La Teoria della Panspermia: l’alleanza Universale per la vita

Anche chi è convinto dell’esistenza della vita extraterrestre non può negare quanto rara, preziosa e delicata sia la nostra Terra. Certo, l’Universo in generale non è particolarmente accogliente: il gelo degli sterminati spazi intergalattici e le inimmaginabili incandescenti temperature in prossimità delle stelle, i bombardamenti di raggi cosmici, le attrazioni fatali di buchi neri, le elevate pressioni e atmosfere velenose su pianeti anche a noi prossimi… chi più ne ha più ne metta. La tentazione di considerarci i “prescelti abitanti di un mondo prescelto” è forte. Ma la scienza ci offre un punto di vista che, a mio parere, è perfino più affascinante e confortante. Il merito del miracolo della vita potrebbe non andare solo alla Terra, ma sarebbe il frutto della collaborazione tra una vasta gamma di attori celesti (pianeti, asteroidi, comete, micrometeoriti provenienti dallo spazio profondo), che avrebbero contribuito a trasformarla in un’isola vibrante di vita immersa in un ambiente solo apparentemente sterile.
In sintesi, con qualche mia rielaborazione “sentimentale”, è questo il succo delle teorie della panspermia, un termine greco che si traduce letteralmente come “semi ovunque”. L’idea è che i semi della vita esistono dappertutto nell’Universo, e si propagano da una regione all’altra; nei luoghi più adatti, questi semi poi potranno sbocciare e portare al frutto della vita.
Teste di non poco conto si sono espresse a  favore della panspermia. Già ipotizzata da Anassagora nell’antica Grecia, l’idea di un Universo permeato di germi di vita fu riportata alla ribalta dal chimico svedese Jöns Jacob Berzelius, che negli anni 1830 confermò la presenza di composti del carbonio in alcune meteoriti. Da allora numerosi scienziati illustri hanno sostenuto, o comunque non escluso, le ipotesi caratterizzanti la panspermia, tra cui Lord Kelvin, i premi Nobel Svante Arrhenius e Francis Crick, nonché il leggendario Stephen Hawking.

Da Dove? E Come?

Esistono diverse versioni della teoria della panspermia, a seconda dell’origine e delle modalità di scambio dei “semi vitali”. Vediamole in breve.

Litopanspermia

La teoria della litopanspermia (dal greco litos = roccia), chiamata anche panspermia interstellare, ipotizza che il materiale biologico possa venire trasportato da un sistema stellare all’altro, viaggiando nelle rocce espulse dalla superficie di un pianeta a causa di un impatto.
Questa ipotesi può generare perplessità sulla capacità dei microrganismi di sopravvivere all’impatto e conseguente espulsione dal pianeta d’origine, al lungo viaggio nello spazio profondo – resistendo agli attacchi di raggi cosmici e venti stellari – e al’atterraggio su un altro mondo. Oggi è noto, tuttavia, che esistono esseri viventi capaci di resistere, e anzi prosperare, in condizioni ambientali apparentemente proibitive. Li definiamo estremofili (amanti dell’estremo), e sulla Terra li troviamo, ad esempio, nelle sorgenti idrotermali degli oceani, caratterizzate da pressioni e temperature elevatissime, e nel gelo dei ghiacci antartici. E c’è di più. Il lavoro del team diretto da Anurag Sharma del Geophysical Laboratory della Carnegie Institution di Washington, pubblicato sulla rivista Science, ha dimostrato che anche batteri comuni, come l’Escherichia coli e la Shewanella oneidensis, possono vivere a pressioni pari a 16.000 volte quella atmosferica. Non è quindi assurdo pensare che dei microrganismi possano viaggiare in uno stato dormiente anche per milioni di anni, finché non raggiungono un pianeta ospitale dove “risvegliarsi”.

