Plutone, stiamo arrivando

All clear’, tutto libero sulla rotta della sonda New Horizons. Dopo sette settimane di attente ricerche per eventuali nugoli o anelli di polvere, piccole lune, o altri potenziali rischi che potessero danneggiare la navicella – per la quale, vista la velocità superiore ai 50.000 kilometri all’ora, una singola particella grande quanto un chicco di riso potrebbe essere letale –, il team della sonda NASA ha deciso che non era necessario deviare la traiettoria già prevista per raggiungere Plutone e le sue lune, da cui la sonda dista ora solo 15 milioni di kilometri. «Per la maggior parte di noi, non avere trovato nuove lune o anelli di polvere è stata un po’ una sorpresa dal punto di vista scientifico», ha dichiarato Alan Stern del Southwest Research Institute (SwRI), responsabile scientifico di New Horizons. «Comunque, c’è di buono che non abbiamo dovuto accendere i motori per stare alla larga da potenziali pericoli, ricevendo dalla NASA il ‘go’ per la migliore tra le traiettorie pianificate per l’incontro con Plutone». Stabilmente avviato verso la sua meta grazie a un’ultima, breve, accensione dei propulsori ordinata dal centro di controllo lo scorso 28 giugno, questo proiettile scientifico avrà il suo mezzogiorno di fuoco fra una decina di giorni, precisamente martedì 14 luglio 2015 alle 11:49:57 UTC. Nelle ultime immagini valutate, ottenute con la fotocamera telescopica Long Range Reconnaissance Imager (LORRI), sono visibili Plutone e tutte le sue cinque lune conosciute, ma nessun anello, nessun corpo potenzialmente pericoloso. Se da una parte gli scienziati tirano un sospiro di sollievo, dall’altra rimane una punta di rammarico per non avere scoperto nessuna nuova luna da esaminare. Pazienza, «New Horizons ha già sei meravigliosi oggetti da analizzare in questo incredibile sistema», ha commentato John Spencer, sempre del Southwest Research Institute, a capo del gruppo di valutazione del rischio di New Horizons. Nel frattempo, il Sistema di Plutone diventa sempre più chiaro alla vista. In nuove immagini, ottenute dalla combinazione di immagini in bianco e nero con altre riprese a colori di più bassa risoluzione, il misterioso pianeta nano mostra di avere due facce piuttosto differenti. Una faccia presenta delle interessanti macchie scure, del diametro di circa 500 kilometri, uniformemente distribuite lungo la linea equatoriale. Questi spot hanno attirato la curiosità degli scienziati soprattutto a causa della loro apparente regolarità in quanto a dimensioni e spaziatura.  «Non abbiamo idea di cosa siano queste macchie. Naturalmente, non vediamo l’ora di scoprirlo», ha confessato Alan Stern. «Un altro fatto misterioso è la perdurante e considerevole differenza nei colori e nell’aspetto di Plutone rispetto alla sua più scuro e più grigia luna, Caronte». Le nuove immagini a colori, che raffigurano complessivamente circa la metà della superficie di Plutone, sono molto vicine a quello che vedrebbero gli occhi di un ipotetico passeggero terrestre a bordo di New Horizon. Il naso dello stesso passeggero comincerebbe invece a sentire odore di metano, ma solo ed esclusivamente affidandosi alle narici tecnologiche di Ralph, lo spettrometro infrarosso di cui è equipaggiato New Horizons. Proprio in questi giorni, infatti, Ralph ha rilevato la presenza di metano ghiacciato sulla superficie di Plutone. Al contrario di quello terrestre, si tratta di un metano primordiale, abiotico, proveniente dalla nube attorno al Sole da cui sono emerso i corpi del sistema solare, circa 4,5 miliardi di anni fa. «Sapevamo che doveva esserci metano su Plutone, ma questo è il nostro primo vero rilevamento», ha spiegato Will Grundy, del Lowell Observatory di Flagstaff. «Presto sapremo se ci sono differenze nella presenza di ghiaccio di metano tra una parte e l’altra di Plutone». Una delle soddisfazioni maggiori per gli scienziati di New Horizons sarà vedere l’alba. O, meglio, la luce solare che filtra attraverso l’atmosfera di Plutone. Nessun romanticismo: servirà per determinare la composizione atmosferica del pianeta nano. «Sarà come se dietro Plutone fosse piazzata una lampada da un milione di miliardi di watt», ha spiegato Randy Gladstone, ancora del Southwest Research Institute. Per prepararsi a questa unica, irripetibile, scena madre in controluce, gli scienziati responsabili di Alice – lo spettrografo ultravioletto a immagini a bordo di New Horizons che effettuerà l’osservazione – hanno puntato il loro strumento verso il remotissimo Sole. Il diagramma ottenuto servirà come metro di misura, per studiare quali molecole presenti nell’atmosfera di Plutone si interpongano nel flusso dei fotoni solari.
di Stefano Parisini (INAF)

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