Un’altra prima per l’Europa e per l’Italia

Speriamo che ET non abbia scelto proprio oggi per mandare un messaggio a noi terrestri. Avrebbe trovato sempre occupato: tutte le antenne del mondo sono impegnatissime con Rosetta, la missione spaziale più famosa del sistema solare e dintorni. Quando all’ESA decidemmo di farla, un quarto di secolo fa, all’eterno rivale, la NASA, l’idea sembrava una visionaria follia. Tranne poco dopo mettersi in coda per avere strumenti a bordo al momento del lancio. Adesso siamo tutti lì, felici e insieme, su questo piccolo mondo incredibile che è una cometa, vista da dentro e assaggiata sul posto. Un’altra prima per l’Europa e l’Italia nel sistema solare: nel 1986 fummo i primi ad avvicinarci ad una cometa (quella di Halley) e dieci anni fa fummo ancora i primi con l’incredibile atterraggio nelle paludi di metano liquido su Titano, il satellitone di Saturno. Giusto per dire che una missione come Rosetta non la si inventa, ma è basata su una tradizione europea di almeno trent’anni di esplorazione planetaria. Esplorare in situ una cometa è il sogno di chi cerca di capire come è nato il sistema solare, utilizzando un campione sterile, tirato fuori da quel gigantesco freezer che è la nube di Oort, dove le comete, a miliardi, passano miliardi di anni, cioè da quando sono nate, lontano dal Sole e da tutte le sue perturbazioni. Adesso ci siamo seduti sulla cometa, e tra poco, oltre alle foto di rito, mangeremo un bel gelato, anzi, una granita. Nel senso che Philae (questo il nome del lander che è appena accometato con successo, e speriamo che si aggrappi bene) ha nella pancia un trapano carotatore, costruito al Politecnico di Milano (niente gelosie: un sacco di altri pezzi di Rosetta sono fatti a Torino, ma anche a Roma, Padova e Napoli). Appena tutto sarà pronto, la sua punta cava scenderà nel mix ghiacciato della cometa per prelevare un campione ed analizzarlo. Sarà come mangiare una granita al sapore di cometa, magari lanciando una moda per quest’estate. Speriamo che Philae riesca a funzionare a lungo sulla superficie della cometa 67/P, dove il sole è molto pallido, pochi percento della luce che vediamo noi. Ma ha una batteria potente, e può farcela per molti mesi, lavorando magari un po’ a singhiozzo, sempre con la sonda madre, Rosetta, che le orbita intorno per trasmettere a Terra le ultime notizie. Non vedremo a occhio nudo la cometa a Natale, ma Rosetta starà con lei e sarà come essere lì.
di Giovanni Bignami (Inaf)

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