Lo sguardo dell’aragosta

Un’ottica grandangolare per scrutare le emissioni di raggi X molli generate nell’incontro di vento solare e gas neutro: NASA mette insieme un gruppo di ricerca internazionale per guardare in modo nuovo ai cieli di Terra, Luna, Marte, Venere e comete. Il vento solare – cioè, il flusso di elettroni e protoni elettricamente carichi che viene rilasciate dal l’atmosfera superiore del Sole – è una costante nel nostro Sistema Solare e, in generale, non rappresenta una preoccupazione per le attività umane. Tuttavia, a volte possono verificarsi sul Sole grandi esplosioni che innescano un forte flusso di vento solare. Se il flusso è diretto verso la Terra può dare origine a una vera e propria bufera magnetica, potenzialmente in grado di interrompere segnali radio e sistemi elettronici, mettendo a rischio telecomunicazioni, GPS, trasporto aereo, ma anche infrastrutture terrestri come le reti elettriche. Noi ce ne stiamo tranquilli al riparo del nostro “scudo”, il campo magnetico magnetico, ma cosa succede là fuori? Basta una folata un po’ più intensa perché manufatti tecnologici ed esperimenti sofisticati possano venire definitivamente compromessi. È da queste considerazioni che nasce il gruppo di ricerca internazionale a guida NASA che ha portato all’ideazione del Lobster Eye Imager, uno strumento capace di rilevare le emissioni di raggi X molli generate nell’incontro di vento solare e gas neutro. Si tratta di un progetto del tutto nuovo e che sfrutta un’ottica a “occhio di aragosta”, o almeno così viene definita nell’articolo appena pubblicato dal gruppo di ricerca su Review of Scientific Instruments, la rivista di AIP Publishing. A ispirare la realizzazione del nuovo strumento le simulazioni create dieci anni orsono da Tom Cravens e Ina Robertson nei laboratori dell’Università del Kansas, entrambi coinvolti nell’attuale progetto. Simulazioni che dimostrarono come sia possibile rilevare in radiazione X molle l’interazione tra vento solare e atmosfera residua al livello della magnetosfera terrestre. Il flusso di elettroni e protoni fortemente ionizzato interagisce con il gas neutro presente a livello del nostro campo magnetico e produce un’emissione di radiazione X molle. Proprio il tipo di emissioni per cui il Lobster Eye Imager è stato progettato. E questo tipo di emissioni potrebbero facilmente essere individuate anche su Luna, Marte, Venere e comete, contribuendo a una mappatura più completa dell’azione del vento solare.
di Davide Coero Borga (INAF)

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