La Nave Argo nasconde un carico di stelle

È l’unica fra le 48 costellazioni elencate da Tolomeo a non essere più ufficialmente riconosciuta come tale. Divisa nel 1752 dal francese Nicolas Louis de Lacaille in tre parti: la carena, la poppa e le vele. Era la più vasta costellazione del cielo e se ricomposta sommando i confini delle costellazioni in cui è stata smembrata, avrebbe un’estensione di 1800 gradi quadrati di volta celeste. La nave Argo è stata un punto di riferimento nel cielo dell’antichità. Quello che non sapevamo è che la celebre imbarcazione usata da Giasone e gli Argonauti nella ricerca del vello d’oro, nasconde un ricco tesoro nascosto nella sua stiva. A scoprirlo l’osservatorio spaziale Akari, dell’Agenzia spaziale giapponese JAXA. Si tratta di un nugolo di stelle in formazione, avvolto nella coltre di polvere che è parte del mezzo interstellare e localizzato nell’attuale Carena, la chiglia della nave Argo. Punti luminosi mostrano nuclei densi a poche decine di anni luce: gomitoli di polvere dove la gravità sta incubando nuove stelle. Invisibili nelle lunghezze d’onda dell’ottico – la luce viene fermata dalla pesante coltre di polvere del mezzo interstellare – ma evidenti nel lontano infrarosso. In questa bella immagine raccolta da Akari, e appena diffusa dall’Agenzia Spaziale Europea, le basse temperature della polvere segnalano l’emissione di radiazioni nel lontano infrarosso. L’immagine colorata artificialmente è costituita da tre bande nel lontano infrarosso: la blu che rappresenta la lunghezza d’onda di 65 micrometri, la verde che corrisponde ai 90 micrometri, la rossa che corrisponde ai 140 micrometri. L’immagine fa parte della survey completa della volta celeste recentemente completata da Akari. Si tratta della prima nel lontano infrarosso dai tempi dell’Infrared Astronomical Satellite (IRAS) lanciato da Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi nell’ormai lontano 1983. La release completa dei dati IRAS è avvenuta dieci anni dopo, nel 1993, e da allora gli astronomi non hanno potuto avvalersi di altri dati. Con Akari la comunità scientifica può avvalersi di dati finalmente aggiornati e con maggiore qualità di dettaglio, perché contempla anche lunghezze d’onda maggiori rispetto alla precedente. La survey Akari ha raccolto dati per una superficie totale superiore al 99% del cielo visibile, in 16 mesi di attività. Le immagini della volta celeste hanno una risoluzione di 1-1,5 minuti d’arco, in quattro lunghezze d’onda: 65, 90, 140 e 160 micrometri. Akari è già la seconda missione spaziale nell’astronomia infrarossa realizzata dall’Istituto di Scienze Spaziali e Astronautiche dell’Agenzia spaziale giapponese JAXA, questa volta in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea.
di Davide Coero Borga (INAF)

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