Le stelle più belle di Orione

Fra le costellazioni invernali già ben visibili c’è senza dubbio l’antica costellazione di Orione di cui abbiamo già parlato molte volte e che sul sito Astronomia.com è possibile osservare con il simulatore di costellazioni in 3D (un programma java, che permette di vedere il tutto in 3 dimensioni).
La costellazione di Orione copre 594 gradi quadrati e contiene ben 120 stelle più brillanti della sesta magnitudine. Si tratta di una costellazione molto antica che fu citata da Omero nell’XI libro dell’Odissea. E’ una delle più belle e conosciute di tutto il firmamento (vedi articolo sul nostro sito “Rapita da Orione”). Contiene la famosa Nebulosa di Orione che rappresenta una vera e propria fabbrica di nuove stelle. E’ facile da rintracciare anche per l’allineamento perfetto delle tre stelle che formano la “Cintura” (vedi il nostro articolo del 15 novembre scorso “Alnitak, Alnilam e Mintaka: la Cintura di Orione”)
Non ci sono dubbi che fra le grandi attrazioni della costellazione troviamo la stella Alfa Orionis, Betelgeuse (anche di questa abbiamo parlato tante volte vedi articoli “Una bolla gigante e rarefatta chiamata Betelgeuse”, “Una nebulosa avvolge Betelgeuse”, “Supernovae vicine sono veramente un pericolo per la Terra?”, “Betelgeuse la supernova che presto esploderà”) che insieme a Sirio e Procione forma lo splendido Triangolo Invernale (vedi articolo Betelgeuse, Procione e Sirio).
Non meno interessante è la stella Rigel (Beta Orionis), una supergigante bianco azzurra che fra le altre cose è la stella più luminosa della costellazione (vedi articolo “La bella Rigel, beta Orionis” pubblicato sul nostro sito il 19 dicembre dello scorso anno).
La stella Gamma si chiama Bellatrix, di magnitudine 1,64, dista dalla Terra circa 250 anni luce. Si individua nella parte centrale della costellazione in corrispondenza della spalla destra del gigante Orione. Si trova a nord rispetto alla Cintura e ad ovest di Betelgeuse con la quale forma la base superiore della figura a forma di clessidra disegnata dalle stelle più brillanti della costellazione.
Le stelle Delta, Zeta e Epsilon (rispettivamente Mintaka, Alnitak e Alnilam) formano la famosa Cintura di Orione un asterismo che come dicevamo prima facilita molto nella ricerca di questo vero e proprio gigante del cielo.
Fra le altre meraviglie (e siamo solo all’inizio) della costellazione troviamo Theta Orionis il Trapezio, una delle stelle multiple più famose del cielo (vedi il nostro articolo “Il Trapezio di Orione”).
E veniamo ora a Saiph (Kappa Orionis) la sesta stella più luminosa della costellazione. La sua magnitudine apparente è 2,05. Essa è posta nella parte sud-est della costellazione, in corrispondenza del piede sinistro del gigante. Si trova infatti a sud rispetto alla cintura di Orione e a est rispetto di Rigel con la quale forma la base della figura a forma di clessidra, costituita dalle stelle più luminose della costellazione.
Posta più o meno alla stessa distanza di Rigel, Saiph appare ad occhio nudo meno luminosa di Rigel (che ha magnitudine apparente 0,12). Tuttavia più che a una minore luminosità intrinseca, ciò è dovuto al fatto che, appartenendo Saiph alla classe spettrale B0,5 contro la B8 di Rigel, la prima emette molta più radiazione nell’ultravioletto e meno nel visibile della seconda. Se consideriamo la radiazione totale emessa dalle due stelle, allora esse hanno luminosità comparabili: Saiph è circa 30.000 volte più luminosa del Sole, mentre Rigel è 40.000 volte più luminosa. Le due stelle fanno forse parte della stessa associazione OB, come molte altre stelle della costellazione. Questo significherebbe che sono nate dalla stessa grande nube di gas.
Questa elevata luminosità è causata dalla combinazione di due fattori: un’alta temperatura superficiale e un grande raggio. Saiph ha una temperatura superficiale di circa 26.000 K, che le conferisce un colore blu, e un raggio circa 22 volte quello solare. La massa è stimata essere 16 ± 1 volte quella solare. Stelle così massicce bruciano molto velocemente il loro combustibile nucleare: Saiph potrebbe essere vecchia circa 10 milioni di anni, ma ha già esaurito o sta per esaurire l’idrogeno presente nel suo nucleo. Il rallentamento delle reazioni nucleari all’interno di Saiph ha da poco determinato la sua fuoriuscita dalla sequenza principale. Essa è classificata infatti come supergigante blu. Saiph ha già intrapreso il cammino che la porterà a diventare una supergigante rossa e vista la sua massa elevata, il suo destino finale è quello di esplodere in una supernova. Come tutte le supergiganti, Saiph emette un potente vento stellare.
Sigma Orionis è un sistema multiplo di cinque stelle, che dista da noi circa 1100 anni luce. La stella primaria, Sigma Orionis AB, è a sua volta una binaria visuale le cui due componenti distano 0,25 secondi d’arco l’una dall’altra. La più brillante, Sigma Orionis A, è una calda nana blu di tipo O, con una magnitudine apparente di +4.2 che la rende una delle stelle più luminose conosciute. Sigma Orionis B è una stella di tipo B con una magnitudine apparente di +5.1. Entrambe le componenti orbitano attorno alle altre ogni 170 anni, con una separazione di 90 UA. A e B hanno superfici molto calde, attorno 32.000 K per la prima e 29.600 K per la seconda, con una luminosità rispettivamente 35.000 e 30.000 quella del Sole. Hanno masse rispettivamente di 18 e 13,5 masse solari, il che fa di Sigma Orionis AB una delle più massicce binarie visuali conosciute.
La coppia successiva nel sistema è Sigma Orionis DE, che distano rispettivamente 4.600 e 15.000 UA dal gruppo AB. Entrambe sono stelle di tipo B, con magnitudini di 6.62 per D e 6.66 per E. Sigma Orionis E è il prototipo di un tipo di stelle “ricche di elio”.
L’ultima stella del sistema è Sigma Orionis C, una stella bianca di tipo A. È la più vicina al sistema AB (circa 3.900 UA da questo).
Sigma è la stella che illumina i gas della nebulosa dove si vede per contrasto il profilo della “Testa di Cavallo”.
Per quanto riguarda la stella Yota Orionis rimandiamo all’articolo “Yota Orionis e NGC 1980” pubblicato sul nostro sito lo scorso 5 settembre.
La prossima volta parleremo degli oggetti di profondo cielo.
1 – continua

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