Ecco la mappa del mezzo interstellare

Gli astronomi della Sloan Digital Sky Survey (SDSS) hanno passato in rassegna gli spettri luminosi di centinaia di migliaia di corpi celesti e sono riusciti a ottenere una mappatura unica della distribuzione delle molecole che compongono il mezzo interstellare, all’interno della nostra Galassia, responsabili di fenomeni di assorbimento della luce delle stelle della Via Lattea. La mappa, disponibile online a questo indirizzo – http://is.gd/dibmap – è stata presentata in occasione del 225esimo congresso dell’American Astronomical Society a Seattle, Washington, una ricca rassegna di novità in ambito astrofisico, cosmologico e tecnologico con talk, poster e conferenze plenarie, che MediaINAF ha seguito in diretta con un inviato sul posto. Gran parte del lavoro degli astronomi si basa sullo studio degli spettri luminosi dei corpi celesti che sono oggetto delle attenzioni di ricercatori e scienziati. Prismi e reticoli di diffrazione ci aiutano a osservare nel dettaglio tutte le componenti dello spettro, un continuum di luce che contiene linee di assorbimento, ciascuna delle quali è attribuita a specifici livelli di energia di transizione di atomi e molecole nell’atmosfera di una stella. Lo stesso mezzo interstellare assorbe una parte dei fotoni che giungono ai nostri strumenti da questi corpi celesti. I dati raccolti presentano quindi con frequenza righe di assorbimento nello spettro in maniera più o meno distribuita. È stata l’astronoma Mary Lea Heger a osservare per primaun’anomalia di assorbimento nella luce che proviene dalle stelle: un assorbimento di natura interstellare, non influenzato dall’effetto Doppler tipico della prossimità con altre stelle. Il termine Diffuse Interstellar Bands (DIB) è stato coniato per caratterizzare questo fenomeno di assorbimento decisamente più ampio della norma. «È affascinante poter vedere, finalmente, dove si trovano queste molecole misteriose», ammette Brice Ménard, docente del dipartimento di fisica e astronomia presso la Johns Hopkins University. Per Gail Zasowski, altro ricercatore della Johns Hopkins che ha giocato un ruolo chiave nel progetto, questa nuova mappa è tanto più importante visto lo sforzo richiesto: «Si tratta di una gigantesca quantità di dati, analizzata per lo più utilizzando metodi di tipo statistico». Le Diffuse Interstellar Bands sono rimaste un mistero, fin dalla loro scoperta. Oggi, grazie alla ricerca astronomica, sappiamo che queste anomale linee di assorbimento sono dovute a una varietà di molecole presenti nel mezzo interstellare. Ci è voluto un secolo per comprendere che si trattava di migliaia di possibili molecole, tutte responsabili di questo fenomeno bizzarro.
di Davide Coero Borga (INAF)

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