Prima maratona marziana per Opportunity

Non c’è nessun nastro su una linea del traguardo, ma la NASA sta ugualmente celebrando un’importante vittoria. Il rover Opportunity, dedicato all’esplorazione di Marte, ha completato la sua prima maratona del pianeta rosso lo scorso martedì: 42.195 i km percorsi dal piccolo robot della NASA, con un tempo finale di circa 11 anni e due mesi.
«Questa è la prima volta che un’impresa umana percorre la distanza di una maratona sulla superficie di un altro mondo», ha dichiarato John Callas, project manager della missione Opportunity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. «Una prima volta avviene una sola volta».
Il team della missione che lavora al JPL ha intenzione di organizzare una staffetta presso i laboratori per festeggiare l’evento. Il rover ha superato la distanza di una maratona durante un percorso di 46.5 metri. Lo scorso anno Opportunity era già diventato il campione di lunga distanza tra i veicoli extra-terrestri, superando il record precedente (39 km) detenuto da Lunokhod 2, il rover lunare dell’ex Unione Sovietica.
«L’obiettivo di questa missione non è l’abbattimento dei record di distanza, naturalmente. Si tratta di condurre ricerche scientifiche sulla superficie di Marte ed essere d’ispirazione per i futuri esploratori marziani», ha detto Steve Squyres, principal investigator della missione Opportunity e ricercatore presso la Cornell University di New York. «Tuttavia, correre una maratona su Marte suona piuttosto eccezionale».
La prima missione originale di Opportunity, della durata nominale di tre mesi, ha avuto luogo nel 2004 e ha mostrato la presenza di ambienti con chiari segni del passaggio di acqua liquida sul suolo, che scorreva sulla superficie del pianeta. In seguito, siccome il rover continuava ad operare ben oltre le aspettative circa la sua durata, gli scienziati hanno scelto il bordo del cratere Endeavour come destinazione a lungo termine. A partire dal 2011, le analisi dei margini di Endeavour hanno fornito informazioni su zone anticamente bagnate e meno acide (e quindi più favorevoli per la vita microbica) rispetto agli ambienti studiati in precedenza dalla missione.
di Elisa Nichelli (INAF)

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