Un nuovo modo per datare i pianeti rocciosi

Proprio come si fa con gli alberi “leggendo” gli anelli del tronco, per capire meglio l’evoluzione geologica del Sistema solare basta “solo” studiare e conoscere l’età dei pianeti rocciosi (o di tipo terrestre). Come è facile immaginare si tratta di pianeti con una superficie solida e questi, nel nostro sistema stellare, sono quelli più prossimi al Sole, cioè Mercurio, Venere, la Terra e Marte. Per questo un gruppo di ricercatori, dopo anni di test e studi, ha sviluppato uno strumento che non solo può datare le rocce ma è anche stato costruito con una tecnologia che può essere miniaturizzata in previsione dei voli spaziali. Il tutto è stato ampiamente descritto sulla rivista Rapid Communications in Mass Spectrometry”, in cui diversi esperti hanno spiegato il funzionamento della spettrometria di massa con ablazione laser a risonanza ionica (laser ablation resonance ionization mass spectrometry) datando, con quattro test separati, una roccia proveniente da Marte.

L'evoluzione del Sistema solare in una rappresentazione artistica

Si tratta del meteorite Zagami, formatosi circa 180 milioni di anni fa e precipitato sulla Terra nell’ottobre del 1962. La roccia cadde vicino a Zagami Rock in Nigeria, a circa 3 metri di distanza da un contadino che stava cercando di scacciare dei corvi dal suo campo di grano – raccontano le fonti dell’epoca. Il contadino disse di aver sentito una tremenda esplosione e di essere stato travolto da un’onda d’urto. Il meteorite, che venne ritrovato a 2 metri di profondità, pesava circa 18 chilogrammi, e finora è il più grande pezzo di roccia proveniente da Marte mai trovato sul nostro pianeta. Gli esperti ritengono che Zagami  sia un raro tipo di campione della crosta marziana staccatosi dalla superficie in seguito all’impatto di un asteroide, come spesso è accaduto. «La bellezza di questa nuova tecnica – ha affermato F. Scott Anderson, uno degli autori – è che il campione richiede poca preparazione e lo strumento è piccolo e veloce, il che lo rende adatto all’utilizzo nello spazio così come in situ sulla Terra». E ha aggiunto: «Oltre a ottenere la datazione dei campioni di roccia, lo strumento può fornire contemporaneamente dati geochimici e rilevare le sostanze organiche con una sensibilità senza precedenti». Nella foto: l’evoluzione del Sistema solare in una rappresentazione artistica.
di Eleonora Ferroni (INAF)

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