Esopianeti: arriva l’A-Team della NASA

Siamo soli nell’Universo? Per ottenere una risposta strutturata a quella che è una delle domande più antiche che l’umanità si sia posta, la NASA ha pronta la sua A-Team. Ma non pensate al manipolo dei Distaccamenti Operativi Alfa protagonista di una delle serie televisive più amate della storia. Non c’è traccia del sigaro di Hannibal Smith, dei catenacci dorati di P.E. Baracus, delle truffe di Sberla e delle follie di Murdock all’agenzia spaziale statunitense.
Quello che la NASA ha selezionato è un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato dall’Università dell’Arizona, una vera e propria task force per la ricerca di vita su mondi lontani. Con NExSS, un istituto virtuale che raccoglie ricercatori di tutto il mondo e acronimo di Nexus for Exoplanet System Science, i ragazzi della UA aiuteranno la scienza a comprendere come pianeti simili a quello che abitiamo possano formarsi nell’orbita di stelle vicine.
«La partecipazione al nuovo programma NExSS ci permetterà di capire come un pianeta possa ricavare la propria acqua, il carbonio, l’azoto durante il naturale processo di formazione. Tutti quegli ingredienti che ci siamo abituati a considerare come fondamentali per creare una qualche opportunità di vita, altrove», spiega Daniel Apai, che guida il team statunitense di EOSEarths in Other Solar Systems.
NASA conferma il suo impegno in tema di ricerca della vita extraterrestre. Dal lancio del telescopio spaziale Kepler sei anni fa, oltre 1800 pianeti extrasolari sono stati rilevati. Migliaia di altri candidati sono in attesa di conferma. La chiave di questo sforzo è capire come la biologia interagisca con l’atmosfera, la geologia, gli oceani e il corpo interno di un pianeta, e come l’insieme delle interazioni fra questi elementi possa essere influenzato dalla stella ospite.
NExSS raccoglie membri da una decina di università differenti, tre centri NASA e due istituti di ricerca. Il team di EOS, che comprende 25 ricercatori, seguirà 14 progetti di ricerca per combinare i risultati in un modello completo di formazione dei sistemi planetari, in grado di prevedere le connessioni tra proprietà dei sistemi e probabilità che ospitino pianeti simili alla Terra. Il team si avvarrà anche dei dati raccolti dal Large Binocular Telescope.
di Davide Coero Borga (INAF)

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