Europa: sapore di sale

I sedimenti scuri che rivestono alcune delle strutture geologiche di Europa,  e che sono ben visibili sulla superficie della luna gioviana, non sarebbero nient’altro che semplice sale da cucina. Residui scoloriti di cloruro di sodio, segni esterni di un oceano sotterraneo che interagisce (e ha interagito) con un fondale roccioso. A sostenere questa ipotesi è uno studio appena pubblicato su Geophysical Research Letters: se confermato potrebbe avere importanti implicazioni nel determinare condizioni favorevoli alla vita sul satellite ghiacciato di Giove. «Abbiamo molti quesiti aperti su Europa e il più importante di essi è: possiamo trovare vita lassù? Se la luna ghiacciata presenta condizioni favorevoli alla vita allora possiamo chiederci se mai ne troveremo traccia nell’oceano che si nasconde sotto il suo spesso guscio di ghiaccio», spiega Curt Niebur, ricercatore NASA presso il quartier generale di Washington DC. Per più di un decennio gli scienziati si sono interrogati circa la composizione dei residui scuri che ricoprono le lunghe fratture lineari che si stagliano sulla superficie di Europa. «Se si trattasse di sale marino, avremmo una soluzione semplice ed elegante a una delle questioni che più ci interessa», spiega Kevin Hand, ricercatore del Jet Propulsion Laboratory NASA a Pasadena, California. Certo è che Europa si trova immersa in un flusso di radiazioni emesse dal potente campo magnetico di Giove. Condizioni particolari, uniche, che il JPL ha cercato di replicare in laboratorio testando diversi materiali e raccogliendone gli spettri luminosi. Una Europa in barattolo, con temperatura, pressione ed esposizione a radiazioni concentrate. In seguito a poche decine di ore di esposizione a queste condizioni estreme, pari a quelle subite dal satellite di Giove in un periodo di circa un secolo, il sale marino da una iniziale colorazione bianca ha virato in una tonalità di marrone simile a quella osservata sulla luna ghiacciata. Al momento nessun telescopio qui sulla Terra o nello spazio ha una risoluzione tale da poter permettere una conferma dei dati, ma qualche conferma potrebbe arrivare a breve grazie alle missioni in cantiere.
di Davide Coero Borga (INAF)

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