Panspermia Balistica

Secondo questa forma della teoria, anche detta panspermia interplanetaria, un pianeta riceverebbe in regalo materiale biologico da un suo fratello nello stesso sistema solare, attraverso rocce espulse dalla superficie di quest’ultimo a causa di un impatto.
La scoperta di meteoriti quasi certamente provenienti dalla Luna e da Marte rendono lecito chiedersi se questi oggetti possano fungere da veicolo per forme di vita, o almeno per i suoi precursori chimici. L’idea non è poi così infondata. Lo scambio di materiale tra pianeti vicini, come la Terra e Marte, era di certo un evento frequente durante I primi 800 milioni di anni del Sistema Solare, cioè tra 4,6 e 3,8 miliardi di anni fa, quando gli imponenti impatti con asteroidi e comete abbondavano. Se in questo periodo si fossero formati semplici organismi su uno dei due pianeti, e sembra esistere prova di vita microbica terrestre risalente a 3,85 miliardi di anni fa – è logico pensare che essi possano essere stati “spediti” al pianeta vicino, formando una colonia all’arrivo. Non è nemmeno da escludere che la vita si sia originariamente formata su Marte, e che sia poi stata trasportata sulla Terra. Questo processo di reciproca fertilizzazione interplanetaria nel nostro sistema solare potrebbe aver interessato non solo la Terra e Marte, ma anche Venere, quando le condizioni alla sua superficie erano più clementi di come lo sono oggi.

Panspermia Guidata

Questa versione, forse dalle tinte più fantascientifiche, ma non per questo da sottovalutare, ipotizza la diffusione intenzionale dei germi della vita da parte di una progredita civiltà extraterrestre. L’intento potrebbe essere quello di garantire la continuazione di una civiltà in via di estinzione, o di terraformare nuovi mondi rendendoli abitabili per una futura colonizzazione. Fu il Premio Nobel Francis Crick, scopritore della struttura a doppia elica del DNA, ad avanzare questa teoria nel 1973, insieme al chimico britannico Leslie Orgel. Secondo Crick, il DNA è troppo complesso per essersi evoluto in modo naturale. Crick ipotizzava che piccoli granelli contenenti DNA, o amminoacidi, potrebbero essere caricati su razzi e sparati a caso in tutte le direzioni.
L’idea non è così strampalata; alcuni scienziati ci pensano davvero, perseguendo il sogno di diffondere la vita nell’Universo. Per aumentare le probabilità di successo, sarebbe opportuno mirare ad ammassi di stelle giovani situate in nubi di formazione stellare, dove i semi della vita potrebbero atterrare direttamente su un pianeta capace di farli germogliare, oppure essere catturati da asteroidi e comete che poi li porterebbero a destinazione.
E’ anche possibile che la vita venga trasferita involontariamente, durante le esplorazioni spaziali. Questa “contaminazione” è una possibilità reale, che può rappresentare anche uno scoglio per la ricerca di forme di vita extraterrestre. Può infatti accadere che materiale organico eventualmente trovato su un altro pianeta sia stato, in realtà, trasportato fino a lì dalle stesse missioni progettate per scoprirlo, comportando non poche polemiche, come accadde con la missione della sonda Curiosity su Marte. Per porre rimedio a questo problema, vengono messe in atto costose tecniche di sterilizzazione sulle navette inviate in esplorazione, che però non sono da considerarsi al 100% efficaci.
Qualcuno contesta alla panspermia l’incapacità di risolvere i misteri della nostra esistenza, che verrebbero semplicemente spostati un po’ più in là, demandando a qualche altro pianeta l’origine della vita ma senza spiegarne i segreti. Mi sembra però un’obiezione inutile. La panspermia, infatti,  non si vanta di spiegare come o perché esista la vita, ne cosa abbia portato all’evoluzione, bensì ha l’obiettivo di capire come la vita sia iniziata sul nostro pianeta, e come essa si possa trasferire attraverso il cosmo. Rispondere a questi importanti interrogativi richiede la collaborazione di ricercatori appartenenti alle discipline più disparate, tra cui astrobiologi, ecologisti, astronomi e scienziati planetari, geochimici, filosofi ed esploratori spaziali.
Sappiamo che al momento del Big Bang, tutta la materia e l’energia presente nel Cosmo erano concentrate nello stesso punto. Ogni particella esistente è strettamente legata a tutte le altre dalla stessa origine, e dallo stesso destino. Non è così strano, allora, immaginare che gli abitanti del Cosmo, grandi e piccoli, si siano uniti in una splendida alleanza per promuovere e diffondere la vita.
Il contatto con esseri alieni intelligenti è senz’altro un sogno di molti di noi. Nel fratempo però, sarebbe già meraviglioso, credo, dimostrare che i germi della vita sono diffusi in tutto l’Universo, e che tutto l’Universo contribuisce a farli sbocciare, anche solo su poche isole rigogliose.
di Francesca Diodati (Astronomia.com)

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