La musica del Big Bang

Qual è il rumore del Big Bang? Che cosa si ode quando due galassie entrano in collisione? E come fa un buco nero che “mangia” materia? Siamo abituati a pensare allo spazio come a un luogo silenzioso. Sin da quando Galileo Galilei puntò il suo rudimentale cannocchiale verso le stelle, 400 anni or sono, telescopi e satelliti continuano a mostrarci quello sbalorditivo film muto, che è la storia dell’Universo. Ma il cosmo non è affatto muto. Ha una sua colonna sonora, come racconta Janna Levin, professore di fisica e astronomia al Barnard College della Columbia University. Dovremmo però imparare ad ascoltarlo, lo spazio, oltre che fotografarlo.
Janna Levin, che nella vita si occupa di studiare l’Universo primordiale, il caos e i buchi neri ed è autrice di libri, spiega che “può riecheggiare una specie di registrazione, in ogni parte dell’Universo, di alcuni dei più sensazionali eventi, mentre essi hanno luogo. Non abbiamo mai sentito i suoni dello spazio”, specifica l’astronoma. “Ma nei prossimi cinque anni, dovremmo davvero iniziare ad alzare il volume su quello che succede là fuori”.
A cominciare dai buchi neri, per esempio. Che non possiamo vedere, ma potremmo sentire. I buchi neri, infatti, risuonano nello spazio temporale come tamburi. Non è un esercizio di fantasia, ma la conseguenza della teoria della Relatività di Albert Einstein. Levin tende l’orecchio alle vibrazioni sconosciute che risuonano da quasi 14 miliardi di anni e che forse ambiziosi esperimenti come LIGO e LISA ci faranno udire. Una passeggiata sonora attraverso l’Universo, ci offre un jingle del rumore che emette un buco nero più leggero che cade in un buco nero più pesante: una sorta di percussione, simile al battito del cuore, che accelera e si fa sempre più forte, man mano che il piccolo buco nero s’avvicina, e poi sparisce. Mentre quella del Big Bang è una musica che rimbomba dall’istante zero del tempo e dello spazio (un rumore alquanto cacofonico, per la verità), e si è propagata fino a noi. “Forse un giorno riusciremo a sentirla, la prima canzone dello spazio”, prevede Levin, “è ovunque intorno a noi, se qualche altro processo non l’ha spazzata via”.
Fonte INAF

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