’arrivo a PT1 (Potential Target 1) è previsto per il primo gennaio 2019 ed eventuali ritardi costerebbero prezioso carburante e aggiungerebbero parecchi rischi per la missione.
«2014 MU69 è una grande scelta», ha detto Alan Stern, Principal Investigator di New Horizons dal Southwest Research Institute (SwRI) a Boulder, Colorado. «Per raggiungere questo KBO è necessario meno combustibile rispetto ad altri obiettivi candidati, lasciandone delle scorte per il flyby, per gli esperimenti scientifici e per gli imprevisti», ha aggiunto. Al momento del lancio la sonda è stata fornita del combustibile necessario per affrontare un viaggio fino a Plutone e oltre, così come tutte le apparecchiature e i sistemi di comunicazione sono state progettate per funzionare nella Fascia di Kuiper per ancora molti anni, senza – si spera – interruzioni.
Identificare PT1 come eventuale nuovo obiettivo per New Horizons non è stato semplice e la ricerca è iniziata nel 2011, quindi molto prima che la sonda arrivasse su Plutone, utilizzando i telescopi a terra. I ricercatori hanno nel corso individuato dozzine di KBO, ma nessuno prima di PT1 soddisfava la richiesta di combustibile. Nel 2014 è stato Hubble a individuare 2014 MU69, insieme ad altri quattro oggetti: gli esperti stimano che PT1 sia grande circa 45 chilometri, quindi 10 volte più grande e 1000 volte più massiccio di una cometa (come 67P, ormai nota ai più per la missione Rosetta dell’ESA – vedi Media INAF), ma solo 1/10000° della massa di Plutone. Per questo si ritiene che PT1 sia uno dei “mattoni” che compongono i pianeti della Fascia di Kuiper, come lo stesso Plutone. A differenza degli asteroidi, gli oggetti della Fascia di Kuiper vengono riscaldati solo leggermente dal Sole e per questo si pensa che rappresentino un campione ben conservato (diciamo surgelato) di come appariva il Sistema solare esterno nei momenti successivi la sua nascita 4,6 miliardi di anni fa.
«C’è così tanto che possiamo imparare da queste osservazioni ravvicinate, come abbiamo visto con il flyby attorno a Plutone», ha detto John Spencer, membro del team di New Horizons. «Le immagini dettagliate e altri dati che New Horizons potrebbe ottenere da un flyby attorno al KBO rivoluzioneranno la nostra comprensione della Fascia di Kuiper«. La sonda New Horizons – attualmente a 4,9 miliardi di chilometri dalla Terra – ha appena iniziato a trasmettere la maggior parte delle immagini e altri dati.
di Eleonora Ferroni (INAF)

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