Plutone: più di un punto lontano

La NASA rende omaggio a Clyde Tombaugh, l’astronomo americano che per primo, nel 1930, vide un punto luminoso, lontano lontano, alla periferia del Sistema Solare: Plutone. Oggi quel pianeta è qualcosa di più che un punto nel cielo. E a mostrarcelo sono le prime immagini raccolte dalla sonda New Horizons, in viaggio verso lo storico incontro con il pianeta nano in programma per il prossimo 14 luglio, quando la navicella statunitense ne infilerà l’orbita. «È il primo passo verso Plutone. Man mano che ci avviciniamo avremo modo di scoprire il freddo e inesplorato Plutone scoperto da Tombaugh 85 anni fa», spiega Alan Stern, Principal Investigator di New Horizons presso il Southwest Research institute di Boulder, Colorado. Nelle nuove immagini scattate dal telescopio Long-Range Reconnaissance Imager (LORRI) – montato sulla sonda NASA – Plutone e Caronte, la maggiore delle cinque lune del pianeta. New Horizons ha iniziato il suo lungo viaggio verso Plutone nove anni fa. Oggi è nella prima delle fasi di approccio al pianeta che la porteranno il prossimo 14 luglio a infilare l’orbita di Plutone per ilprimo fly-by di questo lontano corpo del Sistema Solare, a 7,5 miliardi di chilometri dalla Terra. La sonda NASA si è svegliata da un lungo letargo solo lo scorso dicembre, ma presto avvicinerà le orbite dei cinque satelliti in orbita attorno al pianeta nano. Il 25 gennaio scorso ha iniziato a raccogliere immagini grazie al Long-Range Reconnaissance Imager (LORRI) che rientra nel pacchetto strumenti di New Horizons. Raccogliere fin da subito importanti informazioni sulla dinamica dei satelliti di Plutone è fondamentale, anche per ciò che concerne la stessa navigazione del veicolo spaziale in questi ultimi 220 milioni di chilometri che mancano alla meta. Nel corso di questa prima fase di avvicinamento sono previste una serie di attività scientifiche supplementari (vedi MediaINAF), fra cui una raccolta dati sul cosiddetto ambiente interplanetario, una serie di misurazioni del flusso di  particelle ad alta energia provenienti dal Sole e un’analisi delle polveri nella zona interna della Fascia di Kuiper. La regione esterna e inesplorata del Sistema Solare potrebbe nascondere migliaia di piccoli pianeti rocciosi. Al di là di quelli che siamo abituati a considerare i confini del nostro “cortile” potrebbero nascondersi nuove e interessanti scoperte. Per l’accensione delle telecamere e degli spettrometri di bordo bisogna però attendere la primavera, quando New Horizons ci regalerà immagini a una risoluzione oggi irraggiungibile con i telescopi da Terra.
di Davide Coero Borga (INAF)

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