In viaggio verso le stelle … ma ancora siamo troppo lenti !

Vi ricordate l’articolo di Vincenzo Zappalà (Astronomia.com) che noi abbiamo pubblicato lo scorso 25 maggio? Il titolo era “Siamo ancora troppo lenti …“ e le parole di Zappalà ci ricordavano quanto siano enormi le distanze dell’Universo e come queste blocchino al momento le speranze di poter contattare qualche amico alieno.
Oggi, sempre sul sito Astronomia.com, Zappalà ci propone un altro interessante articolo. Si parla spesso, spiega Zappalà, di viaggi verso le stelle. E’ il sogno di molti e la fantasia dilaga verso le tecnologie che potrebbero essere usate per superare le barriere del tempo e dello spazio.
Si è tenuto un Congresso internazionale proprio su questo tema e vediamo quali sono, al momento, le idee meno fantascientifiche.
Il professor Sidney Perkowitz dell’Università di Atlanta, ha fatto il punto di cent’anni di studi e di ricerche e ha presentato le strategie meno “fantascientifiche” che potrebbero (forse) essere messe in cantiere tra qualche decennio.
Con la tecnologia presente siamo in grado di raggiungere solo lo 0.005% della velocità della luce. In queste condizioni, per arrivare alla stella più vicina a noi (Alpha Centauri), sarebbero necessari ben 80 000 anni. Una vera eternità rispetto ai poco più di quattro anni che impiega la luce per coprire lo stesso percorso.
Ovviamente, non darebbero un grande aiuto a superare questa distanza, tecnologie come le vele a fotoni o i motori a reazione nucleare: la velocità della luce rimarrebbe un miraggio troppo lontano.
L’idea forse più realistica che è stata discussa sarebbe quella di contrarre lo Spazio-Tempo davanti all’astronave e dilatare quello posteriore. In tale modo si creerebbe una bolla spazio-temporale che spingerebbe il velivolo spaziale a velocità altissime senza violare le leggi della relatività. Gli studi teorici sono già stati fatti, ma rimane un problema al momento insormontabile: bisognerebbe sfruttare la massa negativa, che, al momento e per quanto ne sappiamo, non esiste.
L’alternativa sarebbe quella di accettare la bassa velocità raggiungibile dall’uomo e prepararsi alla solita animazione sospesa dell’equipaggio. Magari in modo molto più moderno. Basterebbe inviare una nave contenente solo il DNA umano e altri reagenti chimici in grado di “creare” l’equipaggio al momento dell’arrivo.
Perkowitz conclude auspicando che si cominci veramente a pensare alle strategie scientifiche “realistiche” per superare le distanze stellari. La scoperta di centinaia di pianeti che orbitano attorno ad altre stelle, fa venire veramente l’acquolina in bocca. Tanti pianeti a disposizione ed essere incapaci di raggiungerli è una specie di supplizio di Tantalo.
di Vincenzo Zappalà (Astronomia.com)

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