Philae azzarda la biopsia alla cometa

Infine hanno deciso di rischiare. La biopsia impossibile, quell’affondo nella “cresta iliaca” della cometa che solo ieri sembrava si potesse a malapena sognare, ha avuto inizio già questa mattina. La sequenza d’avvio è stata inviata a Rosetta, e da questa inoltrata a Philae, il lander europeo che sta tenendo in apprensione il pianeta. Philae ha ricevuto i comandi, e con quelle poche gocce d’energia che ancora gli rimangono s’è messo all’opera. Gli ultimi dati stavano mostrando la punta del trapano già fuoriuscita di oltre venti centimetri, quando Rosetta è scesa oltre l’orizzonte, perdendo il contatto radio con lo scatolotto più emozionante di sempre. Contatto che, se tutto va per il meglio, si ristabilirà solo attorno a mezzanotte. Questa la notizia più rilevante fra le molte emerse durante la conferenza stampa di oggi, eccezionalmente tenuta via Google Hangout – forse per contraccambiare il doodle di ieri l’altro, chissà. Insomma, una follia. Il lander non è ancorato, i pannelli solari continuano a rimanere poco illuminati, la batteria è agli sgoccioli… eppure s’è deciso di osare. Ma a ben pensarci, c’è del metodo, in questa follia. A dettarla è proprio l’incombere del buio energetico. Ora o mai più, si devono essere detti i responsabili della missione. D’altronde, mettiamoci nei panni degli scienziati. È vero che ogni secondo in più trascorso con il nostro amato R2-D2 non ha prezzo. Ma non ha prezzo nemmeno una “carota” di cometa, anzi. Se fossimo fortunati, potrebbe darci la conferma che si annida proprio lì, in quel “midollo” mai sondato prima, il segreto dell’origine della vita nel Sistema solare. L’incertezza regna sovrana, e nessuno è in grado di assicurare che quello di stamane non sia stato l’ultimo scambio con Philae. A vincere, però, è ancora la tenacia. Su questo Stephan Ulamec, il lander manager di DLR, è stato chiaro: faremo l’impossibile, e i tentativi di riorientare Philae in modo che almeno uno dei pannelli solari possa funzionare non si fermano. La voglia di farcela è tale che addirittura non si esclude la possibilità, disperata, che sia proprio l’attivazione dello stesso drill – non un trapano qualunque, ma un trapano italiano – a far uscire miracolosamente il lander dall’angolo. Tutto entro mezzanotte.
di Marco Malaspina (Inaf)

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